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KEITH FLINT

 

CANTANTE DEI PRODIGY E PILOTA

Keith Charles Keef Flint nasce il 17 settembre del 1969 a Redbridge, un piccolo comue situato nella parte nord-est di Londra. Fa parte dei “Prodigy” sin dagli esordi della band sulla scena rave inglese.

 

Da sempre appassionato di motori, l’abbiamo incontrato sul circuito di Misano in occasione del Moto GP di San Marino per parlare di musica, sport e del suo team di corse:

www.teamtractioncontrol.com

 

Ritratto insolito di un cantante punk che è sempre riuscito a rimanere fedele a se stesso e con “le ruote” ben attaccate all’asfalto!

 

testo e foto a cura di Massimo Visconti

 


Listening Interview

Quando è nata la tua passione per le moto?

Ho due fratelli maggiori, entrambi motociclisti, uno di loro è sempre stato un vero e proprio biker, l’altro amava la velocità e mi hanno trasmesso questa passione fin da piccolo. Quando ero un ragazzino abbiamo perfino costruito una moto in stile “Café Racer”.

 

Il tuo primo vero grande amore sono state le due ruote?

Assolutamente sì. Ho una Suzuki GSX-R 750 e la uso sempre. Pioggia, neve o vento sono sempre in giro in moto, sia in strada che in pista. Nel 2010 ho fondato il mio team di corse che si chiama “Team Traction Control” ed ho preso parte come pilota al campionato inglese “Hottrax Endurance”. Sono ancora agli esordi, mi devo allenare moltissimo perché non ho grande esperienza sui circuiti e voglio andare forte. Amo questo sport e voglio imparare “l’arte raffinata del guidare una moto”

 

E’ molto bello che tu la consideri un’arte dato che tu, in primo luogo, sei un artista:

Musica e motociclette hanno molto in comune. Per esempio quando mixi un brano non puoi semplicemente alzare dei cursori a caso o mettere i bassi al massimo, devi trovare il giusto balance tra tutti i suoni. Allo stesso modo se vuoi vincere una gara non basta andare come un pazzo per arrivare primi, devi rimanere concentrato, devi sapere come affrontare le curve e quando devi spalancare l’acceleratore.

 

Ascolti mai della musica quando sei sulla pista?

Alcuni piloti lo fanno però a me non piace, preferisco ascoltare “il canto” del motore e sentire l’adrenalina che mi scorre nelle vene ogni volta che entro in curva e poi esco alla massima velocità. Se vuoi andare davvero forte non ti devi mai rilassare. Il battito del cuore segue il ritmo della moto, sembra di stare sulle montagne russe è assolutamente eccitante, mi viene la pelle d’oca solo a parlarne. (ed è vero ndr.)

 

Fai molto esercizio fisico per prepararti alle gare?

E’ divertente, un po’ contraddittorio e in un certo senso, con rispetto parlando, non è molto rock ‘n roll, però mi alleno molto per poter dare sempre il meglio, sia sul palco che in gara. Lo so che ci si aspetta che io mi svegli tardissimo ancora ubriaco dalla notte prima con una bottiglia di Jack Daniel’s sul comodino, ma non è così. Però chi viene a vedere i Prodigy ha il diritto di assistere ad uno show spettacolare, un esibizione “da podio”. Noi siamo sul palco ogni sera in una città diversa ed anche se lo abbiamo fatto e visto centinaia di volte, ogni sera per qualcuno è uno show speciale e noi abbiamo il dovere di renderlo speciale. Quindi devo mantenermi in forma.

I Prodigy sono celebri per la loro energia e i fan non vogliono vedermi trascinarmi sul palco con il fiatone, vogliono vedermi al massimo e io glielo devo. I miei due “lavori” vanno di pari passo ed essendo allenato, quando corro in moto non mi stanco e posso concentrarmi sulla gara.

 

Quando hai preso la decisione di fondare il tuo team di corse?

Nel ’98 ho avuto un incidente abbastanza serio ed eravamo nel mezzo di un tour molto importante. I Prodigy hanno sempre preso le loro decisioni in autonomia, senza bisogno di un manager ed abbiamo sempre avuto una regola non scritta: “nessuno diceva agli altri membri della band cosa fare o come comportarsi”. Però dopo quell’episodio, i ragazzi sono venuti da me e mi hanno detto semplicemente: “sei ridotto un po’ male e ci aspetta un lunghissimo tour, cosa ne dici di dedicarti solo alla musica per ora?” ed io ho capito che forse non era il momento giusto per dedicarmi alle gare.

Poi un giorno Paul Denning (team manager di Rizla-Suzuki) mi ha invitato a provare una delle loro moto su un circuito. Dopo quella giornata mi sono detto: “devo assolutamente tornare a correre!”

Sai cosa credo? Che la vita sia troppo breve per non inseguire i propri sogni. Non puoi aspettare che siano loro a venire da te, anche se può sembrare scontato dirlo.

 

Il mondo della Moto GP, come tutte le cose è cambiato, si è evoluto nel corso degli anni, cosa ne pensi?

Penso che molti dei cambiamenti che ci sono stati riguardino la sicurezza dei piloti e questo è positivo. Poi penso ad alcune delle nuove regole, osservo Valentino e mi domando se l’impossibilità di fare un numero sufficiente di test sia giusta oppure no. E’ un discorso complesso, qui si sta parlando dell’eccellenza delle competizioni motociclistiche e quindi i team dovrebbero poter provare il più possibile. A volte le regole ledono lo sport e ledono i fan ed è controproducente, perché è proprio il pubblico che rende grande uno sport.

 

Per quanto riguarda la tecnologia in Moto GP?

La moto con cui faccio le gare non si avvale di molta tecnologia e gran parte delle ultime innovazioni, dalla prossima stagione, non saranno più ammesse nel campionato in cui corro. Abbiamo un controllo di trazione molto basico ed una centralina con due mappature, una per il bagnato e l’altra per l’asciutto. Nella MOTO GP la tecnologia invece è decisamente più presente e servono anche molti tecnici per saper interpretare in modo corretto i dati. Però non bisogna fare l’errore di credere che queste moto ormai si guidino da sole. E’ ancora il pilota che fa la differenza.

Tuttavia quando guardo la Moto 2 mi sembra che ci sia un po’ più di “purezza” nel senso che i risultati non sono così prevedibili come spesso accade nella classe maggiore.

 

Per quanto riguarda invece la tua vita privata, che rapporto hai con la tecnologia?

Beh, la tecnologia spesso ci risucchia nel suo vortice. Compri un iPhone e ti domandi cosa potrebbe fare per te questo nuovo gadget, poi dopo un minuto passi dal controllare la posta elettronica a cambiare i canali sulla tv, il tutto con lo stesso ageggio.

Sembra spaventoso, ma io ho risolto il problema alla radice (mentre lo dice già sta ridendo): “ho sposato una bellissima ragazza giapponese!” ed ora non devo più preoccuparmi della tecnologia!

(Keith si è sposato nel 2006 con la dj giapponese Mayumi Kai)

A volte penso che il mio iPhone mi legga nel pensiero e sia in grado di fare cose per me senza nemmeno doverglielo chiedere, poi invece mi accorgo che “il mio consulente tecnico” se ne è occupato per me.

Uso Twitter, ho la mia pagina facebook, posto tantissimi video su youtube in cui si vedono i progressi del mio team di moto. I miei iPod, iPhone e iPad sono sempre sincronizzati, così in qualunque momento posso ascoltare la mia musica preferita. Una band su tutte per esempio: I Rage Against The Machine.

 

Hai un ricordo speciale legato al mondo delle moto?

Ce ne sono tantissimi, sia nella mia carriera di cantante, sia nel mondo delle moto, però voglio raccontartene uno in particolare.

Barry Sheene era un nostro caro amico ed ogni volta in cui andavamo in Australia facevamo visita a Barry. Quando parlavamo di gare con lui, io continuavo a ripetergli di quanto mi piacesse Mick Doohan come pilota. Una sera mentre andavamo a cena, Barry mi dice: “ti dispiace se porto un amico?” Ovviamente gli ho detto che ogni suo amico era ben accetto. Arriviamo al ristorante e dopo qualche minuto vedo entrare dalla porta Mick Doohan! Non potevo crederci, ero felicissimo. Da allora io e Mick siamo grandi amici.

Ti ho raccontato questo perché volevo farti capire che persona meravigliosa fosse Barry Sheene.

I piloti danno il massimo in pista, spesso c’è battaglia tra di loro ma quando tolgono il casco non fanno le rockstar (beh, forse qualcuno sì ndr.)

La maggior parte sono persone meravigliose, sempre molto disponibili, alla mano.

 

E riguardo la musica?

Se avessi il tempo di raccontarti tutto quello che ho vissuto potrei andare avanti per giorni e di sicuro le mie storie non ti lascerebbero insoddisfatto. Ho avuto un passato molto “rock ‘n roll”, mia moglie lo sa bene, non le ho mai nascosto nulla.

La cosa che più mi rende fiero della mia carriera come cantante è che i Prodigy sono arrivati da una scena musicale underground molto precisa, la scena “rave”. Andavamo a tutti i party, la cultura punk è sempre stata parte di noi.

Nonostante siamo partiti da quelli che venivano considerati “i margini” della scena musicale, siamo comunque riusciti a farci strada e a farci conoscere in tutto il mondo senza mai scendere a compromessi, rimanendo sempre fedeli a noi stessi.

 

Mi piace che proprio tu che sei sposato con una ragazza giapponese, abbia usato l’espressione “fedele a noi stessi”. Anni fa mi sono tatuato questa frase, proprio in giapponese sulla schiena: “True To Myself”.

Grandioso, allora capisci perfettamente ciò che intendo!

Non c’è nulla che mi può rendere più fiero di questo, essere rimasti fedeli a noi stessi. Non c’è mai stato nulla di falso o “costruito”

Il nostro approccio ribelle è sempre stato: “Noi vogliamo fare questo e questo è il modo in cui lo faremo”

Spero che il nostro esempio e la nostra tenacia abbiano ispirato ed ispirino ancora ragazzi in giro per il mondo, ragazzi che vengono considerati “senza futuro” perché sono diversi dalla massa. Spero che anche loro trovino la loro strada, come noi abbiamo trovato la nostra.

 

Sentendoti parlare, capisco che la tua scelta di fondare un team e correre in moto sono perfettamente in linea con il tuo essere un artista. Tu sei rimasto vero, autentico, nonostante il successo proprio come i piloti di Moto GP.

E’ assolutamente vero. Tutti questi ragazzi sono ancora “avvicinabili”, hanno i piedi per terra nonostante facciano qualcosa di assolutamente impavido. Sono come dei moderni gladiatori. Ciò nonostante potresti incontrarli in un bar e farci due chiacchiere come te e me adesso senza nessun problema. Credo che sia un dono magnifico, quando una persona riesce ad avere un grande talento senza avere un ego smodato.

Loro sanno che i fan sono importanti e devono rispettarli, come abbiamo sempre fatto noi. Il fatto che la tua band sia diventata grande e conosciuta a livello planetario, non vuol dire che anche il tuo ego debba crescere a dismisura.

 

 

English version

Listening  Interview