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LISTA RECENSIONI
LISTA RECENSIONI

ALESSANDRO DUCOLI
Piccoli Animaletti
Merendine Musica

 

"Piccoli animaletti" è il nuovo album di Alessandro Ducoli, cantautore camuno che nasce artisticamente nel 1997 con il disco "Lolita". Ducoli ha pubblicato oltre 15 dischi distribuiti in vari progetti, tra i quali "Brumantica" che, nel 2004, ha segnato una sua svolta jazz. Appare certamente difficile rinnovarsi nel tempo, ma questo non è il caso di Ducoli. "Piccoli animaletti", prodotto da Alessandro Ducoli e Valerio Gaffurini è stato registrato, mixato e masterizzato da Valerio Gaffurini e Claudio Lancini all'XTR Studio di Adro (BS), mentre la batteria e basso da Paolo Costola al Mac Wave Studio di Brescia. Questo CD è vario ed intenso, immediato a tal punto che lo fa sembrare un "libro" di racconti dove le 13 tracce (più il brano fantasma cantato in dialetto camuno), con testi in italiano, ci svelano questo cantante dalle mille risorse. Un giro dentro a tutte le parole di questo CD potrebbe far bene a molti di noi. Musiche e suoni sono costruite in modo curato: la struttura dei brani è piuttosto semplice, ma su di essa alzano la voce arrangiamenti costruiti e suonati con gusto. "La Malura" è singolo estratto da questo nuovo lavoro, è il pezzo che apre l'album, è sicuramente il brano di miglior impatto, dove basso, chitarra, voce roca e batteria ribolliscono di suoni rock. Un brano accattivante che scuote, infervora le ritmiche, riesce a scavare la pelle del suono creando una vibrazione rock fuori dagli schemi. Molte impennate geniali vengono introdotte in pezzi come "I miei cento difetti", "Una nuova città", sono molto articolati tra loro, e man mano che i pezzi avanzano, si sfocia anche in sonorità jazz con "Il Laccabue" che riesce delicatamente a lasciare il segno; e ancora la simpatica "Rattus" in cui Ducoli si fa accompagnare da un coro di bambini. Il progetto è decisamente innovativo e vede alternare ritmi più caldi e nostrani dalle atmosfere pop, rock, jazz davvero perfette. Un CD interessante, stimolante e coinvolgente nei suoni. Per ulteriori informazioni dell'artista visitate il suo sito: www.ducoli.eu

 

Recensione di AngelDevil

CHRIS LANEY
Only come out Night
Frontiers Records

 

Seconda uscita discografica per il rocker svedese Chris Laney, "Only come out Night", disponibile dal 23 Aprile sotto la Frontiers Records. Agli occhi di molti Chris è un perfetto sconosciuto ma che nel panorama musicale rappresenta, nonostante la sua giovane età, un artista di stimato successo. E' infatti conosciuto in veste di noto Producer discografico dei leggendari Polar Studios e solo negli ultimi anni è riuscito a coronare un piccolo sogno di pubblicare e produrre qualcosa di proprio. Il suo esordio discografico di un anno fa con "Pure" ha fatto vedere a tutti il valore e la classe di questo song writer che ricalca degnamente le sonorità Hard rock di stampo Ottantiano, prendendo spunto da grandi band dell'epoca come WASP, Poison e Motley Crue.Il suo esordio da cantante non gli ha però impedito di continuare il suo lavoro originario, producendo e mixando di recente i dischi dei Candlemass, il live degli Europe, Casablanca e l'ottimo ultimo lavoro dei Crazy Lixx, solo per citarne alcuni. Ed eccolo a distanza di un anno con questo "Only come out night". Che sia un personaggio di rilievo lo dimostra il fatto degli artisti chiamati a collaborare in questo disco: trattasi di Ian Haugland (Europe), Conny Bloom (Hanoy rocks, Electric Boys), Brian "Robbo" Robertson (Thin Lizzy. Mothoread) e Bruce Kulick (Kiss); tutti delle vere e proprie leggende che hanno partecipato volentieri e con grande entusiasmo alla composizione degli undici brani del disco. Un lavoro che si trascina sulla falsariga di "Pure": brani molto energici e frizzanti in pieno stile anni 80 dove, nonostante la sua voce risenta di qualche pecca, Chris fa valere tutto il suo talento compositivo e dove il supporto di quei fantastici musicisti sopra citati rendono il tutto eccellente. Ovviamente è un lavoro che non spicca certo per l'originalità ma brani come l'open track "Only come out night", la semi ballad "Love So Bad", "B4 it's 2late" e "Gotta Run" (con il grande contributo di Bruce Kulick) sono sempre una goduria per le orecchie e per l'anima. Leggermente di livello inferiore il brano "rockstar" scelto come singolo apripista del disco, dove il suono energico ha qualcosa di fin troppo sentito e risentito; ma tant'è...Nel complesso è comunque un ottimo lavoro con pochi fronzoli e tanta voglia di divertirsi. Non resta che goderci Chris Laney dal vivo dato che sarà impegnato nelle prossime settimane in un mini tour promozionale dove toccherà anche l'importante "Stockholm rock Out festival" insieme a Kell, Jani Lane (Warrant), Slaughter e BulletBoys. Niente male, non c'è che dire!

 

Recensione di SimoSuicide

MATTSSON
Tango
Lion Music

 

Giuro che ce l'ho messa davvero tutta! Ho ascoltato e riascoltato per tre giorni 'Tango', ultima fatica del chitarrista finlandese Lars Eric Mattsson: vuoi perché non stiamo parlando del lavoro di un imberbe adolescente che sfoga con la sei corde d'ordinanza le proprie mire masturbatorie, vuoi perché, comunque, la commistione tra fusion, classica e il rock duro rimane un esperimento affascinante. Il problema alla base di una valutazione nettamente al di sotto della sufficienza è rappresentato dal songwriting, troppo pretenzioso e labirintico il concetto di song per il buon Lars, inutilmente prolisso il filo melodico-strumentale che lega le tracce di 'Tango' anche se, a onor del vero, il full lenght si segnala per perizia tecnica, apertura mentale e tanta tanta dedizione. Progressive, hard rock dalle tinte seventies (si sprecano i link al maesto per antonomasia Blackmore), shredding, metal teutonico e mal riuscite strizzatine d'occhio all'anthem scandinavo balzato agli onori della cronaca anni orsono grazie ai Pretty Maids del seminale ‘Red Hot and Heavy'. Se volessimo dare delle coordinate stilistiche al dodicesimo lavoro del chitarrista finnico potremmo pensare al discusso 'Eclipse' di Sua Maestà Malmsteen in salsa iper tecnica, la tastiera a rivaleggiare furiosamente con le trame debordanti di una chitarra onnipresente, inserti orientaleggianti che fanno capolino di tanto in tanto nelle noiosissime intro, basso e batteria asettici inutilmente pompati da una produzione che, ai più, potrebbe apparire scintillante ma che in realtà appiattisce le canzoni rendendole impersonali, plastificate... insomma noiose. Ogni suono è studiato meticolosamente a tavolino e prontamente anabolizzato, masticato e digerito rendendolo già vissuto, già sentito, praticamente anestetizzato; se aggiungiamo al mix una voce inespressiva e una scelta dei chorus francamente imbarazzante capite bene che non ci siamo proprio. Per gli amanti di Michael Romeo, Greg Howe e Shawn Lane 'Tango' potrà rappresentare il paradiso in terra (e qualche canzone come l'iniziale ‘Never stand down' lo lascia anche intravedere) ma per tutti gli altri il giudizio è lapidario: un disco nato morto.

 

Recensione di Alessio Minoia

CHARLY SAHONA
Naked thoughts from a silent chaos
Lion Music


Charly Sahona è un chitarrista francese e milita nella band progressive metal Venturia. Questo "Naked thoughts from a silent chaos" è il suo primo lavoro solista che è uscito nello scorso mese di Febbraio per l'etichetta Lion Music. Otto brani in tutto per Charly, che si discosta molto dallo stile della sua band di provenienza, che è comunque presente in questo cd,visto che si fa aiutare dai suoi colleghi Diego Rapacchietti al basso e Thomas James Potrel al basso. Charly, in questo cd, non si limita al classico e tipico lavoro di un chitarrista solista che vuole emulare il Vai, Satriani, Buckethead, Malmsteen di turno ma si crea una propria identità sonora, che paga comunque grosso pegno a bands non tipicamente metal ma molto affermate e stimate quali Muse e 30 seconds to Mars. Ovviamente c'è anche un po' di Dream Theater in questo lavoro e ovviamente i musicisti americani son luminari per praticamente tutti i musicisti che suonano con passione il progressive metal. Le danze iniziano con una grintosissima opener "Relieved" che dopo un attacco tremendamente Pantera old style, si evolve subito dopo in una composizione che sicuramente paga pegno ai Muse e ai Filter nel loro momento di massima gloria. I riffs chitarristici sono certamente molto azzeccati e assestati con dilaniante e precisa opera quasi chirurgicamente perfetta e la sezione ritmica dei suoi due compagni nei Venturia, è decisamente all'altezza. Stranissima e con voce in distorsione ed effettata è la seguente "Raise the shadow", una composizione che descriverei come i Nine Inch Nails che incontrano Dream Theater e Stratovarius per strada, ne nasce una colluttazione feroce e i vari sounds delle tre bands si fondono in questo brano,non totalmente riuscito e che probabilmente avrebbe dovuto essere maggiormente curato in talune sonorità. "Away from our sins" potrebbe figurare tranquillamente sui primi lavori dei Muse ma ha una sua identità personale data proprio dalla forza compositiva della band,che sinceramente è molto affiatata in tutti i pezzi di questo cd che si lascia piacevolmente ascoltare. Altro pezzo che segnalo è la rallentata "Living in a dream is not right", molto evocativa e con la voce di Charly, una voce abbastanza nasale in alcune tonalità, che sa colpire decisamente la mia attenzione. La chiusura è sulle note di "All that can't be said", molto energica e con la batteria che va in doppia cassa per buona parte della canzone e con una suadente partitura di tastiera alla Jordan Rudess ad un certo punto. In sostanza un disco gradevole nell'ascolto,anche se pecca di poca originalità in talune parti e che vede secondo me nell'iniziale "Relieved" il suo massimo momento di gloria. La produzione del disco mi sembra molto gradevole,come l'artwork del cd e la copertina. Un cd quindi che non includerei sui cd "da comprare all'istante" ma che è di buon ascolto, tranne appunto qualche momento di appiattimento generico.

 

Recensione di MauRnrPirate

THOSE FURIOUS FLAMES
Trip Do Deafness
Bagana Edizioni Musicali

 

 

Finalmente, dopo una lunga attesa e continui spostamenti di data è disponibile il terzo album di questa Band Svizzera, da Lugano per la precisione, di amanti del buon rock'n'roll. I TFF sono attivi dalla fine del 2003, rockers dalla forte attitudine al divertimento. Nel 2004 esordiscono su vinile con " She's great" un disco influenzato dal punk. Nel 2005 Il cantante Yari lotta e vince contro una brutta malattia, per cui la band ha un momento di stop. Guarito completamente Yari torna a cantare ed il gruppo si rimette in moto. Nel 2008 esce il loro secondo disco " Hot Hot Baby Rock" . Le sonorità si spostano sull'Hard Rock anni 70/80 la scelta è vincente perché il responso sia del pubblico che della critica è positivo. Ed ora veniamo al nuovo lavoro dei cinque , che nel frattempo cambiano batterista. L'attitudine rimane la stessa di sempre ed il suono ricalca quello del precedente album. Sono cresciuti in tecnica e anche la voce risente positivamente delle lezioni di canto prese da Yari. Si parte subito veloci con "Hell yeah" potente Hard rock che fa subito muovere la testa ( il CD contiene anche il video della canzone ) è un inno al divertimento. "Captain" rimane sulle note delle sonorità care al gruppo con un leggero rallentamento nel ritmo. Terzo episodio "On top of me " qui si torna a ballare parlando di sesso e donne e di quello che possono farci... "I'm Alive" è una canzone che si presta bene ai cori durante i Live, ritmo incalzante e notevole sezione ritmica. Eccoci alla parte esotica del disco,"You're like a drug" musica proveniente da un Sitar fa da introduzione ad un rock-blues potente, uno degli episodi meglio riusciti, che contiene un assolo di chitarra di Yann Nick davvero bello. Aumentiamo il ritmo con "Lord of soul" , si torna all'Hard rock in un crescendo travolgente. Si rimane su queste sonorità per "Beware of the night " qui la fa da padrona la ritmica con un assolo di basso e di batteria . Rallentiamo un po' portandoci sul del buon Rock in "When the city sleeping" che racconta di una lunga notte insonne passata in buona compagnia. "Fuck the Rest" urlano per la penultima canzone dell'album . Pensate solo a divertirvi e non pensate ad altro, seguiremo il consiglio. L'ultima perla del disco da il titolo al lavoro ed è una velocissima song, corta ma intensa che ci porta per mano a questo "Trip to Deafness. L'attesa è stata pienamente soddisfatta, in complesso un ottimo album di Hard-rock presentato in bella confezione ( che non guasta mai) come si dice in questi casi "vivamente consigliato". Il gruppo da il suo meglio Live per cui "stay tuned on www.myspace.com/thosefuriousflames perche è partito il tour che toccherà anche il nostro paese.

 

Recensione di Luca Casella

RATT
Infestation
Roadrunner

 

I Ratt sono una band molto significativa e basilare, per tutti gli amanti dello street rock statunitense. Questo ,che vado a recensire, è il loro attesissimo ritorno discografico sulle scene dopo il controverso e deludente per molti versi omonimo cd "Ratt"del 1999. La formazione comprende gli storici membri Stephen Pearcy alla voce, Warren De Martini alle chitarre e Bobby Blotzer alla batteria oltre a Robbie Crane (ex Vince Neil band e Adler's Appetite)al basso nei Ratt dal 1997 e la new entry Carlos Cavazo,ex chitarrista dei Quiet Riot,che ha sostituito John Corabi dal 2008 e soprattutto non deve far rimpiangere troppo Robbin Crosby,chitarrista storico della band,deceduto per overdose di eroina nel 1990. La prima sensazione che ho avuto ascoltando questo cd è di essere stato investito da un pugno in pieno volto ed è un lavoro che comunque è molto immediato e di facile assorbimento,già dal primo ascolto. Le danze vengono accese da una ferocissima "Eat me up alive", pezzo velocissimo e nei migliori canoni stradaiolo e sleaze, che sembra trasportarti di peso,nella loro scena naturale del Sunset Strip Los Angelino di allora, con spandex aderentissimi, rossetti, capelli cotonatissimi. Questo pezzo è una piccola perla assoluta ed è un pezzo che sarà in heavy rotation nei vostri cd player,I-pod e altre diavolerie per tanto tempo. Certo ora i tempi son passati anche per loro,nel look non son cosi' estremi come in passato,ma musicalmente non hanno voluto stringere compromessi con la tecnologia e con altri generi,nonostante si siano avvalsi per questo lavoro d Elvis Baskette, aff ermato produttore di band alternative (Limp Bizkit e Incubus ad esempio) che tra l'altro li ha fatti registrare nel suo studio in Virginia. Questo disco ti aggredisce come un branco di piranhas in astinenza da qualche giorno e ti spazza via. Non c'è un attimo di relax vero e proprio,non ci son ballatone strappa mutande, non ci son esercizi onanistici di chitarre e prove vocali per la propria mera gloria personale.E' un lavoro di insieme, dove la voce roca e suadente e sempre riconoscibilissima di Stephen Pearcy la fa da assoluta padrona anche nell'azzeccatissimo singolo "Best of me",che è totalmente dominato anche dal duello chitarristico della coppia De Martini-Cavazo. Robbie Crane e Bobby Blotzer son una sezione ritmica solidissima, il primo da un tocco molto funkeggiante in alcune composizioni mid tempo quali "As good as it gets" e il secondo è preciso e potente per tutto il cd,regalando prestazioni incredibili in "Garden of eden" ad esempio,dove viaggia alla velocità della luce. "Garden of eden" ha tutto meno che essere il giardino del paradiso che vorrebbe farci credere il titolo ed è invece un assalto sonoro al fulmicotone,con alcuni cambi di tempo che metton in evidenza la solidità chitarristica dei due guitar heroes della band, che fan vedere a molti giovanotti dei nostri tempi, come dovrebbero essere suonate le chitarre. Altro pezzo che segnalo senza pensarci su manco mezzo decimo o chiedendo l'aiutino a casa, è la conclusiva "Don't let go", che viaggia alla velocità della luce, facendo concorrenza quindi a Clark Kent,per rendere l'idea. L'unico piccolo momento tranquillo è "Take me home". Siamo di fronte sinceramente a un capolavoro assoluto, che probabilmente venti anni fa avrebbe raggiunto il n.1 di Billboard e sarebbe stato in heavy rotation ovunque ma che ora,in questi brutti anni per una rotation decente del nostro vecchio e amato rock classico,probabilmente venderà moltissimo tra gli storici fans e che lo apprezzeranno incondizionamente. I Ratt son tornati e quest'estate non perdeteveli in qualche festival europeo. Difficile quindi, per altre bands del genere,riuscire a scardinarli come "disco dell'anno". Un lavoro che sarà sicuramente materia di culto per tutti gli amanti delle chitarre urlanti e scatenate. Semplicemente un Must Have.

 

Recensione di MauRnrPirate

 

SERPENTINE
A touch of heaven
AOR Heaven


I Serpentine son un sestetto AOR inglese che è stato formato nel 2007 da Gareth D.Noon(tastiere), Chris Gould(chitarre) e Gareth Van Stone (basso) e che dopo vari cambi di line up e nuove entrate, nel marzo 2010 esce sul mercato con il loro primo lavoro "A touch of heaven". Forti dell'ingresso nella formazione di un prestigioso e stimato cantante quale Tony Mills( TNT e Shy, due bands che sicuramente moltissimi conoscono) e con la formazione completata dal secondo chitarrista John Clews e dal batterista Charlie Skeggs,che certamente deve avere consumato l'intera discografia degli Who e di Keith Moon, sicuramente faranno parlare di se tra i numerosi appassionati del genere ancora sparsi in tutto il mondo. La bands basa la sua forza principale dal connubio riuscitissimo tra l'inconfondibile voce di Tony Mills e le tastiere di Gareth D.Noon, che ha seguito passo dopo passo, riff dopo riff, con un lavoro di certosina precisione, l'evolversi del progetto Serpentine. Non si rimane delusi nell'ascolto di questo piacevolissimo disco composto da dieci tracce. Subito la band dimostra la sua forza con la title track" A touch of heaven", introdotta dalle tastiere di Gareth, con cambi d'atmosfera presenti in diverse parti della canzone e che ha una batteria semplicemente perfetta e molto tribaleggiante di Charlie Skeggs. Molto melodica e con notevoli lavori chitarristici è anche "Lonely nights", che ha un incedere molto sinuoso e molto alla Survivor. Il disco è sicuramente nel proseguio dell'ascolto molto vario, ci son ballate quali "For the love of it all" decisamente da accendino o comodo letto con una partner vogliosa del calore del tuo corpo e ci sono inoltre pezzi molto energici dal groove impietoso quale "Let love rain down". Le influenze maggiori della bands son i grandi classici quali Journey, Toto, Magnum, Boston e Foreigner sicuramente ma questo disco, comunque suonato egregiamente dai musicisti della band,si fa riconoscere da tanti altri in campo AOR, proprio per la presenza dell'inconfondibile voce di Tony Mills, sempre molto potente e seduttiva.
Alla fine del disco,c'è anche una piccola nota di folklore come oserei definire la cover di "Unbreak my heart" della famosa cantante pop Tony Braxton riletta alla perfezione . La produzione è di Mark Stuart, produttore storico dei Magnum e sicuramente in alcuni punti non è cristallinissima ma si mantiene su livelli molto alti. Un disco molto gradevole in sostanza e che sicuramente diverrà una delle migliori uscite in ambito AOR per il 2010 e che sta ottenendo un notevole riscontro in termine di copertine e articoli sui maggiori magazines specializzati europei. Per tutti gli amanti dei lavori dove le tastiere non son un semplice complemento ma son protagoniste e per tutti gli amanti delle voci potenti, pulite, senza growl e altre amenità simili.

 

Recensione di MauRnrPirate

SVEN LARSSON
Sunlight and shadow
Avenue and Allies

 

Sven Larsson è un chitarrista svedese molto stimato in patria, che ha cominciato a suonare giovanissimo, formandosi musicalmente con Queen, E.L.O, Genesis ,Toto ma anche chitarristicamente con i lavori degli Iron Maiden e dei Van Halen. Attivo sul mercato musicale ormai da una decina di anni,con varie bands quali i progressive rock Gallon,gli AOR/Progressive Xinema ma soprattutto con gli Street Talk ,band AOR con cui ha ottenuto una certa notorietà e registrato due albums.Con i suoi vari gruppi inattivi dal profilo compositivo, si è quindi dedicato alla composizione di questo primo suo lavoro solista,edito dall'etichetta tedesca "Avenue of Allies". Il lavoro, non è certamente un clone delle sue bands ma una dimostrazione di varie influenze chitarristiche,tra le quali emergono secondo me moltissimo quelle di Hendrix, Lukather, Beck, Petrucci e Slash nelle parti piu'blueseggianti d'impostazione. Un lavoro, che secondo me, non è prodotto benissimo dallo stesso Sven e da Per Ryberg, ma che sostanzialmente si lascia ben ascoltare. E'un lavoro in chiaro scuro,con alcuni pezzi molto veloci e carichi quali l'opener "Sunlight and scado",una canzone di rock melodico molto azzeccata che mi ricorda alcune composizioni soliste dell'ex Guns N'Roses,Gilby Clarke per attitudine e impostazione e che vede la presenza di due suoi colleghi negli Street Talk ,vale a dire il tastierista Fredrik Bergh e Il batterista Christian Johansson. Poi per trovare un pezzo molto veloce dobbiam aspettare,quasi la fine del cd,con "I'll turn my back" che viene cantata da Thomas Eriksson e che ti fa saltellare all'inizio per il ritmo incessante che viene profuso nell'esecuzione da Sven e i suoi musicisti e che poi viene dominata da un ottima partitura di tastiere e da un assolo molto ispirato a Slash,almeno per il sottoscritto.Per il resto, il lavoro è principalmente composto da canzoni molto tranquille e d'atmosfera e segnalo la bellissima "This is not the right time",terza traccia di questo lavoro,con un'ottimo lavoro alla batteria suonata quasi in modo tribale. Altra canzone che mi ha conquistato è la conclusiva "Candy", strumentale dal sapore orientaleggiante che in alcuni momenti va a ricordare i lavori progressive di Yes e Genesis, riletti dalla band con sapiente maestria dei giorni nostri. Il lavoro è bello e si lascia ascoltare volentieri, ma è un lavoro, che francamente in certi momenti si appiattisce,con troppi momenti lenti che dopo un paio di ascolti rischiano anche di stufare. Riconosco comunque a Sven, una preparazione musicale molto buona, ma sicuramente in questo suo primo lavoro avrebbe dovuto osare di più.

 

Recenisone di MauRnrPirate

RECKLESS LOVE
Reckless Love
Universal Music

 

I Reckless Love sono una band finlandese attiva ormai dal lontano 2001 e che vede tra le sue fila una faccia molto nota agli amanti delle sonorità sleaze/street scandinave:Olli Herman, ex cantante degli svedesi Crash Diet all'epoca del fortunato "The unactrattive revolution". Olli lascio' la band nel 2008 per dedicarsi alla sua band di provenienza, probabilmente insoddisfatto degli eccessi dei Crash Diet in tour o da altri motivi suoi e devo dire che in questo progetto dimostra ancora che è un cantante di razza e molto difficile da sostituire, compito che sta assolvendo con buonissimi risultati ,Simon Cruz. La grinta e le canzoni orecchiabili che hanno fatto per me "The unattractive devolution" il mio album preferito del combo svedese, riaffiorano tutte in questo progetto di Olliver. La band ha la fortuna di incidere per una major quale la Universal e la produzione è a dir poco sublime. Sembra di essere catapultati in pieni anni 80 all'epoca di "Hysteria","Appetite for destruction","New Jersey", tanto per intenderci. E' un disco, a dir poco perfetto, probabilmente il miglior lavoro di una band scandinava del settore uscito negli ultimi due anni. Non puoi rimanere tranquillo,già dalle note iniziali di "Feel my heart", introdotta da pale di elicotteri e sirene e che ti fa cantare a squarciagola. Un coro molto potente è la caratteristica di "One more time", un pezzo che era stato scelto come singolo e in cui il loro chitarrista Pepe è indiavolato con i suoi riffs sicuramente molto influenzati da Ace Frehley e Slash. "Beautiful bomb" è molto spensierata e potrebbe tranquillamente competere con qualche gemma di "Open up and say ahh!"dei Poison e anche questa è stata scelta come singolo e un video è stato tra l'altro girato e lo potrete vedere su YouTube. "Romance" è molto arrangiata e inizialmente e sembrerebbe provenire da qualche lavoro di Ozzy ma dopo un attimo si cambia completamente registro e si piomba in una canzone di puro rock americano che ti conquista nota per nota. "Sex" inizia con un arpeggio tipicamente VanHaleniano che ricorda da vicino il riff di "Why can't this be love" ed è una semiballata con la voce di Olly molto suadente,il basso di Jalle Verne pompato decisamente bene e la batteria potente di Hessu Maxx a chiudere il tutto. Molto radiofonica,anzi sicuramente il pezzo piu'commerciale del disco ma contemporaneamente una piccola gemma.Si vede che la band anche dopo essersi separata per qualche tempo,causa impiego di Olly coi Crash Diet è tornata grintosissima. Atmosfere alla ZZ Top e chitarre urlanti introducono la ball abilissima"Back to paradise", di cui non mi stupirei un giorno un remix in chiave discotecaro o simili. La loro "I was made for loving you", anche se alcuni stacchi(qui non c'entra niente),mi han fatto ricordare i bei tempi adolescenziali con "Bands" quali "The Twins" e "Modern Talking".Non so se la band conosca tali "perle" ma vi giuro mi son troppo venuti in mente.Forse la canzone piu' tamarra del disco ,ma Signori non puoi fare a meno di ballarla,con quel basso assassino e col coro scuoti chiappe. Cito anche la viziosissima "So yeah" molto Aerosmitiana ; con quel coretto"Uo-o-oh" che ti si appiccica addosso come schiuma da barba in carnevali adolescenziali e che non ti lascia tregua. Verso la fine il buon Oliver tributa secondo me David Lee Roth e sicuramente il pezzo dove il loro guitar hero Pepe da il meglio. Trovare una canzone brutta in questo disco è missione persa dall'inizio,si è spazzati via da questa band che meriterebbe veramente un'esplosione totale di vendite e consensi. Quindi, assegno il massimo punteggio cantandomi a squarciagola il ritornello della conclusiva "Born to rock", con quelle chitarrone alla Accept che ti spazzan via econ alcuni acuti di Olli, fantastici."Born to rock, all summer long"rockers! La band finora farà alcune date nei Paesi Scandinavi,in Estonia e si esibirà sul palco del prestigioso Download Festival a Giugno. Si spera che passino dall'Italia e in tale caso non manchero'. Son semplicemente grandissimi e mi han conquistato dal primo ascolto.

 

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