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CHUMA CHUMS

FEST – ON

Boogie Records/ CD Baby

 

Rock, punk, drum’n’ bass, reggae, electro wave e tante good vibes trasmesse nell’aria da FEST –ON, terzo lavoro degli ex battitori di tamburi e di tutto ciò che si può percuotere nonché buskers CHUMA CHUMS. Certamente positivo, positivo il sound, positivo lo spirito e l’intento con impronta alla veneta, come l’idioma maggiormente usato, quello locale, per concepire un mix non sempre di facile cognizione, non per le difficoltà stilistiche, bensì perché tanto si salta da un genere all’altro con disinvoltura, track after track, facendoci perdere l’orientamento e partorendo un insieme che incorpora i punti di vista dei nove, definiti da qualcuno i Gogol Bordello del Nord-Est. Ora, abbiamo detto positive vibrations e poi arriva un bel punto interrogativo...E’ proprio così, tutto dal segno più ma con dubbio. Ecco il perché: la varietà di stili qui proposta non è un punto di forza, i tagli differenti non sono tutti in una canzone, ma i jump sono quelli da dieci metri senza la rete protettiva. La prima sonorità è uno ska-punk della opener track “46”, cui segue il reggae di “Ciao Patente”, poi si oscilla fino al punk di “Portame”, un po’ di drum’ n’ bass e ancora sussulti fino al rock di “Pioggia sul tetto”, ma non finisce qui, perché la traccia successiva è un reggaeton (“Grassie”), e quella ancora dopo un new age che fa molto ambient da comune, quella in cui loro vivono (“So Ham-Ham So”), quindi si va via di elettronica nel finale…Ecco, questo è quanto. Sebbene tutto abbia il suo perché e nulla è scontato, ci si disorienta parecchio in questa mega festa, ed è difficile stabilire davvero dove collocarsi (non è comunque detto che lo si debba fare per forza, sia chiaro). Essere eterogenei usando stili così differenti nello stesso album non sempre è positivo, anzi frastorna, arrivando a creare incertezza…L’indubbia competenza rende i Chuma Chums padroni del mezzo, che la musica sia il loro pane quotidiano unico e solo è inappellabile e insindacabile. Non è possibile accontentare tutti, qualcuno scontento sempre ci sarà, un paio d’onde si possono cavalcare, anche tre, ma la prossima volta fermatevi lì. Link: www.myspace.com/chumachums

 

Recensione di Margherita Simonetti

ALCHERA

DISCARICA DI SOGNI

My Place Records /Venus/Believe Digital - 2011

 

DISCARICA DI SOGNI, preceduto da “Manipolazione” e da “Acardia”, chiude la trilogia nella quale la profondità e l’introspezione sono di rigore; la discarica in questione è quella dove vanno a finire tutti i nostri desideri irrealizzati, e lì rimangono a morire. Questo CD è stato a lungo pubblicizzato dal mensile Mucchio Selvaggio, e di conseguenza molto scaricato, tra l’altro il download gratuito ne garantisce una diffusione maggiore e in questo caso è solo positivo, essendo gli ALCHERA una band emergente. Rispetto ai lavori antecedenti, l’introduzione di synth e elettronica hanno spicco primario andando a generare un suono dal livello più acido che basico, con momenti soft seguiti da tensioni forti. Il risultato non è supersonico, bensì un buon prodotto normale, fatto di interessanti spunti, sì, ma di poco rilievo. Non si capisce perché la parte avvincente inizi solo nella seconda tranche, chissà perché è stata fatta questa scelta, boh, ossia, per intenderci, partendo dalla cover del brano di De Andrè “La canzone dell’amore perduto” dal piglio decisamente originale, le cose cambiano; le prime tracks non destano sorprese, sono abbastanza semplici e scontate, ma dalla metà in poi la storia si trasforma, ed escono da questo cilindro cose davvero singolari, prima di tutto un ragguardevole cambio di ritmo, ed ecco ascoltare una “Quindici Agosto” elettronica condita di Bluevertigo ma sempre con una personalità non da poco, cui segue “Electrowest” nel cui titolo c’è già spiegato tutto, e così via fino alla fine con synth e chitarre su un gradino superiore, ma voce, basso e batteria sempre incisivi. Una tela tessuta senza sbavature nella sua semplicità, lo scorrere è piacevole ma non si discosta dal lineare, quasi ad avere paura di osare. Tutto è appropriato, le canzoni, le intenzioni, i testi, l’ascolto è delizioso, un po’ più di grinta li avrebbe promossi a pieni voti. Pertanto: esame spirituale passato, per l’emozione si richiede di studiare di più. Line-up: Alessio: voce e synth; Barabba: basso; Sergio dei sergi: elettronica e synth; Sergiolino: batteria; Kiodo: chitarra e synth. Link: www.alcheramusic.com ; www.myspace.com/alcheramusic

 

Recensione di Margherita Simonetti