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ELEVEN FINGERS

To Remind You

In The Bottle Records/ Audioglobe - 2011

 

"Eleven Fingers", cosa si nasconde tra le Undici Dita di un'artista a sei musicisti e nel suo primo full-lenght? Credo molto e a cominciare dalla bella favola della presente band Made in Italy nata nella bassa modenese nel 2007: Anna, David, Ste, Andrea, Zizzi e Lele, sei giovani uniti dalla grande passione per la musica e per il pop rock, ma con evoluzione indie e che gli ha portati in primis alla realizzazione dell'EP "We Lost Everything Just To Find Ourselves" e successivamente al debut album in questione "To Remind You", in uscita per In The Bottle Records (etichetta gestita da un nucleo di musicisti appassionati e attenti), che offre un viaggio denso di atmosfere appunto indie rock attraverso dieci tracce di trasparente spontaneità e tanta voglia di suonare. Prima di presentare la tracklist trovo più che doveroso affiancare ai membri della band i propri ruolo e strumento: Anna Cavazza voce e piano, David Merighi anch'esso voce e piano, Stefano Bortoli chitarre, synth e glockenspiel, Andrea Grazian alle chitarre, Stefano Zerbini al basso e Daniele Merighi in qualità di batterista e adesso fiato alle trombe! O forse è meglio dire al pianoforte e con l'opener "Again", che accompagna le corde vellutate di Anna verso un finale colorato di un goliardico passo di marcia, e non a caso, visto che si prosegue senza sosta con la title track e per una full immersion nell'indie pop interpretata da David, da sottolineare la parte finale dal tocco virtualmente coreografico. Le note spensierate di "White Boots" mi ricordano in parte uno stile swing che ben si accosta col genere altrettanto ben omaggiato dal sestetto modenese, vedi anche la sprizzante "Dear Tom". 4 minuti di atmosfere soft con la ballad "Behind Our Best", che ha nel chorus la parte più importante per poi riprendere subito effervescente energia attraverso un più che indovinato sound alla Blues Brothers con "Everything Is Far Away", non male la parte del chorus senza la musica e il finale dove Lele, tra una rullata e l'altra, si da alla pazza gioia. Ancora momenti di tranquilla melodia attraverso "Growin' Up Kids" e con spazio in coda per i cori puntuali e opportuni come non mai, mentre la successiva "One Day" la trovo davvero curiosa in quanto mi ricorda le sigle dei telefilm polizieschi tra i fine anni '70 e i primi '80, oltre all'epoca stessa in tutta la sua trasparenza, e a impreziosirla è Anna che dopo l'opener interpreta la seconda traccia dell'album con la sua voce intensa e squillante. La veloce "Vibration" è un ritorno all'indie pop accompagnato da un arpeggio che da un tocco significativo in più alla traccia stessa, mentre un clima inno style riveste l'estesa e conclusiva "Like A Dog Without Bones", bello l'intermezzo col piano e che da il via a un finale tutto strumentale lasciando immaginare immense distese verdi; che altro aggiungere? Che Enrico Pasini ha suonato la tromba in "White Boots" e "One Day" e di ascoltare "To Remind You" per tuffarsi in questa particolare indie atmosphere.

Link: www.myspace.com/elevenfingersband

 

Recensione di Francesco Cacciatore

THE SADE

Damned Love

Go Down Records - 2011

 

Giungono al loro vero e proprio esordio discografico i padovani THE SADE con questo “Damned Love” (Go Down Records) dopo la pubblicazione nel 2009 dell’omonimo EP. La Band, capitanata dal chitarrista degli ottimi OJM, presenta un lavoro dal più esplosivo e coinvolgente rock ‘n roll, con un groove che penetra fin nelle ossa dell’ascoltatore. E’ tempo di scuotere la testa e alzare le corna al cielo con il brano strumentale di apertura “Sadism” che fa già capire le chiare intenzioni dei ragazzi padovani che, con le successive “Run for me my darling” e “Live You Again”, schiacciano decisamente sull’acceleratore con uno Speed Rock dalle influenze tipicamente nordiche- in quanto dallo stile si possono facilmente accostare agli svedesi The Hellacopters e affini -. Lo stesso si può dire per la successiva “Demon’s Heart”, brano che pare preso in prestito dai nostrani Thee STP. Ma i THE SADE non si limitano alle solite sonorità: ci sono sfumature Stoner e Dark nella splendida “Deaf Love”, fino ad arrivare al Southern Rock ricco di Blues in “Dead’s Man’s Bones”. A seguire si torna a picchiare duro con “Borderline”, “Dream On” e “Love Lies”, brani che ricalcano la falsa riga delle prime quattro tracce che aprono il disco, eccezion fatta per “Love Lies” dall’impatto sonoro decisamente più morbido ma altamente coinvolgente grazie all’ottimo arrangiamento melodico e dai potenti riff di chitarra. “New Fetish Revolution” e “Nice Trash” sono invece un chiaro omaggio agli immensi Motorhead. Chiude il disco la cupa e penetrante “Alcoholizer” dove a primeggiare sono, come ad inizio disco, solo ed esclusivamente le note degli strumenti, a partire dal grande giro di basso, fino alle grandi distorsioni di chitarra. Brano del più classico Hard Rock anni 70 alla Black Sabbath. Che dire? Sinceramente è difficile trovare una traccia migliore dell’altra in quanto sono tutti brani di pregevole fattura e dall’alto coinvolgimento emotivo, con gli argomenti che toccano il sesso, l’alcol e tanto rock. A lungo andare nell’ascolto l’album può risultare noioso e ripetitivo ma, in definitiva “It’s Only Rock ‘n roll, baby” e c’è poco da essere scontenti.

 

Recensione di SimoSuicide