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ELENCO REVIEWS

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THE UPPER CLASS BASTARDS

No-bless Oblie

Street Symphonies Records

 

 

Piacevole conferma e volontà di mettersi in gioco tramite un disco fedele al loro collaudato stile ma contemporaneamente anche fresco: questo è "No-bless Oblie", il cd numero due dopo un primo demo intitolato "Crash Test" (2005) della band torinese The Upperclass Bastards che, a metà tra rock, melodia e metal, e pertanto si potrebbe definire a suo modo, un classico della band. In esso c’è tutto il loro mondo percepibile dall’essenzialità delle chitarre di Dario Orlando e Luca Spagnolo, dalla voce bella tosta di Charlotte S. (ex-Brazen), dal basso di Alessandro Spagnuolo e dalla batteria di Mr. Gee. Questi ragazzi, ora sotto contratto con l’italiana Street Symphonies Records, hanno realizzato un prezioso cocktail di elementi musicali eterogenei, dando al cd una decisa impronta rock, un’ottima patina metal qua e là e un gran sapore di originalità animati da graffianti chitarre. Tutto l’impulso vitale, la forza e la grinta del rock animano brani come l’iniziale "Trip", "Burnout", "B.A.D. (Bad Attitude Doll)", "Slash" e "Idol Of Myself". Nota di merito per la scelta e per l’ottima interpretazione di "Bang Bang (My Baby Shot Me Down)", famoso brano di Nancy Sinatra, che in molti ricorderanno anche nella colonna sonora di "Kill Bill Vol.1". Dieci canzoni veraci nella loro melodia ed esaltate dalla voce di Charlotte e dai riff elettrici di Dario Orlando. Un lavoro di tutto rispetto che merita la dovuta attenzione. Bravi ragazzi! Visitate il sito della band per ulteriori info. www.theupperclassbastards.com

 

Review by AngelDevil

SONATA ARCTICA

The Days of Grays

Nuclear Blast

 

 

Torna il power metal melodico dei finlandesi Sonata Arctica con "The Days of Grays",nuovo album che, segna il traguardo del sesto lavoro in studio. Il disco, distribuito da Nuclear Blast, disponibile in due versioni, alla classica edizione in CD, contenente 13 canzoni tutte scritte da Tony Kakko, se ne affianca un’edizione speciale in formato digipak contenente la versione orchestrale di 7 brani. Questo disco dall’ottima produzione e con una splendida sezione ritmica che svolge un lavoro curato nella precisione e nella velocità, ma anche dai cori alla quale ben si sposano le chitarre elettriche è sì tecnico ma mai noioso. Ben cantato, con un sapiente uso di tastiere presenta molte sfaccettature ben costruite che evidenziano le potenzialità dell’album dalla terza traccia "The Last Amazing Grays" (il singolo di lancio), un pezzo power ma anche molto melodico. La dolce ballad "Breathing" quasi impalpabile, emoziona dolcemente con delle chitarre davvero ispirate che ritroviamo in "No Dream Can Heal a Broken Heart", mentre "Zeroes" convince soprattutto grazie alle parti sinfoniche e alla dinamica sezione ritmica. Interessanti anche le melodie di "The Dead Skin" e "As If the World Wasn’t Ending. Chiude in bellezza il cd "Everything Fades to Gray"  determinando così una sezione ritmica ancora più approfondita e curata. Chitarre distorte, devote alla velocità ma anche cambi di tempo e agli assolo, dall' aggressività alla dolcezza. La prova di tutta la band qui raggiunge punte sublimi. Direi che questo nuovo lavoro merita la dovuta attenzione e i meritati complimenti a Tony Kakko ( Vocals, Keyboards), Henrik Klingenberg (Keyboards), Elias Viljanen (Guitar), Marko Paasikoski (Bass) e Tommy Portimo (Drums). Website www.sonataarctica.info/

 

Review by AngelDevil

DANGER DANGER

Revolve

Frontiers records

 

Bentornati Danger Danger!!! Questo è il mio pensiero dopo aver ascoltato "Revolve", un eccellente (e apprezzatissimo), ritorno alle origini arricchito da cori maestosi che ben accompagnano l'ottima voce del rientrante Ted Poley. Nel brano di apertura "That's What I'm Talking About" un perfetto mix di rock e melodia si intreccia per un percorso a tutta quinta e che segue una linea prettamente rockeggiante nella veloce Ghost Of Love e nella semi ballad "Killin' Love" e qui, tanto di cappello per un giro di keyboards semplice e geniale in un finale assolutamente curioso (ascoltare per credere!), un vento armonioso soffia nella trascinante e “spaziale” "Rocket To Your Heart" e nelle atmosferiche melodie di "Never Give Up". Poteva mancare la ballad!? La pronta risposta del quartetto arriva con Fugitive dove musica e voce rappresentano l'arco, e i cori le frecce per un lancio dritto ai cuori che si uniscono; Hearts "On The Highway" è di una semplicità coinvolgente per un ascolto tutto On The Road! E non mancano infine brani di allietante allegria come "Keep On Keepen' On" e la conclusiva "Dirty Mind" per dare un tocco festoso a un album davvero entusiasmante e per un viaggio a senso unico. Un sound melodico era nuovamente presente negli album "Four Te Hard Way" e "The Return Of The Great Gildersleeves", ma il rientro di Ted Poley (col dovuto rispetto per Paul Laine), ha riportato il vero marchio Danger Danger a un CD assolutamente imperdibile.

 

Review by Francesco Cacciatore

GOTTHARD

Need To Believe

Nuclear Blast

 

La capacità di rinnovarsi rimanendo ben saldi alle radici è la qualità professionale dei Gotthard, questo gli consente di essere sempre diversi da se stessi eppure uguali; moderni e coerenti. Prodotto dal famoso Rick Chicky (Aerosmith – Rush), "Need To Believe" composto da 11 brani, è il nuovo e nono album in studio della band Svizzera che verrà pubblicato il 4 settembre da Nuclear Blast Records. Attendevo con ansia questo nuovo lavoro e non mi hanno deluso, sono andati anche oltre le mie aspettative, incidendo un disco eccellente, in cui ci ricordano che per inchiodare l’attenzione con un break di chitarra non sono indispensabili milioni di note: è “sufficiente” avere classe e, loro ne hanno da vendere. Lo straordinario impatto sonoro della voce di Steve e i potenti e graffianti riff della chitarra di Leo Leoni completano un tappeto ritmico e melodico che ha del sublime. L’apertura è da incorniciare con l’hard rock orientaleggiante di "Shangri-La" costruita attorno a una prodigiosa melodia dall’atmosfera così esotica e “intima”, ma non per questo melensa che, prende quota sulle ali di un ritmo irresistibile e sofisticato. L’originalità del sound sta soprattutto nella straordinaria coesione tra i ritmi in cui la band incrementa le suggestioni esotiche con il rock. Strumenti tutti in bella evidenza, padronanza tecnica, molto brio nei soli chitarristici; tutte le canzoni sono a fuoco, una sequenza di squisite composizioni come l’ineccepibile "Need To Believe", l’accattivante "I Don't Mind" la graffiante rocciosa "Rebel Soul" e l’eteree melodie delle ballad "Don't Let Me Know" e la stupenda "Tears To Cry" piena di idee e cambi armonici; il risultato toglie il fiato. Un album questo che riesce a mescolare alla perfezione il battito elettrico del rock con timbri più morbidi che, ammaliano con tepore. Comprate questo CD, ascoltatelo e amatelo perché vi stregherà con le sue atmosfere. Grandi i Gotthard! Del disco verrà inoltre pubblicata una versione in box contenente il brano aggiuntivo "Ain't Enough".

 

Review by AngelDevil

U.D.O.

Dominator

Afm Records

 

 

Legati al passato e alle loro origini, mai rinnegate, attraverso canzoni tirate dove, come al solito, la fa da padrone la possente, tagliente e ruvida voce di Udo Dirkschneider, ex frontman degli Accept, tornano gli UDO con un nuovo lavoro intitolato "Dominator", dodicesimo disco in studio della band uscito il 21 agosto 2009 su Afm Records. Il risultato sono dieci tracce che trasudano di intelligenza musicale e vibrazioni Heavy- Speed Metal che si alternano con spiazzante regolarità, sospese tra un’indomabile emotività e un’eleganza stilistica figlia davvero di altri tempi. L’album ci regala subito splendidi esempi di questo nelle prime tre tracce: "The Bogeyman", dal refrain molto coinvolgente, "Dominator" la title-track, uno dei brani più potenti e "Black And White"; sapientemente accompagnati da riff e giri di chitarra rieccheggianti nell'aria.... grande Igor Gianola. Sulla stessa lunghezza d'onda con un sound corposo e massiccio e il tipico timbro di Udo troviamo le convincenti "Infected" e "Doom Ride". Da segnalare anche l'ottima "Heavy Metal Heaven", una cavalcata metal graffiante e trascinante,  ma si alterna con facilità ad un falsetto suadente e melodico che, affiancato da un lavoro di chitarra preciso e curato, da spezzare il fiato. Fantastica è anche l’ottava traccia "Devil’s Rendezvous", ruffiana e divertente in cui sbocciano le idee nuove dei nostri U.D.O. in grado di conquistare nuovi fan. Le note sognanti della ballad "Whispers In The Dark" chiude con eleganza un album da ascoltare tutto d'un fiato; non esiste un solo momento che possa indurre l'ascoltatore a saltare una track... é tutto ben amalgamato e ben suonato dai chitarristi Igor Gianola e Stefan Kaufmann, il bassista Fitty Wienhold e il batterista Francesco Jovino. Il giudizio complessivo è ottimo. Da avere assolutamente! www.myspace.com/udoonline

 

Review by AngelDevil

THE 69 EYES

Back In Blood

Nuclear Blast

 

Chi conosce The 69 eyes sa che nella loro lunga carriera hanno subito numerose metamorfosi sia a livello musicale che a livello di immagine. Pur seguendo un percorso piuttosto logico a livello creativo, senza sbandare troppo nei cambiamenti, sono riusciti a trasformarsi e a rivalutarsi. Era da tempo nell’aria un cambiamento, con l’ album Devils uscito nel 2004 la band si era esposta presentando un singolo dal sound totalmente diverso da quello che i 69 Eyes ci avevano proposto negli ultimi dieci anni: sto parlando di “Lost Boys” una hit micidiale che, pur mantenendo certe ambientazioni dark grazie al testo, ci ha fatto immergere un sound rock davvero pazzesco. Forse la band cercava un ritorno alle origini? A “Wrap your troubles in dreams”? Non proprio, ma tutte le domande hanno ricevuto risposta con il nuovo album dei 69 Eyes: “Black in Blood”. In uscita per la Nuclear Blast ad agosto, l’album è una piacevolissima sorpresa. Come molti avevano sperato la band ha deciso di proseguire sulla linea scelta per “Lost Boys”: “Back in Blood” è la sintesi perfetta tra sonorità rock e testi dark, quasi come per non deludere nessuno la band ha messo in piedi un lavoro che, come dice Jyrki (voce), è quasi un concept album dark ( perché ogni canzone parla di tutti quegli argomenti da sempre riconducibili all’amore/morte, ai vampiri, ai non morti) ma con un sound assolutamente rock. Tanto per dirla con le parole della band l’album è “More Mötley than Mercy but with a Crüe made of Sisters”. Il gioco di parole rende perfettamente giustizia all’atmosfera che potrete gustare in “Back in Blood”. La title track apre le danze con un tiro incredibile, credetemi non potrete fare a meno di battere il tempo con il piede e di canticchiare il ritornello: “Back in Blood, Blood is the New Black” che rende la canzone un vero e proprio anthem per rockers. Si prosegue con “We own the night” un pezzo sempre molto movimentato con un testo che farà impazzire gli amanti dei pezzi della band finlandese. Citazione per merito va fatta sicuramente per “The good, the bad & the undead” che ha davvero un ritmo micidiale, e per “Dead girls are easy” scelta come primo singolo da promuovere con un video girato da Bam Margera, amico della band e fan sfegatato della musica finlandese. Per chi si sente più nostalgico consiglio “Suspiria snow white” e “Kiss me undead” : bei pezzi che sono più orientati verso un mood goth.  I dodici brani di “Back in Blood” sono di ottima qualità e l’album non ha cali di ritmo vistosi che possano deludere. Il merito di questo nuovo traguardo è da imputarsi nello svecchiamento operato dal nuovo produttore della band che ha salutato momentaneamente Johnny Lee Michaels per accogliere Matt Hyde (Slayer e Monster Magnet) e invitarlo al timone. Il risultato è ottimo, sempre per dirla con le parole di Jyrki “Ha pulito il tavolo e ha spolverato gli scheletri. E’ stato come quando Rick Rubin ha guidato i The Cult a riscoprirsi in “Electric”, noi abbiamo fatto un simile viaggio spirituale con Matt”. Il risultato della collaborazione non delude e decisamente non vedo l’ora di vedere i ragazzi alla prova live. Visitate i loro siti web per qualche preview www.myspace.com/theofficial69eyes

 

Review by Chiara "Kiki" C.

TOP ALBUM

THE LOREAN

Morning Freedom

Valery Records

 

 

L'immediatezza melodica e l'intensità emotiva di "Morning Freedom" è tale che ad un primo ascolto riesce quasi a far passare in secondo piano una tecnica ed una fantasia di un cantato straripante di preziosismi, cambi di registro, sussurri e calibrate sovraincisioni. Il ritorno dei The Lorean, quartetto meneghino, composto per la realizzazione di questo disco da Massimiliano Forleo, leader voce e chitarra, Enrico Meloni, chitarra e seconde voci, Dario Bucca al basso, Marco Bazzi alla batteria e Fabio Nobile alle tastiere programmate anche da Claudio Gattuso che è anche il produttore esecutivo; dedicano più che affettuose ed emozionanti parole nelle note di questo nuovo lavoro, preceduto da "Out Of Memory". Disco che non necessita di ripetuti ascolti per essere apprezzato, ma allo stesso tempo cresce col tempo e si ritaglia uno spazio importante grazie alle emozioni che ne scaturiscono. Stupenda la title-track "Morning Freedom" che apre il disco nel migliore dei modi con l’ottimo guitar-sound e la voce pura e cristallina che, al servizio di liriche intelligenti è in grado di tradurre in immagini poetico-musicali storie, sogni ed emozioni. Con la terza traccia "Book of my Days" sembra di perdersi in un album fotografico che solo il potere di certa musica sa disegnare. E poi ti accorgi di individuare la dinamica che rende certe atmosfere eteree pop rock così istantaneamente aderenti al passato, ai ricordi, all'introspezione. Come si fa a non amare "Myself", "Mkj" o "Changes", che da sola vale il disco?! Musica sognante questa dei The Lorean che ha il raro pregio di rallentare le frenetiche giornate e di infrangersi con la delicatezza, ma anche al momento giusto colpire forte e scuoterti fin dentro l’anima. Undici tracce belle e seducenti, ricche di preziose sonorità pop rock, ben suonate e ben prodotte che dimostrano che alla fine raccontare con semplicità sentimenti e atmosfere non significa necessariamente svilirli in qualcosa di banale. Anzi capita a volte che sia proprio il contrario. "Morning Freedom" è uno di quei bei dischi pop rock che sanno conquistare sia chi non ha esigenze musicali particolarmente ricercate come pure quelli che sanno trovare la qualità oltre le “etichette” o i presunti dogmi musicali. Album da comprare assolutamente!! Complimenti anche per l’art-work della copertina. Visitate il sito ufficiale dalle band www.thelorean.com  www.myspace.com/thelorean1

 

Review by AngelDevil

 

 

 

TOP ALBUM

CHICKENFOOT

Chickenfoot

Ear Music



I Chickenfoot si sono formati nel 2008 e sono certamente uno di quei gruppi che quando leggi i componenti e ami visceralmente il rock, rimani a bocca aperta. Alla voce abbiamo Sammy Hagar che tutti ricordiamo con i Montrose e con una parentesi molto fortunata con i Van Halen e comunque in attività da moltissimi anni anche come valido autore solista; alla chitarra abbiamo un autentico mostro di tecnica, idolatratato da tantissimi chitarristi professionisti quale Joe Satriani, al basso abbiamo Michael Anthony, ex bassista dei Van Halen e collaboratore da svariati anni di Sammy e alla batteria abbiamo un altro batterista leggendario quale Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers. L’attesa era davvero tanta tra fans e addetti ai lavori e tale attesa che si è poi concretizzata anche con una recente e fortunata data a Lignano Sabbiadoro, non è andata certamente delusa. Questi Signori, con questo disco insegnano a parecchi adepti come si suona un disco genuino e infuocato di sano rock n’roll. Le radici del gruppo sono sicuramente ancorate negli anni 70 e anche il simbolo della pace stilizzato che hanno scelto, è un piccolo segnale. Non troviamo per niente riferimenti alle loro bands che hanno dato loro il successo ma certamente abbiam chiari omaggi a leggende quali Led Zeppelin, Black Sabbath; The Rolling Stones e The Cream su tutti, almeno per il sottoscritto. La mia preoccupazione maggiore, visto che non son particolarmente amante dei chitarristi ipertecnici era che Satriani fosse un corpo estraneo alla band ma in questo lavoro è assolutamente integrato e devoto alla causa. L’inizio della opener”Avenida revolucion”con una bella chitarra distorta e passaggi perfetti è l’emblema. La voce di Sammy Hagar è sempre potente come sempre, sicuramente meno pulita rispetto a quando era con i Van Halen, a dir poco grintosissima. La sessione ritmica Anthony e Smith regala passaggi di incredibile bellezza, se poi ci son assolute jam session anche con suoni di organo Hammond e i virtuosismi di Satriani nella canzone “Oh yeah”, posso tranquillamente dire che questo disco sia un piccolo capolavoro che vorresti sempre riascoltare e sebbene uscito a Giugno 2009 lo ascolto spesso anche ora e ad ogni ascolto, colgo una sfumatura diversa. Cosa che personalmente noto anche che il disco è registrato senza troppe sovra incisioni, ti porta a ballare e agitare il piede a ritmo come in “Geti t up” dove Satriani fa dei numeri pazzeschi. Molto energica e sicuramente una delle mie preferite è “Down the drain”, pezzo che ti entra in circolo e che mi può ricordare nell’attacco e nella sua devastante esecuzione un pezzo magnifico quale “Mean bone”degli Slash’s Snakepit, dove Chad pesta la sua batteria come stesse combattendo per il campionato mondiale di pugilato dei pesi massimo, semplicemente devastante. Molto granitica e rallentata alla Black Sabbath è “My kinda girl”, con la band che ogni tanto pianta dentro stacchi di assoluta e pregiata fattura. Un altro pezzo molto bello è il mid tempo “Learning to fall”, dal sapore decisamente 80iana e forse il pezzo che può ricordare più da vicino i Van Halen di tutti. Segnalo inoltre anche il pezzo finale “Future in the past”, anche questo lento inizialmente e che poi si trasforma in un pezzo quasi funkeggiante e con passaggi di Satriani che contornano di perfezione il disco e piano in sottofondo. In conclusione, se non è il disco rock dell’anno poco sicuramente ci manca.

by MauRnrPirate

CAGE

Science of Annihilation

Music Buy Mail

 

 

A circa due anni di distanza dall'ultimo "Hell Destroyer", gli americani Cage capitanati dall'ugola d'oro, Sean Peck, tornano sul mercato con il nuovo "Science Of Annihilation", il quinto album, in cui tornano a farsi sentire tutte le componenti musicali caratteristiche del loro sound. Siamo al cospetto di un album ottimamente suonato e ricco di spunti, apparentemente privo di pecche. Potente e melodico in questo nuovo lavoro ci sono tutti gli ingredienti dei Cage: velocità, melodia e antemicità. Il cd si compone di tredici tracce (la prima è un intro di 35 secondi), le cui ritmiche incalzanti, elaborate, ed azzeccate in ogni minimo dettaglio regalano riff e assoli dalle sonorità power metal classico, a toni quasi medievali, fino a giungere a composizioni di scuola Of British heavy metal. Quando ci si trova di fronte a canzoni come "Planet Crusher", "Scarlet Witch", "Speed Kills" e "Black River Falls", è difficile non rimanere a bocca aperta. Un’ottimo disco dalla potenza inaudita, arricchito dalla grande prestazione vocale di Sean Peck, molto ispirata, e da una sublime prova di tutti i componenti di questo gruppo: i chitarristi Dave Garcia-Anthony Wayne McGinnis, il bassista Mike Giordano e il batterista Norm Leggio. Ogni amante del power metal - heavy metal dovrebbe possedere "Science Of Annihilation". Fatelo vostro, assolutamente!

 

Review by AngelDevil

HARDCORE SUPERSTAR

Beg for it

Nuclear Blast 2009

 

Sono di nuovo sulla scena gli svedesi Hardcore superstar che pubblicano per la Nuclear Blast il nuovo album dal titolo “Beg for it”. Ovviamente c’era molta attesa per il nuovo lavoro della band, una delle migliori attive nel panorama hard rock europeo. Quando si inizia ad ascoltare la prima traccia di Beg for  it si resta spiazzati, niente chitarre veloci né batteria dinamica, le sonorità appartengono ad un passato e ad un genere lontano da quello degli Hardcore Superstar: “This Worm’s for Ennio” è un elegante omaggio alle atmosfere ricreate da Ennio Morricone per i film di Sergio Leone, riferimento inconfondibile che regala all’album una marcia in più, ma le sorprese non sono finite…Non appena parte la seconda traccia, la title track “Beg for it” si capisce che il tiro della band svedese si è spostato:  non ci si immerge più soltanto in pure sonorità street rock, il sound della band è infatti diventato più complesso. E’ impossibile non notare come le influenze metal abbiano intaccato profondamente lo stile degli Hardcore Superstar. Come gli stessi ragazzi confermano, il nuovo album è un passo avanti verso una musica che amalgama due generi che non sempre si riescono ad unire: lo sleaze rock e il trash metal. Il nuovo sound, definito dalla band “street metal”, è indubbiamente spiazzante, soprattutto per chi si aspettava un lavoro sulla linea dei precedenti della band. Gli hardcore superstar credono che i due generi abbiano delle caratteristiche simili sia a livello storico che culturale e sono convinti che il matrimonio tra le due sonorità possa portare ad effetti eclettici e risultati efficaci. In effetti “Beg for it” è un album di ottima qualità e, nonostante forse manchi un anthem efficace come “We don’t celebrate Sundays”, non si può negare che alcuni pezzi siano assolutamente trascinanti: “Beg for it”, “Illegal fun”, “Remove my brain” sono canzoni assolutamente ben riuscite, ti incitano a muoverti, a ballare a scatenarti. La voce potente, la chitarra incalzante, il ritmo del basso e della batteria creano pezzi esaltanti e veloci che non deluderanno i fans e, forse, incuriosiranno anche chi non aveva ancora apprezzato appieno gli Hardcore Superstar che hanno di certo scritto un nuovo, importante capitolo nella loro storia. In attesa di vedere questi nuovi brani alla prova live vi consiglio di ascoltare “Beg for it” che, nonostante un po’ di nostalgia per il vecchio sound Hardocore Superstar, non delude nemmeno al primo ascolto.

 

Review by Chiara "Kiki" C.

ANDEAD

Hell’s kitchen

Rude Records

 

"Hell’s Kitchen" presentato live lo scorso 13 giugno sul palco del PalaSharp di Milano durante il Festival di Rock In idro; sembra “colare” dal passato, quello di vecchi jukebox e giradischi con dentro canzoni di un tempo perduto, ma con sonorità più moderne e ritmiche più serrate. Un debut album questo che porta la firma degli Andead, ovvero la band di Andrea Rock dj di Virgin Radio e Vj di Rock TV, Gianluca Veronal (chitarra), George di Maggio (basso) Roby (chitarra) e Casio (batteria). Prodotto dallo stesso Andrea e dalla Rude Records, le sedici canzoni che compongono "Hell’s Kitchen" dal ritmo frenetico e tremendamente ballabile si muovono dentro coordinate che vanno dal rock'n'roll e rockabilly con il punk rock. Con quel piglio “giusto” e orecchiabile i ritmi spingono e le casse pompano rock and roll, basilare nell’approccio e nell’ispirazione, quanto efficace e bruciante. Il disco è veloce, ti cattura al primo ascolto ti fa venire una gran voglia di divertirti a partire dalla potenza che viene fuori in "Buried Slive", "Spiderband" costruita attorno ad una melodia solare e di facile memorizzazione, "Razorblade blues" e "Flowers on my grave". I ragazzi sanno anche come ricamare dolci ballate e una doppietta come "My Woman" e " Something Lovers Don't Make", svelando il lato piu' “romantico”. Guidati da mano sapiente, da un cantato accattivante con passaggi boogie-rock e punk rock gli abbondanti cinquanta minuti di "Hell’s Kitchen" intrigano, altro che se intrigano le scariche di chitarre punkabilly, gli infuocati giri di basso e le rullate di una batteria essenziale che scandiscono il tempo della più memorabile era punk'n roll sulla quale si intrecciano passaggi strumentali di grande gusto. In pieno stile grazie anche alla partecipazione di Ringo di 105 e Virgin Radio che canta "Bonzo goes to Bitburg" un pezzo tribute ai Ramones, Ka dei Finley, Dj Aladyn di Radio Dee Jay, Tato dei Fratelli Calafura, Metius THEE S.T.P, Sam Ranieri dei Dragons, Kappa e Richi dei Rosko’s e Teo dei Kevlar i nostri si presentano senza dubbio con un buon album di debutto. Gli Andead con questo lavoro hanno saputo ricavare una vitalità e una gioia autentica del suonare, che rappresentano senza dubbio il valore aggiunto della loro necessità di risalire alla purezza di certe sonorità e all’orginarietà della tradizione. Album consigliato a tutti! Visitate la pagina MySpace della band http://www.myspace.com/Andeadrock  www.ruderecorz.com 

Review by AngelDevil