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ALCHEMY DIVINE

Have Some Fun

Top Records

 

"Alchemy Divine", può sembrare il titolo di un film dai risvolti storici e interessanti misteri da svelare e invece si tratta del nome della band griffata Made In Italy e capitanata dalla bella e corposa voce di Francesca Mantovani e che vanta un curriculum di assoluto rispetto, lead singer accompagnata per il presente e debut album "Have Some Fun!", targato Top Records, dal guitar and keyboard man Mauri Belluzzo, il drummer Michael "Kos" Kostka e il bassista Francesco Di Foggia nonché nuovo arrivato, infatti nella cover sono presenti i primi tre musicisti della band milanese divenuta appunto fresco quartetto. Il progetto nasce nel 2005 sotto il nome di Alchemy e che porta tre anni più tardi alla realizzazione dell'Ep "The Twilight Zone" contenente 5 brani e pubblicato tramite la indie label tedesca Anko Music, in occasione del full lenght "Have Some Fun!" il nome è stato modificato in Alchemy Divine in quanto "Alchemy" è il titolo del live album dei Dire Straits datato 1983 e che ha portato la nascita di numerose tribute-band come evidenziato dalla stessa Francesca sottolineando anche lo stile della propria band definendolo (vista la ricerca di miscelare più elementi), "world rock music", se posso permettermi un giudizio personale credo che tale genere sia legato anche al fatto che le 15 tracce del cd presentano un buon rock articolato sin dalle prime quattro ovvero "As Long As There Is Hope", There Ain't No Love", "The Silent Wind" e "I Just Can't Stop" e nelle quali echeggia in parte il sound dei canadesi Rush. Con "The Sunshine Of My Life", preceduta dalla breve "Prelude", l'album prende strade verso sonorità tra il pop e il prog power e che ancora meglio viaggiano nella title track e nella successiva "Easy On A Sunny Morning", mentre un piacevole soft style attraversa le note di "Just One More Time" dal chorus che, a titolo personale, mi riporta a uno tra gli artisti più amati degli anni '80: Rick Astley, vi giuro che chiudendo gli occhi è stato come tornare davvero in un'epoca eterna e straordinara. Molto carino lo start keyboards della rock/prog "Love Is A Miracle" e qui desidero dedicare una piccola, ma doverosa parentesi sulle già affermate doti vocali di Francesca perché sembra di ascoltare niente popò di meno che l'ex Eurythmics Annie Lennox, chapeau!! Il finale dell'album presenta ancora segnali di rock articolato con "Bad Moon Rising" accompagnata da un interessante dialogo in note tra la chitarra di Belluzzo e la batteria di Kostka e "Don't Give In", dove ancora le sei corde di Mauri fanno da ottimo tappeto per un chorus energicamente accattivante come la strofa della successiva "Never Give Up" e nella quale Francesca si diletta costellandosi di piccoli cori per un intreccio davvero niente male. Un più che indovinato giro di radio e si rinnova un avvincente rock/prog con "Say Goodbye" per poi lasciarsi andare tra le mille atmosfere della conclusiva ballad "Angel Sent From Heaven", sweet song che già coinvolge in versione cd e se ascoltata live, vista l'ottima teatralità che trasmette, colpirebbe ancora più a fondo come il fade out acustico che accompagna elegantemente il chorus; il tutto per un debut album che mostra la validità degli Alchemy Divine e che attraverso un sound rock dalle diverse sfumature può offrirci momenti di interessante musicalità anche per quello che sarà il loro secondo lavoro, nel frattempo, godiamoci le esibizioni dal vivo tra una visita piacevole e l'altra nel proprio sito web: www.alchemydivine.com

 

Recensione di Francesco Cacciatore

BISCUITS

Biscuits

Black Needle|GPees/Audioglobe

 

Ancora una volta Campania docet, ci catapultiamo in terra partenopea fucina di artisti della musica hip hop, forse perché il genere si presta parecchio alla denuncia sociale e in questa regione ce n’è da raccontare, e loro, i tre BISCUITS questo lo sanno. I loro in questione sono il noto speaker di Radio DeeJay Gianluca Vitiello, il dj e produttore Marco Villa e la rapper Claudia Di Martino aka Tripla, Gransta e Dyna, ed esordiscono con un full lenght ricco di elettronica e funk, di rock, di pop senza scordare i fiati e soprattutto il sound della loro terra. I testi, parte in italiano marcato e parte in dialetto, senza tralasciare l’inglese, parlano di tutto, spaziano dallo svago alla critica collettiva, sempre in maniera divertente e divertita, mai incazzosa. Ascoltandoli il paragone con le Posse diventa inevitabile, e lo spunto arriva sicuro da lì, anche se è difficile emulare qualcosa che negli anni ’90 era innovativo e particolare quasi unico per il nostro paese. Comunque, tornando ai nostri, già con il videoclip del brano “Fortàpasc” (nome preso dall’omonimo film del regista Marco Risi che racconta quanto accaduto al giornalista de “Il Mattino di Napoli” Giancarlo Siani, ucciso a 26 anni dalla camorra, ma anche nome con cui negli anni ’80 si denominava Torre Annunziata) il progetto Biscuits marca il territorio, facendo capire che la terra segna, e non esce dalle proprie vene anche se si emigra. E qui di terra se ne sente tanta. E cosa meglio della musica hip hop la può trasmettere e diffondere? Le dodici tracks sono godibili e veloci, tra queste si segnalano “Exit”, “Astronauta e Minatore”, “Ritardi e Traguardi” come le meglio riuscite, gli altri pezzi sono un po’ più semplici, quale “Ciù Ciù dal sound ricavato dagli eighties, ma in generale non ci si annoia, anzi un po’ ci si immedesima nelle frustrazioni che la vita riserva quotidianamente, il tutto inserito in buone basi musicali dal sound studiato accoppiato a chitarre in distorsione messe qua e là. Questo hip hop rappato e sporcato piace abbastanza, un non so che di nuovo c’è, e meno male che c’è. Link: www.myspace.com/biscuitsproject

 

Recensione di Margherita Simonetti

JEFF BECK

Rock N’Roll Party (Honoring Les Paul)

Rhino Records

 

Jeff Beck sta alla storia del Rock, come Pelé sta alla storia del calcio. Sicuramente uno dei migliori chitarristi di sempre, Jeff nel corso della sua ormai quarantennale carriera, ha suonato con tantissimi gruppi e artisti tra i quali voglio ricordare “The Yardbirds” e Rod Stewart. Chitarrista dalla tecnica straordinaria è cresciuto col mito di Les Paul nel suo DNA. Les Paul, scomparso qualche anno fa alla veneranda età di 95 anni, era solito suonare ogni lunedi’ sera in un club newyorkese, l’Iridium Club e proprio in occasione della data del suo compleanno, che cadeva ogni 14 Giugno, viene tributato con una performance al fulmicotone del chitarrista britannico. Venti brani storici, che vanno ad abbracciare sia classici del rockabilly sia pezzi storici di Les Paul, eseguiti in compagnia di straordinari interpreti: Brian Setzer (leader degli Stray Cats), Gary Us Bonds e soprattutto la straordinaria cantante dalla voce suadente e black che risponde al nome di Imelda May. Per piu’ di un’ora e un quarto (tanto quanto dura questo cd) si gusta musica con la “M” maiuscola ed è un po’ come ritrovarsi in una trattoria in collina ed apprezzare ogni sorta di cibo. Rock n’roll old style senza fronzoli, senza hammond, senza effetti e sintetizzatori: questa è la ricetta vincente di questo cd, che sicuramente sarà apprezzatissimo anche nelle tipiche riviste musicali, dove si pronunci la parola “metal” o “alternative”, sei guardato come una persona che capita ad una festa sbagliata, abbigliato in ben altro stile. Jeff Beck è semplicemente il maestro cerimoniere di tutta la celebrazione ed è semplicemente da “standing ovation” in “Cry me a river”, “Bye bye blues” dove la sua chitarra dialoga perfettamente con la voce in “be-bop” di Imelda May e soprattutto è toccante in “How high the moon”, la canzone che Les Paul era solito eseguire dal vivo con la moglie Mary Ford. Inoltre non manca un classico assoluto quale “Peter Gunn”, dove è presente anche un assolo di sassofono di tutto rispetto. Non viene sbagliato un singolo colpo in questo cd e sicuramente dubito, che qualcun altro sia stato maggiormente adatto per questo tributo a Les Paul. Molti associano il nome Les Paul a Slash ma ricordiamoci tutti queste parole: “Jeff Beck può imbracciare una chitarra scordata e col manico storto, e farla suonare meravigliosamente bene!". Se non ve li ricordate posso capirvi, perché nessuno si ricorda tutto nella vita, ma sono parole pronunciate dallo stesso Slash. Un cd che ti fa ballare, un cd che ti culla, un cd che ti ricorda quanto sia unico ed emozionante il rock. Consigliatissimo, un vero capolavoro!

 

Recensione a cura di Mau Rnrpirate