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07

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2015

Live Report OPERATION: MINDCRIME + I.c.o.n. + Fire&Water @ Circolo Colony, Brescia - 4 Dicembre 2015

Report a cura di Andrea Evolti




Non erano i Queensryche (che, ormai, non esistono più), va bene, ma lo spirito era quello, non solo per la presenza di una delle più belle voci del panorama metal/rock mondiale, performer, attore, istrione, guida della ‘fu’ band di Seattle: Geoff Tate è riuscito, se ce ne fosse stato bisogno, a dimostrare che l’arte supera i limiti imposti dagli screzi personali e gli Operation: Mindcrime appaiono più autentici dei Queensryche attuali.





Concerto particolare con un primo opening-act particolare, ma di grande talento: il duo acustico irlandese Fire&Water, formato dal cantante e virtuoso dell’acustica Thomas McCarthy e dalla sassofonista e cantante Clodagh Kearney. Pura magia in musica, ecco quello che riescono a creare i due gaelici, tra virtuosismi strumentali e groove sanguigni della splendida voce roca di McCarthy, il tutto attraverso cover e, soprattutto, brani del loro autoprodotto debut ‘Cocoon’. Da cercare, ascoltare ed immergersi.

 

Si ritorna sulle coordinate heavy, con i britannici I.C.O.N., mix tra metal classico, ma di scuola US ed un po’ di hard&heavy moderno. Leggeri problemi di suono non fanno risaltare al meglio la voce di Mark Sagar, granitica e possente, marcia in più di una band robusta, energica dal vivo e rodata ma non certamente originale e dalla personalità un po’ debole. Buona esibizione, comunque, ricca di calore, ottima per attendere il piatto forte della serata.

 

Ben poco rimane da dire, dopo aver assistito ad un’esibizione così struggente, di tale levatura artistica, non solo di quel mostro sacro di Geoff Tate, ma di una band, i ‘suoi’ Operation: Mindcrime, che paiono aver assorbito anche il suo spirito artistico e la memoria degli altri ex-compagni di strada di Geoff….e basta poco per capirlo. Dai dialoghi dell’intro ‘I Remember Now’, passando per la dichiarazione di guerra ‘Revolution Calling’, la pofetica ‘Speak’, per poi giungere agli apici ‘The Mission’, ‘Suite Sister Mary’, con una splendida Clodagh Kearney nei panni vocali di una perfetta Sister Mary, fino alle epiche ‘Neadle Lies’, ‘I don’t Believe in Love’ e ‘Eyes of a Stranger’ (pezzo che può solo mostrarti il volto vero, orribile ma splendido ed epico, della realtà del mondo attuale), il capolavoro da cui prendono il nome rivive in una performance vocale ed interpretativa di Tate da mettere sui manuali di musica ma, soprattutto, da stamparsi nell’anima. Ma non vi è solo Tate: gli OM sono una band completa con elementi grandiosi, come le due chitarre Scott Moughton e Kelly Gray, ‘la chitarra mormonica’ (visto l’ottimo outfit), perfetti nell’interpretare, con il giusto tocco, gli assoli che furono di De Garmo e Wilton; oppure Simon Wright dietro le pelli, insigne batterista, dallo stile pulito, eclettico ed energico. C’è dell’altro, però, dopo O:M, il disco e sono i brani come ‘Stranger’, tratto dal lavoro di debutto, ‘The Key’ degli OM, che richiama molto ‘Promised Land’ l’ultimo lavoro degno di questo nome, dei Queensryche. Il ‘secondo apice’, però, si tocca con il lunghissimo bis della band, che propone pezzi come ‘Damage’ da (appunto) ‘Promised Land’, disco difficile ma esaltante e brano tra i più belli dell’opera, con Tate sempre più incantatore, nei modi, oltre che nelle note che manipolano aria e spirito, oppure ‘Take Hold the Flame’ di ‘The Warning’ ed il finale basato sui brani di quell’altro gioiello di profezia, così attuale oggi, che è ‘Empire’: ‘Silent Lucidity’ è un sussurro di dolce e forgiata speranza per il futuro, un futuro del tuo stesso sangue e che dorme accanto a te, cercando protezione. ‘Thin Line’, con ancora Kearny protagonista, stavolta con il suo sax tenore, e ‘Jet City Woman’ mostrano visioni su di una calma che sta per sgretolarsi…..all’arrivo dell’Impero. ‘Empire’, maestosa, inquietante, lirica ma anche ricca di speranza e forza guerriera, eseguita con lo stesso furore dei Queensryche made in 1991, chiude una serata, ma apre, come sempre, una porta su un nuovo futuro per quel gigante di artista profetico che è Tate. L’Impero sta arrivando, ma, la musica metal, è qui per spingere la gente a fermarlo……can Someone here stop it?

 

P.S.= Non ci saranno polemiche ma, vedere 50 persone ad assistere ad un concerto di Tate, che suona pezzi dei Queensryche (pezzi anche suoi), fa capire che il primo nemico del pubblico metal italiano è proprio sé stesso. A chi non è presente mai ma si lamenta sempre: chi è causa della scomparsa di una scena, incolpi solo sé stesso. Massima stima per i locali che danno il tutto per tutto per offrire sempre qualità musicale elevata…..e non solo tribute band.