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SLAVES TO GRAVITY

Underwaterouterspace

SPV

 

Seconda prova per i Londinesi STG, dopo il disco di debutto del 2008 "Scatter The Crow", tornano con un prodotto adulto e convincente. Nati nella metropoli Inglese nel 2006 hanno ignorato le tendenze musicali in voga per concentrarsi sulla musica che amano: il Grunge anni novanta. Quel suono nato sulle sponde del pacifico nella piovosa Seattle e portato alla fama mondiale dai vari Soundgarden , Pearl Jam, Nirvana ecc. Infatti, fin dalla prima traccia, traspare tutto il loro amore per questo suono eseguito con notevole bravura, una vera sorpresa questa band! Il CD gira piacevolmente e tutte le canzoni si fanno ascoltare senza stancare o annoiare, anzi. Dalla prima Track "Good Advice" in puro stile band di Chris Cornell, a "Dumb" che fà il verso ai Pearl Jam e "Last Ignition" che sembra uscita da un disco dei "Stone Temple Pilots" insomma tutti gli ingredienti per un buon disco ci sono e sono tutti dosati in modo perfetto. Un bella voce, chitarre ben orchestrate e una sezione ritmica di tutto rispetto fanno di questo quartetto un nome da tenere sotto stretta osservazione. La chicca, la ciliegina sulla torta ( per altro buonissima...) è "Youth Serated" un Rock Blues da dieci e lode , suonato e cantato benissimo dal cantante Tommy Gleeson che insieme al singolo "Honesty" sono, per me, i migliori episodi dell'insieme. I STG hanno accompagnato in tournè nomi come Alter Bridge e i nostrani Lacuna Coil. Hanno avuto diversi riconoscimenti in patria e apprezzamenti da varie riviste di settore, tutti meritati, a mio modesto parere. Il disco, purtroppo, uscirà solo in Europa per la tedesca SPV. Peccato perché potrebbero fare un buon risultato anche oltre oceano.

 

Recensione di Luca Casella

OUT OF DATE

D-Side

MySelf Records

 

Un album con dentro di tutto un po’ questo degli OUT OF DATE da Milano, uscito per MySelf Records in Italia e per Bells On (etichetta nipponica) in Oriente. Trattandosi del loro debutto discografico sebbene siano in giro da parecchi anni, hanno raggruppato qui il loro pensiero sonoro, in queste 13 tracce di Hardcore Melodico, dove le pelli sono una botta su tutto, un martello costante dall’inizio alla fine, coloro che fanno la differenza e marcano il territorio. La band è solida, compatta, con anni e anni di gavetta sul palco, e lo si nota anche dalla scelta di inserire in questo lavoro due cover, non necessarie ma ben comprensibili, se si pensa che, poiché la massa ama (purtroppo) le cover band, durante i live di una band emergente che fa pezzi propri aggiungere qualche cover rende il concerto interessante anche a quella fetta di pubblico che magari fino ad allora era indifferente. Si diceva non necessarie per due motivi: la prima cover, “You Sexy Thing” degli Hot Chocolate è un brano cult di tantissimi anni fa, e renderlo così in versione HC è come tornare alla lira, non lo si svecchia, lo si rende impossibile, non gli viene dato valore aggiunto, ma lo si sminuisce. Invece la seconda cover, la più recente “Whenever, Wherever” di Shakira, è inutile dato che già l’originale era superfluo. Comunque, a parte queste due parentesi, l’album D-SIDE merita, fosse solo per il tanto power sound che sprigiona. Batteria martellante dunque, basso sempre presente, chitarre in distorsione, voce cattiva/melodica, un po’ più di potenza e sarebbe perfetta. Il tutto per generare un Hardcore con qualche reminescenza chitarristica punk, tutto sommato per tutti, di facile ascolto, un Hardcore cattivo ma non troppo, imbevuto di anni Novanta, un genere fatto di parecchi sottogeneri, mixati perfettamente, con un ritmo sempre più frenetico e turbinoso non carente di intensità ed emotivamente forte. I testi, in linea con l’HC, sono rivolti alla critica sociale, per chi non ha dimestichezza con l’inglese, la track cantata in italiano, l’unica, “Vita”, rende l’idea, mentre il suo armonico è decisamente più leggero rispetto alle altre. Una nota di rilievo è che l’album è stato registrato presso il Bios Studio di Milano, mixato e masterizzato da Luca Spigato e Maurizio Baggio dell’Hate Studio di Vicenza. Bene, che sia in D-Side o un Decide va bene, le decisioni prese sono la dimostrazione che anche qui da noi l’HC esiste ed è sano, vivo e vegeto, supercool. Line-up: Daniele Ravagnan (voce); Mattero Carriero e Fabrizio Mancin (chitarre e cori); Mattia Luzzeri (basso); Andrea Bonfà (batteria). Link: www.myspace.com/outofdateband

 

Recensione di Margherita Simonetti

BAD SWAN

Rock'n'Roll Party

Autoproduzione

 

Siamo in Italia? Assolutamente si! Comincio in tal maniera la presente review perché non appena è partita la prima traccia dell'Ep dei Bad Swan vi assicuro che mi sono apparsi, come per virtuale magia, niente popò di meno che gli AC/DC e che dell'hard rock hanno fatto la storia. Tornando alla nostra Terra Madre, i Bad Swan hanno radici cosentine e nascono nel 2007 con una line-up che ha vissuto vari cambi fino a trovare la propria stabilità nell'anno successivo con il frontman e chitarrista Fabrizio Cariati, il lead guitar man Daniel Gonzalez, il bassista Raffaele Burdzynski e il drummer Cristian Romeo, da qui il quartetto ha cominciato a scrivere brani inediti a ruota libera fino alla realizzazione del primo Ep "The Irresponsible Rock's Hymn", uscito a metà Aprile del 2009, e che ha visto la partecipazione della band in giro per il mondo esibendosi nei più vari locali e proseguendo tale e promettente percorso anche nel 2010."Rock'n'Roll Party" è il secondo Ep contenente sei tracce condite di un hard rock che ricorda senza dubbio mostri sacri come i già citati AC/DC in particolare, ma che in parte riecheggia anche i Led Zeppelin e i Deep Purple e non è poco, il quartetto cosentino lo fa però con estrema e naturale originalità per un mini album ad alto tasso adrenalinico e che parte con "Born To Be Bad" dove il titolo dice già tutto, fermo restando che nasconde tra le righe bella e positiva energia soprattutto nel fantachorus. Solo pochi secondi in sordina per "Cheap Fuck" che entra subito e nuovamente in totale sintonia col marchio fedele alla decade più bella: gli anni '80, non sono arrivato ancora a metà e già desidero esprimere la più sincera gratitudine alla band per un tuffo retrò dal quale non vorremmo mai tornare, ma i minuti avanzano senza sosta giungendo così alla terza traccia e che porta il titolo di "Eternal Coma", niente panico! Di eterno c'è solo il sound grintoso e cristallino dei Bad Swan; ottimo il riff delle sei corde di Gonzalez che si aggiunge a un solo altrettanto vincente e che ben accompagna la voce di Cariati in "Light My Brain", tosta come lo stesso frontman e che ricorda davvero Brian Johnson. Moto coinvolgente anche in "Dirty Paradise" e a rendere la traccia ancora più brillante è il dialogo in note basso/chitarra, a dir poco geniale come la conclusiva title track per un breve party rock, ma di instancabile esplosività. 22 minuti che rievocano uno tra i generi da sempre amati e non facili da riproporre, ma Fabrizio, Daniel, Raffaele e Cristian hanno saputo farlo con semplicità maestra e senza mai cadere nel banale, tanto di cappello ragazzi e che la storia del rock sia sempre con voi. Sito myspace:www.myspace.com/badswangroup

 

Recensione di Francesco Cacciatore

RADIO DEAD ONES

AAA

SPV

 

Il Punk è morto? il Punk è vivo? non saprei. Sicuramente come movimento "contro il sistema" direi che è sepolto da tempo, musicalmente ci sono ancora una notevole quantità di gruppi che portano alta la bandiera del suono di "rottura" nato a fine anni settanta. Il nuovo prodotto di uno di questi sta girando nel lettore CD in questo momento; si tratta dei Berlinesi RADIO DEAD ONES. Attivi dal 2002 ma solo dal 2005 cominciano a registrare pezzi su vinile. Cresciuti con nelle orecchie il più crudo punk 77 e con una giusta attitudine si sono fatti le ossa in giro per l'Europa di spalla a band del calibro di TheBackyard Babies, Dropkick Murphys, US Bombs, Mad Sin, Die Toten Hosen e Agnostic Front. Il quartetto bene interpreta il sound a cui sono legati ispirandosi a gruppi che hanno fatto la storia soprattutto provenienti dal Regno Unito dai Clash ai Sex Pistols fino ai più recenti Swingin’ Utters. Insomma avete capito di cosa trattano le 15 traccie ( comprese una "Intro" e una "Outro" ), ma con un paio di episodi che strizzano l'occhio allo PsychoBilly in "Cigars + Rum" e nel finale dei 5:27 minuti di "Not Here" con tanto di Contrabbasso, in "Dirty Love Hotel" viene sfruttata appieno la voce della chitarrista Rik con ottimi risultati ! Se posso dare un consiglio ( se mai leggeranno questa recensione) usate più spesso la sua voce perché davvero bella ed in sintonia con il suono proposto. Le canzoni meglio riuscite le indico in "Angelina", "Into The Sun" "Dirty Love Hate" appunto, "Cigars + Rum" e "Emerging Market" in perfetto stile primissimi Clash. Buon disco di Punk-Rock dedicato ai cultori del genere, niente di innovativo, ma va bene così. Old School che più Old School non si può.

 

Recensione di Luca Casella

GWAR

Bloody Pit Of Horror

AFM Records

 

Se siete in città, in questo pomeriggio di inizio Primavera (un giorno qualsiasi, scegliete voi, tanto sarà l’ultimo della vostra esistenza!), pregate di essere in una macelleria, un’armeria…o in un sexy shop! Sono tornati ed al meglio delle loro possibilità i 5 alieni mutanti da fast-food di Richmond, con la loro 12° fatica, Bloody Pit Of Horror. 11 tracce di splendido, dinamico, adrenalinico e tecnico thrash metal che oscilla tra la velocità ed il virtuosismo alla Forbidden, momenti di ferocia degni dei Destrucion e i ritmiche con vocal melody strappate e da mosh che farebbero invidia agli Anthrax di Among the Living…ma tutto in chiave attuale, fresca e moderna, visto che per difendere le loro conquiste galattiche, Terra in primis. La mini suit iniziale, divisa in 4 parti e che da il titolo allo stesso album, ci mostra uno splendido guitar-work delle due asce, pronte a ricamare lavori all’uncinetto insanguinati, Flattus Maximus e BalSac the Jaws of Death che fin dall’opener Zombie March (un titolo che scatena la gioia del Romero-fan che c’è nel sottoscritto) mostrano tecnica, gusto e…un mood sanguigno! Altre perle, però, vengono sparate dalla loro nave madre volante a forma di dildo, come una Tick Tits che farà felici soprattutto le supporter del gentil sesso, oppure la romantica e tenera (di carne) You Are My Meat, dove il lavoro di Jizmak de Gusha, l’uomo-macchina del drum-kit, sfodera una pulizia esecutiva, abbinata ad una potenza propulsiva, che si dimostra decisiva nello scontro con le armate nemiche delle Mamme Anti-Rock. Questa ciurma di mutanti spaziali del Cyber-Olandese Volante alla conquista di mondi intergalattici ha bisogno, però, di un capitano, di un Devy Jones altrettanto valido; e chi meglio di Oderus Urungus può narrare, con voce ruvida e potente, ma anche in grado di ipnotizzare, le gesta del mistico tritacarne Gwar. UN album esaltante, irriverente e divertente ma, soprattutto, un grandissimo lavoro di thrash metal a 24 carati dove influenze del passato e del presente convergono, mediate dalla malsana impronte della band della Virginia, pronta sempre a salutarci con un brano come Hail Genocide, che mette tutti di buon umore per la mattutina battaglia con coltelli elettrici a positroni. Da gustarsi in religioso silenzio, con le immagini random de L’Armata delle Tenebre o Evil Aliens…..consigliatissimo. Anche questo è il grande Thrash da circoletto rosso sangue.

 

Recensione di Andrea Evolti