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mer

24

feb

2016

Live Report TESSERACT + The Contortionist  @ Legend Club, Milano - 21 Febbraio 2016  

Report a cura di Andrea Evolti

 

Tanto particolare ed imperscrutabile è la musica degli inglesi TesseracT, tanto (piacevolmente, per gli organizzatori) imprevedibile il successo di pubblico per la data del 21 Febbraio al Legend di Milano, con un sold-out ed un locale dove era praticamente impossibile muoversi.

 

Ad aprire questa serata, i The Contortionist, altra band di spicco del genere che unisce thrash/death tecnico, fusion e progressive (definito anche djent, ma sappiamo che tutti noi giornalisti abbiamo la mania di coniare denominazioni anche per gli starnuti del nostro gatto!), che vede nell'evoluzione dei Cynic/Portrait i propri padri e gruppi come Periphery e Textures gli esponenti più navigati. Il six-piece dell'Indiana si presenta sul palco mostrando subito i due aspetti del loro prog-metal estremo e contaminato dalla fusion: parti atmosferiche e meditative molto rarefatte e sognanti, quasi aliene e riconducibili a certe atmosfere da racconto S&F alla Ray Bradbury ed improvvise esplosioni di violenza thrash. Due assi portanti delle loro track, estratte dai vari 'Exoplanet' (di cui è uscita quest'anno una nuova versione redux), 'Instrinsic' e 'Language' che si dimostrano, però, anche i lati chiaro ed oscuro della formazione guidata dal singer Michael Lessard. Se, da una parte, le esplosioni più violente mettono in mostra un ottimo cantato growl del vocalist americano, le possenti e cesellanti chitarre di  Baca e Maynard, con il primo protagonista di splendidi assoli che richiamano alcune cose di Metheney, sono il punto di forza live, le parti più atmosferiche risultano un po' spente e poco sostenute a livello emotivo tenute in piedi, principalmente, dal tastierista Eric Guenther e dalla sessione ritmica Eberhardt/Joey Baca, mentre Lessard perde un po' il suo ruolo di Virgilio di questo fiore oniriche pronto a sbocciare in tutta la sua violenza. Al di là di questo, però, una buona prova di una band complessa ma intrigante, che deve ancora dare il meglio di sé on stage.

 

Più rodati, più incisivi sulle assi del palco ed anche più diretti e catchy (relativamente al loro genere), i TesseracT sono saliti sullo stage del Legend per incendiare un pubblico stipato a mo' di sardine in una scatoletta ma estremamente reattivo ed entusiasta....e la missione è stata portata a termine con successo.

 

Il quintetto albionico, dopo la classica intro atmosferica (molto dilatata), muove i suoi segmenti nello spazio quadridimensionale con 'Phoenix', dall'ultimo nato 'Polaris' e l'impatto che generano, anche nei passaggi più ariosi ed 'easy-listening', è veramente notevole ed incendiario; una delle ragioni? Di certo la voce di Daniel Tompkins, dal tono acuto, adolescenziale ma incredibilmente efficace nell'essere catchy durante io passaggi rarefatti e visionari di 'Concealing Fate Part 2' e '…...Part 3', per poi esplodere nell'energia delle parti più possenti e veloci, che godono delle ritmiche fluide e dinamiche (quasi thrash/power) della coppia di tessitori multicorde dell'etere

 

Kahney e Monteith, bravi a sfiorare ma anche ad affondare il colpo, quando si tratta di far espandere il nucleo delle supernove 'Dystopia' o la Meshuggah-oriented 'Exile'. Innescano la fusione nucleare dei corpi celesti scagliati su una audience che non può generare mosh per motivi di spazio (qui la Bose-Einstein non funziona), Postones alla batteria e Williams al suo basso fluido, eclettici nel passare dalla quiete siderale di 'April' o 'Survival', al crescendo esplosivo di 'Of Matter – Proxy'. 'Of Mind – Nocturne' e 'Concealing Fate Part 1' chiudono una performance che ci ha mostrato una formazione matura anche dal punto di vista live, per un approccio al progressive così particolare e non sempre digeribile ma, che nelle mani giuste, può offrire le stesse visioni di geometria spirituale anche nella più viscerale realtà on stage.

 

Ringraziamo per l'ospitalità il Legend ClubHellfire Booking