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FUNERAL FOR A FRIEND

Welcome Home Armageddon

Roadrunner Records

 

"Welcome Home Armageddon" questo il titolo del nuovo e quinto dei gallesi Funeral For A Friend, che tornano a pochi mesi dall’uscita dell EP “The Young and Defenceless” con un lavoro che merita l'attenzione per chiunque manifesti interesse per un hardcore melodico intervallato a passaggi più duri con cantato simil-growl/emocore. La ricetta dei nostri offre 12 brani potenti, infarciti da robuste chitarre, da una sezione ritmica a tratti travolgente e da un ottima performance vocale del frontman Matthew Davies, ora in scream ora in clean, tutti quanti dannatamente diretti e coinvolgenti; sanno trasmettere qualcosa, non lasciano indifferenti. Difficile parlare di singole canzoni per questo "Welcome Home Armageddon" visto che sono praticamente tutte della stessa ottima fattura; c’è il momento più duro con "Old Hymns","Front Row Seats to the End of the World", il bel singolo "Sixteen" che regala preziose sfumature melodiche, e la metal "Damned If You Do, Dead If You Don't". Il rallentamento e la dilatazione melodica di "Owls (Are Watching)" e "Medicated" sanno conquistare sorprendendo. Il disco scorre alla grande; è assolutamente godibile e, se siete fan di queste sonorità, diventerà un pezzo insostituibile della vostra discografia.

 

Recensione di AngelDevil Rock

AGNOSTIC FRONT

My Life My Way

Nuclear Blast

 

Una "Famiglia" prolifica quella del New York Hard-Core, in pochi mesi ci ritroviamo a recensire una nuova uscita dei Madball, Roger Miret and the Disaster e per finire Agnostic Front . Tutte collegate tra loro per produzione , parentele, suoni ed attitudine. Il nuovo degli AGNOSTIC FRONT esce sotto etichetta Nuclear Blast come i precedenti lavori a partire da "Another Voice" del 2005. Con questo disco Roger Miret, Vinnie Stigma e soci non si allontanano dalle sonorità e temi dei recenti rilasci. Hard-Core Punk di qualità, decisamente più "facile" nei suoni rispetto a loro "Classici" come "One Voice". Lineari nella stesura dei ritornelli al limite dell'orecchiabile (per quello che può essere un disco Hard-Core). La produzione è affidata a Freddy Cricien dei Madball, tanto per restare in Famiglia...il tutto registrato sotto le mani guida di Erik Rutan (Madball, Goatwhore, Cannibal Corpse, etc.. ). Lo stesso Roger Miret ha dichiarato che vuole portare tutti a cantare con loro i ritornelli durante i concerti e sicuramente non mancheremo di farlo, come sempre d'altronde... Tredici canzoni che non deluderanno i Fans vecchi e nuovi; titoli come "My Life My Way" e "A Mi Manera" cantata in Spagnolo od il Proclama "Us Against The World" sono vere "chicche" sia nella musica che nei testi, la vecchia scuola la ritroviamo in "That's Life" un minuto e venti di pura adrenalina. Gli AF sono portavoce di una coerenza rimasta intatta nel tempo ed è per questo che sono, insieme a tutti gli altri rami musicali della Famiglia di cui fanno parte, rispettati e seguiti fin dalla loro nascita da una nutrita e compatta schiera di affezionati. Insomma un buon disco che non esce dagli schemi cari ai "Nostri" e che non lascerà a nessuno l'amaro in bocca. Non mi aspettavo nulla di diverso e non sono rimasto deluso, aggiunto alla mia attuale PlayList nella quale ci resterà a lungo. Il giudizio non è al massimo dei voti per originalità ma lo è per la fedeltà al loro essere "Hard-Core" fino al midollo.

 

Recensione a cura di Luca Casella

CHINA

Light Up The Dark

Metal Heaven - Frontiers Records

 

Della serie “ Chi non muore si rivede” mi sono ritrovato tra le mani questo nuovo cd dei China. Sono oramai passati ben 15 anni dalla loro ultima release ufficiale (Natural groove del 1995) e sinceramente li avevo dati per dispersi. I China, per chi non lo sapesse, sono svizzeri e sono stati fondati nel lontano 1985 dal chitarrista Claudio Matteo e dal drummer John Dommen (ora sostituito da Billy La Pietra). Tra il 1988 e il 1991 i ragazzi in questione sfornarono ben 3 album capolavoro (China, Sign In The Sky e Go All The Way) che li fruttarono un buon successo (specialmente in Svizzera, Germania, Inghilterra e Giappone). Nei loro anni d’oro riuscirono ad accompagnare in tour bands di buon livello come Victory e mostri sacri come Malmsteen (compresa una data in Italia, alzi la mano chi se la ricorda!!). Il loro sound all’epoca era fortemente influenzato dalle band in voga nel periodo (Bon Jovi, Van Halen, Motley Crue), ma i continui cambi di line up e soprattutto l’ascesa del grunge fecero naufragare il loro progetto. La scintilla che fece rinascere il gruppo fu la chiamata da parte del management dello Spirit Of Rock Festival, che nel 2007 li volle per aprire il concerto. Si giunge quindi al 2011 e a questo Light Up The Dark che dissipa il buio che li aveva avvolti negli ultimi 15 anni. La formazione attuale è composta dal succitato Claudio Matteo e Mack Schildknecht alle chitarre, Beat Kofmehl al basso, Billy La Pietra alla batteria e dal singer statunitense Eric St. Michaels. Il primo pezzo, che da il nome al cd, ci mostra chi sono adesso i China. Ragazzi che sorpresa!! Grande ritmo, chitarre in evidenza e groove pazzesco!! Veramente un gran pezzo! Lo stile è molto simile a quello dei loro primi album, ma trasuda una carica trascinante, non si riesce a star fermi! Hey Yo, il secondo pezzo, è un mid-tempo con il basso in bella evidenza che prepara il tappeto per un riff di chitarra davvero devastante e per il ritornello urlato in coro da tutta la band. She’s So Hot e Girl On My Screen sono le classiche hard rock songs anni 80, un po’ Aerosmith e un po’ Motley Crue, sorrette ancora da un ottimo riff di chitarra di Claudio Matteo e dai cori davvero azzeccati. Molto bella anche Lonely Rider, tipica canzone alla China con un ritornello super accattivante, grande assolo di chitarra e tanta melodia. Con Gates Of Heaven si arriva al primo lento del cd. Introdotta da una delicata chitarra acustica, esplode in un ritornello di nuovo strepitoso! Eric St. Michaels è autore di una performance eccezionale, la sua voce non ha davvero perso niente dai tempi migliori ed è un piacere poterla riascoltare ancora una volta.

On My Way è una piacevole sorpresa e ci mostra i 5 ragazzi svizzeri alla presa con una song dall’incedere country-rock che mi ha ricordato molto gli ultimi lavori dei gemelli Nelson. La canzone è poi impreziosita nelle backing vocals dalla presenza di Marc Storace, mitico cantante dei leggendari KroKus. Stay è il classico lento che poi si evolve in power ballad, dall’incedere che mi ha ricordato un po’ gli Warrant (con le dovute proporzioni). Con la seguente Deadly Street i China esplorano territori vagamente più oscuri. Il riff di chitarra è ossessivo, il ritornello risulta rabbioso, in più la voce di Eric St. Michaels è piena di effetti. Pezzo strano ma comunque piacevole, l’assolo di chitarra poi è davvero pregevole. Trapped In The City è una mazzata nella faccia. Riffing potentissimo e grande prova della sezione ritmica (comunque sempre precisa e potente in tutte le songs). La perla del cd è secondo me è la seguente Right Here Right Now, che mi ha dato i brividi riuscendo a riportarmi indietro all’inizio degli anni 90. Stupenda! Flesh And Bone con il suo groove fresco e dinamico chiude dignitosamente il cd.

Che dire di questo Light Up The Dark? Sicuramente il sound dei China è progredito, migliorando sensibilmente. La voce di Eric St. Michaels è rimasta la stessa di tanti anni fa, ma ora risulta più matura e calda rispetto al passato. Claudio Matteo ha notevolmente indurito il suono dei suoi riff, costruendo un album che pur pescando dal suono degli anni migliori della band, strizza comunque l’occhio a certe sonorità moderne. In definitiva un cd che mi ha convinto pienamente e che consiglio a tutti gli amanti della buona musica rock. Bentornati China!

 

Recensione di Fabrizio Tasso