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STONE SOUR

Audio Secrecy

Roadrunner Records

 

“E' metal, rock, lento, soft, duro, veloce, amaro, bello e, cosa più importante, è REALE”...(cit. Corey Taylor). E' proprio vero in "Audio Secrecy" il terzo album degli americani Stone Sour, la prima band di Corey Taylor, cantante degli Slipknot, c'è tutto questo e molto altro perchè non si limitano ad avere solo un edentità. E' francamente difficile annoiarsi all'ascolto di questo album- è come un libro, ogni pagina va letta. "Audio Secrecy" che esce per la valida Roadrunner Records, a parere personale, è molto ben riuscito e davvero dà l'impressione che qualcosa sia cambiato, ma è anche naturale, gli anni passano e mi sembra anche giusto. Un lavoro che scorre piacevolmente, proponendo episodi diversi dal sound a tratti più energico, altre volte più intimista, ma sempre molto ispirato, diretto e di qualità. Corey Taylor (Vocals), James Root (Guitar, Backing Vocals), Josh Rand (Guitar), Shawn Economaki (Bass), Roy Mayorga (Drums) ci consegnano ben 14 brani in grado di regalare interessanti e brillanti momenti, tali da confermare l'ottima produzione ad opera degli stessi assieme al producer Nick Raskulinecz per i tocchi finali al disco. Riff potenti e aggressivi per "Mission Statement" e "Digital (Did You Tell)", mentre il sound si assesta su coordinate più “soft” con le trascinanti "Dying", "Hesitate", "Miracles", "Imperfect" che evidenziano una massiccia presenza di clean vocals ed aperture melodiche e buoni assoli di chiatrra ottenendo un effetto esaltante. Ma il pezzo forte è il primo singolo scelto "Say You'll Haunt Me" ( bello anche il video), pezzo radiofonico dal sound coinvolgente dall'inizio alla fine, soprattutto grazie alla voce di Corey, che dà il solito carattere inconfondibile ad uno dei pezzi migliori di questo lavoro. Se non vi ritrovate a cantarla allora c'è qualcosa che non va nel vostro stereo. Altro gran pezzo è "Nylon 6/6", ruvido e potente “nu-metal”. Per come vivo e sento la musica... un unico e classico consiglio: COMPRATELO!

 

Recensione di AngelDevil

BLOODY MARY

Party Music for Graveyards

Valery Records

 

Tornano i Bloody Mary, con un sorprendente e convincente nuovo album intitolato “Party Music for Graveyards” che esce il 7 settembre per la Valery Records. La band di Milano nata dall’incontro fra il chitarrista Stranger e il bassista Larouge nel 2000, si completa con il chitarrista LaMountain, il batterista Juerghen e il cantante Aldebran. Le costruzioni sonore di questo "concept didascalico", come è definito dal gruppo, tratteggiano in maniera fascinosa e inquietante allo stesso tempo i contorni del dolore e della disperazione di uno scienziato che perde la sua amata compagna; tenterà con i suoi esperimenti di ricreare le sembianze della donna (il tutto si svolge in Germania, al confine con l'Austria, negli anni Trenta). In questa rappresentazione, con accurati testi in cui esplodono tutte le inquietudini di questo personaggio dalla mente, tanto fulgida quanto evanescente, “offuscata” dal dolore interviene un gusto quasi horror. Le atmosfere in chiaroscuro dai toni dark-stradaioli in ambientazioni sonore gothic rock si vanno a stemperare nelle 12 tracce che compongono “Party Music for Graveyards”; per generare immagini nella mente dell'ascoltatore. Impreziosito da un mixing cristallino, molto attento nell'accentuare l'aspetto più “misterioso”, sensuale ed inquietante della band. Pezzi che si imprimono nella mente velocemente. Le migliore del lotto la bellissima "Velvet" dal groove radiofonico che ha il potere di invadere il cervello per ore grazie ad un ritornello efficace; seguono "Fallen Christ", "Somebody To Love", "Before You Fade", "Dreamer", tutte canzoni orecchiabili supportate inoltre da una produzione davvero di ottimo livello che esalta ogni singolo strumento e la voce potente e trascinante di Aldebran che, a mio parere da il meglio di se. Nel lotto (ri)troviamo una bella versione di un brano storico dei Ramones "Pet Sematary", già presente nell'EP “Dig Up for the Party” del 2007. Un album dedicato non solo ai fans del genere, ma anche a chi ha voglia di conoscere la forza di questa band. Nota di merito per l'artwork del disco. Link: www.bloody.it - www.myspace.com/bloodymary

 

Recensione di AngelDevil

DEATH ANGEL

Relentless Retribution

Nuclear Blast

 

Da sempre una vera e propria gemma e pezzo di storia del Thrash Bay Area, oggetto di culto per quei metalhead che alla violenza sonora volevano sentire unita varietà ed un'apertura mentale a 360°, Death Angel, dopo la loro reunion nel 2003 ed i grandi successi a livello live raccolti per tutto il mondo, avevano, però, lasciato qualche perplessità dal punto di vista compositivo con The Art Of Dying e Killing Season. Parliamoci chiaro: buoni album, ma datati sotto il profilo della produzione e di certe idee, cosa inconcepibile per un gruppo artisticamente coraggioso come i D.A. .Ma la speranza (e la classe delle grandi metal band) non muore mai ed infatti, con questo nuovo Relentless Revolution, i D.A. Piazzano un colpo musicale realmente devastante, creando una gemma musicale che può guardare in faccia album come Ultra-Violence e Frolic Through The Park senza accusare complessi d'inferiorità. L'opener e title-track Relentless Revolution e brani come Truce o In The Arms Of Righteous Anger, ci mostrano i punti forti di questo lavoro: produzione moderna ma che non snatura il sound della band. Tecnica, varietà ed assoli, stavolta freschi e non con quel leggero e fastidioso odore di stantio e nostalgico che infettavano leggermente la due ultime produzioni. Infine, potenza, aggressione e ferocia....ma lucida e mirata, con tanta voglia di andare oltre. Forse la sostituzione della sessione ritmica (sì lo so, dispiace anche al sottoscritto non vedere più in squadra Galeon e Dennis Pepa) che vede ora Damien Sisson al basso e Will Carroll (grandissima performance la sua) dietro le pelli, ha portato una ventata di freschezza senza alterare un0identità precisa e consolidata ma che richiedeva, in tutta probabilità, di essere rinfrescata. Un album entusiasmante, vario, coraggioso e moderno....nel senso di un lavoro che si rende conto che siamo nel 2010 e non cerca di cantare 'dei bei tempi andati': c'è da combattere. Per questo abbiamo la veloce ed inquieta dinamica di Ultra-Violence, i cambi di tempo e di atmosfera di Frolic....e la melodia di Act III, il tutto condito con la voglia di guardare avanti, di combattere, di non rimanere inermi di fronte a ciò che sta accadendo. Da qui This Hate, Death Of The Meek, I Chose The Sky dove l'operato di Aguillar e Cavestany, soprattutto sugli assoli, raggiunge vertici che tolgono il fiato...se dopo il pogo ne avrete ancora; poi la chicca. Claws In So Deep, un pezzo dove i D.A. mostrano chi ha gettato le basi del metal violento ma melodico della scuola metal U.S.A. attuale (non chiamatelo metal-core vi prego!!), senza dover prendere lezioni da chi suona solo da un paio d'anni. E, last but not least, Mark Osegueda, voce, cuore, anima e condottiero di questo five-piece, che tira fuori il suo lato più violento ed aggressivo in brani che potrebbero sconfiggere anche i Destruction per la forza d'urto e la dinamica, ma che sa essere sempre lo stesso camaleonte vocale, passando dalla melodia, al sussurro, dall'urlo più brutale all'acuto più penetrante. A questo punto, siamo già in attesa della loro data di Dicembre con Kreator ed Exodus. Per il resto....welcome back on the battlefield Death Angel...please, lead the way!!!!!

 

Recensione di Andrea Evolti

THE BLACK CROWES

Croweology

Silver Arrow/Megaforce Records

 

Son passati ormai venti lunghi anni da quel capolavoro assoluto chiamato “Shake your money maker” e la band guidata dai fratelli piu’ carismatici del rock degli ultimi venti anni (a parte gli immortali Young e sinceramente molto piu’genuini e talentuosi dei capricciosissimi Gallagher) lo celebra a suo modo, incurante di ogni logica di mercato, pubblicando un album unplugged che racchiude i loro maggiori successi e qualche chicca inaspettata. Il cd esce su Silver Arrow, la loro etichetta personale e viene distribuito da Megaforce Records. Una band che ha saputo conquistare ogni tipo di pubblico, forse ancora tanti ricordano la loro esibizione in un Monster of Rock di tanti anni fa, senza essere contestati dai metallari piu’ intransigenti o col paraocchi incorporato, come quello degli Ac-Dc, Jimmy Page, ZZ Top, Aerosmith e numerosi altri che han diviso il palco con loro. Una band che ha un seguito ancora oggi di irriducibili fans e che riceve copertine su riviste di rock patinato o hard rock anche in questi giorni odierni. Sfortunatamente, ogni tanto la band si prende periodi di pausa indeterminata e anche alla fine di un estenuante tour americano di tre mesi, che finirà a Dicembre, caleranno il sipario e ritorneranno ancora quando meno te l’aspetti. Shows che dureranno la bellezza di tre ore e saranno metà in acustico e metà in elettrico. Parlando invece di questo cd, dico subito che il cd è doppio ma viene venduto al prezzo di uno singolo ed è un modo della band per ringraziare il loro pubblico. Un cd da ascoltare a luci soffuse, staccando dal mondo, magari con una bionda chiara che ti fa compagnia (e non solo birra) e con la voce unica di Chris Robinson a cullarti ed emozionarti ogni nota. Non manca nessuna loro hits, dall’opener “Jealous again”, al loro immortale inno”Remedy”, con tanto di applausi di un ristretto pubblico presente negli studi dove è stato registrato l’album e alla sensazionale ” She talks to Angels” e tutti gli altri pezzi che a volte diventano lunghe jams dove improvvisano di tutto e di piu’. Rich Robinson è il solito virtuoso, cresciuto a pane, Mick Taylor e Jimmy Page e non sbaglia un colpo. Un cd che è perfetto, fatto col cuore, genuino come un salame nostrano e che non ti stufa mai. Purtroppo tante persone, cercano l’alternativo, dimenticandosi a volte di bands come loro, come i Silvertide, come gli Shinedown o diversi altri che suonano ancora old style…Imperdibile per ogni fans della band e che sicuramente farà bella figura accanto al loro live con Jimmy Page di diversi anni addietro. Il rock non morirà mai e i Black Crowes son i Maestri della Cerimonia.

 

Recensione di MauRnrPirate

MURDERDOLLS

Women and Children Last

Roadrunner Records

 

Prodotto da Zeuss (Hatebreed, Shadows Fall) "Women And Children Last" sancisce il ritorno discografico dei Murderdolls, band nata dalla mente del geniale Joey Jordison (batterista degli Slipknot e Rob Zombie). Dopo ben 8 anni, la coppia composta da Wednesday 13 (voce, chitarra) e Joey Jordison (chitarra, batteria), confeziona 14 canzoni a favore di un horror/glam punk rock, come prevedibile, a metà tra Alice Cooper e Marylin Manson. Solo ascoltando più volte ed assaporandone appieno ogni sfumatura si riesce a fugare dalla mente delle bambole assassine il "peccaminoso" pensiero di teatralità che esso sprigiona. Ci troviamo suoni di batteria decisi e netti, l’energia dei riff di chitarre capaci di fendere l'aria e i padiglioni di chi ascolta; e a tal proposito a completare l'opera ci pensa, in veste di special guest, il chitarrista Mick Mars dei Motley Crue, che firma alcuni riff davvero interessanti e regala quel tocco di “rock 'n' roll grezzo alla Motley”. Tutte le canzoni sono tirate, grezze e dirette; niente esasperazioni tecniche, solo del fottuto rock dalle tante sfumature. I pezzi più riusciti sono senza dubbio "Chapel Of Blood" che mette in chiaro il carattere di questo progetto efficace e bruciante, così come dalla potenza del primo singolo “My Dark Place Alone” di cui è stato già realizzato il video, rappresentativa dell’enorme carica animalesca dei Murderdolls. Drug Me To Hell” , “Summertime Suicide” molto Alice Cooper style; e ancora “Rock N Roll Is All I Got” e “Hello, Goodbye, Die” con le chitarre distorte e la grinta esplosiva di Wednesday 13 sempre lì a fare capolino. Al primo ascolto questo disco non mi avevo colpito, ma ora ho capito esattamente la sua forza esplosiva. Dunque chi vuole del ruvido horror/glam punk rock, troverà musica per le sue orecchie! Web:www.murderdollsband.com

 

Disponibile anche in Edizione Speciale con DVD contenente set live registrato al Key Club di Los Angeles.

 

Recensione di AngelDevil

BUCKCHERRY

All Night Long

Atlantic -Deluxe edition

 

Tornano e direi alla grande i Buckcherry. Giunti ormai alla loro quinta prova discografica, dimostrano con il loro sound graffiante e inconfondibile, di essere una band che non vuole mai suonare alternativa e che difende la tradizione di mostri sacri quali Ac-Dc, Aerosmith, Guns N’Roses e tutte le rock bands del passato, che ci han fatto venire tanta fame di rock n’roll puro. Il primo singolo estratto dall’album, l’omonima title track non mi ha mai convinto in pieno ed ero un pò preoccupato e con qualche dubbio assolutamente personale su quello che potevano invece dire e fare ascoltare in tutto il cd. Dubbi che già si son completamente dissolti con la successiva traccia “It’s a party”che rende omaggio ai Queen e agli Aerosmith coi riffs di “We will rock you” e “Sweet emotion”che si cercano per tutta la durata del brano. Joshua Todd è sempre il valore aggiunto a questa formidabile band, con la sua voce roca e inconfondibile che ti colpisce come un uppercut del miglior Tyson del passato e che fuoriesce al meglio e che si fa degustare come un Brunello da Montalcino nella terza traccia “These things”, sicuramente uno dei migliori pezzi a livello di esecuzione tecnica della band di sempre,con gli arpeggi di Keith Nelson e Stevie D che si intersecano sempre alla perfezione. Molto radiofonico e sicuramente probabile singolo in futuro è “Oh my lord”, pezzo non velocissimo e molto Aerosmith”Draw the line”style ,che flirtano con gli Ac-dc stile “Highway to hell” e con quel coretto diabolico di Joshua. Un tuffo nel passato e un colpo al cuore oltre che all’anima è per me “Recovery”. Era molto che cercavo nei loro dischi l’erede della mitica “Dirty mind”(una delle loro canzoni culto per me”) e finalmente l’ho ritrovata in questa canzone adrenalitica dall’inizio alla fine. Il disco non ha mai cadute di stile ed è sicuramente piu’ancorato al loro passato, piuttosto che l’incompreso da molti( e mi rammarica)”Black butterfly”. Un gruppo cresciuto molto musicalmente e sicuramente mai caricatura di se stesso come lo son ad esempio gli ultimi Motley Crue o altri prigionieri della loro trasgressione da adolescenti anche dopo i quaranta anni e che non mi ha mai deluso e che aspetto di vedere ancora in Italia…ma purtroppo non ne voglion sapere di venir qua e mi sa che dovro’ andare all’estero per rivedermeli. Un altro pezzo che segnalo è “Liberty” che inizia con chitarre distorte e con urlo di Joshua e che poi è dominato dai grandi assoli di Keith e dal basso quasi slappato di Jimmy. Se invece cercavate e rimpiangevate i periodi del secondo album e quella meravigliosa cavalcata di nome e di fatto chiamata “Ridin’”,bene rimettete i vostri Kleenex nel taschino della camicia o nella borsetta e gustatevi”Our world”. Un pezzo invece che vi farà scatenare in furiosi headbanging e lunghissimi momenti AIR GUITAR è “Dead”, pezzo che ti spolpa come cento piranhas che non vedon un pezzo di carne da un mese. E qui si chiude la recensione del disco in edizione normale, ma se invece vi procurate con la spesa di qualche euro in piu’ e con lo sbattimento di farvelo ordinare dal vostro rivenditore di fiducia o semplicemente cercandovelo su Amazon o simili,potrete gustarvi sette canzoni in versione acustica ,alcune inedite, la versione di “These things” che è nettamente piu’bella di quella elettrica finita su disco ed ascoltarvi l’ormai classicissima “Sorry”, che riflette nuova luce in questa versione totalmente unplugged. Concludendo, un disco molto compatto, che in alcuni punti avrei voluto piu’ aggressivo stile primo album ma che si lascia molto piacevolmente ascoltare. Intendiamoci, non un capolavoro come il primo album ma un cd molto valido e suonato con autentica passione e diciamocelo chiaro, ormai loro hanno un sound inconfondibile.

 

Recensione di MauRnrPirate

SICK OF IT ALL

Based On A True Story

Century Media Records

 

Sudati, incazzati, grezzi, sempre bravi i Sick Of It All, massimo rispetto per i signori dell’Hardcore con l’H maiuscola. E’ il 9° album in studio per questa storicissima band che fa Hardcore Punk moderno newyorkese, detto anche “New York Hardcore”. Devo dire che questo disco è potente, e non smentisce la loro fama di dinosauri dell’Hardcore, sempre fedeli a loro stessi, che non sbagliano un colpo e dimostrano ancora una volta che l’Hardcore Punk è vivo e vegeto. La line-up attuale, composta dai fratelli Koller (Lou voce e Peter chitarra), da Graig Setari (basso) e da Armand Majidi (batteria), registra il 1° album con la Century Media Records, album che viene venduto insieme a un DVD, contenente filmati dal vivo di alcuni concerti in Europa e negli States. I brano sono duri, potenti, pieni di rabbia, Il sound è forte, al limite del metal, sembra quasi l’album di una new band, e invece no, ma è talmente fresco che piace. Guardando al background della band e ad oggi, possiamo sentire che qui non ci sono grosse novità da segnalare rispetto ai lavori precedenti, i S.O.I.A. non variano di molto, però continuano su un filone che è per loro vincente. La band è viva, forte, da questo album traspare la loro voglia di continuare la produzione, insomma, sani e in forma. L’album spacca, loro sono meglio dei giovani, cosa chiedere di più? Se si pensa che hanno trascorso più di venti anni sulla scena e sembra ieri, questi “vecchi” spaccano ancora il culo ai giovani fighetti che si avvicinano all’Hardcore. Quindi, nulla di nuovo, ma la certezza che si pompa di brutto quella si. Nessuna delusione, nessuna variazione, ma è un rafforzare il genere Hardcore con ritmi velocissimi, voce ruvida e dura tipica del genere, è dimostrazione che l’Hardcore è sudore, fatica, determinazione, è l’andare dritti al punto, senza mezze misure. La coerenza è il loro mestiere, è Based On a True Story, una storia vera…quella di questi giganti Sick Of It All, di cui si potrebbe scrivere all’infinito, ma non serve, è tutto nella loro musica e vale molto di più. Quindi, come ho detto all’inizio …massimo Respect!

[ Su Youtube è possibile vedere/ascoltare i video dove Lou Koller e Armand Majidi introducono i brani uno ad uno, molto interessanti : SICK OF IT ALL – Based on a true story – Track by Track (Part 1 & Part 2) ]

Link: www.sickofitall.com ; www.myspace.com/sickofitallny

 

Recensione di Margherita Simonetti