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FABRI KIARELI'S F.E.A.S.T.

Rise

Avenue of Allies/ Frontiers Records

 

E' sempre bello poter raccontare la musica in tutte le emozioni che essa trasmette nel profondo di ogni nota, ma quando si tratta di casa nostra è anche motivo di grande orgoglio perché ci accorgiamo di avere grandissimi artisti come nel caso di Fabri Kiarelli (all'anagrafe Fabrizio Chiarelli), anima e cuore del presente progetto Made In Italy "Rise", uscito per l'Avenue Of Allies, dei F.E.A.S.T. e che vede completare la line-up da Lukino "Luke" Ballabio alla chitarra, Angelo Perini al basso e Mao Granata alla batteria. Prima di scartare le tredici tracce di questo graditissimo regalo desidero dedicare poche, ma doverose righe a Fabri: vanta innanzi tutto un curriculum di assoluto rispetto avendo lavorato con musicisti del calibro di Gianna Nannini, Roberto Gualdi (PFM) e Pino Scotto solo per citarne alcuni; un'infanzia vissuta a Mexico City dove la musica vive al sound di band eccelse tra le quali Van Halen, Led Zeppelin, Journey, Judas Priest, Kansas, insomma, a tutta rock col quale lo stesso Fabri è cresciuto e divenuto l'artista maiuscolo già citato e a conferma di ciò suona anche nei Mister No, cover band Heavy Metal e con la quale si contano circa 150 performances live all'anno e scusate se è poco!! E adesso godiamoci "Rise", un percorso hard rock alternato a ballads che ne completano un album che ben si sposa con il genere che ha toccato il più che meritato picco massimo negli anni '80 e che lo stesso frontman riesce a mantenere ai medesimi livelli con quel tocco di originalità magistralmente sottolineato dalla voce chiara, potente e poliedrica e dall'immensa intensità della chitarra che già dalla prima track "Fire And Dynamite", preceduta da un battito di cuore palpitante del miglior rock sound, tira fuori tutta la carica in un solo ubriacante, la successiva "Feed The Hunger" ha un ritmo più elegante, ma dove l'energia non manca (soprattutto nel finale), e dove un tappeto rosso di tastiere ne è la ciliegina. "Love Renegade" è un pezzo da 90 pronto a scardinare le hit radio più gettonate e non da meno "Follow The Way" duettata con Alessandro Del Vecchio e che a parere personale mi ricorda John Norum, senza dubbio una delle più grandi icone dell'hard rock e stessa bellissima sensazione nella blueseggiante slow song "Dangerous Love", profonda e coinvolgente la ballad più power "Cold Hearted" un brivido passionale per i cuori più emozionali e innamorati. Secondo duetto dell'album nella track "(Ain't Done) Til It's Over" con il compagno di band Luke Ballabio, atmosfere Whitesnake e dove all'inizio la voce di Fabri ricorda proprio David Coverdale e il paragone ci sta tutto, assolutamente!! Tracce dei più originali Scorpions echeggiano nella trascinante "Win Or Lose" dove le qualità vocali di Kiarelli colpiscono ancora come nella successiva ed ennesima pietra miliare del cd "Stormwind" e nella quale il Norum sound fa ancora capolino proseguendo in questo piacevole percorso anche con la seconda ballad dell'album "Broken Dreams", profonda e speciale come il solo. Ci stiamo pian piano avvicinando al capolinea e tre sono le tracks che mancano a terminare l'eccellente "Rise" e il trittico conclusivo è formato dalle scoppiettanti "Shock Me", "Burning Fever" e la monumentale "The Meaning Of Life" con partenza soft style e che minuto dopo minuto sfocia in un crescendo di emozioni, assolutamente da ascoltare e riascoltare per apprezzarne l'incredibile poesia in note e non è finita qui perchè al termine della stessa, dopo circa trenta secondi di silenzio, un'inaspettata quanto gradita e breve acustica hidden track rende un più che doveroso omaggio a un album pregevole, imperdibile e che la sola classe di Fabri Kiarelli, Luke Ballabio, Angelo Perini e Mao Granata poteva rendere tale gioiello semplicemente originale. Link: www.myspace.com/feastrock

 

Recensione di Francesco Cacciatore

QUINTESSENZA

Nei Giardini di Babilonia

Autoproduzione - 2010

 

Oggi parleremo di un’opera rock. In sette capitoli. S’intitola così: NEI GIARDINI DI BABILONIA e i protagonisti sono i QUINTESSENZA, da Volterra. Questo per loro è il terzo lavoro. Dunque, recensire un disco “teatrale”, complesso e di grandi ambizioni, che è un insieme di cantato e recitato, con storia annessa, è per me un’impresa. Cercare di farlo al meglio è un dovere imprescindibile, anche se tutt’altro che facile è. Ok, un intro parlato introduce le gesta, il tono è cupo, come per farci intuire che ci stiamo addentrando nell’ignoto. Infatti l’Uomo protagonista dell’opera si sta dirigendo a Babilonia, luogo immaginario, portato dalla sua anima, qui una guida gli dirà poi dove avviarsi, inducendolo a svolgere un cammino interiore…mmmhhh sembra quasi qualcosa di dantesco…lo scopo del viaggio intimistico e spirituale è far si che diventi un uomo migliore. Questa è brevemente e rozzamente la trama, articolata, con messaggio non così immediato da recepire. Ora, per quanto riguarda il sonoro, senz’altro la base rock è indiscutibile, nelle sue varie tonalità, tendente persino al metallo, addolcita a tratti dal flauto traverso. Non è un disco semplice, anzi alcune track sono troppo lunghe (ma si sa i tempi teatrali sono differenti e qui penso se ne tenga conto) e stancano un po’, e i diversi e frequenti cambi di tempo ne rendono ostico l’ascolto. La voce maschile, molto bella, rende meno negli acuti e nel falsetto, rimanendo comunque intonata e chiara, a volte mi ricorda i primi Timoria quando cantava Renga. La band è composta da artisti di spessore, il tutto è ben studiato e da quanto si sa l’incubazione è stata lunga. Come sound si spazia dagli anni ’70 ai ’90 fino mi permetto di dire ai giorni nostri, creando un misto di rock metal d’annata e recente insieme. Dall’intro parlato e dal canto dell’Anima, molto melodico, presagiamo una dolcezza scenica, che scema un poco quando inizia il parlato del Guardiano e il canto più maschio dell’Uomo. Si va avanti narrando la storia e cambiando spesso le modulazioni, fino a una tonalità quasi ecclesiastica per poi tornare al metallo della track “Viscere” con chitarre dominanti, poi si discende ancora al soft in “Un volo d’argento”, sound anni ’70 alla film di Tarantino, con voce femminile impeccabile ben combinata a quella maschile. Ecco che si risale di tono, si torna al rock puro per poi addentrarci in una ballad e proseguire verso la chiusura. Si rendono comunque necessari diversi ascolti per entrare in sintonia con esso. Dunque, tutto è a posto, ma manca quel non so che, qualcosa che faccia rendere questo lavoro accessibile ai più e quindi maggiormente apprezzabile. Da segnalare all’interno del CD la presenza di una traccia interattiva, per visionare i contenuti extra, così come scaricare un libro che è poi la trama dell’opera stessa. Line-up: Diego Ribechini _voce; Gabriele Moretti _chitarra; Federico Razzi _basso e stick; Filippo Fantozzi _Tastiere; Francesco Bruchi _batteria e percussioni. Musicisti aggiunti: Alessandra Caponi _flauto traverso. I personaggi: l’anima, l’uomo, il guardiano, i segni zodiacali, Satana, gli elementi e Dio. Nota di rilievo, la partecipazione di Elena Alice Fossi, vocalist dei Kirlian Camera, nel ruolo dell'Anima. Link: www.myspace.com/quintessenza

 

Recensione di Margherita Simonetti

THE MARTINETS

Comeback Tour

Tornado Ride Records

 

Tornano i The Martinets con un nuovo lavoro edito dalla Tornado Ride Records dopo due album incisi su Scooch Pooch. Il gruppo nato a metà degli anni 90' ha tra i componenti un certo Daniel Ray che può vantare di aver prodotto e scritto canzoni per i Ramones nella parte finale della loro carriera( Halway to santity , Bad Brain , Adios Amigos ). Il loro è un sound che sembra uscito dai club di New York fine anni settanta con sonorità vicine agli Heartbreakers, NY Dolls e, naturalmente, Ramones. Non saprei come definire bene la loro musica che spazia dal Punk con canzoni inferiori ai due minuti come "Taking a long time" o decisamente sixties, vedi "She's a Wirpool, "Your war" e "So Romantic" fino al Garage-Beat di "Comeback Tour che dà il titolo all'album la quale mi ricorda tanto uno dei miei gruppi preferiti cioè i Barracudas. Voce sofferta ed impostata sul "cantiamo da incazzati" quella di Eamonn Bowles già componente dei Fabians nei primi anni 80. Niente fronzoli nella registrazione dei brani, suoni grezzi come, appunto, all'epoca del primo Punk. Il disco sembra inciso su quattro piste con chitarre dirette prive di filtro. Se cercate musica "nuova" o sapientemente mixata ed arrangiata questo disco non fa per voi . Se invece amate la musica suonata in presa diretta , graffiante e "sporca" allora è altamente consigliato. Fin dal primo ascolto ho fatto un tuffo nel passato alle puntine sul vinile ai dischi gracchianti e ai suoni disturbati dalla polvere. Diciassette tracce comprese una Bonus Track registrata dal vivo, penso, nel salotto di uno dei componenti...data la qualità del suono. Decisamente niente di nuovo anzi c'è molto del "già sentito", ma che bello!

 

Recensione di Luca casella

THE BRIAN SETZER ORCHESTRA

Christmas Comes Alive!

Surfdog Records / Frontiers Records

 

Ricordate gli Stray Cats? Sono sicuro di si ed ecco in una veste tutta ochestrale Brian Setzer, leader della band divenuta popolare negli anni 80 per l'originalissimo e toccasana rockabilly col quale ha deliziato milioni di fans e che nel presente "Christmas Comes Alive", griffato Surfdog Records, apre le porte in totale allegria al prossimo e imminente Natale tra rockabilly appunto, swing e blues e il tutto rigorosamente amarcord anni 70 perché ciò possa piacevolmente ricordarci che il tempo non ha età.In tale speciale occasione Setzer si arricchisce della presenza del bassista Johnny Hattone, del drummer Tony Pia e di voci deliziose che formano un coro di forte impatto per sottolineare la festa più bella e attesa dell'anno con 15 tracks che, a parere personale, mi fanno venire alla mente il tradizionale concerto di Natale e che puntualmente viene trasmesso in tv, anche se il cd in questione possiamo viverlo solo in scia audio per un risultato che comunque non deluderà le aspettative dei numerosissimi amanti di questi appuntamenti vedi "Jingle Bells Rock" e in versione Michael Buble, blues man elegantemente omaggiato anche nelle songs "Sleigh Ride" e "Zat You Santa Claus". Bellissimi echi dell'indimenticabile mito Elvis omaggiato con grande sentimento in "Dig That Crazy Santa Claus", Fishnet Stockings" e nella più slow "Blues Christmas", il Re del rock non poteva assolutamente mancare, grazie Brian!! E non solo, nel presente contesto da spazio anche ai suoi Stray Cats nelle divertenti "Angels We Have Heard On High" (dove un coro celestiale la rende ancora più speciale), e "Run Rudolph Run". E le sorprese continuano perché in questo cd live prendono virtualmente parte anche artisti blues di un tempo mai sopito e proprio grazie a Seltzer e soci, songs come "Winter Wonderland", "Santa Claus Is Back In Town" e "You're A Mean One, Mr. Grinch" riecheggiano leggende del calibro di B.B King, Ray Charles e Herbie Hancock (tanto per citarne alcuni), anche se tutt'oggi ci sono giovani band e musicisti solisti che si propongono piuttosto bene nel continuare il percorso di un genere che di strada ne percorrerà ancora tanta e in quanto la musica non ha confini, questo non può che farci piacere. A tutta swing con i 7 minuti della seconda track strumentale (dopo "Boogie Woodie Santa Claus"), "The Nutcracker Suite" dove è impossibile riuscire a rimanere seduti anche se non mancano piccoli momenti soft, forse per riprendere fiato? Bisognerebbe chiederlo a Brian e credetemi lo farei ben volentieri, ma se poi la mattina del 25 trovassi il carbone per una domanda poco natalizia? Diciamo allora che per la serata conclusiva dell'anno è la track ideale per salutare quello che sta arrivando...battuta a parte, "Christmas Comes Alive" merita davvero di stare sotto l'albero e chissà che il buon Santa Claus non lo aggiunga poi nello storico sacco prima di cominciare la consegna dei doni, lo sapremo presto!

 

Recensione di Francesco Cacciatore

THE QUIREBOYS

Live in London CD/DVD

Global Music

 

Correva l’anno 1990 quando i Quireboys debuttarono sul mercato discografico con “ A Bit Of What You Fancy” regalandoci uno dei dischi più belli di quella decade. Hits come Hey You, 7 O’clock, Sex Party trainarono l’album in cima alle charts di tutto il mondo e la ciliegina sulla torta fu la partecipazione al Monsters of Rock insieme a Whitesnake, Aerosmith, Poison e Faith No More. Nel 1993 uscì “ Bitter, Sweet and Twisted”, ma oramai il treno del successo su questo genere di musica era già passato da tempo e la band finì nell’oblio. Con una formazione ampiamente rimaneggiata (rimangono solo Spike e Guy Griffin) nel 2001 esce il loro terzo cd This Is Rock n Roll e la band si rimette in carreggiata. Dopo altri due cd ( Well Oiled e l’ultimo Homewreckers And Heartbreakers) è la volta di questo live album che ci mostra chi sono i Quireboys nel nuovo millennio. Premettiamo che i ragazzi sono sempre stati una live band più che da studio e questo Live In London è un’ottima testimonianza di quello che Spike e soci sono in grado di fare davanti ad una platea. Registrato durante il tour del 2004 al Marquee di Londra, i pezzi scelti fanno parte dell’epoca d’oro del gruppo, si parte infatti con C’mon, ottima rock n roll song dotata di un refrain trascinante, seguita da Misled e Hey You, pezzi di punta del loro primo cd. La band è decisamente “in palla”, Spike con la suo voce roca, levigata da alcool e sigarette, ma allo stesso tempo calda e suadente, ci guida in un bellissimo amarcord di pezzi che trasudano energia e divertimento. Le versioni di This is Rock n Roll, There She Goes Again e Tramps and Thieves sono quanto di meglio le nostre orecchio possono chiedere! La registrazione è perfetta, la voce e soprattutto il piano spiccano rendendo il suono a metà strada tra il blues più sanguigno e il rock n roll più sfrenato. Bellissima la ballad I Don’t Love you Anymore, dove Spike tocca veramente il cuore degli spettatori sfoderando una prestazione di gran classe. Turn Away e 7 O’clock riportano il ritmo del concerto in alto ed è difficile non battere il tempo con i piedi. Ma è tempo della chicca del cd : Whippin’ Boy, grandissimo blues interpretato da tutta la band con un’intensità strepitosa! Chiude il live il loro cavallo di battaglia, Sex Party, vero inno al divertimento cantato in coro da tutto il pubblico. In sostanza un bel concerto che immortala la band in una delle loro migliori performance. Certo non sarà un disco che rimarrà nella storia, ma ci regala 60 minuti di puro e incontaminato divertimento. Dischetto dedicato ai fan della band e per chi vuole farsi un idea di cosa sono in grado di fare i 5 ragazzi inglesi con un po’ di alcool in corpo e qualche strumento nelle mani. ½ voto in più per la versione in dvd che ci mostra come i Quireboys riescano a instaurare un bellissimo rapporto con il pubblico presente scaricando dosi di adrenalina e pura energia. In più, per chi non lo sapesse, alla batteria troviamo un certo Jason Bonham che impreziosisce ulteriormente il valore della band. This Is Rock N Roll !!!

 

Recensione di Fabrizio Tasso

STRATOSPHERE

Fire Flight

Escape Records / Frontiers Records

 

Pronta dalla Svezia una succulenta ricetta scandinava e che si può gustare eccezionalmente presso il ristorante Escape Records avendone l'esclusiva assoluta: filetti progressive con salsa melodic rock e freschissimo contorno di insalata AOR arricchito da una spruzzata di power metal, piatto che porta il nome di "Fire Flight" e diretto ad accontentare i palati acustici più sopraffini per una più ampia fetta di pubblico e che vede negli Stratosphere i creatori capitanati dal tastierista Jeppe Lund (nonché promotore dell'idea), che per l'occasione si è avvalso del prezioso aiuto di grandi nomi quali l'eclettico lead vocal Goran Edman, il guitar man Jonas Larsen, Anders Borre Mathieson al basso e il drummer Jim McCarty. Cominciamo a deliziarci? Assolutamente si e ce n'è per tutti i gusti! Progressive alla Stratovarious e Gamma Ray con "The Battle Within" per ritrovarlo (dopo in unizio slow guitar - leaded), nella magistrale "VIP" in linea più sinfonica, travolgente e allo stesso tempo attraversata da vele melodiche di effervescente fantasia.Sapore tastieristico aoreggiante e che ben si fonde con tocchi melodic rock alla Survivor e Pride Of Lions per "Russian Roulette", Street Of Moscow" e l'orientaleggiante "China Girl", track davvero interessante. Il caliente singer Edman ha prestato la propria voce ai Kharma, ai Vindictiv e tutt'ora a Yngwie Malmsteen che nel presente "Fire Flight" viene omaggiato a più riprese, nelle ballads "Enemy Of My Soul" e "Princess Of The Night particolarmente intensa e toccante e nelle tracks strumentali "Rendezvous" dove l'intreccio tra le tastiere di Lund e la chitarra dell'axeman Larsen sono da applausi a non finire e la title track (che tra l'altro conclude l'album), attraverso la quale il guitar man si supera in acrobazie manuali spettacolari, Malmsteen non può che esserne lusingato e noi non possiamo che toglierci il cappello di fronte a un artista che del proprio strumento a sei corde ne fa un sacro stile di vita musicale. La roboante "Shining Star" l'ho lasciata per la parte finale della review in quanto a mio giudizio sottolinea nel titolo l'intero lavoro e che come opera prima rappresenta una fresca, solare e gradevole pietra miliare di un possibile nuovo corso che naturalmente in futuro dovrà confermarsi tale e, vista la notevole line-up degli Stratosphere, sono molte le possibilità perché possa riuscire a soddisfare ancora i palati più sopraffini della musica dal sapore unico e per scoprirne la prossima ricetta, non ci resta che prenotare.

 

Recensione di Francesco Cacciatore