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AC/DC

 

 

 

 

19 maggio 2010 @ Stadio Friuli di Udine

 

 

 

Report a cura di SimoSuicide

 

 

 

Per un Rocker, andare a vedere una delle band “monumento” della musica come gli AC/DC è come andare a vedere, ad esempio, la “Cappella Sistina”, il “David” di Michelangelo o “La Gioconda” di Leonardo Da Vinci. Sono cose che prima o poi nella vita una persona deve prendersi la briga di vedere. Non farlo a lungo andare lascerebbe un senso di vuoto e di incompletezza. Ecco, dopo essermi perso il doppio concerto lo scorso anno in quel di Milano, qualcuno (o qualcosa) ha voluto propormi una seconda possibilità facendo tornare questa fantastica band Australiana a Udine per un unico concerto italiano. L'occasione era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, ed infatti, mercoledì 19 Maggio, prendo la mia auto dirigendomi verso il lontano Stadio Friuli con il prezioso tagliando tra le mani. Un viaggio lungo e faticoso pieno di imprevisti, della durata di quasi 7 ore, che però non ha minimamente scalfito il mio entusiasmo. Per il rock 'n roll questo e altro!

Arrivo a destinazione alle 19.20 circa e già si percepisce il fermento dell'evento. Lo stadio è stracolmo. Persone di tutte le età e pullman organizzati provenienti da vari paesi d'Europa fanno capire di quanto sentito e importante possa essere questo concerto: un vero e proprio fenomeno mediatico.

Aprono Maurizio Solieri e le Vibrazioni insieme al grande Pino Scotto. Purtroppo dato il mio orario di arrivo non sono riuscito a gustarmeli interamente, riuscendo a vedere solo gli ultimi sgoccioli degli “Zeppeliani” Vibrazioni che si congedano dal palco dopo una massiccia, al quanto incomprensibile, tirata di oggetti del pubblico presente, placata solo dopo l'arrivo di Scotto. Una situazione che in un concerto ci può stare ma veramente fuori luogo dato che, a sentire alcuni presenti, la band di Francesco Sarcina & Co è stata protagonista di un'ottima performance.

Il tempo passa e l'attesa è estenuante, poi alle 21.32 si spengono le luci e la grande Locomotiva del rock 'n roll squarcia con un'esplosione lo stadio, bucando lo schermo centrale deragliando sul palcoscenico e come per magia entrano gli Ac/Dc sulle note dell'ultimo successo “Rock 'n roll Train”, spinto da una folla urlante e impazzita. Il concerto è qualcosa di unico; descriverlo a parole è alquanto difficile: vedere questi ragazzacci di mezza età con quella carica esplosiva è qualcosa che lascia senza parole. Il concerto scorre alla grande. Angus & Co alternano brani del nuovo album con i vecchi successi, soprattutto i brani di “Back in Black”: si passa da “BlackJack” a “Back in Black” fino a “Thunderstruck” e “Hell Bells” che chiude la prima ora di concerto, con Brian Johnson arrampicato sullo storico campanile, suonando il Gong a lutto che apre il pezzo. Si arriva poi a “You Shock me all night long”, cantata quasi interamente dal pubblico infernale. E' poi il momento di “Black Ice” introdotta in questo modo da Brian: “vi racconto come ho sbattuto il culo per terra” (riferendosi al significato della canzone che nacque dopo una sua scivolata in moto). Un altro nuovo brano, “War Machine” (forse una delle migliori prestazioni Live della band), fino alla blues song “The Jack”, chiusa con un lungo e ormai celebre spogliarello di Angus Young visibilmente divertito ma soprattutto molto auto ironico quando, nel togliersi la divisa, fa vedere gli Slip con la scritta “Ac/Dc” sul fondo schiena. E' anche da queste cose che si capisce la grandezza di una band: nonostante la loro pluridecennale carriera, nonostante i milioni di dischi venduti, nonostante il grande successo e devozione dei fan, loro, gli eterni “ragazzacci”, non si prendono mai sul serio, continuando a far divertire ma soprattutto a divertirsi.

Per tutto il concerto non ho mai visto la band smettere di sorridere; ma non quel sorriso falso e patinato frutto dello show; si vedeva proprio che ciò che facevano era con grande gioia e dedizione.

La prima ora e mezza si chiude con “Whole lotta Rosie” ela monumentale “TNT”, ed è il delirio, con la folla che canta e si dimena a squarcia gola anche sotto la spinta del grande Young e del resto della band che, nonostante viva dietro le quinte, non si risparmiano di certo a far notare la loro presenza (d'altronde si sa...Malcom è la “mente”; Angus il “braccio”). E a questo punto arriva il momento, forse, di maggior apice del concerto. Inizia il vero e proprio show solista di Angus Young dalla durata di una ventina di minuti circa. Ciò che ha fatto è senza parole. Descrivere dal vivo questa leggenda non è cosa da poco; fino a che non lo si vede dal vivo non ci possiamo rendere conto di cosa, questo piccolo-grande uomo, sia in grado di fare. Ho sempre pensato che il rock 'n roll non fosse altro che la parte più istintiva e cruda di ogni singola persona (alla fine ognuno ha un piccolo rocker dentro di sé!) ma vedere questo personaggio, le sue movenze, le sue espressioni fuori controllo dall'inizio alla fine dello show, fa capire come in realtà sia l'impersonificazione del rock 'n roll allo stato puro! Ogni sua nota con la chitarra o ogni sua movenza, apparentemente senza senso, sono il frutto di una “logica” interna di Angus; una logica frutto dell'istinto e dell'adrenalina. Note e riff di chitarra improvvisate, miste a sudore e fatica, con quelle dita che si muovono a velocità incredibile, quasi frutto di una mente propria. Sbaglia, stecca, incita il pubblico, sorride, ma tutto torna in un'apparente “ordine” sonoro che rapisce. Incredibile!

Possiamo dire molte cose sugli Ac/Dc: che fanno sempre la stessa musica, che non hanno tecnica, etc; cose ormai dette migliaia di volte in quasi 40 anni di onesta carriera. Ma la passione che queste leggende mettono in quello che fanno ha qualcosa di stupefacente e forse è questo che gli permette, ancora oggi, di riempire gli stadi ed essere seguiti, a forza di Sold Out, da migliaia di fan in tutto il Mondo.

Lo show prosegue ancora per poco. Saluti di rito e ritorno in grande stile con due ultimi pezzi: “Highway to Hell” e la solita “For Those about to rock (we salute you)”, per i saluti finali. Il seguito è tutto un susseguirsi di spari di cannone e fuochi d'artificio. Due ore di pura adrenalina.

Dopo di che si spengono le luci. Le persone iniziano ad uscire con ancora l'adrenalina del concerto in corpo. Io piano piano mi avvio verso casa nella notte, esausto ma felice; con la convinzione di aver assistito ad un grande evento che porterò sempre dentro di me. Lunga vita al rock 'n roll!

Pubblicata il 21 Maggio 2010