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BABYLONIA

Motel la Solitude

Halidon

 

Dopo ben cinque anni di assenza da "Later Tonight", i Babylonia si sono riaffacciati al mercato discografico con il loro secondo album intitolato "Motel la Solitude". Registrato ai Massive Arts Studios di Milano con la collaborazione di Marco Barusso, è costituito da 14 composizioni contagiose dall'inequivocabile fascino elettro pop. Raffinato ed elegante capace di ficcarsi in testa e non certo per ritornelli scontati, bensì, ad un ipnotica sequenza di tastiere e programmazione compositiva creata ad arte; è un album che respiri tutto di un fiato. Più che ascoltarlo, lo si mangia con le orecchie tanto è intrigante e coinvolgente. Divisi tra scenografie synthpop e rock, Max Giunta e Robbie Rox imbandiscono un album da ascoltare rigorosamente nello splendore del genere: un lavoro che sa pescare nel ricco immaginario dell'elettronica. La miscela dei suoni, con basi spesse avvolte da linee vocali nitide e coinvolgenti si rinforzano per bene. La carta vincente, e non si può che convenire sulla brillantezza di episodi del calibro dell'incalzante singolo "By My Side", è un brano elettro-pop che conquisterà i fan di melodie alla Depeche Mode e Muse per ibridarli ad un piglio dance che non mancherà di assoldare orde di proseliti. Il classico tormentone che entra in testa con un attacco energico e passionale. Ma se il brano è un conclamato successo, il disco da esso promozionato è scrigno di gioielli, come nel caso di "The Corner", "Ethereal Connection" o le suggestive "Better Days" e " Enought is Enough" o ancora la trascinante "Waiting For A Sun". "Motel la Solitude" è un grande album che testimonia il forte legame tra band ed il disco stesso; completo, passionale e maturo. Nota di merito anche per la cura dedicata alla confezione e alla grafica con le splendide foto ad opera di Jurgen Schwietering. La forza dei Babylonia sta tutta nella loro capacità di scrittura che brilla di un'ispirazione fulminante. Album consigliato a tutti! Links band: www.babyloniamusic.com - www.myspace.com/babylonia

 

Review by AngelDevil

RIVELARDES

Fallin’Off Disaster

IndieBox Music

 

Si intitola "Fallin’ off Disaster" l'album d'esordio dei Rivelardes, band bresciana dedita ad un punk rock di matrice anni ’90. L’album in questione, edito dall’italiana IndieBox Music, scorre via a ritmi spediti, catturando positivamente l’ascoltatore. Riff, voce e cori annessi seguono il più classico punk rock, con un ritmo vivace e ritornelli melodici e di facile presa. Ad aprire una carellata di ben 14 canzoni è la frizzante  "Live in a mirror" che mette a nudo le qualità della band. E poi via, sulla stessa lunghezza d'onda si muovono le successive "Kelly surgery"," Up to now", "Juliet" e "16 years ago", ma non mancano assolutamente neanche brani lenti come "Memories of you" e "Miss your eyes". La band dimostra di avere tutte le carte in regola per portare una nuova ventata di passione punk rock-new generation. "Fallin’ off Disaster"  è certamente un album di buona qualità, che si lascia ascoltare molto volentieri durante tutta la sua durata; disco dal quale la band esce sicuramente a testa alta nella scena punk rock. Visitate la  pagina MySpace dei Rivelardes: www.myspace.com/rivelardes

 

Review by AngelDevil

ROB ZOMBIE

Helbilly Deluxe 2

Roadrunner Records

 

Eccolo che si fa spazio in bella mostra il sorprendente, ma soprattutto, atteso "Hellbilly Deluxe 2", nuovo lavoro in studio di Mr. Rob Zombie; l'eccletico cantante nonché regista e fumettista di fama internazionale che torna dopo 4 anni di silenzio discografico con questo nuovo disco."Hellbilly Deluxe 2" si pone come legittimo sviluppo di "Hellbilly Deluxe" del 1998 con nuovi stimoli (nuovo contratto con la Roadrunner Records) reinventando e ponendosi in una personalità quanto mai viva e unica. I musicisti che affiancano Rob Zombie sono John 5 alla chitarra (ex David Lee Roth, Marilyn Manson e Loser), Piggy D. al basso e Tommy Clufetos alla batteria che avevano già collaborato con il frontman. Con questo buon album dove finiscono tutte le maggiori influenze di sempre, decisamente compatte, in grado di trascendere le prospettive ben note vestono le 11 tracks pronte a rimarcare come un solo stile non abita qui: affiorano piuttosto gli spettri di un certo rock sporco, groove metal, industrial con la scorza dei White Zombie style in debita evidenza. Prodotto peraltro impeccabilmente, risulta tangibile testimonianza di un appassionante lavoro; man mano che gli episodi si susseguono svettano le magnetiche e cangianti "Sick Bubblegum", "What?", "Mars Needs Women" "Werewolf, Baby!", "Werewolf Women Of The SS". Questo é un album che, ascoltato davvero con molta attenzione, non stanca. Un plauso alla coppia Rob Zombie/John 5. "Hellbilly Deluxe 2" é un disco solido, coerente sino in fondo.

Review by AngelDevil

EXALT CYCLE

Evasion Therapy

Autoprodotto

 

 Sono passati due anni da quando gli Exalt Cycle, band metal milanese, pubblicava il primo album “Across the Ashes and Roots” completamente auto-finanziato, di buona qualità, e nonostante ci sia  un numero crescente di fans e critiche positive sulle riviste di settore, continuano ad auto-prodursi e questa volta il loro nuovo lavoro si intitola “Evasion Therapy”. Tecnica e creatività compositiva sono ben percepibili in questi cinque brani, e non vi stupirete se ascoltandoli, penserete che siete davanti ad un prodotto internazionale, di sicuro non si tratta di un mix di generi di musica tra loro diversi, ma si fa ascoltare dall’inizio alla fine senza stancare. Non mancano di certo grinta ed aggressività a questi quattro artisti, che vi riusciranno a colpire per le serratissime ritmiche trasheggianti, condite di assoli e di sezioni più o meno melodiche, dove l’uso sapiente di cori e backing vocals, regalano un grande effetto come in “Wring my Blood”e “Made to Measure”. Scorrono veloci e compatte queste tracce, per un totale di 20 minuti circa, una parentesi rocciosa e incalzante nelle vostre giornate di quiete, quando avrete voglia di scuotere la testa o urlare contro qualcuno o qualcosa. Le liriche non sono sofisticate, ma al contrario non sono neanche scontate, quindi si adattano benissimo al tipo di musica proposta, soprattutto perché si esprimono in lingua inglese. Non è un’esagerazione dire che siamo di fronte ad un disco che merita l’ascolto anche dei più diffidenti, pur non essendo una pietra miliare del suo genere, rimane una buona uscita, e sarà capace di catturarvi con la sua energia.

 

Review by Francesca Perciballi

KEEL

The street of rock 'n roll

Frontiers Records

 

Questo 2010 si apre con un grandissimo ritorno nel panorama musicale. Stiamo parlando dei Kell che a distanza di 21 anni dal loro ultimo EP “Larger than live”, tornano il 29 Gennaio per la Frontiers Records con questo “The street of rock 'n roll”. Pupilli di Gene Simmons dei Kiss, verso la metà degli anni 80 arrivarono alla ribalta con due dischi Hair Metal di grande successo; poi, come è spesso capitato a molte band, passarono anni di oblio e dopo vari cambi di formazione e diverse reunion non andate a buon fine, Ron Kell si è deciso finalmente di rimettere in moto il progetto Kell, chiamando con se i vecchi componenti Marc Ferrari e Bryan Jay alle chitarre e Dwain Miller alla batteria, con l'aggiunta al basso di Geno Arce entrato nella banda in pianta stabile dalla reunion del 2008. Questo disco vede in oltre la partecipazione di altri fior fiori di artisti come Jaime St.James dei Black 'n Blue, che già aveva partecipato come corista nei tre dischi precedenti, e Paul Shortino, ex Frontman dei Rough Cutt. Per produrre questo lavoro, infine, è stato scelto un mostro sacro come Pat Regan che ha prodotto, lo ricordiamo, i lavori di band leggendarie come Deep Purple, Warrant, Mr.Big e Rainbow. Il risultato di questo lavoro è qualcosa di veramente grandioso. 13 tracce di puro Hardrock con sfumature AOR, ben diverso dalle origini Hair Metal degli esordi. Un lavoro sicuramente pieno di maturità dove il quintetto mette all'opera tutta la loro classe ed esperienza dei loro lunghi anni trascorsi sulle “strade del rock 'n roll”. Chi pensava che Ron Kell fosse ormai un artista bollito e il fantasma di se stesso si deve largamente ricredere. Ron è ancora in grado di sfoderare una voce di grande spessore tecnico ed emotivo e in questo lavoro dà piena dimostrazione della sua classe immutata. La sua voce si amalgama alla perfezione con la fluidità del suono che il resto della band riesce ad emanare. Il suono è grintoso ma allo stesso tempo fluido e scorre via come un fiume in piena che aumenta di intensità brano dopo brano. Il ritmo e i riff di chitarra non sono mai fuori luogo. Il disco si apre con l'ottantiana “Push&Pull”, con un ottimo riff al fulmin di cotone di Marc Ferrari. Qua la voce di Ron sembra un po' sofferente ma poi riesce a riprendersi alla grande lungo lo scorrere del brano. Vere e proprie chicche sono “Hit the ground running” e “Come hell or High Water”; il primo un classico brano in stile AOR molto accattivante, mentre il secondo è un potentissimo Hardrock style; song che ricorda molto di più i Kell prima maniera, con riff di chitarra mitragliati a tutta birra, a dimostrazione che gli anni passati non hanno minimamente scalfito l'animo rocker del gruppo. Arriva il momento della ballad “Does Anybody Believe” e anche qua i Kell non deludono, tirando fuori dal cilindro un piccolo capolavoro di tecnica ed intensità compositiva, ricordando per certi tratti lo stile di Bon Jovi.Con il proseguire del disco si torna su toni ben più Hardrock: ottime “Hold Steady” e “Live”dove vien subito voglia di cantarle a squarcia gola: due ottimi inni da stadio. Il disco si chiude infine con “Brothers in Blood”, anch'esso un brano molto trascinante con melodie di rock moderno ma sempre con un'attitudine AOR stile anni 80. In definitiva un ritorno migliore di questo per i Kell era difficile immaginarselo, sperando che questo “Street of rock” non sia un caso isolato ma che sia la base di un nuovo e lungo inizio. Straconsigliato!

Review by SimoSuicide

THE MURDER OF MY SWEET

Divanity

Frontiers Records

  

Esordio discografico per i Morder of my sweet che pubblica per la Frontiers Records “Divanity”; album in uscita il 29 Gennaio.Metal band svedese formata dalla splendida cantante Angelica Rylin, dal batterista/ produttore/Songwriter Daniel Flores, Daniel Palmqvist alla chitarra, Johan Niemann al basso e Andreas Lindahl alle tastiere. Band che nonostante il loro esordio sta creando molto interesse intorno a sé e ascoltando l'album non si può non dare torto alle voci di approvazione che circolano da mesi nel panorama musicale. Nome che prende spunto da un film Noir degli anni '40 “Murder, my sweet”; genere in cui ogni membro di questo gruppo scandinavo è grande fan e non è un caso se per produrre “Divanity” si siano ispirati proprio a questo genere cinematografico e a film come “Dracula”, come la stessa Angelica ha rivelato in più di un'intervista. Un album dal forte contenuto “cinematografico”, con aree da film che anticipano quasi tutte le tracce del disco, dando quel senso di Suspance e trasporto emotivo che ben si amalgama agli arrangiamenti Metal molto orecchiabili e di facile presa, dove la voce cristallina di Angelica non fa una piega e spicca su ogni brano. Brani come l'open track “No Evil”, “Follow the Rain”,“Bleed me dry” e l'ottima “Chemical Attraction” sono tutte potenziali Hits con suoni molto ricercati con grandi arrangiamenti sia elettronici che orchestrali e con ritornelli molto orecchiabili e freschi, nonostante il suono “duro” sprigionato in tutti i pezzi del disco.Uno stile che ricorda per certi tratti i Nightwish o gli Evanescence, mentre per quanto riguarda “One Bullet” sembra di sentire i Finlandesi Lordi, ma ovviamente con un'impronta più “romantica”.Ottima anche “Revolution”, brano dotato di un tiro pazzesco che ti travolge dall'inizio alla fine con chitarre maestose e l'ennesima strepitosa prova vocale di Angelica a chiudere il cerchio.Senza dubbio questo è un ottimo esordio per i The Morder Of My Sweet, una “Metal Noir Band”,se vogliamo coniarli con un nome, che farà sicuramente parlare di sé nel prossimo futuro. Consigliatissimo!

Review by SimoSuicide

WIG WAM

Non stop Rock 'n roll

Frontiers Records

 

I Wig Wam sono una di quelle band che ti fanno capire quanto il rock 'n roll possa diventare una vera e propria ragione di vita. Non tanto per il talento musicale che, rispetto ad altre band contemporanee, può sembrare scontato e superato, ma per il loro coraggio nel riproporre nel nuovo millennio delle tendenze musicali che sembravano ormai morte e sepolte o rispolverate  da vecchie leggende guardate con disprezzo e compassione dallo starsystem attuale. Sto parlando dell'Hair Metal. Ma qua non si tratta di suonarlo e basta: i Wig Wam ci credono proprio e lo ripropongono non solo come genere musicale ma come vero e proprio stile di vita. Si truccano, si mascherano e si scatenano sul palco sempre con il sorriso sulla bocca cercando di divertirsi ma soprattutto di far divertire chi gli ascolta, riuscendoci alla perfezione. Sono, se vogliamo, un “fumetto” da loro creato con le loro regole e le loro leggi, seguendo un unico motto: “Rock 'n roll is a new Schlager!” ( “Il rock 'n roll è il nuovo successo”), dimostrando in ogni caso di saperci fare alla grande e che tutto ciò che fanno è frutto di un'accurato "progetto" per far parlare di sè. Esce il 29 Gennaio il loro terzo studio album “Non stop Rock 'n roll” per la Frontiers Records e anche questa volta il quartetto finlandese propone delle melodie molto frizzanti e allegre ma comunque ricercate e accurate, con ritornelli e riff trascinanti che faranno sicuramente divertire il pubblico ascoltatore. Già con l'open track “Do ya wanna taste It” veniamo immediatamente catapultati nell'Hair Metal più scanzonato con qualche spruzzata di Pop contemporaneo. Le chitarre di Trond “Treey” Holter sono molto aggressive e la voce di Glam è molto grintosa, ricordando a tratti il buon vecchio Bon Jovi. Ogni brano di questo disco è creato alla perfezione per rimanere subito in testa, con ritornelli da stadio come in “C'mon Everybody” e “Still I'm Burning”. Ovviamente non potevano mancare la Ballad strappa lacrime e in questo caso si sta parlando di “Man in the Moon” e “From Here”, brani dove Glam canta con grande intensità. Molto energica “All you Wanted”, con i soliti motivetti che fanno venire subito voglia di scatenarsi in pista, grazie soprattutto ad un Groove di chitarra molto accattivante.  Lo stesso dicasi per “No stop Rock 'n roll” dove si trovano diversi riferimenti agli Ac/Dc per quanto riguarda i riff di chitarra. A chiudere tutto questo festival del divertimento ci pensa “Chasing Rainbows”; brano che può sembrare scontato e banale, e in effetti un pochino lo è, ma è comunque ben fatto e piacevole da ascoltare, soprattutto nel finale con i cori dei bambini che la fanno da padrone; ma infondo stiamo parlando dei Wig Wam e quindi c'è da aspettarsi di tutto! Con questo terzo lavoro in studio il quartetto Finlandese  conferma il loro credo e il coraggio di riproporre, con intelligenza e grinta, l'Hair Metal nella sua purezza. Ascoltando questo “No stop Rock 'n roll” a tutto volume, passerete sicuramente 50 minuti di spensieratezza e divertimento.

Review by SimoSuicide

KEEL

The right to rock

Frontiers Records

 

 

In contemporanea con il gradito ritorno dopo più di 20 anni con un disco nuovo, la Frontiers Record decide di ristampare “The right to rock” dei Kell, in memoria del venticinquesimo anniversario della sua pubblicazione, datata 1985.Si tratta del secondo album della band che vide l'inizio di un sodalizio importante con Gene Simmons dei Kiss che produsse sia questo disco che il successivo “The final Frontier”. “The right to rock” è senza dubbio il disco più importante della band, il quale riscosse un buon successo di vendite e lanciò i Kell tra le band dell'Hair Metal di maggior successo, grazie anche all'appoggio del bassista dei Kiss che li considerò come suoi pupilli, permettendoli all'epoca di firmare un contratto importante con una Major. Un album dalle sonorità molto energiche a differenza della linea più “Morbida” che i Kell sposarono in seguito nella loro carriera. Si sentono ovviamente alcune influenze dei Kiss in quanto Simmons ha partecipato alla stesura di alcuni brani ma per il resto questo album è veramente una chicca per i Fan dell'Hair Metal anni 80, in quanto a questo lavoro hanno partecipato altri artisti di spessore come Steve Riley (poi membro dei WASP e degli LA Guns) e Fred Coury.Si parte con la Title Track, nonché brano che gli ha resi celebri, “The right to rock”, fino ad arrivare alla cover dei Rolling Stones “Let's Spend the Night Together”, qua riarrangiata in maniera esemplare con toni molto più Metal, dove Ron Kell riesce a non far rimpiangere il Dio Mick Jagger.In questa ristampa sono poi presenti due Bonus Track di brani remixati  dalla nuova line Up: “The right to rock” e “Easier said than done”. Bonus track che un po' deludono in quanto ci si poteva aspettare l'aggiunta di qualche song inedita invece di due canzoni dello stesso disco in cui tra le altre cose si sentono ben poche differenze dalle versioni originali.Un album dove sono state spese molte parole in passato;  da ascoltare in ogni caso  per chiunque avesse il piacere di riscoprire questa band leggendaria degli anni 80, tornati nei giorni nostri dopo più di vent'anni di silenzio.

Review by SimoSuicide