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JOHN WETTON

Raised In Captivity

Frontiers Records- 2011

 

La carriera di John Wetton non si può riassumere in poche righe: vi basti sapere che Wetton ha collaborato con le migliori band di prog rock come King Crimson, Uriah Heep, fino a raggiungere il successo con gli Asia. Non pago delle recenti uscite a nome Asia (“Omega”, “Spirit Of The night” sono recensiti nelle nostre pagine), il bassista, cantante, chitarrista e tastierista mette insieme undici brani raffinati che faranno la felicità degli appassionati del genere. Questo che ho tra le mani è il sesto lavoro solista nel quale lo stesso John sembra voglia racchiudere tutta la sua carriera, sia per un discorso musicale che per un discorso di ospiti. “Lost for Words” sembra rubata ad una colonna sonora di un film d’azione e l’assolo di Steve Morse (Deep Purple) la rende ancor più preziosa, l’omonima “Raised In Captivity” è introdotta da un tappeto di tastiera molto orecchiabile che fa presagire una ballad: niente di più sbagliato, altra rock song con Robert Fripp (King Crimson). La chitarra passa nelle mani di Steve Hackett (Genesis) in “Goodbye Elsinore” la prima ballad con un chorus semplice che si fa cantare quasi subito. La voce di Wetton dà un sapore particolare a tutte le canzoni, le rende in un certo modo speciali, piacevoli tanto che non ci si accorge di essere arrivati al fondo del dischetto in questione. Se non siete ancora soddisfatti delle recenti uscite di Asia, Uriah Heep eccovi il nuovo lavoro di Wetton, perfettamente in linea con le band citate.

 

Recensione di Andrea Lami

AIRRACE

Back To The Start

Frontiers Records - 2011

 

Quando mi è arrivato questo nuovo cd da recensire sono andato a scorrere la mia discografia perché il nome Airrace non mi era nuovo: infatti ho trovato il loro disco d’esordio “Shaft Of Light”, ormai datato 1984. Il mio interesse si era soffermato su questa band per la presenza dietro le pelli di tale Jason Bonham (Virginia Wolf, Bonham, UFO, Foreigner, Black Country Communion). Sono passati ventisette anni dall’esordio ed eccoli tornare con “Back To The Start” un album che a primo ascolto appare freschissimo. Rimangono della partita il chitarrista fondatore Laurie Mansworth ed il singer Keith Murrel, chiudono il cerchio Simon Dawson (batteria) Dean Howard (chitarra) David Boyce (basso) e Toby Sadler (tastiere).Particolarmente riuscite risultano “Just One Kiss”, le energiche “One Step Ahead” e”Enough Of Your Loving” e “So Long” anche se mi riporta alla mente i migliori Survivor. I riferimenti musicali sono proprio quelli, band come Survivor, Toto, Journey e Foreigner devono avere uno spazio importante tra la collezione di cd di Mansworth e questo album ne è la riprova. “Back To The Start” è realmente un ritorno al punto di partenza. Purtroppo gli anni passano e, anche se questo tipo di musica è sempre piacevole da ascoltare, dopo un po’ risulta in qualche modo “datata”. Consigliato ai fan dell’AOR.

 

Recensione di Andrea Lami

BOREALIS

Fall from Grace

Lion Music/Frontiers - 2011

 

Evitando di perdermi in biografie, vi racconto che questi Borealis vengono dal Canada, terra famosa per aver dato i natali a band storiche come Anvil, Exciter, Annihilator ma soprattutto per i grandissimi Rush, fonte d’ispirazione per tutta una generazione di band prog metal. Il quartetto in questione paga un forte debito di riconoscenza proprio a band come i Rush ma la loro proposta musicale si fa più articolata e più ricca di sfumature, semplicemente perché in queste nove tracce non solo si possono trovare elementi comuni un po’ a qualsiasi album prog metal ma anche qualche riferimento ai Savatage, Evergrey and c. Le qualità tecniche della band sono sotto gli occhi e le orecchie di tutti: un’ottima sezione ritmica composta da Sean Dowell (batteria) e Jamie Smith (basso) capaci di catturar l’attenzione, concludono la line up Sean Werlick alle tastiere sempre presente ma mai invadente e Matt Marinelli chitarra e voce, anche lui molto equilibrato anche se alla fine dell’ascolto risulta il “migliore in campo”. Durante l’ascolto si alternano brani intensi, veloci (“Finest Hour”, “Fall From Grace” giusto per citarne due), brani più tranquilli (“Watch The World Collapse”) e brani contenenti entrambe le situazioni (“Words I Falied To Say”). Come le aurore boreali anche questi Borealis sono una band capace di mostrare un’ampia gamma di sfumature. Un fenomeno naturale davvero piacevole da ammirare e da ascoltare.

 

Recensione di Andrea Lami

DAVID MARK PEARCE

Strange Any3ls

AOR Heaven - 2011

 

Un urlo di donna ci introduce all’ascolto di questo esordio discografico per David Mark Pearce, chitarrista, compositore e produttore conosciuto per le sue collaborazioni con Oliver Wakeman (Yes), Arjien Lucassen e Lisa LaRue. La primissima cosa che balza agli occhi è la line-up della band che circonda David Mark e cioè Goran Edman (Malmsteen, Norum, Talisman), John Payne (Asia) che si alternano al microfono, C.S. Brown (Ghost Circus) al basso, Mikael Wikman (ex Vindictiv) alla batteria senza dimenticare l’ospitata di Wakeman. Il dischetto in questione che aveva attirato la mia attenzione per merito di una copertina riuscitissima (che sia la mamma dell'angioletto di 1984 dei Van Halen??) è un album AOR contenente dieci canzoni -intro e brano strumentale compresi- con tutti quegli elementi tipici del genere. La cosa che manca è un ritornello o un riff che ti si pianta in testa, qualcosa che ti faccia venire voglia di riascoltare il brano. Insomma sembra un compitino svolto anche bene, ma che difficilmente riuscirà ad emergere, viste anche le recenti pubblicazioni sul genere (vedi Journey, Night Ranger ecc.).

 

Recensione di Andrea Lami