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NEW YORK DOLLS

Dancing Backwards in High Hell

429Record/ Frontiers Records

 

I New York Dolls sono senza dubbio una delle storie più particolari e controverse del rock ‘n roll. Un intenso quanto veloce inizio negli anni ‘70 con due autentiche perle come “New York Dolls” e “Too Much Too Soon” (chi vive di rock è d’obbligo che li abbia nei propri scaffali di dischi, n.d.r.) che riscossero però uno scarso successo nell’immediato. Poi più niente: droghe e abusi di ogni genere, dimenticati da tutti e la morte, inesorabile, di quattro componenti del gruppo. Ma come spesso succede le vite travagliate di certe band diventano di colpo le più gloriose. Il rock’n roll non tradisce e non si dimentica di nessuno. Lo spirito delle bambole di New York è sempre stato vivo per poi esplodere negli anni 80 trovando la sua consacrazione nella memoria di tanti musicisti. Insieme a mostri sacri come T-Rex, David Bowie e Iggy Pop hanno dato una corrente d’aria fresca alla musica. Hanno dei fan sfegatati come Morrisey, sono ritenuti i padri fondatori del Glam rock e molte band come Hanoi Rocks, Motley Crue e Guns’n Roses non hanno mai smesso di omaggiarli cantando le loro canzoni. Ci sono voluti trent’anni perché gli unici due superstiti David Johansen e Sylvain Sylvain, rispettivamente Frontman e chitarrista, decidessero una volta per tutte di riesumare questa leggendaria band. “One day it will please us to remember even this” sancisce il loro ritorno discografico nel 2006, con un album che personalmente ritengo ottimo, dove figurano tra le altre cose ospiti illustri come Michael Stipe dei R.E.M, Tom Gabel e Iggy Pop. Poi è la volta di “‘cause I sez So”: buono, anche se dalle melodie scontate nonostante la produzione di Todd Rundgren. Due dischi differenti tra loro e di gran lunga diversi dai primi due lavori della band. Nessuno ormai li ferma più. E adesso l’eterno ragazzo David Johansen decide di rimescolare le carte in ambito musicale pubblicando questo “Dancing Backwards in High Hell”, registrato a Newcastle e in uscita il 14 Marzo (429Record/ Frontiers Records) . Cosa vi potreste aspettare? Il solito buon lavoro di onesto rock dove questi vecchietti si sforzano di esere attuali ai giorni d’oggi? No signori, niente di tutto questo. David E Sylvain presentano una nuova formazione che vede Jason Hill (che prende il posto dell’ex Hanoi Rocks Sam Yaffa) al basso e in veste di produttore e Frank Infante (al posto di Steve Conte) alla chitarra, oltre ai già collaudati Brian Delaney alla batteria e il “defilato” Brian Koonin alle tastiere. Il risultato è un album spiazzante, un chiaro omaggio alla musica anni 60/ primi 70. Scordatevi le melodie che hanno reso celebri le bambole di New York, perché qua sentirete grandi influssi di Funky e di Soul misto al un pop rock degli anni d’oro. Un lavoro che sembra registrato in presa diretta come a catturare l’energia e l’intensità di un concerto Live. Già con l’open track “Fool for you baby” e la successiva “Streetcake”, con cori femminili e riff a tratti progressive, sembra di immergersi in un vecchio 45 giri trovato per caso in soffitta e dimenticato per molti anni. Si omaggia poi lo stile dei primi Rolling Stones degli esordi con la splendida “I’m so Fabulous” (dove David Johanson pare tornato un vent’enne dalla grinta e l’entusiasmo che sprigiona con la sua voce); a seguire si va un po’ avanti nel tempo con il pezzo Indie “Talk to Me Baby”, brano a mio parere assolutamente geniale e incredibilmente attuale, ascoltate per credere. Dopo di che sembra che lo storico Frontman abbia rubato l’anima di Percy Sledge e Sam and Dave con “Kids like you” e “Round and Round she goes”, la prima una ballata intensa e la seconda una potente Soul Power dal chiaro e sorprendente spirito “Black” con accenni di Blues. Ottima l’acustica “You don’t have to Cry” dai toni pop e dolci , mentre con la successiva canzone i Dolls escono allo scoperto coverizzando un vecchio pezzo Soul di Patti LaBelle & The Bluebelles: “I Sold my Heart to the Junkman”. E’ impressionante notare come in questa versione la voce di David si adatta perfettamente al pezzo dandoli una vena molto più trasgressiva e meno “casta”, seppur bellissima voce, della Patti che fu. Si continua con la rivisitazione dell’energico brano solista di Johansen degli anni ‘70 “Funky but Chic”, qua riproposta in modo praticamente identita all’originale. Chiude il disco la Summer of Love “End of Summer”, con un lungo intro di cori femminili estasiati, prima che la voce ruvida di David si faccia spazio tra le note.

Che dire? Sicuramente questo “Dancing Backwards in High Hell” non fa gridare al capolavoro. Sembra più un omaggio che i New York Dolls abbiano voluto fare alle band e alle sonorità che, molto probabilmente, hanno avuto una grossa influenza su di loro. E’ comunque un lavoro creato con passione, dove è percepibile solo ed esclusivamente la voglia di suonare quello che desiderano, senza dover stare dietro alle leggi di mercato che il più delle volte impongono di seguire un certo stile. David e Sylvain la loro scommessa l’hanno già vinta con il loro ritorno nel 2004 e quindi adesso non resta che regalare alla gente l’entusiasmo e la grinta che hanno dentro. Ci insegnano che certe sonorità, maestre per loro e per altre centinaia di persone di quegli anni, possono pur sembrare superate ma in definitiva non moriranno mai. Pensateci bene: quante band acclamate di oggi (mi vengono in mente gli Strokes, etc..) copiano lo stile e alcune sfumature degli anni 60/70? Ecco, i New York Dolls quegli anni gli hanno vissuti per davvero e quindi nessuno meglio di loro può permettersi di riproporre quel Sound nel 2011.

Il disco è inoltre impreziosito da un bonus DVD che conterrà, oltre al “Making of” dell’album, anche un video che documenta i tre concerti tenuti al Cluny di Newcastle nel settembre del 2010 comprese alcune tracce audio live. Per il resto non ci aspetta che goderci queste leggende dal vivo ad Aprile ( qui le info delle date in Italia) . Lunga vita ai New York Dolls. Consigliato!

 

Recensione di SimoSuicide

SMART COPS

Per Proteggere e Servire

La Tempesta Records / Venus

 

Ho iniziato ad ascoltare il disco degli SMART COPS senza la minima convinzione, non so, le foto in rete non mi attiravano e la copertina del CD mi dava un’impressione errata, non mi diceva granché, ho pensato fosse uno dei soliti gruppetti per teens bellini e modaioli tanto in voga al momento… e invece no, con stupore ascolto un qualcosa che gasa, tiene lì, mette allegria, tracce veloci con suoni sparati ancora più veloci, la vena è punk rock con reminescenze LindoFerrettiane e un po’ di surf anni ’60. Qui c’è la dimostrazione che con poco si fa, la bravura è indiscussa certo, ma, senza andare a scovare la sonorità ricercata ad ogni costo, senza essere per forza paladini dell’originalità, il risultato che si può ottenere è pregevole e piace, eccome se piace. Le tracks sono così speedy e corte come il punk rock vuole e con batteria che colpisce dentro e non perde un battito, che scorrono senza esitazione, una dietro l’altra, i testi sono irriverenti e interessanti, la voce e i cori giustamente mixati all’armonico punk rock che fa tanto dancing beat ye-yé veramente figo. Che dire, sono bravi questi quattro fighetti, che poi tanto fighetti non sono, avendo alle spalle circa dieci anni di duro lavoro musicale, insomma per dirla elegantemente si sono fatti un culo così. Le songs si lasciano cantare, urlare, mai scontate, le melodie garage punk rock di basso batteria e chitarra non riceveranno mai il premio per la novità dell’anno, ma sono talmente ben fatte, e soprattutto trasmettono emozione a catena, cosa che ultimamente ci si dimentica spesso per dare spazio ad elaborazioni musicali da tagliarsi le vene. Ecco che scopriamo che esiste ancora l’emozione, del resto è il feeling più importante che c’è. E qui c’è, ed è una bellissima sorpresa. Line-up: Nicolò Fortuni_voce; Marco Rapisarda_basso; Matteo Vallicelli_batteria; Edoardo Vaccari_chitarra. Link: www.myspace.com/smartcops ; www.soundcloud.com/smartcops

 

Recensione di Margherita Simonetti

PRISCILLA

Eight lives gone

F' N' A Records

 

Già dal titolo, i Priscilla vogliono distinguersi da tanti, affermando che anche "la loro ottava vita se n'è andata". Purtroppo per loro, tale proclama produce un risultato positivo, soltanto in alcune canzoni. Originari di Cleveland, patria natale di bands storiche quali Nine Inch Nails e The Dead Boys, la band puo' essere catalogata come "band sleaze rock con spiccate influenze industriali". La tecnica e la padronanza dei vari strumenti è indubbiamente buona, visto che nella band ci suonano componenti della Marky Ramone Band e dei Black N'Blue, ma è l'originalità che manca. Un senso di totale dejavu' è quello che mi ha provocato questo cd. Ci sono canzoni,comunque decisamente valide, come la spensierata "Six,six,sex" e l'energica "Kill kult kids", anthem puro "style 80's", accanto, ahimé, a composizioni deboli, senza capo ne'coda come la ripetitivissima "Like a Tattoo" e "Blame". Indubbiamente,la band ha seguito parecchio le lezioni di illustri luminari in materia sleaze/industrial quali Murderdolls,Deathstars o The69Eyes, non riuscendo proprio ad avvicinarsi agli standards qualitativi medi delle bands in questione. Un cd ,che francamente consiglio solamente a tutti quelli,che si procurano di tutto del genere e che sconsiglio invece a chi compra cd con parsimonia, valutando sempre se è il caso di fare o meno un determinato acquisto.

 

Recensione di MauRnrPirate