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SYMPHONY X

Iconoclast

Nuclear Blast - 2011

 

“Paradise Lost” è stato un album riuscito che ha ampliato il numero dei fan dei Symphony X per il semplice motivo che la musica in esso contenuta allargava gli orizzonti già proposti dalla band, andando alla ricerca di un suono più duro e crudo. Con “Iconoclast” Romeo & soci -come fanno i saltatori in alto- decidono di alzare ancora un po' l'asticella e provano ad alzare il tiro. L'omonima “Iconoclast” messa in apertura racchiude -nei suoi dieci minuti di durata- quanto e dove questa band vuole arrivare. Cambi di tempo degni delle migliori band prog-metal, gli assolo taglienti e velocissimi, linee del cantato mai banali, cori che strizzano l'occhio all'epico. “The End Of Innocence”, forse il brano più diretto dell'intero album, mette in evidenza un Pinnella in piena forma capace di reggere il passo del mastermind Romeo. “Bastards Of The Machine”, “Dehumanized” e “Prometheus” sono i tre brani che sembrano già pronti per essere inseriti nelle prossime scalette live, soprattutto “Bastards” per i cori da stadio in essa contenuti. Anche in questo caso viene spontaneo pensare al discorso supertecnica=freddezza, ma basta dare un ascolto alla semi-ballad “When All Is Lost”, introdotta da un piano sognante e posta in chiusura dell'album, per dissipare ogni dubbio. Russell Allen come ormai è sua abitudine, sfodera una prestazione al di sopra delle righe regalandoci una prova maiuscola -a tratti teatrale- ed aggiungendo quel quid che alla fine fa la differenza. Personalmente amo le voci più chiare (Tate, LaBrie, Luppi & c.) ma non posso far altro che inchinarmi a cotanta grandezza. Dopo numerosi ascolti (questa musica si deve ascoltare, ascoltare ed ascoltare) l'atleta Symphony X ha eseguito uno dei suoi migliori salti e l'asticella non si è mossa. Anzi forse a ben vedere, durante il salto la distanza tra schiena ed asticella è stata elevata, segno che questa band ha ancora un ampio margine di miglioramento, anche se continua a piazzare salti in alto da record. Visto che i Queensryche hanno compiuto un passo falso, tocca ai Dream Theater -orfani del timoniere Mike Portnoy- provare a far meglio? Ne riparleremo dopo l'estate.

 

Recensione di Andrea Lami

RHAPSODY OF FIRE

From Chaos To Eternity

Nuclear Blast - 2011

 

I Rhapsody Of Fire sono un fiume in piena, dopo “The Frozen Tears Of Angels”, dato alle stampe solamente nell'ottobre dell'anno scorso, rieccoli tornare alla pubblicazione di un album di inediti. Come ormai risaputo, si tratta del capitolo finale della Dark Secret Saga iniziata nel lontano 1997 (era l'ora qualcuno dirà!!). In questo album troviamo tutte le caratteristiche che hanno fatto la fortuna della band: voce epica di Lione sorretta da cori imponenti, ritmica serratissima in pieno stile power-epic metal senza dimenticare le chitarre e tastiere che sfornano riff e che si inseguono alla velocità della luce per tutta la durata dell'album. La voce narrante di Christopher Lee in “Ad Infinitum” dà il via alle danze, l'omonima canzone è la prima che ci viene data in pasto, contenente tutti gli ingredienti per soddisfare i palati dei vari Rhapsody-fans. “Ghost Of Forgotten Worlds” parte con un intro alla Malmsteen per prendere forma in una prog-song con ricchi cambi di tempo. Mi sento di avvicinare “Aeons Of Raging Darkness” e “Tornado” alla discografia dei Children Of Bodom, colpa/merito anche del cantato di Lione che si trasforma ed avvicina (a sorpresa) a quello di Alexi Laiho. I brani cantati in italiani sono ben due “Tempesta Di Fuoco” e “Anima Perduta” musicalmente piacevoli, ma il cantato in italiano continua a non convincermi appieno, anzi durante l'ascolto mi tornano in mente gli Atroci che dei Rhapsody & c. hanno fatto una splendida parodia. Chiude l'album in questione “Heroes Of The Waterfall's Kingdom” una suite di ben 19 minuti capace di racchiudere tutte le qualità dei Rhapsody: introduzione di Lee, ritmica indiavolata, duelli di Turilli e Staropoli eseguiti a velocità pazzesche, Lione che si esprime in entrambe le lingue, chiusura affidata ancora una volta alla voce profonda di Lee: una summa di tutto quello che i Rhapsody Of Fire son capaci di fare. “From Chaos To Eternity” è un disco che si ascolta volentieri ricco di spunti gradevoli che farà la gioia di tutti i fan dei Rhapsody Of Fire. A mio parere, oltre a chiudere una saga ed a svelare l'Oscuro Segreto, quest'album aggiunge poco alla fantastica carriera di una band che è stata capace di creare un genere fino ad esportarlo.

 

Recensione di Andrea Lami