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FRATELLI CALAFURIA

MUSICA ROVINATA

Massive Arts Records

 

 

La prima cosa che si richiede è quella di impostare la funzione Repeat sul vostro lettore CD o MP3, al fine di ascoltare più volte MUSICA ROVINATA, un prodotto che ne vale cento e che al primo impatto potrebbe risultare difficile da afferrare, ma al secondo già si capisce quanto è figo. I Calafuria sanno essere insoliti, sbattendosene di qualsiasi cliché o stereotipo che dir si voglia, e seguendo la strada del faccio quello che mi va di fare che mi piace fare e solo quello fanculo gli altri, arrivano al dunque. Del resto la loro atipicità si era esternata col primo lavoro datato anno 2008 “Senza titolo – del fregarsene di tutto e non fregarsene di niente”, fissata nel 2010 con L’EP “Altafedeltapaura” e confermata qui ora, con un full lenght da premio, dieci tracks più una ghost one superbe, originali in tutto e per tutto, difficilmente somiglianti a qualcosa o a qualcuno, ma solo 100% Calafuria, i quali, orfani artisticamente parlando del loro batterista Tato Vastola, si avvalgono di collaborazioni esimie, come quella di Giulio “Ragno” Favero, la cui persona smisurata non necessita di spiegazioni, quella del rapper Dargen D’Amico e quella di Moreno Ussi dei La Crisi.

Il tutto per dare vita a pezzi veloci e pungenti, fatti di rockpunkhardcorepopelectrofunk di nuova generazione, e ci siamo, sì sì sì ci siamo, ci muoviamo nel regno dell’anarchia sonora, del sound difettoso e sporco ma di grandissimo pregio. La protagonista di questo viaggio nella musica rovinata è appunto lei, la musica, con un omaggio particolare ai supporti in vinile e alle cassette, il cui suono facilmente sporcabile anche solo da un granello di polvere ma anche più vero, meno contraffatto, puro, rievoca i tempi che furono, e genera rimpianto nei più. Il viaggio folle si snoda track dopo track mixando armonici inconsueti e difformi a volte irruenti e a volte meno, tanto imperfetti da risultare irreprensibili, con chitarre in primissimo piano sempre, batteria elettronica, adrenalina a manetta e giri che cambiano di continuo creando ritmi disuguali. Che dire, come i non Fratelli Andrea e Paco Calafuria in Italia ce ne sono pochi o forse nessuno è davvero anticonformista underground nel vero senso della parola come lo sono loro; meditate gente e imparate, la musica inedita e rinnovata esiste. Basta avere idee e farla. Per ora beccatevela qui. Line-up: Andrea Volontè_chitarra e voce; Paco Vercelloni_basso e voce. Da Milano. Link: www.myspace.com/fratellicalafuria ; http://fratellicalafuria.tumblr.com

 

Margherita Simonetti

NO GRAVITY

Worlds in collision

Lion Music

 

Esordio discografico per una nuova band costruita intorno al chitarrista Simone Fiorletta, già noto per le sue esperienze musicali come chitarrista dei Moonlight Comedy e per la sua carriera solita di tutto rispetto (con ben quattro album all’attivo). Intorno a lui troviamo Davide Perruzza (chitarra) Andrea Casali (basso) Andrea De Paoli (tastiere) e Marco Aiello (batteria). Il genere proposto è un prog metal ma la bellezza di questo album non è solo racchiusa nelle composizioni in esso contenute, bensì nella varietà delle stesse, data soprattutto dall’alternanza dei cantanti. Tolto Emiliano Germani (ex Coercive e Moonlight Comedy) che si prende l’onere di cantare ben quattro pezzi, il microfono viene di volta in volta preso dai migliori cantanti metal italiani (e non) che rispondono ai nomi di: Michele Luppi (Vision Divine, Mr Pig, Killing Touch, Los Angeles), Roberto Tiranti (Vanexa, Labyrinth, New Trolls), Fabio Lione (Athena, Labyrinth, Vision Divine e Rhapsody Of Fire), Mark Basile (Mind Key, B.R.A.K.E. e DGM) e Andy Kuntz (Vander Plas).

Apre il disco “Sailing On Sight” seguito da “The Killer” due pezzi di forte matrice prog non certo d’immediata assimilazione. “I Can’t Dream Anymore” è la prima gemma grazie all’interpretazione di Andy Kuntz che dona al brano un’intensità altissima. La voce epica di Lione ci introduce “Voices From The Past”, un brano che sembra una sorta di b-side dei Dream Theater e non solo per la parte di tastiera che ricorda un “Wait For Sleep” in versione velocissima. “I’m bleeding” è una ballad che danza sulla dolcezza della voce di Michele Luppi, capace di arricchire il brano di per sé già molto piacevole. “Nowadays” viene introdotta dal basso di Casali e riporta alla mente i progetti solisti di LaBrie tale è la potenza che sprigiona e Tiranti ci regala una prova maiuscola. Chiude l’album “Unexpected gift” un brano di quasi undici minuti dove la band mostra a tutti -se ce ne fosse ancora bisogno- le proprie capacità tecniche. Un disco perfettamente bilanciato tra iper-tecnicismo e buon gusto consigliato a chi ama la musica (prog metal) ben fatta.

 

 

Andrea Lami