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D DRIVE

3D

Melodic Evolution Records

 

Finalmente il 3D anche in musica e per una confezione davvero strepitosa! Non poteva che cominciare con questa incredibile notizia la review dei newyorkesi D Drive e non solo, perchè si tratta di musicisti con la M maiuscola e del terzo lavoro per una band nata nel 2004 dalla stretta collaborazione tra il guitarist Don Mancuso (The Lou Gramm Band, Black Sheep, Cheater, Celtic Fire), e il singer Phil Naro (Talas, Peter Criss, 24K), i quali hanno cominciato a comporre i brani per quello che è poi divenuto il debut album "Don Mancuso D Drive", datato 2005, seguìto due anni più tardi dall'uscita di "Straight Up The Middle" per un quintetto che, pur non mantenendo la medesima line-up, è stato costantemente di primissimo ordine sia per la stessa che per l'immancabili special guests (tra i quali il celeberrimo Lou Gramm, Jessie Hamilton e Brian Egglestone), e che per il fresco "3D", targato Melodic Evolution Records, vede unirsi ai già citati e sempre presenti Phil Naro e Don Mancuso l'altro guitar man John Naro, il bassista John Taylor e il drummer Bobby Bond senza dimenticare lo special guest per l'occasione, il leggendario bass player Billy Sheehan (Mr. Big, David Lee Roth, Talas). Puro hard rock, come da buona tradizione, per 11 tracce pronte a lasciare il segno già dall'opener "Next Train" e non poteva esserci partenza migliore per una track in amarcord style impreziosita da un chorus che colpisce per direttissima e un solo che rafforza un'atmosfera già speciale, non da meno la coinvolgente "Dig Down" e qui Mr. Mancuso e John Naro divertono e si divertono ve lo assicuro, assolutamente indovinato lo schiocco delle dita che accompagna il refrain nel finale. Sonorità Reo SpeedWagon in "Kiss The Ground", la traccia in questione ricorda davvero la band di Kevin Cronin per un'altro episodio rock di altri tempi che proseguono col ritmo a go go di "Chains On You", circa 4 minuti a tutto movimento per poi riprendere fiato con le note più soft di "Never Had A Chance" e forse mi sbaglio, ma in parte sembra di ascoltare piccole atmosfere country quanto meno per il fatto che è possibile immaginare, chiudendo gli occhi, i locali dove si esibiscono gli artisti dediti al genere e almeno a titolo personale l'impressione è questa come per la successiva "Last To Fall" anch'essa dal ritmo più blando, ma sempre di grande intensità. Riprende il rock a tutti gli effetti con la trascinante "Down Deep" per un Phil Naro che non si risparmia e che, per la serie tutto in famiglia, ha nelle proprie corde vocali non solo un'instancabile grinta, ma riecheggia a tratti il già citato Lou Gramm e sottolinearlo mi riempie di piacere in quanto grande estimatore del glorioso frontman dei Foreigner; delicatissima la ballad "Always Done What I Want" e anche qui soffia un buon country style arricchito dalle sei corde di Mancuso per poi lasciare subito spazio a una nuova ventata rock e a tutta velocità in compagnia di "To Rock'n'Roll Heaven". Incredibile la track "Tumblin", ricorda lo stile dei Red Hot Chili Peppers soprattutto nelle strofe e vi assicuro che ho mente lucida e orecchie ben aperte, ascoltate per credere! Posso sostenere con assoluta certezza che i D Drive sono come il vino e di quello migliore, ma prima di assaporarlo rimane la conclusiva e acustica "Welcome To My World", nella quale il primo minuto e poco più rappresenta la parte migliore con un magico tappeto di tastiere elegantemente percorso da un toccante solo guitar e poi, a tutta festa per degustare un cd sorprendente e con una chicca strepitosa all'interno della confezione come accennato ad inizio review, gli occhialini appositi per vedere le immagini del libretto in 3D.

 

Che dire ancora? Che i D Drive sanno stare al passo con i tempi attraverso la classe e la professionalità di sempre. Sito web:www.ddrive.com

 

 

Recensione di Francesco Cacciatore

MIKE TRAMP & THE ROCK 'N' ROLL CIRCUZ

Stand Your Ground

Edel

 

Torna sul mercato discografico un’assoluta leggenda del mondo AOR americana: Mike Tramp. Archiviate (almeno per il momento) le sue precedenti bands Freak of Nature ma soprattutto White Lion, Mike insieme ai suoi “Rock N’Roll Circuz” fa giungere sul mercato discografico la loro seconda fatica. Undici tracce di torrido rock n’roll che la band ha registrato a Copenhaghen in compagnia di diverse persone legate al mondo Volbeat. Son presenti infatti sia Jacob Hansen in fase di mixaggio e sia Karsten Sand ,che disegna la bella copertina che rappresenta un cowboy di spalle con una chitarra a tracolla. L’album è sicuramente meno”sound americano adatto per un lungo coast to coast” e piu’ “rock n’roll grezzo e grintoso”. La band è estremamente compatta ed oltre a Mike è composta da: Claus Langeskov al basso, Soren Andersen alla chitarra, Morten Hellborn alla batteria ed Emily Garriock come seconda voce, percussioni e tastiere. Le classiche sirene,ormai abusate e strabusate da tanti gruppi aprono le danze nell’iniziale “Don’t let them put it on you”. Inizialmente sembra di ascoltare gli L.A.Guns era “Hollywood Vampires” ma la voce del buon Tramp è certamente meno nasale e potente di quella di Phil Lewis e il pezzo si evolve benissimo per il suo proseguio con un bel coro potente e un assolo indubbiamente di pregevole fattura. Un pezzo che sembra scritto apposta per l’esecuzione live, specie ad un certo punto, quando rallenta e sembra invitare a battere le mani ritmicamente nell’aria. “Alright by me” è un bel midtempo , cantato con passione da Tramp e con ottime melodie armoniche che valorizzano appieno la bella voce del carismatico cantante. La canzone che probabilmente Bon Jovi vorrebbe fare in questo momento e non è piu’ capace di comporre. Le chitarre ricordano molto da vicino alcuni episodi di “Use your illusion” dei Guns N’Roses. “Distance” si apre con una bella parte di batteria di Morten Hellborn ed è una ballata non troppo melensa che descrive brillantemente un rapporto amoroso in crisi e la distanza che si crea in una coppia quando non si va piu’ d’accordo. Uno degli episodi maggiormente adatti a un’incessante passaggio radiofonico ed un assolo parecchio bello son gli ingredienti finali di questa piccola perla. “Gotta get away” inizia in classico stile Ac-dc , per poi evolversi nel piu’ classico White Lion sound, specie nella parte che precede il coro. Un coro in cui Mike fa lo spelling di ogni parola ,scandendole con rabbia e passione. “Straight from the look in my eyes” puo’ ricordare molto da vicino alcune composizioni di due leggende quali John Mellencamp e Tom Petty.Chitarre acustiche, un retrogusto di psichedelia e diversi riferimenti ai Beatles completano l’opera. Una canzone che ha forse la piccola pecca di essere un attimo ripetitiva in taluni frangenti. “Got me crazy” deve essere stata registrata in presa diretta.Una composizione molto compatta della band, che certamente fa dell’assoluta coesione tra i singoli membri la sua forza. Molto cantautoriale, niente di nuovo sotto il sole come originalità ma indubbiamente una canzone che si lascia piacevolmente ascoltare. “Wish you well” è un pezzo invece molto oscuro. Quasi new wave/indie nelle battute iniziali, per poi essere pienamente dominato dalla voce di Tramp, che raramente si è cimentato in territori di questo genere, sicuramente diversi dai suoi canoni. Coro molto riuscito e Mike augura ogni bene. Sicuramente dopo l’ascolto di questo disco, un piacevole momento di relax mi è stato regalato e l’augurio di Mike si è avverato nel mio caso. “The world is changing” è secondo me la canzone che ricorda di piu’ i suoi Freak of Nature. Lenta, oscura, quasi un anthem. Potenza allo stato puro è la parte che precede il ritornello. Anche questa canzone è da annoverare tra i momenti salienti del cd. “Prettiest girl” è una canzone molto sul generis, che scorre via veloce senza particolare brillantezza. Canzone che probabilmente serviva un po’ per riempire l’album. Fortunatamente “Say what you want” riporta su ben altri binari il cd. Batteria potente iniziale con un bel riffone che l’accompagna. Una canzone molto grintosa e con belle armonie vocali. Molto adatta per faticare sul tapis roulant e la definirei quel tipo di canzone che “ti da la carica quando devi comunicare qualche cosa d’importante a una donna che vuoi conquistare”. Poi Mike, me lo vedo bene in chiave di Cupido, anche perché è biondissimo. Un bel lento pacifista “The soldier never start a war” chiude l’album in bellezza. Un pezzo che non sfigurerebbe in alcuni album dei Queen. Molto teatrale nell’incedere e con vari cambi di tempo. Parti orchestrali, hammond in sottofondo, chitarre taglienti accompagnano la sofferta interpretazione, ricca di pathos di Mike.

Un gran bel cd (tranne pochi episodi) probabilmente il suo migliore da svariato tempo e che francamente consiglio.

 

Recensione di MauRnrPirate

AFTER HOURS

Against The Grain

Frontiers Records

 

Ci sono certi cd che non brillano per originalità o per particolari doti tecniche, ma hanno comunque il potere di coinvolgerti possedendo alcune peculiarità che per una ragione o per l’altra li fanno apprezzare. E’ il caso di questo “Against The Grain” degli After Hours. La band in questione viene formata nel lontano 1987 ad opera di John Francis (voce), Tim Payne (chitarra solista), Martin Walls (basso), Mark Addison (batteria) e Rick Young (tastiere). Subito dopo viene dato alle stampe “Take Off”, ottimo album di brillante Aor in puro stile britannico. Nel 1992 esce il loro secondo cd semplicemente intitolato After Hours, ma nonostante il tentativo di scrivere un singolo che possa definitivamente aprirgli le porte del mercato americano la band cade nell’oblio. Nel 2008 un incontro casuale di Martin Walls, Tim Payne e John Francis fa in modo che si materializzi la reunion della band. Il risultato è questo “Against The Grain” che va a pescare nella loro mai sopita passione di scrivere musica. A completare la line up entrano Chris Pope alla batteria e Sean McMenemy alle tastiere e chitarra. “Stand Up” apre il cd con un riff che deve tantissimo ai Survivor. La canzone si evolve in un Aor di classe, dove spicca la voce di Payne che esplode nell’ottimo ritornello, a condire il tutto un ispirato solo di chitarra. Spettacolare “Turn On Your Radio”, che non sfigurerebbe in un album dei Journey. Ancora una volta si distingue il ritornello davvero emozionante che riesce a trasformare una bella canzone in una grande canzone. Introdotta da una chitarra acustica e da una serie di percussioni tribali incomincia “Eleventh Hour”, canzone molto intimistica e melodica. L’ottima linea di basso fa da tappeto per un delicatissima chitarra che mi ricorda molto il modo di suonare di Richie Kotzen. Il quarto pezzo è la title track. Dopo un breve arpeggio acustico esplode la chitarra di Tim Payne in un bel riff hard rock, qualità sempre altissima anche per merito della sezione ritmica davvero potente e precisa. La seguente “Angel” è secondo me un piccolo capolavoro. Journey che incontrano i Toto in un pezzo dal refrain decisamente trascinante, supportato da un gusto melodico eccezionale. Davvero un gran pezzo, la melodia ti entra in testa al primo ascolto ed è difficile farla uscire. “When You’re Around” è un altro esempio di puro e incontaminato Aor. Devo dire che se dovessi accostarlo ad un artista più famoso sceglierei sicuramente Michael Bolton. Prestazione vocale perfetta da parte di John Francio, che con il suo timbro caldo e suadente rappresenta il valore aggiunto, non solo di questa canzone ma di tutto il cd. “Hold On” è il classico pezzo power Aor, con chitarre in evidenza e ritmo incalzante. Con Let It Go si torna in lidi più soft. Ottima la linea melodica e il ritornello Journey-style. Forse questo pezzo è quello che si avvicina di più alla band di Steve Perry. John Francis ha un timbro vocale che somiglia molto a quello di Perry, ma in questo caso sembra quasi un clone (nel senso buono del termine). “I Want Yesterday” rimane sulla falsa riga delle canzoni precedenti conservando comunque una qualità altissima. La seguente ballad “I Need Your Love” è stupenda! Tutto perfetto! Sezione ritmica, riff di chitarra, ritornello e l’ispirata voce di Francis creano un connubio eccezionale. Una prestazione da 10 e lode, e una melodia che punta dritta al cuore. Chiude il cd la versione acustica di “Eleventh Hour”, che viene resa ancora più melodica e delicata. In conclusione un ottimo cd che si fa ascoltare con piacere e non stanca neanche dopo ripetuti ascolti. Gli After Hours hanno concepito un lavoro che, pur possedendo tutti i canoni del genere, risulta fresco e genuino. Ottima la produzione e ottime le canzoni,ma soprattutto “Against The Grain” è la rappresentazione di come dovrebbe essere fatto un album Aor. Complimenti agli After Hours e se siete amanti di queste sonorità dategli un ascolto, non ve ne pentirete.

 

Recensione di Fabrizio Tasso

BIG LIFE

Big Life

AOR Heaven/Frontiers Records

 

I Big Life sono il nuovo progetto dell’Aor Guru Steve Newman (Newman, Atlantic, Steve Overland, Frozen Rain etc ) e Mark Thompson-Smith (ex Praying Mantis) alla voce. Per chi non conoscesse Steve Newman, basta dire che che negli ultimi 10 anni ha pubblicato ben 8 cd di altissima qualità (l’ultimo “The Art Of Balance” è un piccolo capolavoro del genere). Per quanto riguarda Mark Thompson-Smith (il singer) riemerge dall’oscurità in cui era precipitato negli ultimi anni. Dopo esser stato il cantante dei Praying Mantis nei primi anni 90 e aver collaborato con molte bands in Inghilterra durante gli anni 80, diventa il “guest vocalist” dei The Sweet nel 2005. Durante il suo periodo di militanza nei Praying Mantis, Mark conosce Steve e subito diventano buoni amici, tanto da essere presente in moltissime backing vocals dei Newman. Mark però decide di perseguire una carriera diversa e la collaborazione non dà i suoi frutti. La scintilla che riaccende la passione nella musica per Mark è il tour svedese con i The Sweet nel 2005. Ricontatta Steve per proporgli un progetto comune e il risultato che ne fuoriesce è questo progetto Big Life. Viene coinvolto nel progetto anche Rob McEwen, eccezionale batterista che ha suonato negli ultimi 3 cd dei Newman. I tre si riuniscono nello studio privato di Steve, in Inghilterra, e danno alla luce questo progetto omonimo di cui Newman è anche il produttore. La prima traccia è “Dying Day”, canzone in puro stile Aor anni 80, con il duo tastiere/chitarra in evidenza e una grande prova vocale di Thompson-Smith che fuga immediatamente i dubbi che mi erano sorti a causa della sua lunga inattività. Inizio col botto quindi, anche perché il ritornello pesta duro mettendo subito in evidenza il lavoro dietro le pelli di McEwen. Con “Close To You” e il suo riff ultra orecchiabile sembra di tornare indietro nel tempo. Pur essendo un mid-tempo abbastanza normale ha dalla sua parte un groove trascinante. Ottima la parte centrale ed il finale, dove la chitarra ruba la scena alle onnipresenti tastiere. Ancora un intro tastieristico introduce “Better Man”, che con le sue sonorità ammaglianti ci guida attraverso oceani di melodia. Ottimo pezzo, sicuramente una delle punte di diamante di questo cd. Segue “ Calling”, con il suo incedere orientaleggiante. Il ritornello ha un sfumatura epica, ma il valore aggiunto è rappresentato dall’assolo di chitarra e dalla prestazione vocale di Thompson-Smith davvero sopra la media. Arriva il tempo della prima vera ballad, “I’ll Still Believe Be Here” in pieno stile Newman. Arrangiamenti raffinati e un innato senso della melodia fanno si che la canzone possa diventare una potenziale hit. Si prosegue con il power Aor di “Feel Alive”, che non si discosta molto dai precedenti brani conservandone comunque le ottime qualità già espresse. Con un arpeggio che mi ha ricordato molto “Love Bites” dei Def Leppard inizia “Deep Water”. Molto bella anche questa song che con la sua carica Aor/Blues ci mostra il lato più melanconico e sentimentale della band. “At The End Of My Rainbow” i Big Life affrontano territori più moderni utilizzando vari effetti sulla voce e sul suono della chitarra. Il risultato è una canzone godibile che ha il suo apice nell’azzeccato ritornello. Molto bella anche “Leaves”, anche questa pervasa da atmosfere blues e da chitarre acustiche che mettono in primo piano il cantato dolce e suadente di Thompson-Smith, il quale si trova perfettamente a suo agio nell’interpretare il pezzo. “Stop in Time” è l’ennesima ballad che tra echi alla Freddy Curci (Alias/Sheriff) e il perfetto bilanciamento tra piano e chitarra, culla l’ascoltatore puntando dritta al cuore. Si ritorna a battere i piedi con “Takin Me Down”, ottimo mid-tempo dove le chitarre sono finalmente protagoniste. Pregevole anche l’assolo di chitarra. A chiudere il cd troviamo “Nothing Without You”, splendida e dolcissima ballad supportata da chitarre acustiche e da un ritmo di batteria in sottofondo. Bonus track del cd è “Special Relationship”, tipica song alla Newman con gran ritmo e ritornello super ruffiano!!

In definitiva questo Big Life è davvero un cd ben riuscito. Il sodalizio tra Newman e Thompson-Smith è riuscito a creare una chimica davvero portentosa, riuscendo a miscelare alla perfezione il grande talento dei due. Se poi aggiungiamo che il cd è prodotto alla perfezione posso affermare che si tratta del picco più alto mai raggiunto da entrambi i musicisti. Se vi piacciono le atmosfere dei Newman, degli Alias, tonnellate di melodia che strizzano l’occhio a sonorità un po’ retrò, Big Life è il cd che fa per voi.

 

Recensione di Fabrizio Tasso