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Intervista a BOB DAISLEY

 

In tutta sincerità, quando mi si è manifestata l’opportunità di intervistare un personaggio del livello di Bob Daisley mi sono tremate discretamente le ginocchia. Non capita tutti i giorni di trovarsi faccia a faccia con uno dei musicisti che ha contribuito a creare la storia della musica hard rock (Ozzy, Rainbow, Malmsteen, Gary Moore, Black Sabbath e molti altri). Forse il mio timore era dettato dal fatto che non sapevo bene che tipo di persona mi sarei trovato davanti. Devo dire che ci sono voluti solo una manciata di secondi per trovarmi perfettamente a mio agio con Bob, che si è rivelato una persona squisita, educata, umile e particolarmente loquace!! Inutile che mi dilunghi ulteriormente, quindi godetevi questa intervista fatta in combo con il mio collega Jacopo Matteucci di “Tempi Duri”.  

 

Intervista a cura di Fabrizio Tasso

Trascrizione e traduzione: Daniela Patanè

 

RRM: Molte grazie per il tempo che ci stai dedicando

BD: Prego

 

RRM/TD : Che cosa ne pensi dell’Italia? Ti piace stare qui?

BD: Io amo l’Italia, le persone qui sono splendide, mi piace il paese, c’è del buon vino, è un’esperienza molto bella, me la sto godendo parecchio. Sono stato in Italia diverse volte e questa volta non è stata diversa dalle precedenti, mi sono trovato sempre molto bene.

 

RRM/TD: puoi raccontarci qualcosa del tuo nuovo “signature bass” Black Beauty?

BD: Patrizia Grossi mi ha contattato attraverso la mail del mio sito web circa due o tre anni fa e mi ha suggerito l’idea di fare un “signature bass”, anche se altre persone nel corso degli altri mi hanno fatto la stessa proposta, ma io non ci avevo mai pensato seriamente. Fino ad un paio di anni fa, quando ho iniziato a scrivere il mio libro, la mia autobiografia, e Patrizia mi ha scritto altre email: “facciamo un “signature bass” ” ed ho pensato “probabilmente è una buona idea”, per diverse ragioni: perché i fan me lo hanno chiesto e perché è una buona eredità per le generazioni future, ed è qualcosa che esprime il mio gusto personale. Inoltre il fatto di produrlo in Italia, non con una produzione industriale tipo quella cinese o di Taiwan, ma con materiali di buona qualità, mi ha fatto pensare “si, questo è il momento di farlo”.

 

RRM/TD: Oltre al tuo “signature bass” stai per presentare anche il tuo nuovo libro, puoi raccontarci qualcosa?

BD: Ti dirò tutto a riguardo!! E’ un’altra cosa che la gente mi ha chiesto di fare nel corso degli anni, perché in interviste come questa, oppure con gli amici o con gente che lavora nel settore, mi capita di raccontare storie su persone speciali, tipo Randy Rhoads, Ritchie Blackmore, Gary Moore, oppure sulle registrazioni, su fatti divertenti on the road , tragedie, tristezza. Molte persone mi hanno detto “bisogna scrivere queste cose in un libro, la gente dovrebbe saperlo”. Così un paio di anni fa sono arrivato al punto di prendere la decisione “si, voglio farlo”, perché ci ho pensato probabilmente per circa 10-15 anni e dicevo “un giorno lo farò”, e alla fine mi sono detto “E’ il momento. Ora devo farlo”.

Quindi ho iniziato a scrivere il libro un po’ più di due anni fa, la storia del libro inizia con la mia infanzia e prosegue con le superiori, con le mie esperienze personali, la mia introduzione alla musica, le mie influenze, tutte le persone con cui ho lavorato. Racconta storie sulle registrazioni, sulla scrittura delle canzoni, sulle tournée, sulle battaglie legali, le cause. C’è tutto, nulla è stato tralasciato.

 

RRM/TD: quali sono le tue principali influenze musicali?

BD: Direi che l’influenza principale sono i Beatles, sempre i Beatles. Penso che siano la cosa migliore che sia accaduta alla musica pop. Ma anche tutto ciò che è blues. Amo il blues e gli artisti blues originali: Otis Rush, Freddy King, BB King and Albert King, Buddy Guy. Ma anche gli artisti rock influenzati dal blues come i Cream, Jimi Hendrix, i Led Zeppelin, tutti loro. I bassisti più importanti per me sono stati Paul McCartney, Jack Bruce, Ronnie Wood con il Jeff Beck group, James Jamison, della Motown, ed un altro bassista di colore che si chiama Willie Weeks, che ha suonato con Donny Hathaway. Queste sono le mie influenze principali.

 

RRM/TD: C’è qualche artista con il quale ti sarebbe piaciuto lavorare senza aver avuto la possibilità di farlo?

BD: (ride) si, ho suonato con la maggior parte dei musicisti che ammiro, sono stato molto fortunato, ma uno col quale non ho suonato è Jeff Beck. Adesso lui si è allontanato molto dallo stile di musica che mi piacerebbe suonare , preferisco il Jeff Beck degli inizi , quando era più influenzato dal blues. Adesso è più fusion, orientato un po’ sul jazz, su quel tipo di cose. In ogni caso Jeff Beck mi è sempre piaciuto.

 

RRM/TD: Segui la nuova scena rock internazionale? C’è qualche band che apprezzi in particolare?

BD: non c’è nessuna band in particolare, ma mi piace il fatto che il rock sia mantenuto vivo. Mi piace l’idea di giovani band emergenti che subiscono l’influenza delle band classiche, come i Cream, i Led Zeppelin e Hendrix e che propongono la loro versione di quella musica. E’ sempre una gran cosa vedere giovani band che lo fanno. Perché di fatto la maggior parte della musica heavy rock è influenzata dal blues e questo fa sì che il blues resti vitale. Penso che se subisci l’influenza del blues questo non morirà mai, non invecchierà mai. Se ascolti il primo album dei Led Zeppelin adesso, è ancora grandioso e attuale. Ed ha…quanti anni?? 40 o giù di lì! Ed è ancora un grande album perché è influenzato dal blues. Il Blues non invecchia.

 

RRM/TD: che consiglio daresti ad un ragazzo giovane che volesse imparare a suonare uno strumento?

BD: Il mio consiglio sarebbe: se vuoi diventare bravo in quello che fai ed avere successo, non dico un gran successo, ma essere soddisfatto di te stesso, devi dedicarti all’esercizio ogni giorno. Devi ascoltare molta musica diversa e prepararti a fare dei sacrifici. Potresti dover lasciare al tua famiglia, fare cose che non vorresti fare, ma se vuoi andare avanti e raggiungere il pieno sviluppo delle tue potenzialità musicali, devi prepararti a fare dei sacrifici, a metterci tutto te stesso.

 

RRM/TD: Stai lavorando a nuovi progetti?

BD: Il progetto al quale mi sto dedicando completamente è la mia autobiografia. La sto scrivendo da un po’ più di due anni ed è quasi finita. Non appena sarà pubblicata mi rimetterò a fare altra musica, ma l’autobiografia è stata la cosa prioritaria negli ultimi due anni. Forse la prossima cosa che farò sarà un altro album degli Hoochie Coochie Men con Jon Lord. Mi piace la musica stile blues di Jon Lord. A lui è piaciuto, abbiamo lavorato bene insieme, quindi probabilmente sarà quello il mio prossimo progetto musicale.

 

RRM: Avrei qualche altra domanda…

BD: certo, spara!

RRM: Qual è l’album più importante della tua carriera?

BD: beh, suppongo che a livello di riconoscimento i due album con Ozzy, Blizzard of Ozz e Diary of a Madman, abbiano ottenuto il più alto livello di accettazione, abbiano creato il maggiore interesse, e all’epoca hanno rappresentato una grossa soddisfazione. Dal momento in cui sono usciti sono diventati un’icona, e questa era la realizzazione di una delle mie ambizioni. Prima dell’uscita di quegli album ero un giovane musicista, una delle mie ambizioni era fare qualcosa che avesse un significato per molte persone, essere parte di qualcosa che fosse stato creato dal nulla. Non unirmi ad una band, ma creare la band e creare della musica che avesse un significato per un sacco di gente. Non per i soldi, non per la fama, soltanto per la soddisfazione di aver fatto musica che avesse un significato per molte persone. Quegli album erano la realizzazione di quelle ambizioni per me.

 

RRM: Puoi dirci qualcosa delle tue collaborazioni con altre band, come i Rainbow…o i Takara?

BD: Takara?? (ride)

 

RRM: Si, sono un grande fan di Jeff Scott Soto, te l’ho chiesto apposta!

BD: Beh, il chitarrista è un mio amico e mi ha chiesto di suonare su un paio di pezzi. Si è trattato di un piccolo favore ad un amico. Ma è un bell’album, buona musica. Jeff Scott Soto è un grande cantante.

L’esperienza con i Rainbow invece per me ha rappresentato un grande passo avanti verso l’accettazione in una situazione più professionale, più seria, più credibile. Venivo dai Widowmaker nel 1977 quando entrai nei Rainbow, per me quella fu una grande esperienza per imparare e per far parte dei massimi livelli. Ritchie Blackmore era un dio della chitarra all’epoca. Ronnie ancora non era un nome così importante, era la band di Ritchie, anche Cozy Powell era un batterista molto noto.

Ritchie Blackmore costituiva gran parte del sound dei Deep Purple, quindi suonare con Ritchie in quel momento per me è stata un’opportunità importante. Ha significato molto ed ho imparato molto, per me è stata un’esperienza piacevole. Non tutti andavano molto d’accordo con Ritchie Blackmore ma io si! Perché ho accettato la situazione “okay, capisco, questa è la band di Ritchie” e andavo d’accordo con lui, e quello è stato un trampolino di lancio per formare la nuova band con Ozzy quando lasciò i Black Sabbath. Aver fatto parte dei Rainbow mi ha dato credibilità. Ozzy disse “hai appena lasciato i Rainbow, formiamo una band” e così è stato.

 

RRM: Qual è la differenza tra Ritchie Blackmore e Tony Iommi?

BD: Sono entrambi grandi musicisti. Ritchie ha influenze più classiche, per certi aspetti sono entrambi influenzati dal blues, Ritchie è molto influenzato da Jimi Hendrix, adora Jimi Hendrix. Tony Iommi ha sviluppato il suo stile personale, ma penso che sia influenzato più che altro da gente come Jeff Beck e Eric Clapton e quel genere di cose…Tony è un grande maestro del riff …ha tirato fuori un sacco di grandi riff e sono tutti buoni, tutti validi. Ritchie era un musicista molto serio, direi che Ritchie è più serio di Tony. Tony è un po’ più rilassato, ma per me sono state entrambe grandi esperienze.

 

RRM: Puoi dirci qualcosa della tua collaborazione con Gary Moore?

BD: Ho sempre rispettato Gary Moore, anche quando suonavo con Randy Rhoads sull’album Blizzard of Ozz , Randy ammirava Gary. Gary era molto rispettato anche se a quel tempo non era ancora diventato un grande nome, tuttavia godeva di molto rispetto. Quando abbiamo suonato insieme la prima volta fu come un traguardo personale per me, perché nell’ ’83-’84, l’anno in cui abbiamo lavorato insieme per la prima volta, non era molto conosciuto, ma era molto rispettato nell’industria della musica. Tutti sapevano quanto fosse grande e alla fine lo ha dimostrato. Per me è stato più di una soddisfazione musicale, Gary ed io siamo diventati buoni amici, infatti quando alcuni mesi fa ho appreso della sua morte è stato davvero triste, un tale shock, lui non fumava, non mangiava porcherie, faceva esercizio fisico, aveva solo 58 anni…

Bisogna prenderla con filosofia: quando è la tua ora, è la tua ora…nessuno sa quando succede. Per fortuna non ha sofferto, è andato a letto e non si è più svegliato.

 

RRM: cosa ne pensi del ritorno del classic rock nei mass media (radio/tv) e delle nuove uscite di band come Journey, Whitesnake…

BD: Penso che non ce ne sia mai abbastanza! Il Classic Rock è il classic rock, è definito classico perché è classico e non morirà mai. Quel materiale originale è stato ciò che ha influenzato (rude interruzione di Toni Scantamburlo)…scusatelo!

Torniamo alla domanda sul classic rock: penso che quando band emergenti vogliono ricreare quella musica sia la cosa migliore che possono fare, crescendo su quella base. Il Classic Rock diventerà così un diverso tipo di classic rock, ci sarà sempre quello originale, ma mentre le giovani generazioni emergono, crescono, imparano, fanno esperienze, un nuovo classic rock si svilupperà. Finché il classic rock sopravvive in qualche modo, quella è la cosa più importante.

 

RRM: puoi dirci… se vuoi… qualcosa su Ozzy?

BD: E’ un uomo debole. Avete presente Sharon? (si mette a mimare un burattinaio). E’ senza spina dorsale e senza palle!

 

RRM: Grazie Bob sei fantastico.Non lo diremo a nessuno, è soltanto per noi.

BD: Puoi dirlo a chi vuoi, non m’importa! (ridendo)

 

Detto Fatto!!

 

Vorrei ringraziare in particolare Patrizia Grossi e il suo entourage che ha reso possibile questa fantastica chiacchierata. In più vorrei fare un appunto a chi ha organizzato la serata nel locale. Se nel sito ufficiale l’evento viene descritto come un “Meet and Greet” e presentazione del nuovo basso di Bob, mi sembra di cattivo gusto e sicuramente poco serio pubblicizzare in maniera diversa la serata. Io penso che l’onestà nei confronti di chi segue questo genere di musica sia l’unica via su cui basarsi. Probabilmente avrei fatto lo stesso i 300 km (tra andata e ritorno) per incontrare Bob, ma sicuramente non sarei rimasto deluso sulla via del ritorno. Penso che a chiunque di noi capiti di recarsi ad un evento pubblicizzato in una certa maniera e poi si trovi di fronte ad una realtà dei fatti completamente diversa possano girare i cosiddetti. Cosi come me, molte altre persone sono rimaste

assolutamente insoddisfatte, per non dire incazzate nere! Comunque la serata è stata fantastica lo stesso, grazie a Bob per la sua grande disponibilità!