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TORNA ALL'ELENCO
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TOMMI E GLI ONESTI CITTADINI
Tommi e gli onesti cittadini
Indiebox


Tommi e gli onesti cittadini sono una band che ispira immediata simpatia, e che ha realizzato questo album omonimo, il secondo dalla loro nascita, con 10 pezzi veramente interessanti- tutti rigorosamente con testi in italiano-in uscita il 19 marzo per Indiebox, ovvero un'etichetta discografica indipendente italiana, specializzata all'interno del genere punk rock. La band è formata dal cantante e chitarrista Tommi (Pornoriviste), dal batterista Carlame (Skruigners), dal bassista Agu (Franziska) e il chitarrista Jack (Camerini). Musicalmente parlando, la band propone un rock dalle sfumature punk, molto solare, e in generale dimostra di possedere ottime doti compositive e uno spiccato senso melodico, che fa sì che i brani inclusi nel disco siano tutti di livello dignitoso, confermando quell'impressione di simpatia e intelligenza menzionata precedentemente. Una bella voce, che unita alle atmosfere raffinate dei testi (critici nei confronti della società nei suoi vari risvolti, e nella vita quotidiana) e alla capacità di gestire sapientemente le melodie tirano giù canzoni tutte da godere ad alto volume. Gli ingredienti per intrattenere senza stancare ci sono tutti...unitamente ad una buona varietà di colpi stilistici a propria disposizione. Nota di merito per brani come l'esplosiva e hit "Io ci odio", "Meno possibile", "Milano", "La soluzione", "Scappi" che rappresentano una novità di indubbio calibro ben suonato e ben prodotto. Album consigliato a tutti!!


Review by AngelDevil

ACACIA AVENUE
Acacia Avenue
Lion Music

 

Gli Acacia Avenue son un gruppo danese che si son formati da poco tempo da un'idea di Torben Enevoldsen,un chitarrista polistrumentista dotato di eccellente tecnica esecutiva.Il genere della band è un classico AOR di gradevole ascolto, influenzato moltissimo da bands quali Toto, House of Lords, Giuffria e diverse altre. Il suono del disco è molto curato e con una produzione cristallina che piacerà agli amanti del suono assolutamente perfetto e disturberà chi è alla ricerca di un sound grezzo e sporcato ,che sappia spruzzare le varie composizioni della band.I brani son suonati con maestria indubbiamente, ma non aspettatevi l'originalità personalissima in questo cd che comunque in diverse parti si lascia ben ascoltare. Non c'è un solo cantante in questo disco ,son diverse le ugole che si alternano al microfono ,con la gradevolissima presenza del mitico Tony Mills dei TNT nella opener "Don't call me tonight".Torben Lyshelm ,cantante dei Pangea, abbellisce molto uno dei pezzi piu' riusciti del disco "Can't make you stay",una canzone molto radiofonica che ti fa fermare sulla stazione prescelta senza schiacciare subito il tasto per passare ad altre melodie.Altro pezzo che puo'interessare è "Mad Antenna",un pezzo strumentale dove emerge la tecnica di Torben,che in taluni frangenti si esibisce in tapping ben riusciti ma in altri si compiace decisamente un po'troppo. Un altro pezzo che posso citare è "Wait no more" che mi ricorda molto i vecchi Survivor,un pezzo rallentato che ti entra in circolo viziosamente e non se ne vuole piu' andare. Sostanzialmente un disco molto prodotto, con buone soluzioni ma che pecca davvero di nuovo e che comunque si lascia ben ascoltare in diverse parti, mentre in alcune annoia un po'.

 

Review by MauRnrPirate

TREAT

Coup De Grace

Frontiers Records

 

"A volte ritornano", frase dal sapore tipicamente antico e qui la storia parla da se (cover testimonial!), perché il ritorno è quello dei Signori Treat, "Get You On The Run", "World Of Promises", "Still In Heaven" e "Ready For The Taking" tra i tanti cavalli di battaglia degli anni '80 e scusate se è poco!!! E il tempo sembra non essersi fermato perché "Coup De Grace", che esce tramite la sempre più valida italiana Frontiers Records, non è assolutamente da meno; la band svedese sfodera ancora una volta tutta la sua classe attraverso un rock a sfondo melodico dando sin da subito la carica con "The War Is Over "(preceduto da un più che indovinato intro), un mix di grinta ed eleganza con il quale da sempre si contraddistinguono, il singolo Roar è il perfetto sequel (concedetemi il riferimento cinematografico), della riuscitissima bonus "I Burn For You" tratta dal best "Weapons Of Choice" datato 2006. "Paper Tiger" e "Skies of Mongolia" sono altre due perle a tutto rock, nate sotto buonissime stelle e dove le tastiere fanno da ottimo apripista per un decollo perfetto seguìto da un volo esaltante, mentre "All In" e "Tangled Up" rappresentano due piacevoli flashback che ci riportano ai fasti rispettivamente di "Dreamhunter" e "Organized Crime". Un sound assolutamente struggente lo si ascolta in "I'm not Runnin'" e "We Own The Night", due power ballads che abbracciano fedelmente i più veri e profondi sentimenti, ma i Treat sono maestri non solo di rock e passionalità, lo sono altrettanto nel fare breccia al centro del cuore, come da miglior tradizione, attraverso la toccante ballad "A Life To Die For..." Un vero e proprio antidoto alla tristezza è contenuto in "Heaven Can Wait", basta un pizzico di chorus e l'allegria la fa da padrona, assolutamente speciale! La gioviale corsa prosegue con la spensierata "No Way Without You" e qui amici, a tutta birra!!! Un'inno più gioioso all'amore? Pronta su un piatto d'argento "All For Love" per un gustosissimo dessert di festanti emozioni che si concludono, infine, con le briose sonorità di "Breathless". Ma non è tutto! La ciliegina finale sarà l'uscita anche dell'edizione giapponese del disco con una bonus, non si poteva davvero sperare di più. E' fantastico vedere il ritorno di band che hanno reso ricco il panorama del melodic rock negli anni '80 quando crediamo di non riascoltarle più e, in tal proposito, si potrebbe dire molto altro ancora sui Treat, ma ritengo sia assolutamente doveroso lasciare il testimone alla poliedrica voce di Robert Ernlund, alla chitarra maestra di Anders Wikstrom e agli altri tre abili e arruolati di questa impeccabile band lungo tutto il percorso del cd, un "Coup De Grace" ad alto potenziale di qualità.

 

Review by Francesco Cacciatore e Alessandro Mencarini

 

CRAZY LIXX
New Religion
Frontiers Records


Tornano sugli scaffali gli svedesi Crazy Lixx, una band di Malmo formatasi nel 2002 e con all'attivo una lunga serie di demo che li ha portati alla pubblicazione dell'ottimo esordio chiamato "Loud Minority" datato 2007 e nel quale venivano recuperate due canzoni estratte appunto dai precedenti demo (per la precisione: "Love On The Run" e "Do Or Die"). Attualmente i Crazy Lixx sono più famosi per aver perso il loro chitarrista, che ha risposto alla chiamata dei più affermati Hardcore Superstar, che per la loro attività in studio e live, ma questo album potrebbe essere la svolta per questo quartetto. L'attuale line-up è quindi formata dal singer Danny Rexon (anche conosciuto come Dirtchild Danny o D.C. Danny) il quale è capace di trasmettere molto con il suo cantato, il batterista Joey Cirera ed il bassista Luke Rivano, sempre precisi e puntuali nella loro performance e il nuovo arrivato Andy Dawson a cui spetta il compito ingrato di sostituire Zino. Insieme ad Hardcore Superstar, Crashdiet, Babylom Bomb, Vains of Jenna ed altri ancora, i Crazy Lixx fanno parte di quel filone musicale uscito dalla nazione che ha dato i natali ad Abba ed Europe, filone "simpaticamente" chiamato "The New Wave of Swedish Sleaze". Ed è proprio grazie all'album d'esordio che il quartetto riesce a raggiungere la seconda posizione nella classifica hard rock svedese e sull'onda di questo "successo" hanno passato tutto il 2008 a suonare in giro per l'Europa e a scrivere del nuovo materiale che possiamo ora ascoltare rinchiuso in questo dischetto. Come già successo con l'album di debutto, anche questo "New Religion" è stato registrato ai Polar Studio di Stoccolma con l'ausilio del produttore Chris Laney (il quale ha lavorato in passato con nomi del calibro di Candlemass, Crashdiet, Europe). L'album in questione parte proprio dove avevamo lasciato il gruppo con "Rock And A Hard Place" un mid-tempo che impiegherà pochissimo a farvi muovere il piedino, seguita a ruota da "My Medicine" il cui giro di chitarra mi ha ricordato il miglior Joe Perry ma è con "21 'Til I Die" che si fa sul serio, frizione schiacciata, motore su di giri, marcia più alta inserita e si decolla. "Blame It On Love" a sorpresa si avvicina all'aor/hard rock melodico anche se qui le tastiere sono assenti, giustamente, ma l'atmosfera che crea è quella, con un chorus tanto facile quando divertente. Lo "zio" Angus Young viene chiamato in causa per l'inizio di "Road To Babylon", ma è solo l'intro visto che la song va da tutt'altra direzione. E' arrivato il momento della ballad e "Children Of The Cross" non adempie totalmente a questo scopo, nel senso che nel corso della canzone il ritmo cambia più volte, ma poco male perché nelle prossime traccie troveremo pane (e nutella) per i nostri dolci ed affamati palati!! Siamo arrivato al vecchi lato B che sinceramente si dimostra meno incisivo del precedente, "The Witching Hour" e "She's Mine" sono i brani che, nella dozzina di canzoni, passano più inosservati, mentre "Lock Up Your Daughter" è appassionante al punto giusto soprattutto per il tipico "the boys are back". E' arrivato il momento della vera ballatona "What Of Your Love" sdolcinata al punto giusto, forse il brano migliore di tutto l'album. La strumentale "Desert Bloom" sembra eseguita con una slide-guitar in pieno stile Cinderella ci introduce all'ultimo pezzo "Voodoo Woman". In conclusione, questo disco è piacevole e contiene pezzi molto divertenti, ma non mi sento di dare il massimo dei voti ad un disco del genere che come detto è molto bello, ma ancora distante dalle superstar dell'hardcore!!

 

Review by Andrea Lami

AURAS
New Generation
Frontiers Records

 

Gli Auras nascono all'inizio del 2007 dall'incontro del cantante Gui Oliver e del chitarrista Ferpa Lacerda, che decidono di iniziare a proporre materiale proprio inedito nelle loro date live. Il primo pezzo che registrano è "Hungry Hearts" che riceve un ottimo responso un po' da ogni dove, tanto che Gui e Ferpa decidono di comporre e registrare altro materiale e proprio durante questo processo, si unisce alla coppia il batterista Edu Sallum. E' il 2008 l'anno della svolta ed infatti arriva prima la grande chance di suonare con Jeff Scott Soto e Jimi Jamison a Curitiba, praticamente la casa degli Auras. Successivamente la Frontiers Records si interessa a loro mettendoli addirittura sotto contratto facendo di loro la prima band sudamericana ad entrare nella scuderia dell'italianissima etichetta. Si uniscono al terzetto Matheus Brandon e Hemerson Veira (possono esistere nomi più familiari a noi italiani amanti della musica, del calcio e dei film??) ed hanno inizio le registrazioni di questo album d'esordio, mixato e masterizzato dall'ormai onnipresente Dennis Ward, nato come bassista nei Pink Cream 69 (i cui primi quattro album vedono alla voce Andi Derris) ed ormai affermato uomo della stanza dei bottoni!! Non è necessario fare il track by track per raccontarvi delle influenze di questa o di quella canzone, anche perché l'album in questione è semplicemente un ottimo mix tra Journey, Toto e Survivor o, per non andar troppo indietro, Bad English, Dare, Harem Scarem & co. e pur essendo un album d'esordio, la cura per le linee vocali e per i cori è pregevole, il lavoro di chitarra e di tastiera non è da meno. Il cantato ci riporta alla mente proprio talvolta quel Steve Perry del quale un po' tutti sentiamo ancora la mancanza ed altre volte quel John Waite, soprattutto nella parentesi Bad English. Questo "New Generation" è un disco imperdibile per gli amanti del genere (AOR/Melodic Rock) e la band che l'ha confezionato ha davanti a sé un roseo avvenire anche se si dovrà scontrare con un mercato discografico più ostico rispetto a quello degli anni 80 e con tutte queste splendide reunion dei mostri sacri. Magari tutti insieme riusciranno a riportare in auge questo splendido genere!!

 

Review by Andrea Lami

ALAN PARSONS
Eye 2 eye
Frontiers Records


Cos'hanno in comune Beatles e Pink Floyd?? Forza, sforzatevi... non parlo della terra di provenienza o del fatto di essere pietre miliari della musica... sempre niente?? Ok ve lo dico io. Alan Parsons. Sì perché questo tecnico del suono, produttore, compositore, arrangiatore, e musicista ha mosso i suoi primi passi con i Beatles e più precisamente su un disco chiamato "Abbey Road" addirittura all'età di diciotto anni. Dopo questo grandioso esordio, lo troveremo ancora a collaborare con sempre con i Fab Four di Liverpool su "Let It Be" e successivamente con Paul McCartney, John Miles, Pink Floyd e molti altri. Proprio con i Pink Floyd e più precisamente su il superclassico intramontabile "The Dark Side Of The Moon" Alan sperimenterà tecniche di registrazione all'avanguardia per quei tempi (ricordiamoci che era il 1973). Nel 1975 Parsons dà vita al "The Alan Parsons Project" insieme ad songwriter (e per l'occasione cantante) Eric Woolfson e con questo moniker ha inciso dieci album, suonando rarissimamente dal vivo ma ricevendo ugualmente un notevole riscontro. Il progetto ebbe termine nella fine degli anni 80, quando ne seguì un ulteriore, semplicemente a nome Alan Parsons pur comprendendo gli stessi musicisti del precedente, con il quale diede alla luce quattro album. Nel 2003 finalmente parte un tour sotto il nome "The Alan Parsons Live Project" con ospiti il chitarrista Godfrey Townsend, il batterista Steve Murphy, il tastierista Manny Focarazzo, il bassista John Montagna, alla voce e chitarra acustica P.J. Olsson dove Parsons canterà, suonerà la chitarra classica e le tastiere. Questo "Eye to Eye - Live In Madrid" è la registrazione dello spettacolo tenutosi il 14 maggio 2004 nella Plaza Mayor di Madrid. La location è una splendida piazza, circondata da palazzi storici, la band (era) è in forma e la risposta del pubblico è stata sempre più entusiasmante con l'andar della serata. Una bella performance per i molti fan accorsi. Personalmente l'unico brano che conoscevo di questo artista è "Don't Answer Me" quindi l'ascolto di un album dal vivo può essere un ottimo inizio sia per la "scaletta" che per la dimensione "live". Dopo ripetuti ascolti, va riconosciuto il valore "specifico" di questo dischetto contenente 14 brani non facilmente catalogabili. Parsons traduce stati d'animo e sensazioni in musica, alcune volte con brani strumentali che creano una determinata atmosfera, altre avvicinandosi al pop, altre ancora richiamando sonorità quasi pinkfloidiane. Questo concerto pare essere stato di elevata intensità e ricco di sorprese le più preziosa delle quali è sicuramente "Sirius/Eye In The Sky" eseguita in chiusura di concerto, canzone dalla melodia molto orecchiabile usata come colonna sonora di eventi sportivi in tutti gli Stati Uniti e conosciuta anche nel nostro continente tanto da diventare uno dei pezzi più famosi degli anni 80!! Nota di merito alla cover dal doppio significato!! Complimenti.

Review by Andrea Lami