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mer

14

set

2016

Live Report METALITALIA FESTIVAL 2016: SODOM + DARK TRANQUILLITY+ Demolition Hammer+ Insomnium + Cadaveria e altri @Live Club, Trezzo Sull'Adda - 10 settembre

METALITALIA FESTIVAL 2016

 

SODOM + DARK TRANQUILLITY + Demolition Hammer + Insomnium +

Cadaveria/Necrodeath + Distruzione + Electrocution

 

Live Club, Trezzo d'Adda (MI), 10 Settembre 2016

 

Report a cura di Andrea Evolti 

 

 

Sodom - credit photo: Silvia Belloni
Sodom - credit photo: Silvia Belloni

 

Settembre è, musicalmente parlando, il periodo dei festival di chiusura dell'Estate e uno degli appuntamenti principali è il Metalitalia Festival (dove brilla sempre l'ottima organizzazione, specie per stand e meet&greet), con sede ormai fissa al Live Club di Trezzo d'Adda. Una bill un po' più ricercata ed underground (a parte un paio di nomi), anche per fare concorrenza alla grande quantità di festival che si sono avuti quest'anno. Sodom e Dark Tranquillity a giocare il ruolo principale in co-headlining, seguiti da band altrettanto note o con un seguito 'da culto'. Basta parlare, ora: let's play louder than all!

 

Arriviamo appena in tempo per vedere gli ultimi tre brani dei bolognesi Electrocution, autentica leggenda del techno-death italiano, precursori del genere in un periodo che vedeva pochi epigoni di questa corrente della musica estrema, il combo autore del seminale 'Inside the Unreal' e del post-reunion 'Metaophysicincarnation', con un suono cupo e che rimanda agli albori di Morbid Angel e Nocturnus, offre un saggio di quando notevole sia il loro talento ed apporto alla storia del death nazionale, oltre che una performance che riscalda il già nutrito pubblico e dà un ottimo avvio alla manifestazione. Gemme sottovalutate.

 

Altra band italiana da culto, per il palco del Live: da Parma i Distruzione, alfieri del death cantato in italiano come gli In.Si.Dia. lo sono stati per il thrash. Violenti, brutali, possenti e dotati di un sound controllatamente grezzo e architettonicamente caotico, il five-piece emiliano, reduce dall'ultimo lavoro omonimo, sfodera la sua capacità di creare al 'corsa contro il muro', con un suono che mischia sapientemente gli Entombed di 'Left...', i Napalm Death di 'Utopia Banished' e una perizia tecnica (le chitarre di Chiari e Falleri spiccano negli assoli, nonostante un suono un po' impastato) da vera death band americana, facendo brillare i brani tratti dagli storici 'Endogena' e 'Pianeta Dissolvenza', dove il cantato in italiano colpisce per il contrasto con il cupo e brutale growl del frontman originale David Roncai. Un pezzo di storia che vuole essere la base per il futuro del metal in lingua madre. Imperiosi.

Cadaveria- credit photo : Silvia Belloni
Cadaveria- credit photo : Silvia Belloni

Giungiamo allo special show della serata, vale a dire la combine (usando una terminologia del tennis) di Necrodeath e Cadaveria, pronti a mettere on stage il loro ultimo lavoro di collaborazione, l'intrigante 'Mondoscuro'. Si parte con la base Cadaveria ed una scenografia-tributo al grande horror-macabro italiano, con tanto di bara bianca infantile (usata da Cadaveria come frigobar!!!!) ed un passeggino di pizzi bianco che cela qualcosa di innominabile anche per il solitario di Providence....ma non per la sacerdotessa delle masche! Attraverso pezzi del repertorio della band biellese, come 'Memento Audere Semper' ed i brani che compongono lo split 'Mondoscuro', quali le cover 'Christian Woman' dei Type O Negative, 'Orgasmatron' dei Motorhead o il brano 'Dominion of Pain', che introduce il primo tasselo di mutazione, con Pier dei Necrodeath a far coppia con l'altra 6-corde Dick Laurent, ottimi nella creazione della violenza atmosferica del combo piemontese, spinta dalla sezione ritmica Flegias/GL e guidata dalla solita, grandiosa performance vocale e recitativa di Cadaveria. Lentamente prende il sopravvento il DNA Necrodeath, con l'arrivo di Peso alla batteria, Flegias alla voce, passando al lato violento e black-thrash dello show (con cambio di scenografia e la terribile domanda su quale creatura goda delle attenzioni di Cadaveria, all'interno di quel macabro passeggino), dove il combo ligure mostra tutta la sua ferina violenza e la crescita tecnica avuta con l'ingresso di Pier, in pezzi come 'Hate and Scorn'. Gran finale con tutti i combonenti di entrambe le band sul palco, per il brano 'Rise Above', con la doppia voce di Cadaveria e Flegias ed il suggello di uno dei migliori show della giornata.

 

Lo devo ammettere: conoscevo pochissimo i finnici Insomnium, prima di sabato 10 Settembre....e non smetterò mai di pentirmene. Quartetto assimilabile alla scuola melodic-death scandinava, figli 'onorevoli' di Dark Tranquillity delle origini e Luciferion, il combo di Joenssu, complice un ottima calibrazione suoni, mostra il suo nutrito repertorio (7 album da studio, dal 2002 fino ad oggi....non certo cloni dell'ultima ora) aprendo con 'Primeval Dark', passando per 'Change of Heart' ed 'Ephemeral' (l'ultima fatica, 'Winter's Gate', uscita da non molto, viene tralasciata, in quanto consta di un unico brano di 40 minuti), brani in cui risplende una grande capacità compositiva, dove le architetture della scuola di Gotheborg si aprono in squarci di melodia celestiale, a metà strada tra gli In Flames di 'Whoracle' e gli Armageddon di 'Crossing the Rubicon', dove salgono in cattedra le chitarre gemelle di Friman e Vanhala, vere eruzioni di melodia e tapping di coppia. Coppia che viene fronteggiata da un altro 'duo' speciale, sulle note di 'Wheater the Storm', visto che a supporto dell'ugola  aliena del bassista Niilo Sevänen, irrompe Mikael Stanne. Una sorta di rivelazione, per chi poco li conosceva, con uno show intenso, energico ed accattivamente, per una visione particolare di un genere che ha ancora molto da dire e che su questo palco, con gli Insomnium, ha fatto la voce grossa. Una bella riscoperta.

 

Prima volta in Italia e ci si domanda perchè abbiano aspettato tanto prima di donarci la loro dinamica e spumeggiante distruzione, la cult-thrash band di New York che risponde al nome di Demolition Hammer. Quattro pazzi, talentuosi e scatenati thrasher della East Coast che salgono sul palco del Metalitalia per mettere a ferro e fuoco il locale e far esplodere un sempre più folto pubblico, nel mosh-pit più selvaggio e distruttivo, con la loro miscela di fantasia thrash a stelle e strisce, cupezza ed asfissia che richiama alla sculla teutone dei Kreator ed un senso da horror-movie che farebbe la gioa di sua maestà Carpenter: questi sono i Demolition Hammer 2016, rinati dopo lo scioglimento del 1994...ma la cosa non si nota. 'Skull Fracturing Nightmare' e 'Neanderthal' calano come destrieri cingolati sui presenti, guidati dal motore al nitro del batterista Angel Cotte e supportato dall'artiglieria ad alta velocità delle chitarre di Sykes e Reily, quest'ultimo voce cartavetrosa a narrare gli scenari di distruzione dipinti in 'Epidemic of Violence' ed 'Hydrophobia', dove i furibondi assoli delle chitarre danno fluidità alla magmatica violenza del quartetto americano, sempre pronto a spingere sull'accelleratore o a far calare elaborati sipari di macabra devastazione. Suono volutamente grezzo (ogni tanto un po' caotico) che genera continui assalti al palco da parte dei presenti, che culmina con l'uno/due finale 'Human Dissection' e '.44 Caliber Brain Surgery', sigilli di una delle prove più belle e convincenti della giornata. Una lunga attesa per la quale ne è valsa la pena.

 Dark Tranquillity - photo credit: Silvia Belloni
Dark Tranquillity - photo credit: Silvia Belloni

Siamo giunti al gran finale del Metalitalia, con la prima delle due band co-headliner. I Dark Tranquillity non hanno bisogno di presentazioni: quello che hanno fatto per il metal, che stanno facendo, anche se con alti e bassi e certe scelte criticabili, rimane noto a tutti, specie alle band che a loro si sono ispirate. Con la prova di oggi, nulla si toglie o si aggiunge a questa band: una performance perfetta, coinvolgente dal punto di vista dell'energia e della presenza sul palco, grazie a quell'istrione che è Mikael Stanne, una delle voci più belle del death, guida di una formazione affiatata, oliata alla perfezione, che dimostra fin dai brani d'apertura quali 'The Science of Noise' o la bellissima 'Monochromatic Stains', di essere una band in una forma smagliant. Sundin e Floren sono in perfetta sincronia nel passare dai fraseggi eterei ai riff sostenuti di track come 'The Silence in Between' o 'Thereln', con il tastierista Brändström a dipingere paesaggi di raffinato minimalismo dark, molto lontani dalle oniriche e celestiali guerre cosmiche dei primi tra album. Qui srà, purtroppo, l'unica pecca della performance (ottima) dei DT: dare spazio solo a 'Lethe' come reliquia del èperiodo aureo della band, che appare troppo frenata dal suo presente, anche se brani come 'Final Resistance' oppure 'The Treason Wall', anche tutta la grandezza per competere con i primi tre album. Rimane il fatto che i Dark Tranquillity sono un combo live di proporzioni gigantesche.....anche se con la marcia ridotta inserita.

 

Gran finale seconda parte e si passa dalle atmosfere da guerre siderali dei Dark Tranquillity a quelle più brutali, sanguigne e meccaniche di una delle tre divinità oscure del thrash tedesco: dalla Westfalia, la brutale gentilezza dei Sodom! Pochi preamboli e fronzoli per Tom Angelripper e soci che con 14 album e la copertina dell'ultimo 'Decision Day' fa da fondale 'tranquillizzante' per una audience pronta a detonare, iniziano le ostilità con una sorta di pre-riscaldamento, dato che 'In Retribution' e 'Sodomy and Lust' sono granitici e splendidi mid-tempo, esaltati dai suoni ottimi come quelli dei DT. Dopo la cover 'Surfin' Bird', unita a 'The Saw is the Law', si parte con la manovra d'assalto frontale: 'Outbreak of Evil', 'M-16' e 'Sacred Warpath' scatenano l'Inferno tra il pubblico, dimostrando quanto letali continui ad essere questo storico three-piece, alimentato dal batterista Makka, da 6 anni in pianta stabile, un vero M-60 ritmico. La mitologica 'Agent Orange', 'City Of God' (inframezzata da una grezza e brutale versione – se può essere di più dell'originale - di 'Iron Fist' dei Motorhead), 'Blasphemer', 'Caligula', sono solo frammenti di uno stupoendo lavoro di distruzione, con la chitarra di Bernemann a segare, sparare ma anche cucire ottimi, diretti e velocissimi assoli, supportando la ruvida ugola di Tom nel lanciare continui canti di guerra che raggiungono l'apice nei sigilli finale di 'Remeber the Fallen' ed 'Ausgebombt'. I Sodom sono l'essenzialità e l'energia grezza del thrash, tanto diretta quando altamente energica ed artistica nella sua semplicità e grandezza ed è stato il modo migliore per suggellare un Metalitalia 2016 particolare, più da intenditori, anche se con una notevolissima affluenza di pubblico, dovuta anche alle oculate scelte organizzative.

 

 

 

Archiviando quest'ottima edizione, vi diamo appuntamento al prossimo anno, per la prossima battaglia campale: see you on the Other Side!

 

Le foto di tutte le band sono disponibile QUI