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WILLIAMS / FRIESTEDT

Williams / Friestedt

Aor Heaven - 2011 

 

Quando si parla del pianeta Aor tra le stelle che più si illuminano c'è quella dei Toto, la melodic band per eccellenza che a metà degli anni '80 ha avuto nella propria line-up le brillanti corde vocali di Joseph Williams per gli album Fahrenheit e The Seventh One (datati 1986 e 1988), artista a tutto tondo e che tra le tante cose interessanti che fanno parte del proprio curriculum vi sono le interpretazioni di un paio di brani nel film Il Re Leone: "Hakuna Matata" e "Can You Feel The Love Tonight" e ha lavorato in qualità di compositore per diverse e importanti colonne sonore; l'altro grande nome è il guitar man Peter Friestedt, compositore e produttore conosciuto per i lavori LA Project (2002) e LA Project II (2008). I due musicisti top sopra citati hanno dato vita a un progetto, targato Aor Heaven, in Toto style per buona parte dello stesso e rispecchiando con eleganza tali sonorità, Williams e Friestedt si sono inoltre avvalsi di ulteriori grandi nomi quali Bill Champlin (Chicago) e Lars Safsund (Work Of Art) per i background vocals e Tommy Denander, John "JR" Robinson, Randy Goodrum, Bill Cantos e di nuovo Bill Champlin a completare una line-up che rappresenta senza dubbio la crema della scena Aor/Westcoast. Un cd original Aor che si rispetti non può che cominciare con atmosfere ariose e leggere omaggiate dall'opener "Swear Your Love" e dove i cori (come per tutto l'album), danno quel tocco di freschezza in più a un refrain già brioso di per se; e adesso chiudiamo gli occhi per pochi istanti, riapriamoli e come per magia appaiono i Toto in partenza per un bellissimo viaggio amarcord che parte fra le note delicate di "Say Goodbye" e che proseguono con la finissima ballad "True" e la strumentale "Going Home" di breve durata, ma di grande impatto suggestivo e non finisce qui perché nella sobrietà di "One More Night" veglia, se pur solo nell'andamento ritmico, uno tra i brani della band californiana che più hanno fatto epoca: la signora "Africa". Le tracce restanti hanno un tocco più personale se vogliamo come "Where To Touch You", di variopinta allegria nel chorus in particolare e nella quale in piccolissima parte, con il supporto dei cori, soffia un piacevole vento Bee Gees che rende la song ancora più ricca e interessante. Nella tracklist raccontata sin qui vi sono almeno due potenziali hit radio e una terza potrebbe essere la catchy "Stay With Me", che lascia immaginare paesaggi percorsi a cuore aperto e che fanno da contorno a quattro minuti di poetica armonia, mentre atmosfere soul e prettamente corali figlie di band come gli Earth Wind And Fire le si trovano in "Gonna Find It", basta ascoltare il chorus per esserne piacevolmente coinvolti. Un finale tutto voce e piano con "Letter To God" e anche qui il refrain è opportunamente accompagnato da un tappeto corale non indifferente e che dà un significato più profondo alla traccia stessa e più intenso al titolo; un album semplice, fresco, piacevole e che non tarderà a entrare nel memorial Aor di tutti i tempi. Link: www.josephwilliams.totoweb.org - www.peterfriestedt.com

 

Recensione di Francesco Cacciatore

BLACK LABEL SOCIETY

The Song Remains Not The Same

E1 Music - 2011

 

Già dal titolo che rimanda ad un capolavoro dei Led Zeppelin, si intuisce che la maggior parte delle canzoni sono già state pubblicate, e infatti in questo "The Song Remains Not The Same" alternano versioni unplugged di song provenienti dall’ultimo lavoro in studio, il fortunato “Order of the black” del 2010, più del materiale inedito, registrato sempre nelle session di quel disco, ed un paio di cover: una versione sinfonica di “Junior Eyes” dei Black Sabbath e “Bridge Over Troubled Water” di Simon & Garfunkel.  La voce di Zakk è come sempre potente e graffiante, la sua chitarra ruggisce anche qualche volta in chiave elettrica, come nell’iniziale e sofferta “Overlord”, manifesto di intenti di tutto il cd. “Parade of the dead”, è introdotta da archi e piano ed è come un caldo raggio di sole in una fredda giornata invernale. Zakk e la sua ciurma son musicisti sopraffini che riescono a sorprenderti e a mettersi in discussione anche in episodi come questi, abbastanza lontani dai loro canoni abituali. Ci sono tante band in giro, tanti frontman sicuramente migliori vocalmente di Zakk, eppure sono riusciti a conquistarsi l’affetto viscerale dei loro fans, e questo lavoro puo’ essere inteso anche come un regalo per chi li segue da sempre. Altre canzoni meglio riuscite sono “Riders of the damned” e il primo singolo”Darkest days”, delicata e soave ti accompagna nel suo lieve incedere in un’altra dimensione per quattro minuti di assoluto piacere... assolutamente da applausi a scena aperta. Da segnalare anche una riuscita e toccante cover dell’hit di Neil Young: “Helpless”. Un disco davvero bello che provoca la pelle d'oca, ma che consiglio soltanto ai fans della band. Se non li conoscete e volete cominciare ad ascoltare in modo approfondito la band, non partite da questo lavoro.

 

Recensione di MauRnrPirate