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GOTTHARD

Heaven - Best Of Ballads Part 2

Nuclear Blast Records

 

“Heaven – Best Of Ballads Part 2” un disco che porta dentro di sè il dolore, il ricordo, l'addio ad una GRANDE persona, un grande cantante, un grande Artista, Steve Lee (R.i.p.), vocalist degli svizzeri GOTTHARD, morto lo scorso 5 Ottobre. Difficile scrivere di lui senza piangere, soprattutto per chi come me lo conosceva di persona. Come spesso accade ecco che la band, a seguito della tragica morte del suo frontman si è trovata di fronte ad un successo incredibile di vendite. Per la prima volta nella storia delle classifiche Svizzere, tutti e 13 gli album si sono trovati nella top 100 nello stesso momento. In questi giorni, esce in tutta Europa per la Nuclear Blast Records, questa nuova raccolta composta da 17 pezzi tra cui il stupendo inedito “What Am I” e le versioni acustiche con l’accompagnamento, in alcuni casi, del pianoforte di “Heaven”, “Don’t Let Me Down”, “I’ve Seen An Angel Cry”, “Have A Little Faith e Falling”. Riascoltare queste splendide hit, ma in particolar modo sentire per la prima volta “What Am I” che avrebbe fatto parte, credo, del nuovo album è davvero un emozione forte. La voce di Steve Lee è calda, suggestionante, carica di purezza e di profondità, il pezzo è incantevole, molto toccante e ora commovente... ci arriva fin dentro l'anima. In questi 17 pezzi si evince un intreccio elegantissimo di voce e ritmi intensi. Una corrente emotiva ci attraversa con “Heaven”, “One Llife one Soul”, “I've seen an Angel Cry” e “And Then Goodbye”. Tutte le canzoni sono superbe, fuoriescono dagli strumenti e dalle corde vocali come una sorta di magia, una corrente emotiva che ci arriva diretti al cuore. In ogni nota vocale di Steve c'è tutta la sua vita, questa vita ora la possiamo scorgere in queste tracce. La sua voce veste i pezzi e poi li rispoglia lasciandoli nudi nella sua pienezza.“Heaven – Best Of Ballads Part 2” non può mancare nella vostra collezione...perchè è ciò che ci rimane di un grande artista. Che altro dire And Then Goodbye Steve....

 

Recensione di AngelDevil

 

Tracklist:

01 Heaven - 02 What am I *- 03 Where is love when it's gone - 04 Need to believe

05 One life one soul -06 The call-07 Don't let me down-08 Nothing left at all - 09 Unconditional faith-10 Have a little faith **- 11 Tears to cry -12 Everything I want - 13 I've seen an angel cry - 14 Tomorrow's just begun -15 Falling ***-16 And then goodbye

17 Merry Christmas

* nuova canzone

** mai presentata prima, versione speciale al pianoforte

*** mai presentata prima, versione speciale acustica

DECEIT

Deceit

Autoproduzione

 

Qui andiamo di WRock, molto WRock n’ Roll in questo Ep dei varesini DECEIT, che porta il loro nome, è un “WRock Out of Control”, come dicono loro, ben fatto aggiungo io. Ascoltiamo le cinque tracks adrenaliniche, e constato che non stufano, sono ricche di power, senza scosse di terremoto, ma cariche quanto basta, la prima è “Aint’ Something” dove il r n’r spacca e va via veloce di batteria, quindi chitarre, voce e basso generano un’energia autentica con finale in scream voice. Questa track d’apertura è stata scelta ad hoc, ed è quella che ti tiene lì, ti carica a molla. Proseguendo il rock si fa più lineare con “Riff @1”, un buon sound e buoni cori, inserita pure nella compilation “Road Riot Radio: Stoned Ryders”. La terza, “Apple Molly”, parte con un soft intro con lentone di chitarra che fa da apripista al rock sound delle pelli e del basso, e, non abbassando il livello ma rimanendo sempre carichi di intensità si scorre verso i due brani di chiusura, “Get you control” e “Into your hole” sempre rock forte e veloce. I Pearl Jam qui sono il pane quotidiano, ma ben vengano tali influenze se ben sfruttate. Si sa che cinque tracce sono comunque un po’ poco per dare un giudizio e/o tirare le somme, forse si necessita anche di un po’ di variazione sonora, per comprendere meglio quale è la direzione da seguire. Devo ammettere che le parti in scream sono quelle meno apprezzate, anche perché sono un po’ americanate a cui si rinuncia volentieri, almeno qui. Attendiamo un lavoro esteso, per dire se questo è davvero il tanto decantato Wrooock, ma posso azzardare che sarà un sì, for sure ! Line – up: Bruno Logan_voce; Francesco_batteria; Fabio_basso; Marcello l'infame_chitarra; Mike Gelato_chitarra.

Link: www.deceitmusic.com ; http://www.myspace.com/deceitmusic

 

Recensione di Margherita Simonetti

CUT

Annhilation Road

Go Down Records

 

Dopo 15 anni di carriera i Cut sono senza dubbio una delle band più cool del panorama rock europeo soprattutto grazie all'album del 2006 “A different Beat” che, lanciato anche sul mercato britannico, riscosse grandi consensi dalla critica specializzata. L'Italia, ormai lo sappiamo, è sempre stata restia verso quel rock grezzo, sporco, vero che appassiona milioni di rocker in tutto il mondo, ma altre lo stivale no e ne sono la prova tutte quelle band che nascono come funghi. Ma i Cut, grazie alla loro classe e ad un sound post-punk selvaggio con contorni di blues, sono riusciti a ritagliarsi uno spazio di tutto rilievo accanto a band importanti come Fugazi, Heavy Trash e, se vogliamo, pure i The Hives. Mancava solo la ciliegina sulla torta; la così detta consacrazione professionale a rendere tutto incredibile. Tutto ha origine nel 2006 quando i Cut si trovano a Condividere il palco durante il tour italiano degli Heavy Trash e incontrano una leggenda come Matt Verta-Ray, chitarrista degli Heavy Trash e produttore di band del calibro di Mooney Suzuky, Jon Spencer Blues Explosion e Ronnie Spector. Le band si piacciono parecchio e nel 2009, quando i Cut decidono di lavorare al nuovo disco, Matt Verta-Ray diventa il loro “mentore” decidendo di produrre il lavoro e di registrare il tutto nel suo NY HED Studio di New York. Un sogno che diventa realtà. Il risultato è questo “Annhilation Road” che sancisce anche il gemellaggio con la fucina di talenti “Go Down Records”. C'era ovviamente molta attesa per questo lavoro e c'è da dire che le aspettative sono state ampiamente superate. Quattordici tracce in presa diretta che vanno a colpire direttamente lo stomaco dell'ascoltatore e lo trascina a tutta birra in un vortice adrenalinico fatto di Rock, Punk, Blues e tanto sudore. Qua non ci sono sperimentazioni nè piccoli aggiustamenti sonori. Tutto registrato in presa diretta, istintivamente, come un'esibizione live; dove traspare tutto l'entusiasmo e la grinta che questi ragazzi tirano fuori ad ogni mitragliata di chitarra. Ne esci fuori distrutto, esausto ma felice e appagato. Si parte subito in quarta con la title track “Annhilation Road”, “Strange kind of Feeling” e l'intensa “Awesome”, con un giro di basso incredibilmente trascinante a guidare le danze e un a-solo velenoso dall'anima blues e un groove di intermezzo con spruzzate psichedeliche. Dopo di che, signori miei, tanto rock 'n roll!

A seguire “She Gave me Water”, che non sfigurerebbe in un film di Quentin Tarantino; la rockeggiante “All Our Dues” che ricorda molto lo stile dei Mooney Suzuky e la splendida, a mio parere, “Summertime” dove è racchiusa tutta l'essenza di questo disco: una montagna russa di accelerazioni e rallentamenti improvvise. Poi un po' di Shake'n'roll con “Someone Else's Life” e,a sorpresa, un brano inizialmente dalle sfumature Indie quale il brano “Soul Fire” che torna poi verso tratti post-Punk da metà percorso fino alla fine del brano. Sicuramente un disco che prende sin dal primo ascolto, che ti coinvolge ed è in grado di farti sprigionare tanta energia come solo certi dischi crudi, potenti e decisi sanno fare. Per gli italianissimi Cut questa è decisamente la prova del Nove e la consacrazione non solo a livello italiano ma anche a livello europeo, non solo grazie agli ospiti illustri ma soprattutto grazie al loro talento e alla loro anima posseduta dal rock 'n roll. Consigliato!

 

Recensione di SimoSuicide

elio p(e)tri

Non è Morto Nessuno

Matteite – Venus

 

Chiedo venia, non ci ho capito nulla, appena è iniziata la prima traccia del CD in questione ho solo pensato che non mi piacesse e l’ho tolto, dicendo : ma che è sta roba? Poi ho richiesto l’aiuto di un caro amico musicista, con un diverso orecchio musicale rispetto al mio (nettamente superiore e raffinato il suo ovviamente), e devo dire che ho fatto bene, l’ascolto a quattro orecchie mi è servito per tante cose esclusivamente tecniche, perché la mia opinione non è cambiata nemmeno dopo quattro (e dico quattro) faticosissimi ascolti. Quindi, constato che qui dentro sia di tecnica che di maestria ce n’è davvero tanta, ma le emozioni scarseggiano. Si, non è morto nessuno, ma a me poco è mancato, dopo l’ascolto volevo suicidarmi !!! Scherzi a parte, questo di elio p(e)tri, in minuscolo [nome rubato a un famoso regista e messo in minuscolo e tra parentesi…..(?)] , è un cd da cantautore come lo è lui (anche se egli dichiara di odiarli i cantautori…bah…), colui che si cela sotto il nome citato sopra è Emiliano Angelelli, giornalista, autore, teatrante ecc…che si avvale di collaborazioni illustri. I testi, a mo’ di mantra, ripetitivi ma che restano in testa e si arriva persino a canticchiarli (help!!), sono ben mixati col suonato, ogni parola è accompagnata da un suono, e il tutto arriva ad avere un effetto soporifero seppur di livello, un sonnifero di marca, insomma. Pur non negando la tecnica elevata e sopraffina e la professionalità degli artisti, l’effetto pesantezza a questo lavoro non lo toglie nessuno. Qui le dieci tracce segnano un percorso mistico di ricerca del sé, forse sono ironiche, o almeno io lo spero, o forse lui vuole farci capire che tutto può essere messo in musica, anche le controindicazioni indicate nei foglietti illustrativi. A me resta impresso che il sangue delle rape non è rosso, e che io non sono stato poi via molto…Va beh, meglio così. Insieme ad Emiliano Angelelli aka elio p(e)tri (voce, chitarre, basso e rumori), hanno collaborato al disco i seguenti: Matteo Dainese aka “Il Cane” (batteria, percussioni, drum machine, chitarra e voce) curatore della produzione artistica e delle registrazioni; Andrea Pierasco (basso); Claudio Cossettini (batteria); Lavinia Siardi (voce); Matteo Nimis (mandolino); Davide Massussi (basso); Lucia Giusti (violino); Giulio Ronconi (piano elettrico); Andrea Leonardi (chitarra elettrica); Marco Biagetti (piano elettrico). Nella speranza che il prossimo lavoro sia meno mattone e più immediato, o almeno recepibile anche da noi esseri inferiori, porgo i miei distinti saluti. Link: www.myspace.com/eliopetri

 

Recensione di Margherita Simonetti