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TORNA ALL'ELENCO
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PINO SCOTTO
Buena Suerte
Valery Records


A due anni di distanza da "Datevi Fuoco" ecco ritornare in scena uno dei personaggi più influenti della musica rock made in Italy: Pino Scotto. "Buena Suerte" che esce in tutta Italia il 2 aprile 2010 per Valery Records e distribuito da Frontiers/Edel/iTunes, diciamolo da subito, è una bomba di energia rock graffiante con una produzione perfetta (vanta la collaborazione e talento di Olly dei The Fire), mirata alla ricerca della puntuale precisione:moderno, ma con un occhio inevitabilmente attento al passato. In questo nuovo album Pino Scotto viene assistito egregiamente da Steve Volta alla chitarra, Frank Kopo al basso e la new entry Marco Di Salvia (Node) alla batteria e gli special featuring: Caparezza nel brano "Gli arbitri ti picchiano" e l'ex chitarrista degli Europe Kee Marcello che regala un potentissimo assolo di chitarra in "Morta la Città"; una squadra capace di creare un super suono rock. "Buena Suerte" è un disco in cui Pino Scotto conferma lo scorrere della linfa vitale che ha decretato negli anni il suo successo. La freschezza stilistica di questo lavoro, la facilità d'approccio della musica, la potenza d'impatto di ogni singola canzone, e la spontaneità espressiva di Pino che, dimostra sempre il coraggio di raccontare il vero stato delle cose senza dover indorare la pillola è qualcosa di disarmante. Composto da 11 tracce che pur nella loro usuale ma solo apparente "leggerezza" affrontano problemi sulla situazione sociale, culturale e artistica in cui riversa il nostro bel paese nell'anno 2010. La musica di Pino evolve e rivoluziona, dove ora il controllo è la qualità centrale e a colpire non è semplicemente la quantità di energia implosa, ma la misura del come e quanto dosare. E allora è cosi che nel preciso istante che pigerete il tasto play sarete travolti dal rock di "Quore di Rock 'n' Roll" per poi passare a "Morta la Città", una song energica con un riff selvaggio e un ritmo fottutamente rock 'n' roll, che esplode nel suo groove insieme al pomposo basso e alla distortissima chitarra (qui la manina di Kee Marcello), sino ad ottenere una dirompente miscela esplosiva. Ottima la performance di Marco Di Salvia dietro la sua cara batteria, rapido come un tuono che squarcia il cielo, è lui a dettare i ritmi (rullate super anche in "Stage degli innocenti"). La voce rauca di Pino supportata da ritmiche costruite a regola d'arte vanno così ad alimentare, a mio parere, una super hit. E si arriva alla terza traccia, la chicca, ovvero "Gli arbitri ti picchiano", il primo singolo che vede la presenza di Caparezza, che insieme a Pino alternandosi tra il rap e il canto, regalano una canzone dal ritornello rap e rock, divertente, senza essere ruffiana ma solo astutamente sincera. Ma in questo disco non c'è solo la potenza del rock, c'è anche e soprattutto tanta anima. Basta chiudere gli occhi ed ascoltare "Soldatini di pongo"; rimarrete così affascinati dall'intensità della cocente malinconia intinta di verità. Qui il livello di potenza lirica e raffinatezza musicale è assolutamente inebriante: la voce di Pino e quella di Nina (cantante che non conosco, ma molto brava) si fondono perfettamente per donare impatto emotivo che sa d'irripetibile- davvero emozionante. Senza troppe moine e senza ma si susseguono canzoni che hanno un gran bel tiro come "Stage degli innocenti" e l'esplosiva "Diatribal Rock" pezzo che sputa fuori tanto rock'n'roll grezzo, ma con quel giusto dosaggio di "sporco" che si incontra nelle chiare e definite distorsioni partorite dalle corde di Steve Volta. Nota di merito anche per l'intensità del brano "Che figlio di Maria" e al l'artowork di questo gran bel dischetto realizzata da Andrea Degrada per la parte fotografica e da Alessandro Conti (frontman dei Trick or Treat) per la parte grafica. "Buena Suerte" è un album rock dove le parole hanno il giusto risalto nell'ambito della forma canzone, e i pensieri arrivano all'ascoltatore senza filtri e si fanno apprezzare con gran gusto. Che dire.. se questa recensione non vi invoglierà a fare vostro questo "Buena Suerte" allora (citando il caro Pino): Fottetevi Tutti!! perchè qui c'è del cazzuto ROCK'N'ROLL!!!

 

Review by AngelDevil

LYMPH
Bitrh

Emmeciesse Music Publishing/Heart Of Steel records

 

I Lymph sono una piacevole sorpresa tutta italiana che ha visto la sua nascita nel lontano 1999 e dopo una lunga gavetta fatta di concerti e presenze in vari festival (da ricordare la loro esibizione all "Italian Tim Tour" nell'agosto del 2003 di fronte a 20.000 persone) e vari demo records per farsi conoscere, arrivano finalmente alla pubblicazione del loro primo LP "Bitrh" uscito sotto la Emmeciesse a Novembre 2009. Un album che ha visto un lungo e meticoloso lavoro di produzione e mixaggio iniziato nel 2006 e terminato ben 2 anni dopo dove, oltre ai componenti e fondatori del gruppo (trattasi di Giulio Bogoni, Vito Licari e Luca Dal Lago, Giorgia Sacco e Tommaso Dalla Fina), hanno partecipato in veste di Guest stars personaggi importanti dello starsystem musicale come Fabrizio Grossi (bassista di Steve Vai) e Fabio Trentini (produttore dei Guano Apes).Il risultato di questo lavoro è un Melodic Electro Rock dove le note dure delle chitarre vengono infettate da effetti sonori elettronici efficaci e una melodia vocale molto trascinante che per certi tratti ricorda lo stile dei nostrani Lacuna Coil. Veramente un bel lavoro molto curato che anche ai rockettari più incalliti potrà risultare piacevole. Si inizia benissimo con "Something Invisible" con suoni ricchi di potenza ed emotività dove la voce intensa e malinconica di Vito Licari spiccano su tutto il brano con un ritornello molto azzeccato. Si arriva poi alle altrettante ottime "How can I Explain" (con il contributo vocale della bassista Giorga Sacco), "Mirror of My soul"; "In an Empty Room" e la splendida semi ballad "Flawless". Anche queste delle song cariche di energia e una qualità compositiva da non far invidia di certo alle diverse blasonate band internazionali del genere. "Obsessive Voice" rappresenta un po' l'eccezione in quanto sfocia decisamente su ambientazioni ben più Electro Pop ma pur sempre efficace e orecchiabile.17 tracce complessive che mostrano il grande talento compositivo della band e la reputazione che sono riusciti a crearsi nei lunghi anni On the Road. Potrete apprezzarli nei prossimi mesi in tour con i ben più conosciuti Linea 77; la Punk rock band losangelina Strong Out; Tre allegri ragazzi morti e Jade. Consigliatissimi!

 

Review by SimoSuicide

SYSTER HIDE
Same
Emmeciesse Music Publishing/Heart Of Steel records
 

 

I Syster Hide sono un po' una mosca bianca nel loro genere per due semplici motivi. Il primo è che è una glam rock band nata a Seattle e non se ne vedono molte di band che nascono in una cittadina madre di ben altri generi. Il secondo motivo è che hanno sì delle sonorità Glam rock anni '80 ma con un'attitudine Punk e un suono grezzo che poco si confà a questo genere, dove gli effetti sonori e le chitarre pulite in qualche modo hanno sempre primeggiato. La band è nata nel 2006 dal fondatore e frontman Hyde e dal chitarrista Myles Mayhem, ai quali poi si sono aggiunti il bassista losangelino Keith Ash e il batterista, anch'esso di Seattle, Great Scott. Grande presenza scenica e un carisma da vendere per questa band e lo si nota piano piano ascoltando questo "Same" che rappresenta il loro esordio discografico sotto la Emmeciesse, uscito il 10 novembre scorso e prodotto degli italiani Aldo Menti e Mirko Galliazzo.I testi e le melodie di questo lavoro rappresentano bene lo stile Glam del gruppo con titoli come "I'm your fan", la trascinante "I like it with the light on" (qua in una splendida versione live) e in "Surfin' on Napalm". Testi creati ad arte per smuovere le folle con chitarre sporche e suoni in qualche caso distorti che ricordano se vogliamo il primo Iggy Pop era Stooges come il cantante Hyde qualche volta sembra ispirarsi in brani come "Beautiful Tonight" la punkeggiante "Corporate Guru" e "The Malice in People". Mentre "Sinner" rappresenta un vero e proprio inno ai Nirvana di "Smells like teen Spirit" con il riff di chitarra tale e quale alla canzone manifesto di Cobain e soci.Il disco si chiude con "Jennifer Maerz's best friend" di scuola Ramones e l'ottima "Reel tuff Dude".Senza dubbio ci troviamo davanti ad una band interessante che riesce ad amalgamare alla perfezione la loro attitudine Glam a qualche spruzzata di punk e che saprà sicuramente farsi apprezzare dal vivo grazie al grande carisma che il frontman Hyde e il resto del gruppo sanno emanare con grande disinvoltura; segno di un talento che con grande dedizione, alla lunga, ruscirà ad emergere. Andate a visitarli sul loro sito MySpace:www.myspace.com/sisterhyde

 

Review by SimoSuicide

 

LA FAMIGLIA SUPERSTAR
La Famiglia Superstar
Emmeciesse Music Publishing/Heart Of Steel records


Diciamo pure che con un titolo del genere, tutto mi aspettavo tranne che ascoltare un cd con dei musicisti realmente noti, insomma attendevo il classico gruppo, per di più italiano, che "sfrutta" il nome conosciuto (in questo caso da Hardcore Superstar) e che propone una musica del tutto vicina al gruppo al quale cerca di "saccheggiare" il pubblico. Ed invece non è così. Andiamo a fare le presentazioni dei membri della famiglia: voce: Terry Ilous già potuto apprezzare al microfono degli XYZ, un gruppo capace di ottenere un buon riscontro, forte anche dell'apporto del loro scopritore Don Dokken; chitarra Steve Saluto già apprezzato al fianco di Jeff Berlin (bassista di fama con all'attivo collaborazioni con Pat Metheny, Van Halen, Rush, Yes), Danny Gottlieb (Pat Metheny, Sting, Chick Corea), Buddy Miles (batterista noto per aver suonato con Jimi Hendrix, Santana), Massimo Riva, Elio e le Storie tese ed altri; batteria Atma Anur con all'attivo collaborazioni con Journey, David Bowie, Richie Kotzen, Tony Macalpine, Cacophony and Greg Howe; e per finire basso Marco Mendoza, il quale ha collaborato con talmente tanti gruppi sia della scena hard rock (Whitesnake, Thin Lizzy, David Lee Roth, Blue Murder, Ted Nugent, Sherinian, Kotzen su tutti) che della scena pop (Right Said Fred, Robert Williams, Dolores O'Riordan (ex singer delle Cranberries) ecc.) che è forse più facile dire con chi non ha suonato!!Ma veniamo al sodo ed andiamo ad ascoltare cosa sono riusciti a creare. La voce di Terry è rimasta tale e quale a quella che ci ricordavamo, tanto da farci tornar la voglia di andar a riascoltare l'intera discografia degli XYZ, Steve Saluto ha un ottimo gusto nell'esecuzione delle sue parti, delizioso e mai fuori dalle righe. Da Anur mi aspettavo più presenza e personalità, ma la colpa è di Neal Shon (non devo dirvi chi è e con chi ha suonato "il chitarrista AOR per eccellenza"??) che in un intervista al magazine Rolling Stone l'ha definito "il Jimi Hendrix della batteria". Il mio orecchio inizialmente era volto alla ricerca del basso di Marco, sicuramente il personaggio più carismatico dell'intera famiglia. Mendoza si mette al servizio della band lasciando da parte discorsi egocentrici del tutto sterili, tranne forse nella nuovissima versione della whitesnakiana "Here I Go Again" dove il bassista italoamericano si lascia un po' andare. Chiudono il disco "The Wind" dove il cantato in francese risulta molto dolce e "Vision" un brano strumentale dove finalmente tutti i musicisti possono dar sfogo alle proprie abilità. Il risultato finale è che, unendo quattro musicisti di razza, senza nessuna mania di protagonismo, ne giova solamente la musica.

 

Review by Andrea Lami

SHINING FEAR
Apocalife
Emmeciesse/Heart Of Steel Records


I Shining Fear nascono nel 2004, più precisamente ci troviamo nel veronese, dove Barbara Mischeri (cantante che ho avuto la fortuna di ascoltare in un cd degli A.D.E. ormai datato 2002) e Matteo Migliorini (chitarrista) decidono di dar vita ad un gruppo. Si uniranno al gruppo per completare la line-up il batterista Pierluigi Lazzarini, il tastierista Lorenzo Tomelleri ed il bassista Jacopo Ravagnini. "Apocalife" è l'esordio vero e proprio per questo quintetto, se escludiamo il classico demo ("...Catch The Breathe..."). Musicalmente possiamo catalogarli in una sottospecie di heavymetal con influenze gothic e nu-metal soprattutto per le parti di tastiera e per il cantato di Barbara che riporta alla mente le più famose Cristina o Tarja. Il cd scorre in maniera fluida e piacevole, il problema che mi sento di sottolineare è che i pezzi, una volta ascoltati, non ti lasciano niente di più di un apprezzamento o delle doti vocali o delle doti tecniche dei musicisti. Non c'è un ritornello, un riff, una parte di tastiera che ti rimanga in mente e che ti faccia venire voglia di riascoltare un pezzo piuttosto che un altro. Il classico compitino, che, ricordandosi trattarsi di un disco d'esordio, è già un risultato pregevole. Non capita spesso di ascoltare un disco d'esordio privo di errori. A mio parere questi Shining Fear se sapranno lavorare più sui chorus-ritornelli-riff potranno dire la loro e togliersi qualche bella soddisfazione nel panorama metal italiano.

 

Review by Andrea Lami

LEONARDO
Armageddon
Emmeciesse Music Publishing/Heart Of Steel records

 

Leonardo è una band fondata dai fratelli Milcic (Ivan D. Milcic chitarrista e Milan Milcic tastierista) proveniente dalla Serbia (Belgrado) che compone musica melodica/neoclassica seguendo la strada tracciata da Deep Purple, Rainbow, prima e da Whitesnake, Stratovarius, Royal Hunt & c. dopo, ma soprattutto all'asso svedese che risponde al nome di Yngwie Malmsteen. Tutte le canzoni contenute in questo dischetto si rifanno in qualche modo al chitarrista svedese più noto e veloce del mondo!!"Armageddon Has Come" apre il disco e mette subito le cose in chiaro presentando band ed album per quelli che sono, una valanga di note eseguite alla velocità della luce, un bel pezzo nel quale è contenuto subito un duello infinito e molto divertente tra tastiera e chitarra. Due bei giri di tastiera introducono sia "I Still Believe" che "Crusade" canzoni che poi si sviluppano in maniera interessante. "Set My Heart On Fire" richiama alla mente la famosissima "I'll See The Light, Tonight" contenuta in Marching Out (Jeff Scott Soto voce; Yngwie Malmsteen chitarre; Marcel Jacob [RIP] basso, Jens Johansson tastiere e Anders Johansson batteria... che formazione!!!) senza raggiungere quei picchi di qualità. "Can't Live Without You" è l'unica ballad dell'album, quindi tutto più tranquillo tolto l'assolo che di tranquillo ha solo la parte iniziale. Non vogliamo farci mancare niente ed ecco arrivare il brano strumentale intitolato "Renaissance Affair" con il quale si torna a far sul serio, piede sull'acceleratore, corsia di sorpasso e via andare. Il lavoro in questione prosegue su questi binari senza mai cadere d'intensità. Un'ottima scoperta. Era tanto che non ascoltavo un disco neoclassico improntato sulla chitarra/tastiera, quindi questo Leonardo mi ha fatto veramente piacere, tanto che alla fine dell'album ho schiacciato il magico tasto della promozione: il REPEAT.

Review by Andrea Lami

SUNRISE
Trust Your Soul
Emmeciesse Music Publishing/Heart Of Steel records

 

I SUNRISE nascono a Kiev (Ucraina) nel 2003 e decidono di presentare uno stile power-speed melodico che si rifà ai grandi di questo genere quali Helloween, Gamma Ray, Stratovarius, Blind Guardian ecc.. Le tematiche affrontate toccano questioni relative al "banale" quotidiano fino ad arrivare alla più "profonda" ricerca del significato della vita, temi alquanto complicati per chiunque, figuriamoci per un gruppo di ragazzi giovanissimi. "Trust Your Soul" ha il compito di aprire l'album e di dare il titolo all'intero disco, una sorta di mid-tempo di abbastanza facile presa; "All This Time" è la classica speed song che ti cattura per il ritmo e per la velocità d'esecuzione. La successiva "You And Me" ha un classico titolo da canzone d'amore ed invece non è così dal momento che il tempo della canzone è cadenzato quando basta per richiamare alla mente le produzioni di Timo Tolkki. "Man In The World" aumenta ancora la velocità con l'introduzione di simpatiche parti di tastiera come nella miglior tradizione (Stratovarius, Labyrinth ecc. ecc.). Il ritmo rallenta decisamente nell'esecuzione di "Love Will Set You Free" ed il singer cattura l'attenzione con una prova egregia, attenzione che viene spostata sulla voce femminile ospite nel successivo "Dreamer Online". "Hey!" è costruita su un giro di chitarra e di tastiera semplicissimo, fortunatamente l'assolo la salva dall'insufficienza. "Relax" al posto di rilassarci come suggerirebbe il titolo, ci fa partire prima il piede e poi la testa all'inseguimento del ritmo coinvolgente, sicuramente il pezzo migliore dell'intero album. L'album in questione è agli sgoccioli, ci separano dai titoli di coda: "Tell Me Why" ed "Invisible Place" due pezzi lenti, il primo eseguito con l'aggiunta della voce femminile; "Forgotten Secrets" e "Duh Vsesvitu (The Spirit Of Universe)" altre due speed song per chiudere il disco alla massima velocità!! Se da una parte pare strano che questi ragazzi dalla giovane età si cimentino in testi profondi alla ricerca del significato della vita -quanto sarebbe molto più facile parlare del quotidiano, di feste, amici, amore e divertimento- dall'altra parte stupiscono le capacità tecniche e la ricerca nella composizione delle canzoni stesse. Da tenere d'occhio.

 

Review by Andrea Lami