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Alice In Chains

Mercoledì 2 dicembre 2009, Palalido  Milano

 

Report a cura di MauTheRnrPirate

 

Erano mesi, che moltissimi rockers e non, attendevano spasmodicamente, il giorno dell’unica data italiana del “Black gives way to blue”tour 2009 di una delle band culto di Seattle, gli Alice in Chains. Riformati qualche anno fa in occasione di un concerto tributo alle Heart, con alla voce William Duvall al posto del mai abbastanza compianto Layne Staley, subito hanno fatto vedere a tutto il mondo, che erano tornati non per bisogno di soldi, visto che tutti e tre con le royalties e i loro progetti solisti vivevano bene, ma per poter scrivere ancora pagine della loro leggenda.
Già dal tour 2006 cominciarono ad abbozzare nuovi pezzi, durante i vari tours per il mondo e poi l’anno scorso decisero di incidere un album insieme al nuovo cantante e già il risultato fu superlativo (vedi mia recensione passata).
I biglietti per la data originariamente prevista all’Alcatraz di Milano son stati venduti a velocità supersonica, tanto che la data è stata spostata nel più capiente Palalido, che ieri sera si presentava praticamente tutto esaurito.
La scenografia sul palco non è imponente, c’è il classico telone dietro la batteria di Sean Kinney, dove prima del concerto, giochi di luce proiettano i colori della bandiera italiana e l’altra scenografia la fanno l’imponente muro di casse dietro i vari musicisti.
La band ha scelto di non avere alcun gruppo di supporto e con un piccolo ritardo di 10 minuti è salita sul palco per un concerto infuocato che ha superato la canonica durata di 90 minuti ampiamente.
Le note di “Rain when I die”hanno subito infuocato il Palalido e confermato che William Duvall è un frontman molto valido, che non cerca la nota e la tonalità che Layne sapeva dare alla canzone, ma personalizza molto le canzoni. I vari pezzi si son succeduti in un crescendo di emozioni e commozione in alcuni punti del concerto, praticamente tutti i classici tranne, che so “Sick man” son stati eseguiti e “Black gives way to blue” è stato eseguito praticamente per intero. Una parte davvero suggestiva è stato il momento acustico con Jerry che si è alternato alla voce con William e ha piazzato una triade da paura che comprendeva “Down in a hole”, ”No excuses” e “Black gives way to blue” con il loro omaggio a Layne, che probabilmente se la stava sorridendo da qualche universo parallelo a sentirli. Il pubblico, alla fine della canzone, ha ampiamente applaudito Layne e gridato il suo nome. Ogni tanto c’erano i canonici “Grazie”da parte di William, ma erano davvero sentiti, la band si divertiva davvero sul palco a vedere come si scatenavano i presenti. Un esempio lampante può essere il loro hit immortale tratto da quel capolavoro assoluto chiamato “Dirt” e che risponde al nome di “Them bones”, con diversi corpi che surfavano tra la folla e comunque con tutti i presenti che se la cantavano. La canzone, secondo me, maggiormente accolta del nuovo lavoro è stata “Acid bubble”, forse anche per via di quei clamorosi cambi di tempo e del riff assassino e inconfondibile di Mr Cantrell, che già la fanno un piccolo classico in pectoris. La band prima di concedere il bis, regala alla folla una quantità mai vista di plettri e bacchette per la batteria.
In tanti anni che vado ai concerti, mai vista tale generosità da parte di una band.
Acclamatissimi sul palco risalgono ancora per qualche pezzo sul palco e le ultime due canzoni, annientano le poche resistenze al completo appagamento sonoro, morale e affettivo visto che si tratta delle celeberrime “Would” tratta da quel meraviglioso documento sul grunge che risponde al nome di “Singles” e soprattutto di “Rooster”, canzone che Layne dedicò al padre e che viene eseguita con una coreografia quasi da film western proiettato sul telone.
Che aggiungere? Chi c’era potrà parlarne per giorni con gli amici nei bars, al lavoro, in giro e potrà serbare dentro se un ricordo indelebile di una fredda serata meneghina riscaldata dal fuoco della musica degli “Alicetti” o meglio Alice in Chains.

MauRnrPirate

Pubblicato il 3 Dicembre 2009