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mar

27

set

2016

Recensione OPETH - "Sorceress"

OPETH

Sorceress

Nuclear Blast Records

Release date: 30 settembre 2016

  

 

 

Gli Opeth giungono con “Sorceress” alla loro dodicesima prova in studio. A capo della stessa line up da ormai tre album, a partire dal controverso “Heritage”, Mike Akerfeldt ha composto in solitudine tutto in sei mesi e poi, con i suoi soci, ha registrato il disco in soli 12 giorni in Galles, presso quei Rockfield Studios che hanno dato i natali anche al precedente “Pale Communion”.

 

 

La “strega” degli Opeth continua sulla strada aperta dai due precedenti album, con pari brillantezza. É ancora una volta un disco pieno di sonorità più progressive che metalliche, e del death degli inizi ormai non resta più alcuna traccia, a partire delle parti vocali - i growls caratteristici del genere sono ormai dimenticati -, come anche in tutto il tessuto strumentale.

 

L’album contiene 12 tracce in cui si alternano momenti rilassati (molti) a qualche progressione ritmica e melodica più dura, ma mai realmente metal. Al contrario le atmosfere settantiane si sprecano, e il folk si insinua qua e là, contribuendo a creare uno scenario altamente suggestivo ed evocativo a fare da cornice alla musica degli svedesi. Difficile estrarre singoli brani dal flow dell’album, tra i quali forse solo “Will O’ The Wisp”, quasi un apocrifo dei Jethro Tull, ha i connotati di quello che una volta era “il 45 giri”. Nel resto del programma le idee abbondano e si fondono con le influenze “classiche” provenienti dal songbook di autentici giganti del passato quali i già citati Jethro Tull, i King Crimson, gli EL&P, i Quatermass e il duo Page/Plant, di cui “The Seventh Sejour” riprende le intuizioni arabeggianti che resero brillanti le riletture del repertorio degli Zeppelin nel mai troppo citato “No Quarter”. Ad ogni modo ogni fan degli Opeth del nuovo corso post-Heritage non potrà non apprezzare la title track, “Strange Brew” (nessuna reazione con l’omonimo pezzo dei Cream), le due canzoni già citate e “The Wilde Flowers” (che Akerfeldt abbia voluto riferirsi alla prima incarnazione dei Soft Machine, omonima del brano?).

 

Chi vuole a tutti costi trovare difetti potrà ancora una volta tacciare i nostri di essere troppo passatisti e di non aver assimilato bene le molteplici influenze, citandole a sprazzi ma non amalgamandole in uno stile più personale.

 

Tuttavia come nei due album precedenti la qualità dei brani degli Opeth è come di consuetudine di altissimo livello, e spazza via anche questa critica – peraltro qui non condivisa.

 

“Sorceress” è a parere di chi scrive destinato a crescere ascolto dopo ascolto, e ad accompagnarci nel migliore dei modi nell’ultima parte di questo 2016 e molto, molto più a lungo.

 

 

Fabrizio Conte

 

 

Tracklist:

1. Persephone

2. Sorceress

3. The Wilde Flowers

4. Will O The Wisp

5. Chrysalis

6. Sorceress 2

7. The Seventh Sojourn

8. Strange Brew

9. A Fleeting Glance

10. Era

11. Persephone (Slight Return)

 

Line Up:

Mikael Åkerfeldt - Vox, guitars

Fredrik Åkesson - guitars

Martin Mendez  -bass

 Martin Axenrot - drums

Joakim Svalberg  - keys

 

 

Contact information:

www.opeth.com

www.facebook.com/Opeth

twitter.com/officialopeth