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2016

Live Report NOVEMBRE+ Sadist @ Live Club,Trezzo Sull'Adda (MI) - 29 aprile 2016

Report a cura di Andrea Evolti

 

Foto a cura di Silvia Belloni
Foto a cura di Silvia Belloni

'Sometimes They come back'....lo diceva Stephen King, lo hanno detto anche i Sadist al termine della loro esibizione, venerdì 29 Aprile al Live Club, prima che i Novembre salissero sul palco; a volte, i grandi, ritornano più forti di prima. 

 

Foto a cura di Silvia Belloni
Foto a cura di Silvia Belloni

L'intro tribale che precede 'The Devil Riding the Evil Steed', l'opener di 'Hyaena', con i suoi richiami al feroce predatore africano ed alla tribù da cui prende il nome (concept del gioiello creativo della band di Recco), ci prepara a quello che sarà un concerto inteso, splendido sotto il profilo della qualità musicale, dell'energia profusa e dall'intensità emotiva sprigionata dalla lacerante voce di Trevor, dal torrente di note pulsanti del basso di Andy, dai ritmi intricati ora, tribali e possenti in altre occasioni, vedi 'Bouki' o la mitologica 'Tribe', oppure, last but not least, dai virtuosismi strutturali e melodici del funambolo Tommy (chitarra e tastiere). Suoni ottimi (solo leggermente impastati i soli di Talamanca), energia e sinergia con un pubblico numeroso (anche se si sperava qualcosa in più), quando partono altri classici come 'Christmass Beat', 'One Thousand Memories' e, soprattutto, il sigillo conclusivo di 'Sometimes They Come Back', la mistica song ispirata al racconto di S.King, coronano un concerto di altissimo livello, per una band geniale, fiore all'occhiello del metal italiano che si dimostra in piena forma, con band di lungo corso che guardano sempre al futuro.....un futuro cupo, ma sempre esaltante, con il suo bagliore di speranza che viene dalla fiamma creativa.

 

 

I Novembre salgono sul palco, con discrezione, quasi in punta di piedi e, come la loro musica, sono prima delicati, un sussurro di foglie autunnali che cadono, per poi esplodere come un temporale estivo. Benchè la band romana, guidata da anni dalla voce camaleontica di Carmelo Orlando e dalla chitarra di Massimiliano Pagliuso, abbia imboccato, per molto tempo, un sentiero di metal alternativo, avangarde e ricercato che a molti (me compreso) non è mai piaciuto come quello più violento ma sperimentale degli inizi (death/black/dark progressive dalle mille influenze), il recente e splendido 'Ursa' ha riportato un po' di passato che ha fatto riguadagnare slancio verso il futuro di questa formazione che, proprio sul palco del Live Club, ha offerto grazie, dolore, gioia, sogno, incubo ed una soffusa e violenta speranza nelle creatività musicale metal. 'Australis', 'Tristeitaliana', 'Umana' ed 'Oceans of Afternoons' s'insinuano nelle pieghe dell'anima con la voce cantilenante e ieratica di Orlando e le chitarre liquide e dal suono di vento tra le fronde ad opera di Pagliuso e Ferilli, per poi esplodere spinte dai tuoni di Valpurga della batteria dell'altro Ferilli, Carlo. I Novembre coinvolgono il pubblico, anche chi non li sta seguendo dalle prime file, magari perchè sta parlando o meditando ma, lo stesso, sente quella serpentina di bruma autunnale di 'Nostalgiaplatz' o il gioiello di dolore visionario 'Sirens in Filth', lacerargli lo spirito ed, al contempo, guarirlo dall'ignavia, prima di coronare una performance magica con il duetto conclusivo 'Child of the Twilight' e la track che mischia serenità, nostalgia e ferocia per eccellenza 'The Dream of the Old Boats'. Performance strepitosa, solo un mezzo gradino sotto i Sadist (ma più per preferenza personale), ma che dimostra quanto i Novembre possano incantare anche chi non è un loro fan. Il metal pulsa con forza, anche in Italia, ma siamo noi a doverlo ascoltare.

 

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