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ASTPAI

Heart to Grow

NoReason Records

 

Avevo dimenticato che l’Austria è anche terra di gente rockettara, hardcore e punk che dir si voglia, al momento la associavo solo alla musica classica di Mozart o al Valzer Viennese di Strauss del concerto di Capodanno, ma sono solo grezzi luoghi comuni i miei, è come quando dicono che l’Italia è terra di liscio, mandolino, tarantella e terribili neomelodici, lasciando stare il resto…Quindi mi inchino al punk rock austriaco e ringrazio gli ASTPAI, austriaci di Wienerneusadt, di esistere, che proprio a giorni escono con il loro nuovo lavoro HEART TO GROW, distribuito in Italia dalla NoReason Records. I quattro austriaci Marco (chitarra e voce), Wimair (batteria e voce), Raynay (basso e voce) e Zock (voce e chitarra), si fanno notare nell’ambiente hardcore col loro stile personale, detto Melodic Screaming Hardcore, e con tracce a sfondo politico come il buon hardcore stesso spesso richiede. Con alle spalle una vita di live, un lungo e ancora in essere tour europeo che li porterà a breve anche nella nostra penisola (il 30 Settembre a Grandate (Co), l’1 Ottobre a Misano Adriatico (Ra) e il 2 Ottobre a Collegno (To), maggiori info le trovate sul nostro sito www.rockrebelmagazine.com) e un tour americano e canadese nell’anno 2009, la band sforna il terzo full lenght, fatto di brani aggressivi, ma accessibili a tutti, anche ai neofiti, con influenze sicuramente ricavate dai No More Black, dai The Curse, e da svariati altri, quindi un po’ nostalgic per farci un’idea, con ascendenze d’oltreoceano, da dove secondo me arriva il migliore hardcore in circolazione ancora oggi. Questo è un album che evidenzia rileva e sottolinea la crescita della band, dovuta soprattutto al continuo suonare live, che li ha portati a fare passi da gigante in questo difficile mondo. L’on the road li ha aiutati ad assorbire più maturità, i live in sé e il contatto con la gente agevolano a capire cosa più viene apprezzato. Il punk rock che ne esce è un melodico pieno di phatos e emotività, e anche se questi sembrano termini che si scontrano con l’hardcore (è un light hardcore, se così si può dire), in verità ne esaltano il motivo e la melodia, riconducibile ai No Idea style per capirci. Il sound USA anni ’90 è quello che ispira maggiormente gli Astpai e su questo siamo tutti d’accordo. La voce roca, non spacca ma si amalgama col sound, fatto di accordi semplici ma lineari e comprensibili con chitarra dominante. A volte noto che le tracce pare non abbiano un filo logico, ma è un de gustibus, così come lo è il fatto che io preferisco il vero Hardcore, con l’H maiuscola, quello che fa sudare, tremare, pogare fino ai lividi … In poche parole "…I am my own boss I yell, alright then he replies, I'll prove that you are nothing, nothing in my eyes...”.

Link: www.myspace.com/astpai

 

Recensione di Margherita Simonetti

ME FOR RENT

Beats

NerdSound Records

 

Dal 2 Settembre si trova in download gratuito sul sito www.nerdsound.com l’ultimo EP dei ME FOR RENT, gli encomiabili rock n’ roll boys in affitto e non in vendita, dal titolo BEATS, (che sarà venduto in edizione a tiratura limitata di 300 copie durante i loro concerti live), ascoltabile anche in streaming su www.indiebox.org/PromoMeForRent.html. Io lo scarico e parto per la mia mezz’ ora (ma anche meno) di jogging sul fiume e… che soddisfazione !! Quattro tracce su cinque (una è più slow) veramente toste, giuste, adrenaliniche ed energiche che mi gasano, soprattutto perché ben fatte e ben arrangiate. Ma facciamo un po’ di excursus sul passato e sul presente della band laziale di Ceccano. Nati nel lontano 1996, si delineano definitivamente come ME FOR RENT nell’anno 2001, in realtà solo il nome cambia un paio di volte, i componenti sono sempre gli stessi. Lunga è la loro lista di live e di condivisione di palchi con band di spessore sia italiane che straniere, che sta ancora continuando, e andrà a toccare anche terre straniere, come la Slovenia, l’Austria, la Germania, il Regno Unito, la Francia, I Paesi Bassi e il Belgio. Per circa 10 anni si manterrà invariata la line-up, poi dopo una serie di piccoli ritocchi, ecco delineatosi il nuovo team, costituito da Marco De Vincentiis alla voce, Gianluca Terrinoni alla batteria, provenienti entrambi dalla band Dirtynova, quindi Paolo Carlini e Enrico Donvito alle chitarre e Leonardo Roma al basso. BEATS fa seguito all’album di successo “NO FANCY STYLE” del 2008. Trattasi di quattro inediti e una notevole cover, la pregevole “Suffragette City” del mito indiscusso David Bowie. I suoni sono molto americans, al primo impatto nemmeno si capisce che la band è italiana, e precisamente ciociara (questo è merito anche del cantante, che non usa per nulla un English language con Italian accent, pertanto complimenti), il loro genere è una mescolanza di rock n’roll e punk garage, mixato con vari altri stili rock, tale da ottenere un tocco specifico e distinto. L’energia è intensa e estesa lungo le cinque tracks, che partono con una potente “Begging for the prize”, con chitarra, batteria e cori in primo piano, e con un riff che resta dentro, poi una rock n’ roll “You gotta be different” un po’ British ’80 alla “The Smiths”, che è la mia scelta, segue “Das Binar System”, qui l’influsso rock n’roll americano è strong e poderoso su tutti alla The Hives influence, fino alla cover sopra menzionata di “Suffragette City” tratta dall’apocalittico “Ziggy Stardust” del Duca Bianco, si chiude con“ The Broadcaster ”, un semi lento con vocal, tastiere e voce di background in predominanza. Bravi i ME FOR RENT, un ascolto di tutti e tre i lavori sarebbe opportuno (oltre ai due menzionati, consiglio anche il primo album, “IL MANUALE DEL PERFETTO IMPOSTORE” del 2004), così da avere una completa visione d’insieme. Concludo dicendo che nulla di nuovo ho trovato sotto il sole, ma la certezza che brave, abili e capaci band nel panorama italiano esistono, quella si.

Link: www.myspace.con/meforrent ; www.nerdsound.com

 

Recensione di Margherita Simonetti

WEEZER

Hurley

Epitaph Records

 

Seguo gli WEEZER fin dal loro debutto , folgorato dal video “Buddy Holly” comprai subito il loro CD ( The Blue Album ), prodotto dal leader dei CARS Ric Ocasek e ne rimasi colpito positivamente. Da quel momento non mi sono perso una loro uscita discografica , mi piace il loro stile e le montature dei loro occhiali. Dal 1994 al 2001 hanno sfornato interessanti album di rock alternativo. Poi la vena artistica di Rivers Cuomo, leader e songwriter della band, si è leggermente affievolita continuando a mettere sul mercato dischi fotocopie ma comunque di buon successo e con una o due canzoni che si fanno ricordare. Il loro ottavo album da studio esce accompagnato dal faccione di Jorge Garcia in copertina ( protagonista della serie Tv “Lost” ) e da dichiarazioni di Cuomo sulle sonorità delle canzoni che, a suo dire, suonano più grezze e rock degli album precedenti ,insomma un ritorno alle origini....

Al primo ascolto Hurley risulta un altro ennesimo album alla “Weezer” cioè, orecchiabile con canzoni Pop-Rock, un paio di episodi meritevoli di lode ed un paio da bocciare e dimenticare. Analisi logica del contenuto: “Memories” singolo orecchiabile , “Ruling Me” il miglior pezzo dell’album scritto con Dan Wilson dei “Semisonic “ ( altro gruppo che adoravo , perso per strada... ),” Trainwreck” la più pop di tutte, “Unspoken” ballatona con finale in crescendo, ”where’s My Sex “ sembra scritta da un sedicenne in calore....musicalmente buona ma il testo n , “Run Away” lenta ma buona, “Hang On “ si ritorna su sonorità Pop, “Smart Girls” evvai!! Questi sono gli Weezer che mi piacciono!, “Brave New World” la più veloce e rock del CD , “Time Files” da dimenticare. Nella versione DELUXE troverete anche delle bonus track come una cover di “Viva La Vida” dei Coldplay, se già non sopportavo l’originale questa “copia” mi risulta davvero odiosa. Se li volete ascoltare nel loro periodo migliore andate a comprare i primi 3 dischi. Io continuo a seguirli e a gustarmi i loro video, non riescono a non piacermi, nonostante tutto.

 

Recensione Luca Casella

ISSA

Sign Of Angels

Frontiers Records

 

Dopo Lita Ford, Erika, Saraya e altre splendide fanciulle del rock che negli anni '80 e inizi '90 hanno fatto breccia nei cuori, e non solo musicalmente, in questo 2010 una nuova sexy bomb è arrivata per proseguire in grande stile una sempre apprezzata quanto indovinata tradizione femminile del rock in tinta rosa: ISSA (Isabell Oversveen), bionda e affascinante ventiseienne norvegese si avvale per la sua "prima" di musicisti eccelsi quali Peter Huss alle chitarre, Tim Larsson alle keyboards, Nobby Noberg al basso e Uli Kusch in qualità di drummer già negli anni passati con band del calibro degli Helloween e dei Masterplan; non da meno i nomi per la composizione dei brani tra i quali Joacim Cans (Hammerfall), e Thomas Vickstrom (Candlemass), per chiudere in bellezza con il già produttore dei Saint Deamon Ronny Milianowicz. Il presente "Sign Of Angels", in uscita per l'inossidabile Frontiers, presenta un sound fedelmente melodic rock accompagnato a tratti anche da una fresca ventata pop che, vi assicuro, non guasta assolutamente come nella catchy "As I Live And Breathe" e nella ballad tutta brividi "Unbelievable", mentre atmosfere medievali (a titolo assolutamente personale), le si possono piacevolmente vivere o rivivere se preferite, attraverso la seconda ballad dell'album "Give Me A Sign". La genialità di questo lavoro è che l'ordine della tracklist è ben distribuito per un ascolto sempre più in ascesa e tale scalata è rappresentata in modo particolare dai brani di elegante rock come l'opener "Angels Crying", il singolo e hit radio per eccellenza "I'm Alive" e che nell'album è presente anche come bonus video (una vera chicca!), la centrale "Closer", "How Will I Know" e che assieme alla cristallina freschezza di "River Of Love" sono altre due potenziali hit radio, la magistrale "Flying High" e la conclusiva ed esaltante "Fallen Angel". Dopo piacevoli ballads, fresche ventate pop e salutari scalate rock, a completare un'opera davvero eccellente non potevano mancare momenti di passionale relax omaggiato dalle power ballads "What Can I Do", intensa e atmosferica, e la delicata "It's Not Me" a contribuire per l'assoluta riuscita di un debut album che non tarderà a farsi strada perchè sound di qualità e mai banale e una ben studiata tracklist dei brani, piacevolmente accompagnati dalla voce idilliaca di Isabell, promettono da Oslo un viaggio musicale entusiasmante e, credetemi, sorprendente.

 

Recensione di Francesco Cacciatore

STREET DOGS

Street Dogs

Hellcat Records

 

Cercherò di essere il più obbiettivo possibile nel recensire il nuovo lavoro degli Stree Dogs ma mi rendo conto che sarà difficile. Mike, Johnny, Marcus,Tobe III e Paul alla batteria hanno sfornato l’atteso nuovo album, in orario sulla tabella di marcia annunciata durante il loro ultimo Tour Europeo. 18 traccie, 17 canzoni complete più un intro come inizio ascolto. E’ prodotto dal bassista Johnny Rioux e Rick Barton, mixato da Jason Livermore (Rise Against , NOFX) , registrato negli studi “The Blasting Room” in Fort Collins Colorado. Dopo queste note tecniche passiamo all’ascolto. Il tutto “suona” alla Street Dogs, ottimo Punk-Rock Made in Boston figlio del Punk primi anni 80 misto ai suoni “OI” con qualche intromissione di tradizionale Irlandese. I testi parlano delle esperienze che i membri del gruppo hanno vissuto e delle situazioni attuali a loro vicine come la crisi economica ( “Portland” ) o la corruzione di Bernie Madoff ( “Hang Em’High” ). Omaggio alle origini in “Punk Rock And Roll” e “Rattle And Roll” e alle difficoltà dei lavoratori “Blue Collar” in “Up The Union “. Mike McColgan ha dichiarato che il disco è stato semplicemente chiamato con il loro nome perché è un lavoro collettivo della band. Non è un disco di novità, ma di continuità e coerenza con tutto quello espresso fino ad ora dagli SD. Forse non è il miglior lavoro come dichiarato sempre dal Frontman e cantante Mike, ma dal 2002, anno di loro inizio vita, hanno estratto dal cappello sempre buone sorprese e anche questa mi ha fatto contento. Restano tra i gruppi preferiti dal mio lettore CD. Il loro logo potrebbe rientrare tra i miei prossimi Tattoo (cazzata più, cazzata meno ormai la mia pelle è abituata... ). Stilare una classifica risulta difficile e non ci penso nemmeno, diciamo che ci sono pezzi che restano, fin dal primo ascolto, ben impressi in testa, dalla già citata “Punk Rock And Roll” a “The Shape of The Other Man” da “10 Wood Rd.” a “Oh Father”. Durante i live sarà facile per il pubblico fare da coro sul ritornello di molti dei nuovi brani. Di facile assimilazione,le tracce scorrono via veloci e la loro durata media di due minuti e mezzo le rende piacevoli e non stancano all’ascolto. Non si scende mai di tono, il ritmo è sempre martellante; alcune partono con melodie più calme per poi finire comunque nel Punk-Rock che ci piace tanto. Da voci di corridoio vicine alla band ( molto vicine...N.d.A. )si prevede la loro presenza in Europa all’inizio del 2011. Inutile dirvi che non mancheremo alle date Italiane ovunque esse siano, isole comprese. Consigliato

 

Recensione di Luca Casella

MICHAEL KISKE – AMANDA SOMERVILLE

Kiske - Somerville

Frontiers Records

 

La collaborazione tra Michael Kiske (Helloween, Place Vendome oltre a partecipazioni in veste di ospite tra le quali mi piace ricordare Revolution Renaissance) ed Amanda Somerville (Virgo, Turilli, Shaman, Ania, Epica, Avantasia, After Forever, Kamelot) potrebbe essere il piatto estivo più appetitoso e gustoso capace da attirare l'attenzione di molti ascoltatori, non solo i nostalgici fan degli Helloween orfani del loro singer preferito. A supporto di questi due grandi cantanti troviamo Mat Sinner (basso e cori -Primal Frear, Sinner-), Magnus Karlsson (chitarra, tastiera -Starbreaker, Primal Fear-), Sander Gommans (chitarra -After Forever-), Martin Schmidt-Ramy Ali (batteria), Jimmy Kresic (tastiera -Voodoo Circle-). Il solo vedere due membri dei Primal Fear fa intuire che i brani strizzeranno l'occhio al metal più pesante, genere che come tutti sappiamo Kiske aveva deciso di abbandonare (mai definitivamente per fortuna!!). Un simpatico riff di chitarra, di chiara scuola Stratovarius, ci introduce all'ascolto della prima canzone dell'album, seguita da una ritmica decisa e potente. “Silence” è il secondo brano dell'album, ma sarà il primo singolo ad essere estratto. Qui, a differenza della prima canzone, Amanda e Michael si dividono equamente le parti creando una perfetta sinergia anche se ad un primo ascolto il brano non mi convince molto, al contrario del successivo “If I Had A Wish” (secondo singolo con annesso video) che ha tutto per risultar vincente sin da subito. Un'altra canzone che ti si pianta in testa è “Devil In Her Heart” complice il ruolo delle tastiere sia come sottofondo che in sede di assolo: una cascata di note, da affogarci dentro. Le capacità dei musicisti che hanno preso parte a questo album rende il lavoro tanto scorrevole quando piacevole. Al primo ascolto il mio orecchio è stato catturato dalla voce di Kiske, sempre capace di emozionare, ma dal secondo mi sono dedicato all'album nel suo insieme e le sensazioni che ne ho avuto sono tutte positive. Capita saltuariamente che progetti come questo, nati per la realizzazione di un album, colpiscono nel segno in maniera maggiore rispetto a gruppi “veri e propri”.

 

Recensione di Andrea Lami

IZZY STRADLIN

Wave of Heat

I-tunes

 

“Wave of heat” è il piu’recente lavoro dell’ex chitarrista ritmico dei Guns N’Roses, Izzy Stradlin, da tanti fans conosciuto come “Mr Invisible” e soprattutto vera mente dietro il successo del combo losangelino. Uscito lo scorso 15 Luglio sul collaudatissimo I-tunes ( unico modo per acquistare e scaricare online le sue composizioni), è un lavoro di onesto rock n’roll senza troppi fronzoli, che paga un pegno grandissimo ad artisti quali Tom Petty, Rolling Stones e a tratti Bob Dylan. Dieci canzoni, registrate in California, da Gennaio a Maggio 2010, sono sicuramente distanti da episodi punkeggianti presenti in “Like a dog” e soprattutto sono quasi tutte suonate con la chitarra elettrica, cosa che non era avvenuta per “Fire”; un album acustico di Izzy di qualche tempo fa. I musicisti scelti da Izzy sono ormai collaudatissimi: ci son il fidatissimo Rick Richards degli storici Georgia Satellites che lo segue dai tempi dei Ju Ju Hounds, il batterista tostissimo Taz Bentley dei Reverend Horton Heat, c’è il suo compagno di mille avventure nei Guns e a volte nei Velvet Revolver, Duff Mc Kagan e c’è in qualche pezzo il bassista produttore JT Longoria, che ricordiamo anche brevemente con gli Adler’s Appetite. Nonostante gli scorsi anni abbia collaborato abbastanza assiduamente con Slash, Axl Rose e Steven Adler ,nessuno di loro è presente nel cd. Il cd sembra in alcune sue tracce, una raccolta di demos incisi senza una mega produzione e stravolgimenti. Dubito anche che sia stato registrato in analogico, come tipo di suono che percepisco dalle casse del mio stereo e sicuramente son presenti strumenti vintage come le chitarre usate da Izzy ai tempi di “Use your illusion”. La voce di Izzy sembra sempre di piu’ simile a quella di Bob Dylan e Tom Petty, a volte molto nasale e greve e non canta piu’ aggressivo come potevamo ricordare su “Dust n’bones” dei Guns N’Roses. Un lavoro molto gradevole ed adatto a tragitti di media distanza in automobile. Spegnete i vostri Tom Tom e lasciatevi guidare dalla voce di Izzy piuttosto, tanto la strada la vedete sul monitor. Questo, per farvi capire con una metafora, come potrebbe essere gustato questo cd. Analizzandolo, sottolineo che i testi sono certamente meno ripetitivi di altri precedenti lavori di Izzy, e in alcuni si narra proprio qualche storia metropolitana e di vissuto Stradliniano. Molto bella e gradevole è “Waiting for my ride”, probabilmente ispirata alla sua passione per l’italianissima Ducati di sua proprietà e con un assolo di Richards, veramente caldo e ben riuscito. Una pecca del cd è indubbiamente il continuo taglio delle canzoni alla fine, che vengono troncate senza sfumare. Poco o niente ricorda le atmosfere del meraviglioso primo album “Izzy Stradlin and the ju ju hounds” ed è un lavoro dove un southern rock suonato con buona padronanza, la fa da padrone. Un mid tempo,molto d’atmosfera è anche “Job”, con la voce di Izzy, che sembra quasi pronta per cantarti una soave ninna nanna. Un pezzo, che invece, avrebbe dovuto essere sviluppato meglio, a livello di bridge e di testo è la successiva “Way it goes”, che non sarà certamente ricordato come uno dei suoi migliori episodi da solista ed è decisamente ripetitivo. Chiude il cd un classico episodio di rock americano chiamato “Texas”, che non risolleva un cd che a malincuore, mi convince solo a tratti. Io consiglio se volete acquistare cd di Izzy Stradlin questi lavori: ”Izzy stradlin and the ju ju hounds”, “117”, ”Like a dog” (dove ci son chiaramente le sue idee per i Velvet Revolver come in “Bomb” che è “Do it for the kids” suonata ancora piu’ selvaggia) e l’acustico “Fire”. Questo cd, acquistatelo da I-tunes, se solo siete suoi fans accaniti.

 

Recensione di MauRnrPirate

TWO FIRES

Burning Bright

Frontiers Records

 

Il disco d'esordio dei TWO FIRES risale al 2000 e fu per quell'anno uno degli highlights del melodic rock. Facevano parte di quella band il cantante Kevin Chalfant ed il chitarrista Josh Ramos entrambi provenienti dai THE STORM, band nelle cui fila militavano il bassista Ross Valory (membro fondatore dei Journey), il tastierista Gregg Rolie ed il batterista Steve Smith. Nel 2004 Chalfant e Ramos diedero alle stampe “Ignition” un altro esempio di rock melodico di ottimo stampo sulla scia di Journey, Boston, Foreigner. Ora è la volta di “Burning Bright” l'ultima fatica di Chalfant questa volta senza i suoi classici compagni di viaggio. Le undici canzoni che compongono questo “come back” sono tutte di pregevole fattura. Spiccano nel mucchio “Some Things Are Better Left Unsaid” scritta a quattro mani con il maestro dell'AOR, al secolo Neal Shon. Non voglio fare l'elenco delle band in cui ha militato Shon perché chi ascolta melodic rock musicalmente parlando DEVE conoscerlo e DEVE avere almeno 3 cd con lui all'interno degli stessi!! “Lost In The Sun” è un'altra canzone d'impatto, capace di farsi canticchiare sin da subito. I punti di forza di questa band sono la melodia, la costruzione di canzoni vere, la voglia di questi musicisti di non prevaricarsi l'un l'altro e per finire la bella voce di Kevin attorno al quale tutto gira. La concretezza di questo team di musicisti si appoggia sulle qualità di Chalfant ed il risultato che ne scaturisce è di tutto rispetto. Inutile tormentarci dicendo che album come questi negli anni tra il 1980 ed il 1992 avrebbero fatto la fortuna di questa band. Siamo nel 2010 e dischi come questi ne vengono prodotti in grossa quantità (soprattutto dalla Frontiers, un forziere colmo di ricchezze in questo senso), vista la richiesta ed il riformarsi di band più o meno valide. I Two Fires sono stati capaci di racchiudere in un album, undici ottime canzoni che non sfigurerebbero nelle discografie di qualsiasi band aor-melodic rock come Bad English, Dare, Harem Scarem & c. Non solo per appassionati.

 

Recensione di Andrea Lami