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mar

05

lug

2016

Live Report SLAYER + CARCASS + BEHEMOTH @ Market Sound, Milano – 4 luglio 2016

Report a cura di Andrea Evolti

 

Foto a cura di Silvia Belloni (l'intera photogallery qui)

Foto : Silvia Belloni
Foto : Silvia Belloni

Calano tre apocalittici assi su Milano, offrendo, nel giorno del 4 Glorioso, una performance di altissimo livello tecnico ed di grande intensità emotiva, il tutto in una cornice organizzativa davvero ben riuscita (se si esclude la zona circostante, priva di un adeguato servizio parcheggio 'regolare'): Slayer, Carcass, Behemoth, la rabbia, la follia, l'oscurità.

 

L'ora, in questo caso (le 7,30 circa del pomeriggio), non è la più adatta allo spettacolo dei polacchi Behemoth, ma la band di Nergal riesce a sopperire alla difficile creazione dell'atmosfera violentemente oscura che fuoriesce dai suoi lavori, con una performance musicale di altissimo livello (comprendendo anche la pulizia suoni, forse la prestazione qualitativamente più completa della giornata), che passa attraverso la quasi totalità del decimo ed ultimo lavoro, in ordine di tempo, 'The Satanist', con brani come 'Furor Divinus' o 'Messe Noir' dove brilla l'operato del lead-guitarist Seth, assolutamente da ricordare. Non c'erano i mistici bracieri, non c'erano le inquietanti comparse, ma il suono di un brano come 'Blow your Trumpets Gabriel' pone i Behemoth come una delle band extreme-metal più particolari degli ultimi dieci anni.

 

'Surgical Steel' ha più di un anno ormai, ma sentire i brani dal vivo, realizzati da quella creatura mitologica del death che sono i Carcass, ti fa rendere conto di che talento musicale abbiamo avuto la fortuna di recuperare. 'Unfit the Human Consumption' ce lo ricorda immediatamente, mostrando tutta la rinascita di una band che ha gettato le basi del death melodico. I 4 britannici mostrano subito di essere in gran forma, con la chitarra di Steer e la voce lacerante, un vero gorgoglio di morte, di Jeff Walker. L'uno/due 'Buried Dreams'/'Incarnated Solvent Abuse' ci riporta ai fasti passati del combo di Liverpool, sempre con le chitarre di Steer ed Ash in evidenza, anche se la batteria di Wilding risuona un po' chiusa come amplificazione e, delle volte, guasta l'impasto musicale totale, ma non va ad inficiare la reazione delle prime file quando parte la doppia cassa di 'Corporal Jigsore Quandary' oppure 'Cadaver Pouch Conveyor System', prima di chiudere il loro show, deliziosamente malsano, con la classica e visionaria 'Heartwork'. È sempre bello farsi un giro nella sala autoptica dei Carcass, specie quando sono così freschi ed in forma, pronti per un nuovo futuro.

 

Parole, parole e parole hanno circondato gli Slayer in questi giorni, specie quelle dette senza realmente pensare e senza grattare per vedere sotto la superficie o leggere tra le righe (come suggerisce proprio un brano dei quattro californiani). Gli Slayer e Tom Araya, hanno risposto nel loro stile e riportando il topic del discorso sulle giuste coordinate: iniziando a suonare 'Repentless', opener e title-track dell'ultimo (posso dire grandioso? Sì, lo dico!) lavoro ed andando dritti come un fuso fino in fondo al concerto, con qualche piccola pausa per uno scambio di convenevoli tra un gentile Araya ed il pubblico, sempre bellicoso nelle prime linee. Il resto è stato 'Disciple', 'God Send Death', 'Mandatory Suicide' e via dicendo, partendo da una non brillante resa suoni delle prime song per via di chitarre troppo zanzarose (problema che si protrarrà per buona parte del concerto) e batteria troppo ingombrante, per aggiustare il tiro grazie ad una performance corale schiacciasassi che ha preso il pubblico e lo ha trascinato in un vortice di rabbia ed energia sonora quasi da elevazione mistica. Bostaph precisissimo, Holt istrionico negli assoli, King letale ma penalizzato da un volume basso sulle ritmiche (a volte sembrava sparire) ed Araya mastodontico nel proporre una voce che è un proiettile di granito che viaggia contro il tuo volto a mille all'ora. 'War Ensemble', 'Dead Skin Mask','Postmortem' (pochi i brani da 'Reign...') e 'Seasons in the Abyss' sono classici che si incastrano perfettamente con brani nuovi come 'Pride in Prejudice' o 'Hate Worldwide' e che, in una spirale sempre più veloce di visionaria e devastante arte metal, ci portano verso il momento dell'encore dedicato all'armamento pesante per lo tsunami delle prime file: 'South of Heaven', 'Raining Blood', 'Black Magic' ed il sigillo letale, che viene accompagnato dall'ennesimo cambio di fondale, dove capeggia il marchio-ricordo di Jeff Hanneman, 'Angel of Death', dove Bostaph sfodera tutto il meglio della sua fulminea doppia cassa.

 

Musica, arte e quello che in esso viene raccontata. Questo sono e sono stati gli Slayer ieri sera: il resto è gossip ed il gossip serve solo per sgranchirsi la bocca senza usare il cervello.

 

Titanica performance di tutte e tre le band, per un evento riuscito praticamente in toto.....fosse sempre così!!

Foto : Silvia Belloni
Foto : Silvia Belloni
Foto : Silvia Belloni
Foto : Silvia Belloni