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mar

05

lug

2016

Live Report DAVID GILMOUR @ Circo Massimo, Roma– 3 luglio 2016

“La Storia nella Storia!”, ecco cosa pensavo domenica 3 luglio mentre a passo veloce mi avvicinavo al Circo Massimo di Roma; l’idea che un grande della musica come David Gilmour si stava per esibire in uno dei luoghi del divertimento degli Antichi Romani per me era qualcosa di fantastico! Una location che non necessita di grosse presentazioni, carica di suggestione ed atmosfera, che ahimè non ha rispettato del tutto le mie aspettative, poiché al momento del passaggio dei tornelli guardandomi intorno si notava poca cura di un sito che invece dovrebbe essere esaltato in tutti i modi possibili. Io e il mio amico prendiamo posto in tribuna, tutto il pubblico è rigorosamente seduto.

 

All’imbrunire con il sole che sta ormai per svanire totalmente ecco che si affaccia il leggendario David Gilmour con la  sua orchestra al gran completo. L’impatto con il pubblico è abbastanza insolito, almeno per i miei standard di concerto, non una parola non un cenno, e parte dritto per dritto imbracciando la sua chitarra iniziando a deliziarci con note paradisiache, tant’è che il suo strumento pareva avesse voce propria e proponendo alcune tracce del suo ultimo album, che poi dà il nome al tour, RattleThat Lock. Alla quarta canzone parte il primo botto: WishYouWere Here, e tutti l’accogliamo con un applauso scrosciante, e poi come non iniziare a cantare a squarciagola? L’emozione inizia a farsi sentire, e fra il pubblico aleggia una dolce brezza di felicità assoluta, poche tracce ancora e ci godiamo Money e Us And Them, due delle mie canzoni preferite dei Pink Floyd, eseguite magistralmente da Gilmour e orchestra, anche grazie al gioco di luci che impreziosisce l’esibizione della band. Ormai siamo tutti carichi e ammaliati dallo spettacolo che ci sta venendo offerto e come undicesima traccia ecco High Hopes, magnifica e toccante nel suo genere, con quel rintocco di campana che mi getta in un mondo parallelo, prima di essere investito dalla magia della chitarra, che ancora una volta è di una bellezza sconfinata. E così dopo un’ora e mezza di esibizione ecco le prime parole di Gilmour: “Grazie Mille, nowwe stop for fifteen minutes”.

 

Ti aspetti un inizio in sordina ed invece l’artista decide di scaldare nuovamente il pubblico e lo fa con alcuni cavalli di battaglia: One Of These Days e Shine On YouCrazy Diamond, mi trovo al massimo dell’estasi musicale, fin’ora sta facendo tutte le canzoni che io, e a quanto pare molti fra il pubblico, amo. Per arrivare infine ad un bellissimo blues ricco di patos e atmosfera The Girl In The Yellow Dress, dove fra le altre cose presenta la sua band al completo. Con un misto di malinconia e trepidazione capisco che ormai stiamo giungendo al termine di un esibizione che ha comunque già toccato le due ore, ormai ci siamo, e dopo la classica finta di abbandonare il palco, nella quale fra l’altro parla per la terza volta in tutto lo show, rientra con il tintinnio di orologio, è il momento di Time! La gente non ne vuole più sapere di star seduta e si ammassa sotto il palco, e noi in tribuna ci alziamo in piedi con deliri urlanti di goduria massima. Non so bene descrivere cosa provavo in quei momenti, mi sentivo parte di uno show che potrebbe essere irripetibile e che mi stava emozionando come pochi altri live in vita mia. Bomba finale, la canzone con uno degli assoli più belli della storia, Comfortably Numb, impazzisco dalla gioia, sentire questa perla musicale è qualcosa di indescrivibile, mi sento sollevato da terra mentre canto in mezzo al pubblico e trasportato in giro quando Gilmour sfodera tutta la sua maestria e spara gli assoli che tanto caratterizzano questa traccia. L’applauso è infinito e pieno di gratitudine per questo artista che a 70 anni riesce a tirare avanti uno spettacolo di due ore e mezza abbondanti. E pensare che per un concerto è un tempo lunghissimo, eppure è parso così volatile e sfuggevole, ma ancora adesso ne avverto le sensazioni positive per l’armonia e la bellezza che grazie alle splendide note emesse dalla band mi sono state trasmesse.

 

Non so se in un futuro ci sarà la possibilità di rivederlo, per ora mi godo il momento magico che ancora aleggia intorno a me. Perché questo è il potere che un artista di questa caratura, riuscire a portarti dentro le emozioni che prova quando maneggia i propri strumenti. Certo ogni tanto la voce gli calava un pochetto, ma vista l’età è più che comprensibile, di certo questo piccolo difetto è stato di gran lunga soppresso dalla sua abilità alla chitarra e dall’immensa bravura dei componenti della sua orchestra, fino ad arrivare al gioco di luci e video che venivano proiettati alle spalle del gruppo. Che dire, è stato assolutamente fantastico!

 

 

Setlist:

Set 1

01. 5 A.M.                                                                                                                                        02. Rattle That Lock

03. Faces of Stone

04. Wish You Were Here

05. What Do You Want From Me

06. A Boat Lies Waiting

07. The Blue

08. Money

09. Us And Them

10. In Any Tongue

11. High Hopes

Set 2

12. One Of These Days

13. Shine On You Crazy Diamond (Parts I-V)

14. Fat Old Sun 

15. Coming Back To Life

16. On An Island 

17. The Girl In The Yellow Dress

18. Today

19. Sorrow

20. Run Like Hell

 

Encore

21. Time

22.Comfortably Numb