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EXTREMA

Pound for Pound

Scarlet Records

 

 

Quattro anni dopo "Set The World on Fire" tornano gli Extrema, con la loro miscela di thrash metal, energico e genuino. Prodotto e mixato da Riccardo “Paso” Pasini presso lo Studio 73 di Ravenna (Ephel Duat, Slowmotion Apocalypse, Rumors Of Gehenna, Handful Of Hate), il nuovo album intitolato "Pound For Pound" è suonato con perizia tecnica invidiabile e un'attitudine notevole in grado di attualizzare stilemi del passato in una chiave modernista, splendidamente ispirata: uno sguardo consapevole alle radici, con la mente decisamente rivolta verso il futuro. Tredici canzoni (la prima "Everlasting" è un intro elettrico…) di metallo rovente, riflessivo e “sensibile”, certo stiamo parlando degli Extrema e quindi la sensibilità risulta “violenta”, ma puntano molto su un’intelligente e mascherata (ma non troppo) melodia di fondo per essere aggressivi e coinvolgenti nei ritornelli. Una partenza alla grande con l’assalto sonoro di "Anymore", "Selfishness" e "Fall down" "Frowning & Haggard", puri attacchi thrash metal pesanti e spezzacollo, come una sorta di impressionante cannonata dritta dritta nei timpani. Canzoni che ricordano i primi album della band formatosi a Milano nel 1986. Introdotta da un banjo e dal basso pulsante e possente di Mattia Bigi la settimana traccia "You make me Sick" è impreziosita da un ospite di rilievo Page Hamilton, frontman degli Helmet. E’ l’alchemica unione tra spirito e roccia, tra cattiveria, arrendevolezza e rabbia, tra profondità e cinico rilassamento. Il lavoro di chitarra di Tommy Massara sorprende per intensità, varietà e dinamismo, il suono unisce il raffinato al pesante e rappresenta pienamente l’intento del gruppo. Ogni nota di questo disco è suonata con passione ed è difficile trovare punti deboli o passaggi usati come semplici riempitivi. Vi assicuro che se ascoltate bene, e intendo-ascoltare attentamente e ripetutamente- questo disco vi accorgerete che ha il pregio di coniugare cattiveria e melodia così bene che vi sorprenderà. La voce di Gianluca "GL" Perotti, pur mantenendo l’impostazione bastarda che tanto amiamo, riesce ad essere profonda ed espressiva, come se avesse trovato il punto di contatto tra pesantezza e rilassatezza. I quarantaquattro minuti di questo nuovo album scorrono alla grande, con i mid-tempo pesanti impreziositi anche dall’ottimo lavoro del batterista Paolo Crimi che, evidenzia la sua potenza e bravura in "From the 80s". Ma c’è molto di più… la cover di "Deuce" dei mitici Kiss e l’evocativa e piena di calore "My Misery" base su cui, spesso, si snodano le note dei vari strumenti, momenti rilassanti e “pensanti” che si alternano e coincidono in maniera perfetta con il significato del testo. Ottimo album, ottimo ritorno dallo stile inconfondibile dei nostri Extrema. Visitate www.myspace.com/extrema

 

Review by AngelDevil

 

LIGERA ‘73

Atto II: Porta Romana Rockers

Autoprodotto

 

"Atto II: Porta Romana Rockers" è un disco “scanzonato” in cui la creativita' dei Ligera ’73 (Bruno-voce, Andrea-chitarra, Cristian-basso, voce; Claudio-batteria), band milanese attiva dal 2003 sembra essere ad un ottimo punto di maturazione. Ruvide, viscerali, dissonanti (ma al contempo sottilmente melodiche), le tredici canzoni dalla base punk rock svelano un lavoro organico e compatto, che esalta in pieno la loro voglia di raccontare con “rabbia” ed altrettanta ironia la realtà del quotidiano comune. Un pugno di testi sinceri,  decisamente 'logici' nella struttura sia dal lato tecnico che dalle liriche in italiano con alcuni accenni in dialetto meneghino. L'album svela tutto il suo fascino in seguito a ripetuti ascolti: una volta entrato in circolo, finisce per svelarvi un pugno di testi sinceri, trascinati dall'instancabile sezione ritmica, messa in evidenza dai muscolari basso-batteria. Un manifesto di coerenza rock’n’roll, ed una raccolta di canzoni apparentemente semplici direbbe qualcuno, mentre in realtà sono pochi che in questo campo riescono a farsi apprezzare e i Ligera ’73 ci riescono molto bene. Note di merito per "E Allora Vai", "Ciò che resta" (ottima chitarra), "Doctor Rock" che i fans dei Motörhead riconosceranno in una versione italianizzata (anche nel testo) della storica song; "La strada parallela" e la geniale "Porta Romana Rockers" che fa l’occhiolino alla classica "Porta Romana Bella". Un album che si può considerare ampiamente positivo, pulito, ricco di melodia e velocità; ben suonato e ben registrato. Che dire procuratevi questo CD e sentirete il rock che pulserà come l’effetto che da un "Week-end all'osteria". Per maggiori info visitate la pagina Myspace della band www.myspace.com/ligera73

 

Review by AngelDevil

MAMAMICARBURO          TOP ALBUM

Barcelona

4T Record

 

 

Riecco finalmente il rock dei Mamamicarburo che tornano sulle scene con "Barçelona", il loro quarto album. La band di Correggio (Reggio Emilia) nata nel 1990 è composta da Jonathan Gasparini alla chitarra, Cristiano Incerti al basso, Lele Borghi alla batteria e Teo Morgotti alla voce. Si parte col botto "Mama Uber Alles" dall'impatto devastante; una song veloce, orecchiabile e diretta, con un cantato ruvido e potente. La formula è vincente anche per "Barçelona" che dà il titolo al disco e non può lasciare indifferente anche il recensore più prevenuto. Con la sua furia evidenzia un rock tosto, comunicativo e perché no bello ruffiano che riesce a trovare sempre la melodia giusta, l’assolo più indicato e il ritmo perfetto senza lasciare il tempo alla noia. Un altro pezzo da novanta di questo nuovo album è "Fatti Fottere" che esprime tutta la rabbia ed energia del gruppo. E’ il ritmo a far da padrone, ma c’è spazio anche per ballate da un cantato soffuso e di gran classe come "L’estate è Sempre Inutile", "Sesto Senso" con un bel giro di chitarra, e "In-sensibile" svelando il lato piu' “romantico” di questi rockers. Un concentrato di canzoni una più entusiasmante dell’altra, che unisce una melodia contagiosa alla forza del rock. "Barçelona" con le dieci canzoni cantate in italiano è un “signor” cd che merita molta attenzione nel panorama musicale; ricco di momenti di altissimo spessore e suonato con tanto di quel feeling, da far paura. Da avere! Per maggiori info visitate il sito e il myspace ufficiale della band:www.mamamicarburo.it www.myspace.com/mamamicarburo

Review by AngelDevil

UFO

The Visitor

SPV Steamhammer/Audioglobe  

 

A distanza di tre anni dall’ultimo studio album "The Monkey Puzzle", tornano i leggendari UFO con un nuovo lavoro (il ventesimo) di solido e polveroso hard rock dalle venature blues. Con "The Visitor" danno prova della loro grande esperienza (si sono formati nel 1968), trasformandola in pura classe musicale. La line-up consiste tuttora dei tre membri originali della band – Phil Mogg (voce), Paul Raymond (chitarra e tastiere) ed Andy Parker (batteria), accompagnati dal virtuoso chitarrista americano Vinnie Moore (erede dell’altrettanto entusiasmante Michael Schenker). Dieci brani molto ben equilibrati e assemblati; si potrebbe dire che è il solito prodotto, ma non è facile realizzare un disco così, dove non c’è un solo brano brutto, non sto parlando di originalità, ma di canzoni che funzionano, entra in testa fin dal primo ascolto. Il disco si apre con la song "Saving Me" ed è già spettacolo! La voce di Phil Mogg è un portento di timbro e intonazione, che introduce le successive "On The Waterfront " e "Hell Driver", ma è con "Rock Ready" che ci si rende davvero conto con chi si ha a che fare. Con "Forsaken", si arriva alla ballad che regala quasi quattro minuti di suoni sono caldi e avvolgenti. A prescindere da cosa amate ascoltare, questo album è un capolavoro grazie alla produzione imponente e all'ottima manciata di brani di grande hard rock –blues della miglior tradizione europea. E’ disponibile anche un edizione limitata in Digipak con bonus track. Fatelo vostro!

 

Review by AngelDevil

MAGNUM

Into The Valley Of The Moon king

SPV Steamhammer/Audioglobe

 

Nuovo capitolo discografico per i britannici Magnum che tornano in pista con questo "Into The Valley Of The Moon King", un buon lavoro, assolutamente fresco e scorrevole che segue ovviamente la linea proposta da sempre: il loro sublime Aor/hard rock. Un album corposo, dalla produzione moderna e potente dona al cd le caratteristiche per essere apprezzato non solo dai vecchi fans ma da un’audience più giovane. Dodici pezzi tutti assestati su tempi medi indubbiamente piacevoli, densi di passione suonati col cuore. Assolutamente perfetti, così come la produzione del cd e l'esecuzione dei singoli musicisti; su tutti con una menzione speciale a Bob Catley cantante assolutamente perfetto, virile quando serve e sognante allo stesso tempo. Tante belle tracce si susseguono catturando subito al primo ascolto come "Cry To Yourself", "The Moon King" "Noone Knows His Name" e "Blood On Your Barbed Wire Thorns". Un ottimo ritorno. Grandi Magnum!

Review by AngelDevil

TIM RIPPER OWENS

Play my Games

Steamhammer/Audioglobe

 

 

"Play My Game" è il nuovo album solista di debutto dell’ormai leggendario Tim Ripper Owens interprete totale dell’heavy metal sound. Vero e proprio progetto personale, si pone come punto di arrivo delle precedenti esperienze: Judas Priest, Iced Earth, Yngwie Malmsteen. Il nostro si affida della presenza e aiuto di alcuni dei più importanti artisti nel mondo metal e hard rock: i chitarristi Craig Goldy (Dio, Giuffria), Jeff Loomis (Nevermore), Carlos Cavazo (Quiet Riot), Steve Stevens (Billy Idol), Michael Wilton (Queensryche), Bruce Kulick (Kiss) e Doug Aldrich (Whitesnake, Dio), i bassisti Rudy Sarzo (Dio, Whitesnake, Quiet Riot), Billy Sheehan (Mr. Big, David Lee Roth), David Ellefson (Megadeth), Marco Mendoza (Whitesnake, Thin Lizzy, Ted Nugent), Tony Franklin (The Firm, Whitesnake, Blue Murder), James Lomenzo (Megadeth, White Lion) ed i batteristi Simon Wright (Dio, AC/DC, UFO), Bobby Jarzombek (Riot, Halford) e Vinnie Appice (Black Sabbath, Dio). Contenente 12 tracce nel classico stile heavy metal dagli elementi hard rock, con un pizzico di novità nei suoni e nei ritmi cadenzati più attuali e più rocciosi; "Play My Game" si presenta come un onesto disco di heavy metal, che non mancherà di fare breccia tra gli aficionados a sonorità classiche e incisive. Curato negli arrangiamenti e nelle composizioni orchestrali parliamo di un platter pomposo e curato in cui riprende discorsi “interrotti” e che cerca di unirli al mood attuale confermando che tecnica, passione e originalità sono doti appartenenti a chi ha voglia di mettersi ancora in gioco. Per una durata complessiva che non supera i cinquantadue minuti spiccano le seguenti canzoni:"Starting Over", “No Good Goodbyes", "To Live Again" e "The World is Blind". Insomma un lavoro onesto e senza rischi che piacerà sicuramente agli amanti del genere e ai fans di Tim Ripper Owens.

 

Review by AngelDevil

PANZER PRINCESS
Oh, no it’s Panzer Princess

Autoprodotto

 

 

I Panzer Princess hanno appena pubblicato il loro primo full-lenght album, dopo i due ep  Moonshine Blues e Legacy of Ignorance. “Oh no, It’s Panzer Princess” esce nel 2009 con la produzione di  Daniel Beckman ed esprime al meglio le potenzialità della band. I Panzer Princess nascono a Dalarna in Svezia nel  1999, i primi tentativi di mettere su una band non sono molto brillanti ma dopo qualche anno Kelly (voce), Tank (chitarra), Simon (batteria) e Alex (basso), riescono a registrare il primo ep  (“Moonshine Blues” 2003) che li catapulta nella scena rock underground svedese; grazie a internet i ragazzi iniziano a farsi conoscere nel resto d’Europa raccogliendo consensi, così nel 2004 la band pensa a pubblicare un altro ep sempre con l’aiuto di Daniel Beckman. “Legacy of ignorance” va anche meglio del primo ep e la band inizia a lavorare su un vero e proprio album. Arriviamo così al 2009 e a Oh no, It’s Panzer Princess. Le otto canzoni dell’album seguono gli intenti iniziali della band: fare musica glam/sleaze. Ripercorrendo il sound tipico degli anni ottanta e dello sleaze rock, la band cerca di arricchire il proprio stile sia con influenze tipicamente punk-rock sia attraverso  sonorità più attuali, elementi  che rendono  alcuni pezzi dei Panzer Princess davvero buoni.  Le influenze immediatamente rintracciabili sono Hanoi Rock e Faster Pussycat. Anche se l’album non propone uno stile innovativo e sperimentale, di certo le canzoni sono orecchiabili e mantengono alto il ritmo così da non far mai stancare l’orecchio di chi ascolta; niente ballate, niente pezzi lenti: otto canzoni piene di adrenalina adatte a festeggiare e a scatenarsi. Se l’intento dei ragazzi della band era quello di far divertire con della buona musica, ci sono riusciti appieno. Quindi se avete voglia di scaricare la tensione, di ballare, di ascoltare della buona musica senza troppi pensieri questo è l’album giusto. Seguite la band e ascoltate i pezzi in anteprima su: www.myspace.com/panzerprincess  www.panzerprincess.com

 

Chiara C.