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MARLA SINGER

Tempi di crisi

RockOver Records/Horus Music

 

E' musica armonica, piena, vera, a tratti “furente”, che sa aprirsi spazi di notevole interesse corroborata dalla qualità e dalla solidità muscolare delle trame imbastite dai Marla Singer. C'è una sensazione di spazio sconfinato nell'ascoltare questo “Tempi di crisi” che, è come un sentore inebriante di fiore sbocciato che pervade l'aria. “Tempi di crisi”, uscito il 23 aprile attraverso l’etichetta Horus Music co-diretta dalla band e distribuito da Audioglobe, e co-prodotto da Alessandro Guasconi, bassista della band e da Luca Pernici (produttore tra gli altri di Ligabue, Rio, Ah! Wildness), è il secondo album della band che evidenzia, dopo il buon successo del primo omonimo disco, tra distorsioni ed elettronica, una dimostrazione di maturità artistica straordinaria, ovvero policromatica. Quindi un disco molto comunicativo, con musiche ottime e testi davvero significativi che affrontano temi attuali nel quale ci si può rispecchiare. Importante e preziosa la partecipazione di Andrea Zanichelli (Il Nucleo) che firma il brano “Amplificami” e contribuisce anche alla stesura dei testi di “L'imperfezione”, “E' Tempo” e “Giorno Senza Fine”. 12 brani in italiano, eccetto due in inglese, che hanno una loro perfetta e precisa unicità, ma che hanno il pregio di avere quella armonia di insieme che possiedono solo pochi dischi. Tanti gli episodi interessanti come l'iniziale “Amplificami”, un rock corposo, crudo, reale, che cattura e trascina nei suoi 4.40 minuti. Intensa. Ma è la poesia graffiante de “E’ tempo”, primo singolo, che conquista all'istante (è stato realizzato anche un bel videoclip girato da Francesco Guasconi-voce dei Marla). Le rime hanno quel giusto non so che, quel modo furbo di avvicinarsi al cuore/amore e poi di schivarlo all’ultimo, per non cadere troppo nel banale. Un brano energico e fragile che è un vero e proprio gioiellino da ascoltare e riascoltare. Decisamente una vera hit. Dal forte appeal radiofonico troviamo “The morning”, con testo in inglese, la senti e dici “non me l’aspettavo!” molto bella. E poi eccola la canzone che si stacca, svetta, brilla sulle altre ( e beh parliamo di una vera HIT) “Eleanor Rigby”, la cover dei Beatles che fa leva anche sulla convincente espressività vocale di Francesco Guasconi e che, evidenzia le capacità dei musicisti. Un ottima versione firmata Marla Singer Style a cui è impossibile resistere; non a caso ha portato la band in testa alla classifica dei 20 brani più richiesti su Virgin Radio. Di rilievo “Giorno Senza Fine”, un rock impastato con del pop di quello buono ma, in fondo, al di là delle etichette è tutto molto più semplice: sono tutte belle canzoni. Colpisce poi l'elettronico suono di “Afro samurai”, un pezzo strumentale che chiude il disco. L'esperienza musicale dei MARLA SINGER ha le carte in regola per poter camminare e crescere ancora dal punto di vista artistico. Questo album è l'emblema di una consapevolezza. Musica senza compromessi, solo quella che 'a volte ritorna' in quanto merita di essere ascoltata SEMPRE. Un prodotto davvero coinvolgente. Siti del gruppo: www.marlasinger.net - www.facebook.com/marlasingerband - www.myspace.com/themarlasinger

www.youtube.com/marlasingerband

 

Recensione di AngelDevil

RED CAR BURNS

The roots and the Ruins

No Reason Records

 

Segnatevi bene questo nome: “Red car burns”, perchè siamo senza dubbio di fronte ad una delle band italiane più interessanti nel panorama Punk. Già con diversi anni di attività e due dischi in saccoccia, pubblicano il loro terzo lavoro “The roots and the Ruins”. Un disco che molto probabilmente rappresenta la loro consacrazione, non solo a livello italiano ma anche europeoad americano. Il disco infatti è uscito in contemporanea in UK, Germania, Francia e Stati Uniti grazie soprattutto alle etichette indipendenti che hanno deciso di investire su di loro, quali la Engineer Records, KOI Records, Disillussiones Records, etc...(In Italia esce sotto la No Reason Records). Un disco crudo e volutamente “artigianale”, senza troppi fronzoli o manipolazioni da parte dei soliti produttori pieni di soldi. Non a caso si è curato della produzione ancora una volta Fabio Magistrali che ha già lavorato con Perturbazione, Cristina Donà e soprattutto Bugo, uno dei più interessanti cantautori dell'Alternative italiano. Un lavoro dove a tronare è soprattutto il sound nudo e crudo che si amalgama alla perfezione con i testi riflessivi e introspettivi della band. L'obbiettivo dei quattro ragazzi è sostanzialmente quello di trasmettere il loro disagio verso questa società e tutto ciò che la contiene. Grazie a questo vengono spesso dichiarati “Emo” anche se il loro sound è più vicino ad un Punk Rock anni 90, periodo in cui la parola “Emo” non era ancora ben visibile ai più. Soprattutto questi ragazzi ( trattasi di Mone, Buba, Carlo e Andrea) non si comportano né si vestono da questi così detti “Emo” (e sinceramente è un bene!) ma sono dei ragazzi normali a cui interessa soprattutto suonare il meglio possibile e riuscire a trasmettere qualcosa con i loro testi. Un Punk molto passionale che personalmente mi ricorda molto i Propagandhi post “Less Talk, More Rock”; una band punk rock molto impegnata politicamente per quanto riguarda i temi sociali. I RCB hanno ben pochi riferimenti politici nei loro testi, ma affrontano in egual modo i problemi sociali soprattutto con il cuore e l'anima e dal loro punto di vista. Gli otto brani che compongono questo “The Roots & The Ruins” nella sostanza si assomigliano un po' tutti ma è piacevole riascoltare certe sonorità che ricordano molto la mia adolescenza, quando ero un surfista brufoloso e perennemente incazzato con tutto. Ma questa ripetitività sonora non rappresenta altro che un “Continuum” musicale per affrontare tutti i temi da comunicare all'ascoltatore, a partire dalla splendida copertina curata dall'artista Annalisa Riva. Lo possiamo definire un Concept album? Direi proprio di sì, anche se inconsapevolmente, rendendosi bene conto del messaggio solo a fine ascolto. In sostanza è davvero un ottimo lavoro! Consigliato.

 

Recensione di SimoSuicide

THE ADRENALINE

Who Dies Begins to Live

Myphonic Records

 

I “The Adrenaline” sono una Hardcore punk band interamente italiana originaria di Ravenna. A sei anni dalla loro nascita, i cinque ragazzi (Giammy, Teo, Ale, Fede e Bacchio) si sono fatti le ossa suonando dappertutto con una media di 40 concerti all'anno, diventando un vero e proprio riferimento in ambito regionale. Questo gli ha permesso di suonare anche con band come i Vanilla Sky, i Melody Fall e gli Out of Project. Non male considerando che questo tipo di Hardcore di stampo americano (un misto tra H2O e Bad Religion ma che ricorda molto il Punk dell'East cost statunitense degli anni 90, di band come In my Eyes , Shelter e Ten Yard Fight...) non è certo uno stile “popolare” nello stivale. Tutto questo gli ha permesso di pubblicare un EP nel 2008 allo Studio 73 da un certo Riccardo Pasini, il quale ha lavorato con band del calibro di Extrema, The Hormonauts e Meanwhile. Dopo questo ricco Curriculum è facile immaginarsi che questo “Who Dies Begins to Live” (uscito ad Aprile sotto la Myphonic Records) rappresenti il vero e proprio trampolino di lancio e in effetti ascoltando il disco questa idea la dà: un sound molto preciso e ricercato, pulito, onesto e sincero, con brani molto carichi e ben fatti (per la produzione si sono ancora una volta affidati a Mr.Pasini nel solito studio 73), vantando tra le altre cose due ospiti di tutto rispetto come Lory dei Beerbong e Josh dei ToKill. Un lavoro molto ambizioso con le prime cinque tracce molto trascinanti, dal Groove spaventoso; ottima soprattutto “D-Man's Room” con la partecipazione Josh e la title track con Paso che ci mette lo zampino. Velocità e grinta; è questo che i The Adrenaline cercano di trasmettere, con la voce graffiante di Giammy e la batteria di Bacchio che mitraglia a tutta birra, anche se, con lo scorrere dei brani, il sound cade un po' sul ripetitivo, esclusion fatta per “Passion” e “The last Breath”. Questo “Who Dies Begins To Live” è sicuramente un buon inizio che può spalancarli sul circuito internazionale. Consigliato soprattutto a chi piace il genere Hardcore/Punk.

 

Recensione di SimoSuicide

BANGALORE CHOIR

Cadence

Metal Heaven

 

Nuovo lavoro per gli statunitensi e riuniti Bangalore Choir che, dal lontano "On Target" datato 1992, tornano proseguendo fedelmente e in grande stile il loro sound tutto rock dando spazio anche a momenti di pura melodia e che completano ottimamente "Cadence", fresca uscita per l'Aor Heaven, che offre un'opera assolutamente originale e che contraddistingue il quintetto composto da David Reece leader vacalist e personaggio di grande levatura, Curt Mitchell alla chitarra solista, Andy Susemihl alla ritmica, Danny Greenberg al basso e Hans i'nt Zandt in qualità di drummer (questi ultimi tre i nuovi arrivati), a cominciare dall'energica "Power Trippin" (preceduta dall'opener ed intro "Wahzoo City"), mantenendo la stessa linea rock in "Tomorrow" e, se pur con un ritmo più blando, anche nella successiva "Heart Attack & Vine". Ho accennato a momenti di pura melodia? E confermo con grande gioia poichè si

possono ascoltare nella catchy e validissima "Martyr" per proseguire con

"Living Your Dreams Everyday" dal chorus leggero e vivace allo stesso tempo,

leggerezza e vivacità genialmente bissate anche nei chorus di "Dig Deep" e

Survival Of The Fittest" mentre uno stile più spensierato si lascia abbracciare

nella power ballads "Still Have A Song To Sing". Nel piacevole proseguio dell'ascolto speravo di trovare anche l'immancabile hit radio e alla traccia numero undici sono stato assolutamente accontentato con la brillante "Sweet Tempation", song davvero eccellente!! "Spirits Too They Bleed" e "Never Say Goodbye" mi riportano nel pieno degli anni '80 in un piacevolissimo rock amarcord e che continua anche nella conclusiva e trascinante "Surrender All Your Love". Qui termina, mio malgrado, il cd proprio quando il viaggio a ritroso virtuale era al massimo della giovialità, per il prossimo ci sarà da attendere il nuovo lavoro degli ottimi Bangalore Choir che verrà augurandomi di non dover attendere altri diciotto anni! E visto il presente "Cadence", sono pronto a scommettere il portafogli che si tratterà di un altro viaggio lieto ed entusiasmante. Vorrei concludere la recensione come l'ho cominciata, cioè parlando di "On Target" per sottolineare la ristampa dello stesso arricchita dal videoclip di "Loaded Gun", release prevista entro fine anno.

 

Recensione di Francesco Cacciatore.

8 POINT ROSE

Primigenia

Escape Music

 

In passato, anche recente, ho avuto il piacere e la fortuna di poter ascoltare numerosi debutti e gran parte di essi mi hanno ben impressionato, ma questo che mi appresto a presentare è davvero assoluto, si tratta di un giovanissimo quintetto svedese (una media di 20 anni di età!), e che porta il nome di 8 Point Rose che offre un mix ben amalgamato tra class e death metal e chorus di raffinato AOR e credetemi, non è poco!! Ad arricchire "Primigenia", perla distribuita dalla Escape Music, c'è la particolarità di ben tre vocalist:Marcus Nygren, voce di grande spessore e le due più grintose e graffianti del chitarrista ritmico Alexander Timander e del compagno di chitarra in veste solista Adam Johansson, una più che doverosa mensione la meritano anche il bassista Marcus Sjosund e il drummer Johannes Timander (fratello del già citato Alexander), a completare un quintetto di grandi promesse. Sentenced, Morgana Lefay e At The Gates tanto per citare alcuni "mostri sacri" ai quali gli 8 Point Rose ambiscono, ma con ammirevole originalità, nei loro brani e mi riesce davvero difficile porre un limite alla bellezza di questo debut album, ma posso provarci! L'opener "Revolve" è una più che dignitosa partenza e che ben descrive la forza del cd, "Out Of The Shadows" è un potenziale sound dal tocco moderno quanto efficace e con piccoli riff orientali che lo rendono speciale, non da meno la micidiale "Endless Rage" mentre "When Caos Rules Our Lives" è probabilmente il brano più bello dell'intero lavoro con un chorus da stadio, dove la voce di Nygren manda fuori di testa e l'assolo di Johansson è la ciliegina. Viva e travolgente è "Winter Storm" arricchita da cori che precedono magistralmente il chorus (pardon il gioco di parole e in doppia lingua,"Relentless" e "I Want The World To See" sono altre due potenziali chicche di assoluto valore. "The Shadow" è una power ballad da manuale e altrettanto power nella stesura (soprattutto nella parte che precede il solo), e costellata da una partenza carica di profonde atmosfere che si ripetono nella strumentale e breve title-track, appunto "Primigenia", per lasciare nuovamente spazi class e death nella successiva "Name Of Time" a concludere in grandissimo stile il cd. Una curiosità infine molto carina per noi quanto lusinghiera per la band:quasi tutti i brani dell'album sono stati utilizzati come sottofondo dal bodybuilder americano David Henry (specializzato in genetica), per il suo dvd "Beyond Motivated" che tratta di dieta e preparazione mentale...tanto di cappello davvero ai nuovi arrivati 8 Point Rose.

 

Recensione di Francesco Cacciatore

GEORGE BELLAS

The Dawm Of Time

Lion Music

 

Un anno appena e il poliedrico George Bellas, musicista dalle grandi doti e capace di sapersi alternare tra più generi, pur mantenendo il proprio stile originale, è tornato ad omaggiarci della sua ubriacante vena artistica. Il presente "The Dawn Of Time", in uscita per la Lion Music, è un piacevole ed elegante passaggio tra il neoclassico che spicca in brani come "Let There Be

Light", "Carbon Creature", "Primordial Atom", "Mystical Dream" e la title-track "The Dawn Of Time" (un insieme di ottimo flashback per gli amanti di un genere mai domo e mai passato), a uno stile più melodico, armonico e ritmicamente differente e che si avvicina ad atmosfere griffate Steve Vai quali "Seeding The Universe" e "Always At My Side" passando per momenti anche in stile più orientale e che si possono ascoltare in "Machine Man" e nella già citata "Carbon Creature". Piacevoli e coinvolgenti atmosfere e che ben si intrecciano tra loro vi si trovano in "Glimmering Stardust", "We Are Not Alone" e nelle più rocker "Electromagnetic", "Nightmare Awoken", "Metropolis" e l'opener "Cyclone". In diciannove tracce non poteva mancare la ballad che, se pur breve, è davvero intensa e con un crescendo nella parte centrale e un finale orchestrale di grande effetto, il tutto offerto in perfetta sinfonia da "Suns Of Andromeda". Da sempre sono un grandissimo appassionato di Robby Valentine e alla sua classe il buon Bellas (grazie George!), ha dedicato una parte del suo lavoro attraverso "The Angels Are Calling" con la quale non poteva chiudersi meglio "The Dawn Of Time" e che, nonostante la pecca in un una produzione non all'altezza dell'album, vi consiglio a cuore aperto quest'opera...cyclonica.

 

Recensione di Francesco Cacciatore