CONDIVIDI

TNT

A Farewell To Arms

Frontiers Records

 

Il 2011 è appena cominciato e apre già al top con il nuovo lavoro dei norvegesi TNT, il terzo con l'ex Shy Tony Mills (che ha sostituito alla voce l'omonimo Harnell appunto tre album fa), e con la line-up che vede completarsi con l'inossidabile guitar man Ronni Le Tekro, Victor Barge al basso e il drummer Diesel Dahl. Il freschissimo "A Farewell To Arms", timbrato Frontiers, si presenta davvero bene tornando alle origini e offrendo un sound con sfumature più rock e allo stesso tempo raffinato dopo i due precedenti e forse troppo sperimentali "The New Territory" e "Atlantis", parlando a titolo personale, e che sembra voler ripercorrere i fasti di "Knights Of The New Thunder" soprattutto nella prima parte del cd attraverso tracks come l'opener "Engine", di sana potenza e dove LeTekro si diletta egregiamente come negli storici anni '80, nella successiva "Refugee" la bella voce di Mills mi ricorda a tratti il Tony Harnell del sempre verde e universale "Intuition"."Ship In The Night" apre i cuori onde radio in veste di potenziale hit e che non avrebbe assolutamente sfigurato nei primi album della band quali "Tell No Tales" e l'accennato "Intuition", track arricchita dal solo dello scatenatissimo guitar man che per l'occasione sembra aver bevuto l'elisir di eterna giovinezza! Piacevole impressione che ho avuto anche nella successiva energica ed elettrizzante "Take It Like A Man - Woman", nell'altrettanto trascinante "Barracuda" e nella sorprendente "Come". Ci stiamo avvicinando alla parte più melodica dell'album salvo la title track anch'essa rivestita di sonorità rock, sembra che i TNT abbiano voluto creare una tracklist teatrale divisa in due atti: il primo per coinvolgerci in un odissea move senza sosta, il secondo per rilassare i cuori attraverso melodie di assoluta passione sempre però ben sostenute da un sound di grande spessore (doveroso sottolinearlo), e tutto questo dopo un elegante arpeggio nella brevissima, a dispetto del titolo, "A Signature On A Demon's Self Portrait" con la special catchy "Don't Misunderstand Me" e l'ariosità di "Someone Else" soprattutto nel chorus e con un Ronni LeTekro sempre più protagonista. Particolare, coinvolgente e ricca di cori in stile orchestrale "God Natt, Marie" power ballad molto carina, chiudendo gli occhi sembra davvero di assistere a un concerto per orchestra dedita a 4 minuti e poco più di melodiosa sinfonia e a chiudere, la track "Harley Davidson" spensierata e aperta ai viaggi lungo i rettilinei più invitanti, orizzonti nuovi da esplorare a cavallo della leggenda a due ruote creata dai grandi amici William Harley e Arthur Davidson nel lontanissimo e storico 28 Agosto 1903, anno nel quale venne fondata la società della moto più ambita. La song appena citata fa parte dell'uscita europea e dove è inserita come bonus track, mentre in quella giapponese la bonus conclusiva ha per titolo "Not Only Lonely" e comunque Europa o Giappone, "A Farewell To Arms" segna un più che apprezzabile ritorno al sound originale dei norvegesi TNT, l'amato rock in tutte le sue atmosfere pure e cristalline.

 

Recensione di Francesco Cacciatore

JOHN WAITE

Rough & Tumble

Frontiers Records

 

La trentennale carriera di John Waite iniziò verso la fine degli anni 70 nei THE BABYS, proseguì nel 1982 sotto il nome WAITE riuscendo peraltro a raggiungere un buon successo solamente con un singolo “Missing You”. Nel 1989 la svolta con l'ingresso nella superband BAD ENGLISH costituita da chitarrista e compositore Neal Shon (Santana, Journey, Just if I, Hardline ecc. ecc.) dal tastierista Jonathan Cain (The babys, Journey e successivamente Vasco Rossi), dal bassista Ricky Phillips (The babys, Styx, Coverdale, Nugent, Angel, House of Lords, Jeff Scott Soto, Unruly Child ecc.) e dal batterista Deen Castronovo (Macalpine, Cacophony, Steve Vai, Journey). Sotto questo moniker arriva il successo quello vero per entrambi gli album pubblicati anche se purtroppo la band si scioglie e John riprende in mano la sua carriera solista. Quello che abbiamo tra le mani è l'album numero dodici sotto il nome WAITE una sorta di riassunto vero e proprio della carriera. Si perché in questa decina di canzoni sono racchiuse un po' tutte l'esperienze musicali di John, si passa dall'AOR dei Babys per il tramite dell'hard rock melodico dei Bad English fino ad arrivare ai momenti più intimisti della carriera solista, il tutto però sembra assumere delle sonorità un po' più rock/blues e da quanto dice lo stesso cantante il merito sembra essere del chitarrista Kyle Cook.

La voce di Waite non ha perso praticamente nulla da quando l'ho ascoltato (per la verità l'ho “conosciuto” per merito di un videoclip) la prima volta: pulita, melodica, molto musicale. Le canzoni racchiuse in questo dischetto brillano di luce propria soprattutto brani come “Skyward” dalla melodia semplicissima e pronta per essere cantata, le rockeggianti “Rough & Tumble”, “Sweet Rhode Island Red” o “Mr. Wonderful”, la dolcissima e delicatissima “If You Ever Get Lonely”. La bellezza di quest'album è racchiusa nella sensibilità, è un po' come andare a caccia con l'arco e le frecce o con il mitra. Nel primo caso (quello in questione) ci vuole cuore, passione e pazienza per arrivare al bersaglio, mentre nel secondo si toglie la sicura, si preme il grilletto e si va a vedere cosa è successo. Chi lavora col cuore arriva sempre al bersaglio. Consigliato agli amanti delle sonorità AOR. Attenzione alla versione con due bonus tracks, buona ricerca!!

 

Recensione di Andrea Lami

BAD HABIT

Atmosphere

Frontiers Records

 

Bax Fehling, Hal Marabel, Sven Cirnski, Patrick Sodergren, Jaime Salazar, la Svezia gongola per questo eccelso quintetto, signore e signori i Bad Habit paladini dell'AOR/melodic rock e pronti a conquistare col nuovissimo "Atmosphere", chicca assoluta griffata Frontiers, anche i palati sopraffini più difficili e sono pronto a scommettere il mio credo in note che ci riusciranno grazie al loro prelibato savoir-faire musicale. Un percorso quello dalla band scandinava denso di grandi emozioni cominciate nel 1987 con l'EP "Young And Innocent" e proseguite con "After Hours", "Revolution", "Adult Orientation", "Hear Say", "Above And Beyond", i due best

"13 Years Of Bad Habit" nato nel 2000 e il più recente "Timeless" datato 2010, fino ad arrivare al già accennato "Atmosphere" ricco di rock, melodie e romanticismo dal brivido passionale senza mai cadere nel banale e senza punti deboli, perché anche nelle tracks più semplici quali "I Wanna Be The One" e "Save Me" il sound è talmente ben curato da rendere le stesse originali al 100%. Risalendo la tracklist il livello qualitativo dell'album si eleva ancora con l'opener "In The Heat Of The Night", colossale e maestosa come gli stessi Bad Habit, un viaggio rock indimenticabile e che porta alla successiva ultra catchy e brillante "Words Are Not Enough" per lasciarsi andare nella freschezza di coinvolgenti e radiose sonorità. Si prosegue sempre più in grande stile con "Everytime You Cry" che ricorda da vicino "Revolution" e che invita a un tuffo amarcord assolutamente gradito per farsi poi subito travolgere, nel riemergere, dal palpito rock di "I'll Die For You" attraverso emozioni paradisiache. Delicata e sognante la ballad "Angel Of Mine", un prezioso portafortuna per gli amori a senso unico e perché possano durare in eterno, mentre l'atmosferica "Fantasy" nasconde tra le note la profonda speranza di ritrovare un sentimento smarrito e che rinasce, come per magia, più unito ed intenso nella ben'augurante e fantasiosa "We Are One". Atmosfere speciali nella profonda "Only Time Will Tell", un corteggiamento raffinato alla passione più vera proseguendo poi verso un'altra esaltante scia di garbato rock con "Break The Silence", "Catch Me When I Fall" e la conclusiva "Without You" a chiudere egregiamente un album di pregevole eleganza. Prima di arrivare al capolinea di un viaggio a senso unico, trovo meritevole e doveroso affiancare i cinque "Vikings of Music" al proprio ruolo nella band: Bax Fehling la voce calda e coinvolgente, Hal Marabel in veste di chitarrista ritmico e keyboardist, ma non solo, perché è colui che ha avuto il colpo di genio di formare i Bad Habit, Sven Cirnski l'inebriante chitarra solista, Patrick Sodergren al basso e Jaime Salazar in qualità di drummer. Per la presente recensione ho lasciato parlare solo ed esclusivamente il cuore raccontandone tutte le emozioni provate durante l'ascolto di "Atmosphere", un capolavoro senza precedenti e che fa brillare di luce intensa la stella AOR/melodic rock per un indimenticabile spettacolo da "Mille E Una Nota".

 

Recensione di Francesco Cacciatore