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SOLDIERS OF A WRONG WAR

Lights & Karma

DMB Music

 

Album di debutto per i soldati vercellesi, dove è innegabile come il Karma si sia messo subito positivamente in azione, visto che “Save Me”, singolo contenuto in LIGHTS & KARMA, da qualche giorno è in rotazione su Virgin Radio all’interno del programma “Virgin Generation Official”, donando così una buona notorietà sia alla band che all’album tutto. Il quartetto, che suona insieme dall’anno 2007, calcando palchi di prestigio in Italia insieme a band che hanno lasciato e continuano a lasciare il segno, si presenta con un prodotto gradevole da inserire in quel genere alternativo che sta riscuotendo un successo evidente, anche se il termine alternativo sta subendo abusi di ogni genere ultimamente, e anche qui andrebbe leggermente rivisto. La dieci tracce, un insieme di sound che spazia dal rock classico, al new metal, fino a percepire un leggero punk, sono sviluppate in maniera poco impegnativa ma digeribile, così da risultare facilmente recepibili da tutti e questa leggerezza le rende a loro modo pop, e nel pop c’è poco di alternativo, etichettando così questo come un lavoro più per teenagers che per ascoltatori navigati. Ok, l’impatto è di quelli easy, quindi sicuramente è piacevole ai meno esigenti, ma, non essendo banale, sarebbe stato più interessante buttargli dentro quel qualcosa in più così da ampliare il range degli ascoltatori. Magari rendere più melodica la voce, o inserire qualche giro particolare. Comunque, bando alle ciance di noi redattori, Il disco è ben arrangiato e curato, non ce ne sono di balle, già dal bell’artwork con lampadina, davvero molto efficace. I brani sono lineari, si susseguono uno dietro l’altro tutto sommato piacevolmente. Quello che poco si respira è il sentimento, a parte un buon acustico il resto soffre un po’ per questa mancanza, diserta l’esalazione di quella emozione che possa trattenere dentro di noi i pezzi, e una definizione del genere in questo caso dovrebbe essere più esplicita, forse dire che si tratta di un lavoro pop tendente al rock sarebbe ideale, così da farlo maggiormente apprezzare per la sua piacevole essenzialità e misura. Line-up: Luca “Difio” Del Fiore (voce e chitarra); Adin Sulic (basso); Luca Cek (chitarra e cori); Luciano Pitruzzello (batteria). Link www.myspace.com/soldiersofawrongwar

 

Recensione di Margherita Simonetti

LEGEN BELTZA

Need to Suffer

Punishment 18 Records

 

All'esordio per l'italiana Punishment 18, ma attivi già dal 1999 con il demo Ziztu Bizian, gli spagnoli (o sarebbe più corretto dire baschi) Legen Beltza sono giunti oggi al quarto lavoro, questo Need To Suffer, che ci mostra una band ricca di energia, capacità, una buona dose di esperienza, unita ad un tasso creativo non trascurabile, che appare in grado di svilupparsi ulteriormente in un prossimo futuro. Il four-piece di Azpeitia (la lingua basca ha questo sapore quasi alieno, affascinante. Infatti veniva usata anche nel loro full-length d'esordio Istorio Triste Bat) sforna 10 tracce di thrash metal violento, dinamico e dal buon livello tecnico, sulla scia degli ultimi Testament/ Machine Head, aggiungendo anche la brutalità dei Destruction di The Antichrist e qualcosa dei Necrodeath di Peach Black. L'opener Vaporized è un esempio perfetto di questa formula chimica, con chitarre possenti, veloci e che intessono riff ben architettati, sulla propulsione ritmica del batterista Iván Hernández, dirompente e fantasioso nell'uso dei piatti, stile che ben si sposa con la ferocia tecnica di brani come Midnight Meat Train (Clive Barker docet) o Death Control. In questi brani emerge il talento degli addetti alle 'corde mortali': il bassista e cantante Xanti Rodríguez e le due asce Ekaitz Garmendia e Joseba Azkue. Questi ultimi due, soprattutto, mostrano una grande maturità compositiva, riuscendo a suonare un thrash veloce (quindi di stampo Bay-Area classico) unito a pesantezza e feralità moderne, tanto che echi di death/black possono essere trovati in alcuni passaggi di Church Burning o Mutant from the Red Hill (abbiamo capito che l'immaginario degli horror movie viene molto impiegato dalla formazione basca). Asfittiche e brutali, le due chitarre dei LB articolano anche passaggi complessi ed assoli di splendida fattura, dalla vena epica, che ricordano alcune cose dei primi Deathrow, in quanto ad atmosfera calata nella ferocia thrash-teutonica. Unico vero difetto, che pareggia l'ottimo lavoro al basso di Xanti Rodríguez, è proprio la prestazione vocale di quest'ultimo: a tratti apparirebbe interessante per doti di duttilità, una specie di via di mezzo tra il moderno Chuck Billy e Ken Elkinton (Defiance in Product of Society), ma è la scelta in molti passaggi che lascia perplessi, proprio come nell'opener Vaporized, dove un'impostazione quasi vicina al black appare abbastanza fuori luogo e, paradossalmente, disperde la furia dell'assalto thrash generato dal combo del Nord della Spagna. Questa pecca, però, e riscontrabile in molti, ma non troppi passaggi del disco, un lavoro più che buono, ben suonato e realizzato e ricco di spunti, energia ed idee. Del thrash metal di prima scelta con molto da dire e che ci fa sperare in una costante evoluzione per questa realtà che rivendica anche una certa identità nazionale con il brano conclusivo in lingua madre Amaierarik Ez Da. Da ascoltare con interesse ed entusiasmo.

 

Recensione di Andrea Evolti