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ZIBBA
Una cura per il freddo
Universal/Cramps

 

 

Zibba è un cantautore sincero e genuino, a volte fin troppo schietto, che da ormai dodici anni, insieme alla sua band, si sta raccontando nelle canzoni che scrive e porta in tour, dando la possibilità a tutti di assaggiare una fetta della sua vita.L'esordio discografico avviene nel 2002 con "L'ultimo giorno", un contenitore di canzoni divertenti, spensierate con qualche riflessione un po' più profonda. Primissima soddisfazione del gruppo sarà quella di suonare al concerto del Primo Maggio Di Roma nel 2004. La conferma della strada intrapresa si manifesta con "Senza Smettere Di Far Rumore" uscito nel 2006 ed farcito di ospiti. Sì, perché una cosa nella quale crede molto Zibba è che le collaborazioni, siano fondamentali nella carriera di un musicista, un po' come dividere un pezzo di strada insieme. Il singoli estratti vengono programmati con molta frequenza nelle varie radio in tutta Italia, regalando al gruppo un'altra bella soddisfazione, quella di raggiungere il primo posto nella classifica Indie Music Like come band seguita e più programmata dalle radio indipendenti.
Ma addentriamoci nei meandri di questa nuova opera. In questo album non ci sono musicisti che suonano a velocità stratosferiche o cantanti che urlando raggiungono picchi altissimi: in questo album troverete delle canzoni che arriveranno dritte allo stomaco, passando prima per il cuore, complice la profondità della voce ed i soffici suoni che le accompagnano. Difficile, forse anche inutile e riduttivo, catalogare la musica di questo cantautore -ormai rimasto uno dei pochi!!-, anche perché i generi toccati sono i più svariati (rock, pop, reggae, ska ed altro ancora). Preferisco invece soffermarmi sui testi, sui racconti che Zibba condivide con noi in questo viaggio lungo poco più di un'ora. Ogni canzone è un piccolo pezzo di un puzzle e tutte insieme andranno a comporre una perfetta fotografia di questo artista. L'inquadratura, le luci, la messa a fuoco sono perfette ed il risultato finale è una un'istantanea di quello che sono Zibba e Almalibre oggi. Nota particolare a due pezzi che mi hanno fin da colpito subito: "La Saga Di Antonio" e "Rocke n roll". La prima richiama e porta avanti il discorso iniziato con uno splendido pezzo contenuto nell'album precedente, canzone intitolata "La Karimba Di Natale". Il secondo è il pezzo più rock, più divertente e più allegra dell'intero album, come il titolo stesso suggerisce, nel cui intro Mr. Puma dice già tutto "il pezzo che viene adesso con questo disco non c'entra assolutamente niente, niente, niente". Il viaggio iniziato da Zibba quasi dieci anni fa si fa sempre più intimo e personale. All'inizio era un po' più votato al rock-pop ma dall'incontro con l'altro artista del gruppo, che risponde al nome di Fabio Biale (capace di suonare anche una coppia di cucchiai!!), le coordinate si sono un po' spostate: possiamo dire che il violino, mandolino, vibrofono hanno rubato un po' di spazio alle chitarre, prima più protagoniste. Il mio consiglio personale è questo: assaporatevi questo album in completa solitudine, io l'ho fatto in uno dei tanti viaggi in macchina, di notte, con il mondo spento tutto intorno, senza suoni né distrazioni: la solitudine sparirà, perché Zibba si siederà al vostro fianco e incomincerà a raccontarvi una delle sue storie di vita quotidiana.

 

Review di Andrea Lami

UNDER SMOKING DOORS
One Minute Underground
Myphonic Records

 

Band Torinese attiva dal 2004 che attinge, nel suono e nell'impostazione dei brani, a piene mani dal suono nu-metal e grunge dei primi anni 90. L'album che i nostri ci presentano si intitola "One Minute Underground" per la Myphonic Records, etichetta molto attiva nel mondo "indie" che ha già sfornato altri ottimi prodotti. Quintetto classico per questo tipo di musica , due voci una solista l'altra di supporto, due chitarre, basso, batteria. Il suono della band ricorda da vicino gli Stone Temple Pilots (Love Theraphy) e a volte i Linkin Park ( Broken Fingers, Burning ). Alcune tracce prevalgono per compattezza e melodia sulle altre come "A new religion " e "Breathe" non male anche la lenta "Insignificant Others". Non mancano gli episodi meno riusciti tipo la conclusiva " Black Label Revolution" e per finire notevole la più dura "Wait" al limite dell'Hardcore con un cantato più potente ed urlato. Otto tracce, più un intermezzo di 30 secondi con rumori, penso, di stazione ferroviaria ... che non brillano di originalità , nel senso che a volte viene il dubbio del "già sentito",c omunque buon nu-metal e l'ascolto risulta piacevole . Sicuramente le potenzialità ci sono, provare ad essere più originali aiuterebbe. Il disco supera la prova.

 

Review by Luca Casella

GOOD FOR ONE DAY
A story never told
Indeed! Records

 

Album di debutto per i Good For One Day, quintetto di Vicenza attivo da 2007, per la Lodigiana INDEED!. Nelle note che accompagnano il CD presentano la band paragonando il loro sound agli Story of the year e Foo Fighters . Vada per gli Story of the year e aggiungerei anche gli All time Low, ma dei Foo Fighters non se ne sente la presenza. 10 pezzi divisi equamente tra brani in Italiano ed Inglese. Tutte le canzoni hanno una struttura simile un misto di Emo-core e Tenn-rock ben suonato. Il suono perde di smalto nelle tracce in Italiano, le cose vanno decisamente meglio in quelle cantate in Lingua Anglosassone. Sul podio ci sono la Title-Track , "Truth will out" e "My best mistake", appena sotto "Le mie ragioni". "Sahara" è pronta per TRL ( programma giovane di MTV ). Il tutto è Ben suonato , ben cantato , ben arrangiato, l'artwork è ottimo,la foto di copertina è molto bella . Forse è tutta questa perfezione a lasciare perplessi. Una buona band che può far concorrenza a molte altre molto in voga tra i giovani amanti del rock pulito e di facile assimilazione. Se avranno una buon supporto e una giusta promozione sentiremo parlare di loro su MTV. Pagina Myspce della band: www.myspace.com/goodforoneday

 

Review by Luca Casella

ONLY FOR US
Dark Horse
Myphonic Records


Nati nel 2006 a Biella, dopo un primo EP realizzato nel febbraio 2009 di tre canzoni prodotto da Matteo "Ciube" Tabacco ( bassista dei Dufrense) , tornano in studio a fine 2009 per questo Full-length di 10 traccie sempre sotto la supervisione di Matteo. Suonano un potente Hardcore-Punk alla Cancer Bats e oserei dire Gallows, niente di originale ma di ottima fattura. Non posso che spendere parole di elogio per questo prodotto, sono dieci canzoni senza sbavature . I cinque "ragazzi" ci sanno fare sia con gli strumenti che con la voce . Al primo ascolto è difficile pensare che sul nostro suolo si producano dischi di questa qualità , invece è possibile, c'è ancora speranza . Gridi di dolore contro questo mondo ,contro quello che non và, i testi sono ben strutturati ed intensi . Nonostante le urla di Carlo si capisce ogni singola parola. Il Cd scorre veloce non annoia e si fa riascoltare volentieri, non c'è una canzone che prevale sulle altre sono tutte belle, da "Freedom" a "Dark Horse " alla conclusiva "R.S.A." Davvero bravi. Wake up let's Go ! Consigliamo gli OFU. Decisamente da non perdere live.

 

Review by Luca Casella

N.O.W.
Force of Nature
Escape Music/Frontiers


I N.O.W. son un nuovo progetto del bassista e compositore brasiliano Alec Mendonca, che suona da quando era bambino. Le registrazioni son state fatte in Brasile in vari studi e hanno richiesto duro impegno da parte dei vari musicisti coinvolti in questo progetto di classico rock melodico. Con Alec, troviamo a bordo di questa allegra brigata rock n'roll, lo stimatissimo cantante Philip Bardowell (Unruly Child e Places of Power); Carlos Ivan alle chitarre ritmiche, Caio De Carvalho alle chitarre soliste, Jean Barros alle tastiere (parti basilari in questo progetto) e per ultimo Erik Leal alla batteria. I pezzi, son arrangiati e prodotti molto bene dallo stesso Alec Mendonca e troviamo diverse canzoni che sapranno attirare la vostra attenzione. Certamente, la semi- ballata "Lonely soul" sarà una di queste, con la voce di Philip che ti fa vibrare ogni poro della pelle, con la sua voce parecchio influenzata da mostri sacri quali Lou Gramm dei Foreigner o sicuramente anche Jeff Scott Soto e con una batteria molto precisa di Erik Leal. I pezzi contenuti in questo cd,son molto vari,uno dall'altro e forse questa è la piccola pecca del disco,una certa discontinuità esecutiva, ma è un disco che sa farti rilassare adeguatamente dopo una dura giornata di lavoro o davanti a una bella birra. "Idol's grace" è un altro pezzo,che volentieri segnalo,molto intriso di sonorità classic metal scandinavo. Se invece ,cercate un rock molto aggressivo ,diretto come un bello schiaffone in pieno volto, allora sintonizzatevi sull'ultima traccia del disco" No time for goodbye" , un pezzo sicuramente ben riuscito. Un disco, che sicuramente consiglio agli amanti di bands quali Asia,come ai tanti amanti di House of Lords e affini,anche se qui non siam di fronte a una band tipica della scena, ma che sicuramente attrarrà l'attenzione dei tanti adepti di questo genere. Non certamente, un capolavoro assoluto,ma un buon disco, forse avrei cambiato l'ordine delle canzoni. Le parti orchestrali in canzoni come "You" sono fantastiche, come il lungo assolo di Caio De Carvalho.

 

Review by MauRnrPirate

HARD
Time is waiting for no one
Escape Music

 

Gli Hard sono una band proveniente dall'Ungheria, giunta al suo terzo cd , con questo lavoro uscito il mese scorso.Questo "Time is waiting for no one" è il loro secondo lavoro in lingua inglese dopo "Traveler", mentre il loro primo lavoro era in lingua nativa ungherese. Si verifica inoltre, un importante rivoluzione in termini di line up, con l'ingresso in formazione del cantante svedese Bjorn Lodin, che milita nei Baltimoore e della presenza come chitarrista solista di Thomas Larsson, che oltre ai Baltimoore collabora anche con una leggenda assoluta,la voce del rock Mr Glenn Hughes. La produzione viene affidata al leggendario Beau Hill,che dietro il mixer e il banco di controllo, valorizza adeguatamente il sound molto Seventies della band. Bjorn, ha una voce molto roca, sicuramente che si rifà a maestri quali Rod Stewart e Sammy Hagar, mentre l'altro nuovo innesto Thomas Larsson si produce in assoli al fulmicotone,con palesi riferimenti a Paul Gilbert ed Eddie Van Halen. La title track "Time is waiting for no one", ti deflagra in faccia, come un pugno ben assestato e potrebbe stare su molti lavori dei Mr Big tanto l'esecuzione è perfetta e limpida.Un riff assassino e una batteri a che ti fa battere il piedino incessantemente ,accompagnano la seguente "Black clouds",pezzo molto alla Bonfire , sicuramente uno degli episodi che ho gradito maggiormente. Non son invece rimasto molto colpito dal ritmatissimo "Lonesome Loneliness", dove Bjorn si addentra in territori vocali tipicamente alla Steven Tyler,ma con la canzone ,che secondo me è troppo ripetitiva nelle sue varie parti."Love goes with anything" è una tipica ballata melodica ,molto adatta al mainstream radiofonico. Se non sapessi di aver di fronte un gruppo principalmente ungherese,l'avrei scambiata per molte produzioni americane anni 80' . Una canzone ,davvero bella e soprattutto non una ballata melensissima. "Magical Pretence" offre sicuramente la prova migliore del gruppo, con vari cambi di tempo,incentrati principalmente su un riff spaccaossa di Thomas ,con la voce molto evocativa di Bjorn e col lavoro precisissimo della sezione ritmica formata da Gabor Mirkovics al basso e da Balasz Hornyak alla batteria,un lavoro piu' di precisione stilistica,quasi didattica, piu' che un'aggressione sonora. Molto Whitesnakiana è invece "Into the fire", che sicuramente in concerto diverrà uno dei loro punti di forza assoluti, anche perché ha un coro assassino ed è presente,l'assolo migliore del disco,secondo me.Gli accendini brillano nell'aria con l'ascolto del megalento "The pace and the flow",ballata molto Bon Jovi meets Gotthard old style, che è comunque sa di sentito e risentito e non riesce a conquistarmi totalmente a parte una partitura di organo Hammond in sottofondo ad opera dell'altro ospite scandinavo, Orjan Fernkvist. Dopo questa ,per me noia,si riprende a viaggiare molto grintosi nella seguente"My kind of a woman",che non è altro che una riproposizione di un pezzo dei Baltimoore,band da dove arrivano Bjorn e Thomas. Pezzo molto veloce, con chiare influenze di Bruce Dickinson nelle parti vocali e con un assolo,a dire un po' strozzato e strano. La batteria viene quasi eseguita in doppia cassa in alcune partiture ed è assolutamente convincente."Nona" è un'altra semi ballad, decisamente piu' apprezzabile della precedente "The pace and the flow",dominata dall'Hammond di Orjan Fernkvist e molto blueseggiante in alcuni momenti. Semplicemente un piccolo gioiellino. Un pezzo che potrebbe essere descritto come Extreme meets Living Colour è invece "Shine on me now", sicuramente il pezzo che si differenzia dallo stile proposto in questo cd,in maniera maggiore. Chiude questo buon album, un'ennesima semi ballad "Forever clover", molto malinconica e che racconta di un amore finito, che non riesce ad emozionarmi del tutto, anche se alcune idee son buone come il cantato sussurato del finale e l'arpeggio di chitarra. Sostanzialmente un buon disco, per gli amanti di sonorità molto anni 70 e che potrà essere apprezzato anche da fans di Gotthard e Whitesnake. Alcuni momenti annoiano un po', ma son presenti davvero, alcuni pezzi che ti fan capire ,che questa band è fatta da autentici professionisti che vivono la musica,con impegno e non per mera vana gloria personale.

 

Review by MauRnrPirate

CANCER BATS

Bears, Mayors, Scraps & Bones

Roadrunner Records

 

Una sola parola: brutalità. Questo è l'aggettivo che più rappresenta l'idea in testa che i quattro componenti dei canadesi Cancer Bats hanno voluto esprimere con il loro terzo lavoro in studio "Bears, Mayors, Scraps & Bones" (titolo che si rifà ai quattro soprannomi dei ragazzi) in uscita il 13 Aprile sotto la Roadrunner. Una Hardcore punk band che sta riscuotendo sempre più consensi dagli amanti del genere oltre che dalle importanti riviste specializzate come "Kerrang!", "NME", etc. Tutto quello che Liam Cormier (voce), Scott Middleton(chitarra), Mike Peters (Batteria) e Jaye Schwarzer (basso-quest'ultimo entrato nella band in pianta stabile dal 2007) hanno voluto fare è stato quello di trasmettere in studio tutta la grinta che emanano dal vivo. Non che i precedenti due lavori fossero più "morbidi" ma evidentemente a loro (e ai fan) non bastava. Il risultato è un lavoro molto energico e carico di quella cattiveria giusta che caratterizza gran parte del genere Hardcore. E' un disco dal quale traspare anche un groove melodico con diversi cambi di tempo calzanti e dei Riff che, seppur rumorosi, hanno un bell'arrangiamento strutturale. La voce di Liam ovviamente è un lamento continuo ma non poteva essere altrimenti: una brutalità arricchita da una lirica che può attirare l'attenzione dell'ascoltatore. I brani più riusciti sono "Dead Wrong", "Doomed to Fail" (che ricorda in qualche modo lo stile degli Slipknot prima maniera), "Black Metal bicycle" (il quale ha un ottimo riff di chiatarra e un ritmo complessivo molto trascinante), "Scared to Death" (la migliore in assoluto) e "Make Amends". Interessante anche la cover di un vecchio successo dei Beastie Boys "Sabotage"; brano che inizialmente i Cancer Bats proponevano dal vivo ma dato che a loro piaceva tanto hanno deciso di riproporla in versione studio, inserendolo come brano conclusivo del disco. La versione non è per niente male sempre se inserita in quel concetto di "brutalità" e genere Hardcore in cui il quartetto piace definirsi. Le differenze dall'originale sono notevoli ma comunque sempre di grande effetto. Un buon disco. Meritano dal vivo. Buon divertimento!

 

Review by SimoSuicide

ASIA
Omega
Frontiers Records

 

Siamo nel 2006, praticamente 33 anni dopo la loro ultima esibizione, quando Geoffrey Downes, Steve Howe, Carl Palmer e John Wetton decidono di riunire le forze e di intraprendere un tour (testimoniato dal doppio album dal vivo e dal relativo DVD intitolato "Fantasia: Live In Tokyo") e di far riascoltare a tutti la propria musica. Due anni dopo decidono di dare alle stampe "Phoenix" un album che ha debuttato al n° 73 della classifica di Billboard americana ed è entrato nei primi cento della stessa classifica europea. A ben guardare forse gli Asia sono il primo super-gruppo degli anni '80 infatti i componenti provenivano da altrettanti gruppi famosissimi come Yes, Emerson Lake & Palmer, King Crimson e The Buggles e con questo biglietto da visita si presentarono all'esordio discografico nel 1982 pubblicando con uno degli album più venduti di quell'anno. Il dischetto in questione è una splendida rosa i cui petali, ammalianti e profumati, attireranno gli ascoltatori proprio come un fiore può attirare a sé una piccola ape. Classificare in un genere ben definito un gruppo non è sempre una cosa facile, colpa delle mille influenze di ogni membro che compone il gruppo stesso. In questo caso ci troviamo di fronte ad un concept album, come dalla tradizione di questo quartetto, che richiama un prog-melodic-rock, un lavoro del quale gli stessi autori si dichiarano completamente soddisfatti (potrebbe mai essere diversamente??) sia a livello complessivo che singolarmente canzone per canzone. Nessuno dei quattro musicisti prova a rubare spazio all'altro e questo non può che giovare al prodotto finale in questione, dove nessuna canzone si erge rispetto alle altre. La cura dei particolari pare essere una parte fondamentale del processo di composizione, dove la melodia, i cori, i riff di chitarra o tastiera sono sempre rivolti al miglior risultato possibile. Risultato che viene raggiunto pienamente con piena soddisfazione di chi ascolterà questo prodotto. Chapeu. Attenzione alla prima stampa in versione digipack perché contiene una bonus track (Emily).

 

Review by Andrea Lami

TESLA
Alive in Europe 2009
Frontiers Records


Dopo 25 anni di carriera, 12 album, più di 25.000 shows, oltre 15 milioni di album venduti i Tesla sono tornati più forti che mai. Li abbiamo recentemente ammirati in occasione del Gods Of Metal 2009, dove ci hanno regalato una delle prestazioni migliori dell'intero week-end ed ora arriva negli scaffali un live a testimonianza del recente tour Europeo. Un album dal vivo in versione "elettrica", un'altra istantanea di quello che sono i Tesla oggi: un gruppo di musicisti professionisti con la rinnovata voglia/gioia di tornar sul palco. I Tesla sono forse più conosciuti per essere i principali colpevoli (insieme agli Extreme con "More Than Words" ed ai Mr. Big con "To be With You") di quel fenomeno battezzato "unplugged". La loro brillante idea di fare uno show acustico per beneficenza ha avuto talmente successo non solo da fargli ripetere lo spettacolo altre 4 volte, ma da fargli pubblicare un album capace di vendere tantissime copie e di dar vita a questo fenomeno, cavalcato da MTV, in grado di far vedere gli artisti con una luce nuova, più reale, più intima.La formazione è per 4/5 quella originale ad eccezione del chitarrista Dave Rude in sostituzione di Tommy Skeoch il quale già dal 1994 dovette abbandonare il gruppo per problemi personali. Le canzoni nuove si alternano ai cavalli di battaglia del combo americano -originario di Sacramento- creando un perfetto connubio che rende questo doppio album molto gradevole, segno anche che i pezzi più vecchi sono ancora freschi ed altresì che i pezzi più recenti non si discostano molto dalla produzione. Il primo dischetto si apre rubando due pezzi dall'ultima fatica pubblicata in studio, quel "Forever More" che, forte delle vendite ottenute, gli ha permesso di tornare in Europa. Si continua con quelli che ormai sono classici del gruppo, pezzi come "Modern Day Cowboy", "Heaven's Trail" già contenuti in precedenti live, acustici e non. Seguono "What A Shame" estratta da "Into The Now", l'album della reunion; "Shine Away" estratto da "Bust a Nut" e "Love Song" per la quale basta solamente una nota, una sola, per essere riconosciuta e cantanta dal pubblico presente. L'apertura del secondo cd è affidata a "What You Give", scelta discutibile solamente per il fatto che purtroppo verranno esclusi altri pezzi come "Edison's Medicine" o "Song & Emotion" (dedicata al compianto loro personale amico Steve Clark dei Def Leppard) anch'esse contenute nello stesso album ("Psychotic Supper"). Si prosegue alternando qualche classico come "The Way It Is" a qualche pezzo estratto dalle ultime fatiche discografiche. "Hang Touch", "Lil' Suzie" e la cover "Signs" hanno la meglio sul pubblico presente, entusiasmandolo a tal punto che il singer Jeff Keith deve far fatica a farsi sentire. Tutti gli album della discografia sono stati saccheggiati per la composizione di questa scaletta, l'unico rammarico è l'assenza di pezzi come "Paradise", "Cumin' Atcha Live" o "Gettin' Better" fortunatamente già presenti nei precedenti live-album. Bentornati!!

 

Review by Andrea Lami

AVANTASIA

The Wicked Symphony

Nuclear Blast

 

Esce il 3 Aprile questa opera monumentale del leader della Speed Metal band Edguy, Tobias Summet, con il suo progetto "alternativo" Avantasia, ormai giunto al suo quinto capitolo discografico, questa volta sotto la Nuclear Blast. Un lavoro impegnativo e molto ambizioso; forse il più ambizioso mai eseguito sentendo le parole dello stesso Tobias. "The Wicked Symphony" esce in simultanea con "Angel of Babylon". Due dischi acquistabili separatamente o in un unico cofanetto. E' quindi da ritenere un opera unica e mastodontica per un totale di due ore di musica in cui Tobias dà alla luce tutto quel materiale che ha prodotto negli anni nelle lunghe e noiose pause dei tours dei sui Edguy. Per partorire questo progetto il Singer ha chiamato a sé una moltitudine di artisti di spessore: Bruce Kulick (ex Kiss e Grand funk Railroad), Eric Singer (Kiss), Jens Johansson (Stratovarius), Klaus Meine (Scorpions), Jon Oliva (ex Savatage), solo per citarni alcuni, dando, sia in questo che nell'altro lavoro, un contributo fondamentale e di grande spessore. Ma andiamo con ordine e parliamo di questo "Wicked Symphony". Che sia un disco ambizioso lo si capisce fin dalle prime battute con il primo, omonimo pezzo, che inizia con un buon arrangiamento orchestrale, per poi spaziare nel più classico stile Edguy. Un brano che sfiora i 10 minuti ma con un'articolazione non troppo complessa e un ritornello molto trascinante in cui si alternano sia Tobias che Russell Allen (Symphony X) con grande disinvoltura. Sulla stessa falsariga le successive "Wastelands" e "Scales of Justice" dove come ospiti troviamo rispettivamente Michael Kiske degli Halloween e a seguire il grande ex Judast Priest Tim "Ripper" Owens, oltre che il chitarrista Henjo Richter (Gamma Ray). Davvero ottima poi la seguente "Dying for an Angel" nonché primo singolo dell'opera Avantasia. Una mid tempo hard rock moderno in cui a spiccare è il grande contributo di Klaus Meine degli Scoprions che sfoggia una prova canora poderosa insieme all'altrettanto incredibile Tobias. Un ritornello molto orecchiabile con cori in stile Edguy. Si arriva poi alla prima semi ballad con "Runaway train", dove il piano e l'alternanza alla voce di Michael Kiske, Jorn Lande, il solito Tobias e il leggendario Bob Catley (Magnum) lo rendono un brano incredibile della durata di ben 7 minuti ma con ottimi e fluidi cambi di tempo, oltre che con un ritornello molto trascinante e un arrangiamento orchestrale molto ben riuscito intorno a metà brano che precede l'accademico e travolgente a-solo del grande Bruce Kulick. Molto coinvolgente, a seguire, "Crestfallen"; un brano Hard rock con qualche influenza Ottantiana e un taglio generale molto moderno, con l'aggiunta di un arrangiamento elettronico molto accattivante. Anche qua, a spalleggiare il solito Tobias alla voce, troviamo Jorn Lande (Masterplan). E' un brano che a molti farà storcere il naso ma nel complesso io l'ho trovato un buon pezzo che si discosta un po' da tutta la linea musicale del disco. I restanti tre brani, ovvero "Forever is a Long Time", "Black Wings" e "States of Matter", hanno tutti una classica impronta Heavy rock in tutto e per tutto Edguy's Style. Il disco si chiude con una buona ballad di Rock Melodico molto semplice nella struttura e con tratti iniziali decisamente Pop, per poi esplodere sul ritornello con tonalità ben più Heavy e i soliti cori ad accompagnare la potente voce di Tobias Summet e il solito grande contributo di Bruce Kulick con il suono tagliente della sua chitarra. Ottimo!

 

Review by SimoSuicide

AVANTASIA

Angel of Babylon

Nuclear Blast

 

Eccoci alla seconda parte del progetto Avantasia di Tobias Summet, "Angel of Babylon", anch'esso in uscita il 3 Aprile sotto Nuclear Blast. Un lavoro che io ritengo leggermente superiore all'altrettanto ottimo "The Wicked Symphony" con brani molto più travolgenti, anche se rimangono quasi tutti in perfetto stile Edguy. Ottima l'open track "Stargazes" che parte con toni decisamente melodici e tranquilli, dove le diverse voci (trattasi di Summet, Jorn Lande, Russell Allen, Michael Kiske e Oliver Hartmann) si alternano alla perfezione sotto un dolce arpeggio di chitarra per poi sfociare in uno Speedy elettrizzante con rimandi ai più classici Edguy. Sullo stesso piano la seguente "Angel of Babylon" (con l'ottimo contributo di Jens Johansson alle tastiere) mentre per "Your love is Evil" si toccano orizzonti di Hard rock melodico in stile anni 80 con l'ennesimo ottimo contributo alla voce, in chiave AOR, di Jorn Lande (Masterplan) e alla chitarra con Sascha Paeth che tra le altre cose è presente in tutti i brani di questo disco. Con "Death is just a Feeling" si tocca uno dei punti più interessanti e ben riusciti di tutta l'opera doppia, con un brano che rimanda ad atmosfere alla Tim Burton e la splendida e cupa voce di Jon Oliva che qua, dimostrando anche un'ottima vena interpretativa, sfodera una prova con la "A" maiuscola. Splendido e ricco di pathos anche il ritornello e l'energica prova alle sei corde di Sascha Paeth. Con "Blowing out the flame" si arriva alla prima vera Ballad sdolcinata alla Bon Jovi, dove a primeggiare, oltre alla prova vocale del sempre ottimo Tobias, sono il piano, gli arrangiamenti orchestrali e la chitarra del solito Sascha Paeth che verso il ritornello sfodera un Riff alla Sweet child o'mine ma qua molto azzeccato e per niente scontato."Symphony of life" è invece un brano che si discosta molto da tutto lo stile Avantasia, con melodie molto Gothic Metal che vanno in contrasto con la dolce voce di Cloudy Yang ma in definitiva con un arrangiamento complessivo molto azzeccato, verso un sound con tirature parecchio moderne ma sempre coinvolgenti. Forse non è un caso che sia l'unico brano composto da Sascha Paeth e dove Tobias si limita a dare il suo contributo al basso. Molto Hard rock, a tratti Southern, "Alone I Remember", con un arpeggio di chitarra iniziale molto accattivante e l'ottima prestazione vocale del solito Jorn Lande. Brano molto lungo con un ritornello che sfocia nell'AOR e che a lungo andare può risultare noioso. Con "Promise Land" si torna nel Metal dal marchio Edgay mentre il disco si chiude con l'ottima pomposa semi ballad "Journey to Arcadia", con diversi contributi vocali, oltre ai cori, ma dove a spiccare su tutti è soprattutto la calda voce di Bob Catley (Magnum). Alla batteria in questo brano, invece del solito Eric Singer (Kiss) che ha praticamente suonato in tutti i brani del doppio lavoro, troviamo Alex Holzwarth (Rhapsody on Fire e Angra) che aveva partecipato in pianta stabile ai precedenti tre lavori del progetto Avantasia. Nel complesso "Angel of Babylon" è un ottimo lavoro e molto più eterogeneo del suo fratello "The Wicked Symphony", con azzeccatissime idee melodiche in ogni arrangiamento nonostante si senta chiaramente l'impronta di Tobias Summet e del suo gruppo di appartenenza. L'idea di chiamare a sé tutti questi artisti dà sicuramente più lustro a questo lavoro anche se, a lungo andare, ci si rende conto che sarebbe bastato il solo Tobias, senza niente togliere agli altri grandi musicisti cui hanno partecipato, ma solo per far capire la grandezza e il carisma di questo cantante con la C maiuscola e una classe da vendere. Complimenti Mr. Summet! Da avere assolutamente (entrambi).

   

Review by SimoSuicide