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mer

04

nov

2015

Live Report PARADISE LOST + Lucifer @ Live Club, Trezzo Sull'Adda (MI) - 2 Novembre 2015 

Report a cura di Andrea Evolti



Foto a cura di Paolo Rossi
Foto a cura di Paolo Rossi

Unica data in Italia dei signori del gothic con la G maiuscola Paradise Lost (assieme a My Dying Bride, primi Anathema e pochi altri), quello nato dall’unione fra death e doom agli inizi dei 90’s, e si rimane un po’ basiti nel vedere un’affluenza di pubblico obbiettivamente scarsa, cosa che fa pensare che certi problemi, il metal in Italia, li abbia anche per colpe dovute all’audience. Peccato, dato che la performance dei 5 di Halifax è stata di altissimo livello.

 

 

Aprono gli anglo/tedeschi Lucifer; con loro, si fa un salto nei più esoterici ed albionici contadi dei 70’s. Sabbath sound del più cupo e stregonesco, guidati dalla voce della singer Johanna Sadonis, aspetto da Bond-girl, movenze incantatrici ed una voce salmodiante, tipica del rock dei Seventies, e dallo stregone delle 6 corde Gaz Jennings, ex-Cathedral (autore del capolavoro ‘The Ethereal Mirror’), i 4 freak ci guidano in boschi, foreste e villaggi sperduti illuminati dai fuochi si Samhain, il tutto con una potenza di suono moderno ma meravigliosamente vintage nel groove, grazie anche al ‘cuore rivelatore’ della band, il drummer Andrew Prestige, attualmente in forze agli Angel Witch. Un salto nel passato che si rivela più attuale di molte band ‘da sensazione’ del momento. Messianici.

 

 

La luna risplende e rischiara cinque figure che suonano in una landa desolata, abitata solo da una cattedrale sventrata, dove le sue guglie piangono in eterno…..questa è l’essenza della musica dei Paradise Lost, ed i 5 di Halifax hanno onorato e donato ai presenti (non molti, ma fortunati) il meglio della loro classe di forerunner del vero gothic-metal, fusione di potenza, oscurità, malinconia e magniloquenza. ‘No Hope in Sight’ dall’ultima opera ‘The Plague Within’ apre le celebrazioni (onorare i morti è anche onorare i ricordi) per poi fare un grandioso step-back a ‘Widow’ dell’immenso ‘Icon’ e ‘Painless’ da ‘Gothic’. Chitarre oscure, imponenti, quasi come alberi secolari o pietre di cattedrale, sono la base di una perfomance intensa, imponente, che dipana sui presenti tutta l’imperiosa tristezza del romanticismo inglese, tradotto in metal. La fanno da padrone, ovviamente, i brani dell’ultima fatica, quali ‘Terminal’ o la feroce e velocissima (un mix di gothic e black metal) ‘Flesh from Bones’, ma altre solo le nicchie in cui ci guida il gentle-ghost Nick Holmes, splendido singer capace di reinventarsi e poi ricordare le sue radici canore. ‘Praise Lamented Shade’ oppure la superba ‘Enchantment’ da uno degli apici musicali della band britannica ‘Draconian Times’. In tutto questo, oltre alla voce dello spettro gentile Holes, vi sono le chitarre di Aedy e del menestrello oscuro MacKintosh, forse un po’ sacrificato dai suoni che coprono, un po’, i suoi lead e solo dal flavor ossianico, il basso pulsante e caldo di Edmonson e la batteria ultra-dinamica (splendido contrasto) di Waltteri Väyrynen. Dopo ‘As I Die’ e ‘Requiem’, vi è il gran finale con ‘Faith divides Us – Death unites Us’, la bellissima ‘An Eternity of Lies’ ed il sigillo finale ‘Say Just Words’.

 

Il Paradiso Perduto si ritira nelle sue terre lontane, lasciandoci un nuovo gioiello, una performance di qualità superiore che, sfortunatamente, è stata apprezzata da pochi….perdere il Paradiso musicale è anche perdere questi eventi. Di questo, però, solo chi manca è colpevole. Gemma oscura di arte metal live.



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