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Live Report THERION + Luciferian Light Orchestra + Ego Fall + Imperial Age @ Circolo Colony, Brescia - 19 Gennaio 2016

Report a cura di Andrea Evolti

 

 

'Weird', si definisce in inglese qualcosa che è strano, bizzarro, insolitamente originale e fuori da ogni normale paragone e proprio così è un concerto dei Therion, di scena al Colony di Brescia, gradevolmente affollato (cosa che rialza il morale, dopo la chiusura del RNR Arena di Romagnano Sesia), con alcuni opening-act che non sono da meno, in quanto ad eccentricità (e qualità) musicale.

 

Per questioni di traffico, durante il viaggio, ci perdiamo la performance dei russi Imperial Age e per questo ci scusiamo con gli appassionati dell'ensemble moscovita.

 

Non perdiamo neanche una nota, però, dell'incendiaria e travolgente esibizione dei cino-mongoli (la Mongolia Interiore è regione della Cina ma culturalmente legata alla Mongolia vera e propria) Ego Fall, che si apre con un prologo/assolo di erhu (una sorta di violoncello quadrato a due corde, tipico dei paesi dell'estremo oriente continentale) da parte del bassista Chao Luomeng, prima che il quintetto di Hailar si lanci nel suo dirompente death/thrash melodico di base USA, con innesti di folk cinese e mongolo, che rende tutto incredibilmente entusiasmante. A farla da padrone, i brani tratti 'Duguilang', 'Inner M' e 'Spirit of Mongolia' e le performance della chitarra solista Sun Bori, del devastante ed incendiario singer Yu Chao e dei cori bassi e gutturali (tecnica di canto sviluppata dai monaci tibetani) dal bassista Chao. Interessanti, intriganti e coinvolgenti.

 

Tocca, ora, al quintetto svedese dei Luciferian Light Orchestra, band particolare, con il suo incrocio di hard-rock, psichedelia e cantato femminile che stasera, però, non sembra brillare dal punto di vista dell'impatto sul pubblico. Di certo i suoni, soprattutto in apertura di concerto, non hanno aiutato la singer Mari Paul, ex-Therion e co-fondatrice della band proprio con il leader degli stessi Therion, Johnsson. Volumi bassi e leggermente impastati rendevano difficile distinguere la voce della cantante svedese e non donavano mordente alle chitarre del già citato Johnsson e di Nalle Påhlsson, quest'ultimo, comunque, fautore di gradevoli assoli. Oltre alla sei corde di Påhlsson, a cercare di tenere alta l'intensità di un concerto che scivola via su una specie di aurea mediocritas, abbiamo il buon operato del bassista Sixten Jaskari, ma il combo scandinavo non riesce, comunque, ad avere quella marcia in più per rendere le atmosfere psichedelico-ermetiche del loro omonimo debutto, coinvolgenti. Una discreta e precisa prestazione ma, in tutta onestà, ci si aspettava molto di più.

 

 

Il palco si trasforma, proprio come un velivolo steampunk dagli arzigogolati meccanismi, in una dimensione onirica, elettrizzante e spettacolare, quando a calcarlo sono gli svedesi Therion, creatura assolutamente sui generis nel panorama metal degli ultimi 15 anni. Il doppio turno di lavoro non sembra aver affaticato Johnsson, il quale appare più carico nelle sue vesti vittoriane di alchimista musicale, pronto a sfoderare gemme d'apertura come 'Ginnungagap' e 'Schwarzalbenheim', supportato dal bravissimo solista della sei-corde, Vidal e dal trio vocale, il cuore lirico del combo svedese, Thomas Vikström, la figlia Linnéa e la home-girl Chiara Malvestiti. Anche se la formazione nordeuropea non sforna più un album dal 2012, data d'uscita di 'Les Fleurs du Mal', sul palco, i Therion, sono una travolgente forza della natura, una macchina esoterica che, grazie a brani come 'Melek Taus', 'Invocation of Naamah' e due parti della 'Draconian Trilogy', 'Morning Star' e 'Black Diamonds', oltre a sfoggiare tutta la grandezza compositiva di Johnsson e soci, ci offre la grandiosa prova canora e teatrale delle tre voci della formazione di Stoccolma, con il soprano Chiara Malvestiti in forma smagliante, oltre che protagonista come 'interprete' tra il pubblico e gli altri musicisti, poco pratici dell'idioma locale. Il pubblico è caloroso ed entusiasta della prova offerta dall'ensemble nordico, specie dopo i gioielli di 'Black Fairy' e 'Mon Amour, Mon Ami', con Mari Paul come guest e, soprattutto, 'Lemuria', cantata con grande trasporto emotivo dalle due singer, Chiara Malvestiti in primis, impreziosita dai fluidi assoli di Vidal.

 

La tagliente voce di Linnéa Vikström, affiancata da quella potente del padre Thomas, ci guidano verso il finale con l'esplosivo bis, segnato da 'The Rise of Sodoma and Gomorrah' ed il sigillo occulto per eccellenza della creatura di Johnsson, 'To Mega Therion', cavalcata magniloquente e carica di pathos e fascino, summa perfetta della natura live di questa vera e propria orchestra mistica del metal. Si attende un nuovo lavoro ma, soprattutto, si attendono altri concerti come questi.