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DUST IN EYES

Bullet for my Generation

logic(il)logic

 

I Dust In Eyes giungono con questo “Bullet for my generation” al loro terzo attesissimo album. Diverse cose sono cambiate per loro dall’ultimo acclamato ”Next stop hell”: un nuovo batterista, Sergio “Serz” Gasparini e soprattutto una nuova casa discografica, la logic(il)logic. Questi rockers, lavorano davvero bene a livello mediatico e promozionale. Ogni fase della registrazione di questo cd è stata documentata con vari video del makin’ su “Youtube” e il filmato di presentazione che annunciava l’uscita di questo cd è qualcosa di veramente ben fatto. Una band italiana, che dimostra a tanti scettici che, anche in Italia, si puo’ fare un rock n’roll granitico senza compromessi. La band nel corso degli anni si è impegnata moltissimo, confermato da un’intensa attività live, nel corso degli anni, che li ha portati a condividere il palco insieme a bands prestigiose quali Hardcore Superstar, Necrodeath, L.A.Guns, Crystal Pistols e numerose altre. Questo album è composto da undici pezzi, che non ti lasciano scampo. L’intro iniziale, rappresentato da “Bullet for my generation”è sicuramente atipico per il loro sound ed è molto d’atmosfera e suonato con maestria e tecnica dalla band. L’urlo liberatorio e rabbioso del carismatico singer Lele Dust, introduce un pezzo violentissimo, molto punkeggiante e migliori Backyard Babies style quale è “Wild n’alone” e subito capisci che la band ti regala anche stavolta quello che ti aspetti:tre quarti d’ora di musica con la M maiuscola. Un lavoro, che sicuramente è prodotto in maniera adeguata e dove puoi sentire chiaramente le varie parti di basso, batteria, chitarra e voce, cosa che molte bands italiane che fanno rock, tralasciano in sede compositiva. Rimani colpito dal lavoro ai fianchi della sezione ritmica formata oltre che Serz, dal grintosissimo P.I.Z al basso, in questo brano. Se pensavate di esservi messi in salvo dai proiettili sonori della band lombarda, con questo episodio, bene, le vostre preghiere probabilmente son giunte a qualche Divinità diverse, in quanto la terza “Get away”, è come quei calci nel sedere che ricevi e ti mandano avanti culo all’aria per tre metri. Non hai scampo e c’è un ottimo lavoro a livello di cori e un Lele Dust che riesce a cambiare diverse tonalità nel corso del brano in un batter d’occhio. Mai titolo fu piu’ azzeccato che “This is my ring”, che inizia con un intro strumentale abbastanza lungo e che continua sulla falsariga della precedente, senza lasciarti un attimo di tregua. Se anni fa c’era un film d’animazione che andava per la maggiore e si chiamava “Piovono polpette dal cielo”, con loro abbiamo “Piovono mazzate dallo stereo” e questo brano è semplicemente perfetto. Il primo piccolo attimo di respiro lo si ha con “Bet with life”, sicuramente suonata meno al fulmicotone che le precedenti canzoni.Un mid tempo,comunque grintosissimo, con diversi momenti di pura libidine sonora. Il successivo “Eyes in the jar”,sicuramente nei loro lives infuocati anche dall’alcool che regolarmente bevi in modo inesorabile, diventerà un pezzo dove scatenarsi in headbanging furiosi,air guitars senza sosta oppure meglio ancora in poghi senza ritegno. Si continua su questa falsariga sia per “Spilling on my hell” e per la rabbiosa “Sick of you”. “Joe”mi ha ricordato molto da vicino , il sound granitico degli Skid Row in “Subhuman race”,con chitarre taglienti e urlanti ,un basso molto ritmato e preciso e una batteria pronta ad assalirti come una baionetta e con alcuni passaggi tecnici di antologia musicale pura.Davvero uno dei pezzi piu’ belli,sorprendenti e diversi dell’album. Chiude degnamente questo lavoro eccellente “Under the ash”,in puro “D.I.E.”style’’, quasi quattro minuti di scatenato rock n’roll punkeggiante ,che vorresti mettere sempre in loop and repeat. Un lavoro che non delude minimamente e che li colloca sinceramente ed obiettivamente tra le migliori bands presenti in Italia e sicuramente questi ragazzi,meriterebbero ancora maggiore successo.

 

Recensione di MauRnrPirate

MEDULLA

Introspettri

Autoproduzione

 

Non sono entrata subito in sintonia con loro, forse quello proposto dai MEDULLA è un genere che non mi appartiene tantissimo, ma dopo alcuni ascolti ho la certezza che di questi artisti milanesi ne posso solo dire bene. Nel lavoro in questione, INTROSPETTRI, uscito da poco e presentato ufficialmente agli inizi di Ottobre a Palazzo Granaio di Settimo Milanese, la tecnica con l’arte o meglio le arti si incrociano. Abbiamo un genere rock tendente al psichedelico, a volte un po’ noir e un po’ indie, che si sposa benissimo coi testi scritti da Andrea Scalzo, che presta anche la sua voce ed è il chitarrista ufficiale della band. Oltre a lui, ne fanno parte egregiamente Carlotta Divitini, alle tastiere, sinth e piano, Marco Piconese al basso e Marco Antonucci alla batteria. Poi la collaborazione di Marco Coti Zelati, già bassista dei Lacuna Coil, nella track “Il gancio da macellaio” offrendoci un bell’assolo di chitarra e facendone l’arrangiamento, nonché di Davide Papa, cantante e chitarrista dei The Unders, ne “L’alba”, dove fa un’insigne ospitata vocale, e la produzione artistica di Oliviero “Olly” Riva, già cantante e chitarrista dei The Fire, danno notevole prestigio a un album già indiscutibile. Questo è un lavoro completo, che marca l’ingresso della band nel panorama musicale italiano, in veste cantautorale, quindi in quell’ambiente di nicchia all’interno del quale è difficile incamminarsi, come fosse il passaggio nei gironi dell’inferno dantesco, un percorso pieno di dolenti ostacoli, con una via d’uscita sempre più lontana , se non mai raggiungibile. Difficoltà, questa è la parola che descrive meglio la strada da loro intrapresa, partorendo uno stile/genere non assimilabile dai più, di non facile presa sulla massa, originando un lavoro introspettivo e introspettRivo, che viene da dentro, intriso di una indubbia teatralità, e di ricerca e consapevolezza dei nostri spettri .Il CD contiene undici tracce curatissime, “Penelope non riesce a morire” fa da apripista, seguita dall’ottima e già citata “Il gancio da macellaio” quindi da “Favola Noir”, ecco questo trittico qualifica un po’ nell’insieme tutto il contenuto del lavoro, costituito da pezzi più tirati e altri più profondi e tenebrosi, sostenuti da uno stupendo possente pianoforte versione dark, presente in diversi punti, e a segnare lo stacco nella track “L’alba”. La voce è perfettamente in intesa con il preciso uso delle strumentazioni e con i non semplici testi che ci fanno vagare in un mondo cupo e un po’ folle, fatto , tra le altre cose, di tarantole che “germogliano tra campi di papaveri inconsueti e margherite a cui non toglieremo mai l’ultimo petalo…”, fino a giungere al “Raptus” finale. Link: www.medullaofficial.com ; www.myspace.com/michmedulla

 

Recensione di Margherita Simonetti

NELSON

Lightning Strikes Twice

Frontiers Records

 

Dopo vent'anni dal loro debut album tornano con un nuovo lavoro (e che lavoro!!), i fratelli Matthew e Gunnar Nelson o più semplicemente Nelson, un lungo e fortunato periodo che gli ha visti tirare fuori dai loro "cappelli sonori" un ottimo melodic rock alternato a momenti più acustici, ma sempre raffinati anche se "After The Rain" (il debut album appunto), rimane il più significativo anche perché gli ha portati subito in auge nel panorama del rock melodico col singolo (Can't Live Without Your) "Love And Affection". In occasione del presente "Lightning Strikes Twice" targato Frontiers, la line-up è arricchita da Gary Corbett alle tastiere, David Morgan in qualità di secondo keyboardist, ma unico presente nei background vocals e il drummer Brian Burwell, ma non è tutto! Perché una delle track vede la partecipazione niente popò di meno che di Steve Lukather, ma cominciamo per ordine e quindi dalla prima track "Call Me" che si riaffaccia nel migliore dei modi alle sonorità di "After The Rain" con un chorus semplice, ma originalissimo e che si ripete nella successiva e trascinante Day By Day con un tocco alla Kiss di "Hot In The Shade" e come è vero che non c'è due senza tre, ecco l'immancabile hit radio e video "You're All I Need Tonight" anche se vi assicuro che non è l'unica in un album che dire capolavoro è davvero poco e che continua a omaggiare perle suggestive come la toccante ballad "To Get Back To You" resa ancora più tale dalle sei corde del già accennato ospite eccelso Steve Lukather, sweet song che ricorda il Bon Jovi dei sempre verdi anni '80 (il migliore a parere personale), ricordi che riecheggiano anche nella track "Come" sulle orme del leggendario "Blaze Of Glory". Bellissima anche la seconda ballad "Take Me There" in stile blueseggiante e capace di emozionare anche i cuori più indifferenti così come "How Can I Miss You" che parte con un delicato solo di Gunnar per poi elevarsi a un piacevole melodic rock che guarda ancora agli irrinunciabili anni '80 puntuali e preziosi, ma non solo! Nel cd vi sono presenti anche atmosfere country e al punto giusto direi, come a valorizzare ulteriormente un piatto già ottimo da gustare nella catchy e solare "When You're Gone" e nell'altrettanto sfavillante "In It For The Money". Una track che ho trovato curiosa in quanto si distacca leggermente dal contesto, ma che credetemi, non sfigura assolutamente è "Ready Willing And Able" che ci riporta a un godibile rock di fine anni '70 dove i fratelli Nelson si superano e attraverso la medesima brillantezza riescono a tornare a fasti più class melodici con la power ballad "Change A Thing", passionale e dai cori che si intrecciano alla stessa per omaggiarci di un'odissea musicale intensa e speciale per poi arrivare alla conclusiva special rocker "Kickin My Heart Around" e chiudere più che dignitosamente un'album di assoluto valore. Desidero sottolineare la partecipazione, e con successo, dei Nelson al Firefest che già da qualche anno si svolge a Nottingham presso il "Nottingham Rock City" e in coda alla presente recensione vorrei declamare "Lightning Strikes Twice" attraverso un doveroso e sentito "Ave o Nelson".

 

Recensione di Francesco Cacciatore

PERFECT VIEW

Hold Your Dreams

Avenue of Allies Music

 

Giochiamo in casa e giochiamo bene!!! Ad arricchire un già folto ed esaltante parterre di band italiane tra le quali Edge Of Forever, Wheels Of Fire, Skill In Veins, Hungryheart e i Los Angeles di Michele Luppi si aggiungono i Perfect World composta da musicisti in possesso di svariati quanto eccelsi curriculum viste le collaborazioni con Spagna e i Nomadi toccando anche l'hard and heavy con Olaf Thorsen (Vision Divine e Labyrinth), Roberto Tiranti (anch'esso Labyrinth), e Alex DeRosso (Dokken e Dark Lord), davvero di tutto e di più!! E i cinque talentuosi che formano l'interessante line-up della presente band Made In Italy sono Massimiliano Ordine ottimo lead vocalist (ricorda singer del calibro di Tony Harnell, Tony Mills e Rob Moratti), Francesco Cataldo alla chitarra e ai backing vocals così come Pier Mazzini in qualità anche di keyboardist, Cristian Guerzoni al basso e infine il drummer Luca Ferraresi. A Roberto Priori (che ha lavorato con i già citati Wheels Of Fire e Los Angeles), il compito di mixare l'eccellente "Hold Your dreams", in uscita per la tedesca Avenue Of Allies Music, e che presenta una varietà davvero ben combinata tra symphonic sound, piccoli passaggi aor e hard rock a sfondo

melodico a partire dall'opener "A Better Place" corposa e paradisiaca allo stesso tempo mentre la successiva "Closer", nonché potenziale hit radio, è una mid tempo che apre le porte sonore a una melodia semplice, ariosa e ben supportata dalle sei corde di Cataldo. Tracce di Shotgun Symphony le si ascoltano in "One More Time" e "Showtime", con le tastiere di Pier Mazzini a far da tappeto rosso per due tracks di lusso e non da meno la trascinante e avvincente "Speed Demon" mentre atmosfere più aoreggianti, sulla scia dei Toto, si ascoltano nella piacevole "Believe", questi Pefect View (perdonate il gioco di parole), sono davvero Perfect!!! Dolcissima ed emozionante la prima ballad dell'album "A Reason To Fight" dove la voce di Massimiliano Ordine è ancora più straordinaria e, per l'occasione, impreziosita da un tocco profondo e toccante tale da arrivare al centro del cuore, da brividi.... Solo magistrale, nella seconda 'hit radio "I Need Your Love", di Francesco Cataldo (lo cito ancora e ben volentieri, tra l'altro porto il medesimo nome e ne sono particolarmente lusingato), e che ci omaggia di un riff trascinante nella deja vu TNT "Don't Turn Away" per poi scaldare il motore di "Run" in una partenza a tutto gas, proseguendo un tragitto rockeggiante accompagnato da una fresca ventata di tastiere e che fanno da ottimo apripista per il puntualissimo guitar man. La title track "Hold Your Dreams" è un intreccio ben amalgamato tra aor e un chorus rock a piccole tinte melodiche legittimato dalla grinta di Massimiliano Ordine e pronto a emozionare nuovamente attraverso una delicata performance nella conclusiva e seconda ballad del cd "Where's The Love", dove si riascolta un sound alla Shotgun Symphony, ma con un tocco di grande originalità e che contraddistingue i Perfect View lungo tutto il percorso dell'album dimostrando non solo straordinarie doti tecniche, ma anche un'eccellente e innata vena compositiva che, sono pronto a scommetterci, promette benissimo per il successore di "Hold Your Dreams".

 

Recensione di Francesco Cacciatore

ANTHRIEL

The Pathway

Lion Music

 

Sono in arrivo dalla Finlandia gli Anthriel (più precisamente dai dintorni di Tampere), e che fanno del loro debut album un vero e proprio testimonial del prog e power metal anche se all'attivo hanno già un EP, autoprodotto e datato 2007, che porta il titolo di "Vison Of Inner Light And Deeper Toughts" e che ha permesso alla band di farsi un nome presso i circoli locali e venire poi successivamente scoperti dalla gigantesca Lion Music offrendo loro un imperdibile contratto discografico. Dopo svariati cambiamenti la band finnica sembra aver trovato la propria stabilità formando così la definitiva line-up col lead vocal Simo Silvan, il guitar man Timo Niemisto, Antti Hakulinen alle keyboards, il basso per Klaus Wirzenius e il drummer Jari Kuokkanen, quintetto dalle grandi qualità compositive con idee ben chiare e precise per presentare al meglio "The Pathway", un concept album che si rifà all'interessante contesto narrativo dello scrittore americano Robert Anthony Salvatore "The Dark Elf Trilogy", ancor meglio definito come una serie di racconti fantasy che tratta la storia dell'elfo scuro Drizzt e che, lungo il percorso della stessa. si rende conto di vivere controcorrente al suo modo d'intendere la vita trovandosi così ad affrontare il proprio passato per ritrovare l'equilibrio interiore perduto; avventure, azione, ma non mancano anche risvolti psicologici e sociologici che possono aprire porte ad ampie parentesi riflessive. Dopo una più che doverosa premessa dedicata all'argomento non indifferente dell'album, torno a parlare della parte musicale dello stesso nel quale si ascolta un eccellente mix di prog e power metal (come già sottolineato), ben delineato da aperture di raffinati sfondi melodici, ma senza mai peccare di eccessi e dove il punto forte su cui si è puntato è senza dubbio il frontman Silvan dalla voce poliedrica che si divide tra Russel Allen e Mike Baker senza naturalmente dimenticare l'apporto essenziale degli altri componenti della band dando così il via all'opener "Devil's Lullaby", che ricorda da vicino i primi Symphony X anche se al quintetto non manca quella personalità che attraversa le altre undici tracks che completano il cd e tra le quali spiccano l'articolata "Haven Of Grace", che parte delicatamente per poi sfociare in un finale non troppo breve, ma egregiamente movimentato e in tal proposito "Dark Divided Minds" è senza ombra di dubbio la track più power costellata da melodie impetuose e che colpiscono per intensità e concretezza. Da tracks più power si passa anche a momenti più atmosferici e a tratti quasi teatrali come in "Mirrors Games" e la successiva "Guardian", mentre "Light Divine", personalmente tra i brani che preferisco, apre magnificamente in stile primi Dream Theater e che prosegue a tutta pathos, scoppiettante è "Promised Land" preceduta dalla breve strumentale e orchestrale "Scent Of Dawn". L'unico neo (si fa per dire), è la conclusiva "Chains Of The Past" la track forse meno densa di spunti interessanti, sarà per la durata dei 13 minuti? Può darsi, fatto sta che "The Pathway" rimane un album non solo di assoluto rispetto, ma anche scorrevole e piacevolissimo da ascoltare e cha lascia a favore degli Anthriel importanti segnali per un futuro davvero interessante.

 

Recensione di Francesco Cacciatore