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D-VINES
Kill Me Martina
Kill Me Records


Grandissimo esordio dei Divini D-Vines, band emergente dell'interland bresciano nata nel 2007, che realizza questo spettacolare "Kill me Martina", prodotto dalla Kill Me Records, registrato nel loro studio (JILTED STUDIO), mentre il missaggio ed il mastering è stato affidato a Maurizio Baggio dell' Hate studio di Vicenza, azzeccando praticamente tutto. Distruibuito a partire dal 16 Aprile in digitale e in tutti i negozi di dischi, è un disco che fotografa nitidamente un momento di creatività esaltante, fresco, originale, dall'impasto sonoro davvero interessante: unendo rock, post grunge ed elettronica. "Kill me Martina" è  qualcosa d'innovativo che cerca di evadere dalle solite sonorità schematiche. Un album compatto, omogeneo composto da 9 brani che, grazie a un lavoro sanguigno, diretto e pieno zeppo di hits, caratterizzati da una tecnica elaborata e raffinata che non cede mai alle tentazioni di frivolezze fini a se stesse, che tanto spesso banalizzano i faticosi lavori delle bands metal, ma che si fonde armonicamente con l'espressività del gruppo, dai toni decisamente elettro-rock-sound ritmato che fin dall'inizio ci spara direttamente in faccia, e senza pietà, una valanga di beats ruvidi e massicci ma al contempo melodici. Il cd si apre con una magnifica "Your Lies" che immediatamente introduce negli spettacolari intrecci di tastiere e chitarre su cui si eleva la voce dai timbri belli caldi, suadenti, forti e chiari di Stefano Roncadori. Brano dotato di quelle graffianti distorsioni e martellanti ritmiche rivolto ad una equalizzazione alle sonorità elettroniche dai risvolti melodici, notevoli. Ma è con il singolo "Drawing in Electromud" (guardatevi assolutamente il video), che va al di là di qualsiasi etichetta, che arrivano a toccare il massimo della spettacolarità regalando un tappeto sonoro elettrico, capace di ampliarsi in una performance senza confini per spettacolarità di esecuzione e inventiva. Una canzone davvero robusta e potente ma agile al tempo stesso, capace di esplodere in ampie melodie all'insegna del feeling; dove le tastiere hanno sicuramente il merito di elevare il tutto ai massimi livelli. Riff impregnati di una potente carica espressiva tale da possederti in un viaggio sonoro di totale goduria. Ma come già anticipato questo è un album composto da veri e propri gioielli musicali come "Experience","Kill me Martina", "Stars", "My War" e la sorprendente e più carezzevole "Juliet" che chiude con dolcezza e sensualità un lavoro che seduce e conquista all'istante. La totalità dell'album è davvero godibile,  notevolmente e positivamente radiofonico, sintomo che il talento di Lorenzo Sirigu, Andrea Minoglia, Stefano Roncadori, Riccardo Frigoni, Fabiano Bolzoni e Nicola Nolli dimora intatto in questo lavoro. Album straconsigliato a tutti!!! Visitate la pagina Myspace della band: www.myspace.com/d-vines

 

Review by AngelDevil

L'INVASIONE DEGLI OMINI VERDI
Nel Nome di Chi?
IndieBox Music


"Nel Nome di Chi?'" è il nuovo e quinto album de L'Invasione degli Omini Verdi uscito il 26 marzo 2010 per IndieBox Music @ 360°/Halidon distr. La band nata nel luglio del 1999 nella provincia di Brescia e considerata una fra le punk rock band più apprezzate del panorama Indipendente Italiano. "Nel Nome di Chi?'" è un'altra grande prova di consistenza e bravura, espressa attraverso 11 pezzi di trascinante speed punk rock, più schietto e sincero (verso la società d'oggi); è un grande manifesto di coerenza basilare e canonico nell'approccio, quanto efficace e bruciante sin a partire dalla potenza dall' opner "L'Italia che muore", song istantanea e fragorosa, rappresentativa dell'enorme carica. Ma è con il singolo omonimo, "Nel Nome di Chi?" (guardatevi il video QUI) che l'aggressività e l'energia scorrono veloci tra vere sfuriate elettriche. Si continua con l'irruenza di "La striscia del pianto" per poi continuare in un crescendo ritmico con "Il cielo che non c'è" e "Fantasmi". Ha chiudere questo disco con liriche dure ed appassionate che mantiene alta la tradizione della band è la bellissima ballad "La linea del tempo". Un plauso a tutta la band: Ale - Cantante, Gio - chitarrista, corista, Giacomo - bassista, corista, Mauri - batterista e a JasonJason Livermore del Blasting Room studio (Colorado - U.s.a.) che si è occupato, in maniera esaustiva, dello stems mastering rendendo perfetto il suono di questo disco.

 

Review by AngelDevil

JAYCE LANDBERG
Good Sleepless Night
Escape /Frontiers Records

 

Secondo lavoro per il chitarrista svedese Jayce Landberg, che per questo cd si circonda di eccelsi strumentisti, primo tra tutti il mitico Goran Edman., che molti ricorderanno insieme a John Norum e Yngwie Malmsteen. Quello che colpisce, fin dal primo ascolto del piacevolissimo cd , è l'accurata produzione e l'apertura verso sonorità diverse dal tipico sound dei due grandi personaggi che ho citato poco sopra. L'iniziale "My Valentine" , mi ha conquistato subito con le sue atmosfere grunge e dark e con la chitarra di Jayce che ti entra in circolo e non ti esce piu'. L'hard rock della successiva "The devil's wine" è un altro bel momento, con la band assolutamente perfetta in termini esecutivi e con un testo che vede la contrapposizione tra Dio e il diavolo,fatta in modo molto ironico. Questo pezzo vede anche la presenza di John Leven degli Europe al basso,che è presente anche in altri due pezzi del disco. L'abilità chitarristica di Landberg emerge totalmente anche nello strumentale "Sun dance", dove ci da prova di essere un chitarrista dotato di molta passione nel suonare e non si limita a scale velocissime, anche se son presenti palesi riferimenti secondo me a lavori di Satriani e Vai. John Leven è ancora presente nella canzone successiva a questa, chiamata "Invasion", con una linea di basso davvero azzeccata e qui con la chitarra di Jayce che va alla velocità della luce e con un ottimo drumming di Jens Bock. La canzone vede al microfono l'ospite Mark Boals, che si interseca benissimo nelle melodie della canzone. La ballad successiva "All i wanna do"(is you) è da brividi,sicuramente influenzata dai migliori lenti dei Queen,Van Halen e Toto e con un piano in sottofondo,semplicemente azzeccatissimo.I cori son perfetti e potenti. Davvero questa canzone,da sola,varrebbe l'acquisto del disco.Chiudo segnalando anche l'altro strumentale "Abduction"dove la prima persona che mi è venuta in mente è Petrucci,in alcune parti. In sostanza un ottimo disco,che mi ha saputo regalare emozioni nell'ascoltarlo, con una produzione a dir poco eccelsa ad opera dello stesso Landberg e registrato nel suo studio a Stoccolma e Los Angeles, che forse manca di originalità estrema e che ricorda sempre qualcuno, ma che sa attirare l'attenzione decisamente. E intanto "My Valentine" non se ne andrà da me, per diverso tempo.

 

Reviewby MauRnrPirate

MELISSA AUF DER MAUR
Out of Our Minds
Roadrunner Records


Parliamoci chiaro: il più delle volte in una band il leader è colui che canta; colui che ha il compito di divertire il pubblico e che per primo viene alla mente per chi pensa alla sua band. Ma è anche vero che se non hai dei buoni musicisti che ti supportano vai poco lontano. Qualche volta invece capita che magari il chitarrista della band ha così tanto carisma da divenire un vero e proprio antagonista del frontman. Ma figuriamoci se per chi suona il basso, uno strumento così apparentemente inutile, possa diventare un leader o brillare di luce propria. Da bambini è più facile immaginare di essere un cantante o un chitarrista cercando di emulare chi ti spara dei riff cazzuti. Il basso no..il basso ha sempre il solito suono, si dice...il bassista è colui che accompagna...Se sei una donna poi non ne parliamo neanche...Ma non è sempre così. I motivi sono due: o sei un un personaggio molto carismatico e ricco di talento o ti chiami Melissa Auf Der Maur. Bè...nel secondo caso allora stiamo parlando di un vero e proprio talento musicale. Una donna dalla grande dote e dal grande fascino magnetico, in grado di ipnotizzarti con quei suoi occhi ammalianti e quella sua voce innocente. Ammettetelo: chi, guardandola, non è mai rimasto di sasso e si è innamorata di lei anche solo per 5 secondi? Chi, ascoltandola, non è stato invaso da una carica erotica esplosiva? E chi, per essere ancora più espliciti, non si è mai sporto un poco con la testa per sbirciare il suo posteriore? Melissa è questo: talento e bellezza; colei che ha sovrastato il carisma di Courtney Love, dichiarata e sfrontata Riot girl (più dai media che per meriti suoi) quand'era in principio nelle Hole; colei che ti seduce, ti usa e ti abbandona (Dave Grohl ne sa qualcosa); colei che con le sue movenze e la sua intelligenza (è figlia di un noto politico e scrittore e di una drammaturga, oltre che nipote di un noto filosofo e teologo svizzero; mica bazzecole!) fa cadere al tappeto decine di maschioni, virili o meno, solo per il gusto di farlo. Una vera Riot Girl insomma, altro che Courtney Love! E mentre le Hole sono appena tornate alla ribalta con un nuovo disco, la nostra cara Melissa Auf Der Maur mette ancora i puntini sulle "I" facendo capire quanto realmente vale, pubblicando, dopo ben 6 anni dall'ottimo esordio solista, il suo secondo album "Out of Our Minds", uscito il 26 Marzo sotto la Roadrunner. Un album che rappresenta un vero e proprio Concept; una "storia" unita ad un film di 28 minuti in HD diretto da Tony Stone (già presentato in numerose occasioni) e ad un fumetto in edizione limitata prodotto dall'artista Jack Forbes. Mixato infine dalla stessa Melissa con la collaborazione di personaggi di grido della scena rock contemporanea come Jordon Zadorozny (Sam Roberts), Chris Goss (QOTSA), Alan Moulder (Depeche Mode, Smashing Pumpkins) e Mike Frazer (Franz Ferdinand, Ac/Dc). Un lavoro di gran classe con molte differenze sia dalle Hole che dal suo disco precedente; con suoni molto più "Indie" (qua lo zampino di Frazer) e meno Hardrock e con una priorità ai brani strumentali come nel caso della trascinante "Lead Hourse", segno di grandi capacità compositive. Anche questo un disco ricco di sensualità come il precedente ma molto più marcato e lo si capisce subito con la open track "The Hunt", anch'esso un brano strumentale in crescendo dove a spiccare sono i furbetti gemiti di Melissa. A seguire poi il primo estratto del disco: "Out of Our mind". Un brano che ti trascina dalla prima all'ultima nota con un suono grintoso e fluido che scorre via lasciando quella scossa di adrenalina che sembra non finire mai. Sempre sulla stessa falsa riga l'ottima "Isis Speaks"; una dolce semi-ballad con un Groove che ti entra nelle ossa e le solite piacevoli urla di Melissa che precedono la sua calda e seducente voce nel cantato. Con "Follow the Map" iniziano i primi accenni Indie rock. Il ritmo delle chitarre è incalzante, accompagnate da qualche effetto elettronico e da un ritornello molto coinvolgente. Veramente una chicca "Meet me on the dark side" dove a primeggiare è il basso di Melissa e qualche accenno ai più recenti Queen of the Stone Age e non è un caso forse che Josh Homme abbia partecipato silenzioso ad alcune session di questo album, dopo aver collaborato da vero e proprio ospite nell'esordio solista di Melissa di sei anni fa. Si arriva poi ad un'altra grande performance con "Father's Grave" in cui Melissa duetta con Glenn Danzig, cofondatore della storica punk band "Misfits". Anche questa una semi ballad molto accattivante con un finale da brividi. E' difficile trovare una pecca in questo splendido lavoro. Il disco procede senza intoppi con le altrettante ottime "The Key", "The One" e "1000 Years": un trittico se vogliamo molto simile tra loro per dare sempre quel senso di "Concept" che caratterizza tutto il lavoro e dove a primeggiare, come sempre, è il grande talento al basso dell'affascinante rocker. A chiudere, come se non bastasse, una Ghost track e un breve discorsetto conclusivo della stessa Melissa. C'è poco altro da aggiungere. Se non la conoscete o fino ad esso avete preferito le gesta di Courtney Love, allora vi consiglio vivamente di ascoltarvi chi, realmente e con grande partecipazione, le Hole le ha rese grandi. Straconsigliato!

 

Review SimoSuicide

NEW CHERRY
Le forme di pedro
My Place Records


Approdano su My Place Records i New Cherry, trio che vede alla chitarra e voce, la leader del gruppo, Sara Piolanti (vanta collaborazioni con Modena City Ramblers e Marta sui Tubi e che ha militato per cinque anni nella band Caravan De Ville), Ulisse Tramalloni alla batteria (Hot Blues Band) e Antonio Vinci al basso. Con questo debut EP intitolato "Le Forme di Pedro" dall'ottimo packaging comprensivo di videoclip, foto e testi, che guarda da una parte il rock roccioso e dall'altra all'indie pop melodico, il lavoro della band si snoda attraverso 5 tracce che danno forma a pensieri pittoreschi. Melodie semplici e dirette, intrecci di chitarre efficaci ed una linea vocale corale efficace. Un lavoro che unisce curiosità attorno alle note che danzano sognanti nella voce calda e suadente di Sara. La forza del disco risiede proprio nella voce di Sara e nei pezzi dall'appeal immediato come l'opener, nonché primo singolo "Coca Magnum", brano simpatico che conquisterà l'ascoltatore all'istante. "Matematica" e "Sintesi Erotica" sono altre due tracce davvero interessanti che, con il loro incidere si lasciano ascoltare con grande trasporto. In definitiva, un disco ammaliante che richiede sicuramente un attento ascolto e che si aggiudica un buon giudizio per questo debutto. Per maggiori info visitate la pagina MySpace della band www.myspace.com/thecherrypedrosimenez 


Review by AngelDevil

SURGERY
Non un passo indietro
Altipiani/Audioglobe

 

Si presenta sempre più ruggente e martellante il sound del nuovo lavoro dei Surgery, band dell'underground romano, dal titolo ''Non un passo indietro'', edito da Altipiani e distribuito da Audioglobe. L'album, registrato e mixato fra Febbraio ed Agosto 2009 da Paolo Panella, oltre ad una produzione eccellente, vanta la presenza di diversi collaboratori della scena capitolina, tra cui: Alessandra Perna (Luminal), Stefano Tarquini (Palcoscenico al Neon) e Mauro Neri (Neverdream). Nel box contenente 17 brani trovano spazio: 3 videoclips diretti da Carlo Roberti per la Solo Buio Visual Factory, due dei quali: ''L'erba Cattiva''e ''Stupida Estate'' oltre alla versione ufficiale pubblicata in "L'altra Educazione", sono presenti come remix rispettivamente degli scandinavi Combichrist e degli Xp8, mentre l'ultimo, dal richiamo storico ''Morituri Te Salutant'', è stato lanciato all'Alpheus per la prima volta e su MusicBox, canale 717 di sky, come opening per la presentazione del disco. Trova spazio anche la cover di "Photographic" dei Depeche Mode, ovviamente in puro surgery's style, che del brano originale mantiene solo il testo. Confermano la linea stilistica, già sviluppate in "L'altra Educazione", del metal fuso all' industrial in lingua italiana, propriamente fuori orbita rispetto alle bands hardcore o punk del nostro panorama musicale, ribadiscono il loro percorso musicale in una frase del loro brano "Comaradio": "..non ricorderete niente di questo suono dozzinale orfano della new wave...".
Provocatorie e visionarie, queste liriche come poemi di Blake, sono materialmente il cuore dei brani, al crescere dei toni, la musica si prepara alle esplosioni di ritmato industrial-metal e nascono brani come: ''Mostri'',''Morituri Te Salutant'' e ‘'Dolcissima Italia''. Non c'è certamente un attimo di riposo, tra rabbiose urla, dipingono un ritratto violentemente realista di ciò che rappresenta la società ai loro occhi, tanto è potente il loro sarcasmo e cinismo, che vi faranno in ogni modo possibile ingurgitare parole avvelenate e marce. L'unica apparente velatura dei toni è per il brano "Classe Onirica" che si potrebbe definire una "pseudo ballad", perché non c'è niente di paragonabile a questo termine ed è davvero difficile aspettarsi dai Surgery una strofa romantica. Tremendamente cattivi e magari beffardamente realisti, questo album è destinato a tutti quelli che non intendono rilassarsi e non soffrono di ansia o depressione, un prodotto di buona creatività compositiva che vi saprà suscitare forti emozioni. www.myspace.com/surgerycaos

  

Review by Francesca Perciballi