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PEARL JAM

Backspacer

Universal

 

C’è spazio e libertà nel nuovo album dei Pearl Jam, la band di Eddie Vedder che insieme ai Nirvana, Soundgarden e Alice In Chains sono stati i maggiori rappresentanti del movimento di Seattle. "Backspacer" è il primo disco di studio totalmente indipendente: autoprodotto, in Europa è curato da Universal, ma in patria è distribuito con un mix di accordi commerciali che si presenta nei suoi 37 minuti scarsi, molto stiloso e soprattutto di spessore. La sostanza è di un gruppo che ha saputo riprendere la propria storia con coerenza e, incredibile, evolvere un discorso nato ben 20 anni fa. Un’impresa che a pochi è riuscita. Avevano due possibilità: ripetere se stessi oppure provare ad andare avanti. Hanno scelto la seconda. Hanno scelto di comprimere anni di vuoto e provare a riprendere il passato con l’esperienza maturata negli anni. L’ album di rinascita e, di conseguenza, di riformazione. Ma anche come album di coerenza, forza e classe. Il rock è l’impronta più forte e, gioco-forza che marchia a fuoco le 11 canzoni di "Backspacer". Quando si preme play ad un disco del genere, non si può non esserne travolti. L'elemento base del suono, una sostanza impercettibile ed eterna, che pervade le dimensioni dello spazio e del tempo. Seduce per il suo essere compatto, suggestivo, servendosi di suoni caldi e decisi, di racconti nostalgici e di storie di vita, ma non con la rabbia di un tempo solo più riflessivo; il tutto concentrato su quella piacevole fusione di chitarre e l’inconfondibile voce di Eddie Vedder. C'è tanto in questo disco, a dire il vero non trovo un termine per descriverlo, semplicemente magico grazie anche alla presenza di Brendan O’Brien. Tante belle canzoni, ma di sicuro 3 a mio parere sono da premiare: il singolo apripista "The fixer" e le due splendide ed emozionanti ballad "Just breathe" e "The end" quest’ultima da brividi; preparatevi a sentire un mare di emozioni nello stomaco, in gola, nella testa, ovunque. C'è quasi da piangere. Un album del genere merita l’acquisto immediato!! FANTASTICO!


Review by AngelDevil

MUSE

The Resistance

Warner Music

Molta attesa c’era in giro per il quinto lavoro dei Muse che arrivava a distanza di qualche anno da un acclamatissimo e riuscitissimo disco quale “Black Holes and revelations”.  Capostipiti dell’alternative rock ,riescono ad attirare a loro moltissimi fans solitamente ostili a questo genere quali diversi metallari convinti e rappers che per loro, Tupac Shakur è il loro Dio. Il disco spiazza tutti e richiede parecchi ascolti prima di essere pienamente apprezzato in ogni sua sfumatura e festeggia alla grande i primi dieci anni di discografia dei Muse,band che comunque è attiva da diciassette anni ormai. Impossibile dire chi assomigliano i Muse,perché se già prima era arduo ottenere una risposta, ora la risposta non avverrà mai. In questo disco ho trovato diversi riferimenti a bands leggendarie degli anni Settanta quali Queen e King Crimson. I pezzi son suites parecchio lunghe,dove elementi di musica classica entrano predominanti nelle loro composizioni senza mai stravolgere le regole della band. Posso sicuramente citare l’intro dell’iniziale “Uprising”,come nella terza “Undisclosed destre”.
Un ottimo lavoro chitarristico accompagna “United states of Eurasia”,mentre un piano stile certe composizioni di Toto o America impreziosiscono “Guiding light”,sicuramente uno dei pochi pezzi che possono essere passati in radio tranquillamente per il loro impatto finale ma che anche esso a un certo punto ha un’ottima partitura quasi classica che si fonde perfettamente con l’unica voce di Bellamy.Un pezzo molto carico è invece “Unnatural selection” che ti mette un’adrenalina addosso con quella batteria selvaggia e Bellamy che ti porta in un’altra dimensione. Il pezzo che merita l’acquisto a scatola chiusa di questo cd è “MK ultra”,che inizia con un piano in sottofondo e con una batteria molto tribale e dal sapore personalmente molto vecchi U 2 con quel “can’t be wrong” che continui a cantare. Un pezzo che va di diritto ad inserirsi tra i pezzi migliori del decennio,a dir poco, che si chiude ancora con atmosfere molto evocative e sinfoniche. E a proposito di sinfonia come non citare la suite vera e proprio “Exogenesis” registrata in tre parti a Milano ,un esperimento che fecero tantissimi anni fa anche gli Extreme in “Three sides to every story”. Tre canzoni che ti trasportano dentro un mondo parallelo dove non vorresti uscire,talmente sei cullato dalle note suadenti della band,con le note arabeggianti dell’”Ouverture” che ti spiazzano ogni ascolto. Conclude questo disco l’hit “Uprising”,pezzo molto cadenzato,con una certa distorsione nella chitarra e che si sente ovunque e che è stato oggetto recentemente di uno scherzo terribile tirato in diretta a Simona Ventura a “Quelli del calcio”,con la band che costretta a suonare in playback si è scambiata gli strumenti e con Bellamy alla batteria e che è stata intervistata dalla bionda presentatrice convinta che i ruoli erano quelli. Sostanzialmente, il lavoro richiede diversi ascolti prima di essere apprezzato a pieno: la voce di Bellamy non tocca picchi altissimi come lavori precedenti, la chitarra è un po’ sacrificata in questo lavoro, il basso è molto pulsante e ha un ottimo groove, la batteria è molto tribale e si accompagna perfettamente al basso creando un equilibrio perfetto. Quindi dopo ripetuti ascolti e dopo un iniziale mio personale piccolo scetticismo perché lo trovavo un po’ troppo kitch, posso tranquillamente dire che i Muse hanno colpito ancora e che questo disco è un ennesimo loro capolavoro.

Review by MauTheRnrPirate

MINISTRY

The last dubber

AFM

I Ministry hanno rappresentato un punto saldissimo per tutti gli estimatori del generale industrial rock,fin dagli inizi. La band di Al Jourgensen si è ufficialmente sciolta nel 2007 con il cd “The last sucker” e a distanza di due anni arrivano i relativi remixes affidati a vari artisti.La consuetudine di affidare pezzi industrial ad artisti del remix è consolidata anche in bands come Nine Inch Nails,altra band che purtroppo ha recentemente annunciato il loro ritiro e direi che non servono a conquistare altri fans alla causa,visto che i pezzi da ascoltare alla fine son quelli dell’album,magari stravolti ma pur sempre nella struttura gli stessi pezzi. L’atmosfera adatta a questi pezzi è sicuramente un dungeon di stampo sadomaso o una discoteca fumosa dove poterti scatenare fino alle luci del mattino. Il remix che ho particolarmente gradito è quello fatto a “Watch Yourself”, canzone numero 2 di questo lavoro dove ritroviamo anche una telefonata campionata. Sicuramente altra caratteristica di questo album è la durata dei pezzi che non è mai inferiore ai 4 minuti, lunghe suite dove sintetizzatori e chitarre distorte e vari campionamenti trovano il loro equilibrio grazie alla voce sporca di Jourgensen. Altro pezzo che cito è “Life is good” dove ho trovato alcune sonorità alla “Ava Adore”degli Smashing Pumpkins fusa a qualcosa di “The chauffeur” dei Duran Duran che si intersecano a una lotta selvaggia tra Marilyn Manson e Rob Zombie. Questo per dirvi quanti ricordi puoi trovare nei Ministry, sapientemente dosati in una ricetta che per tanti anni ha accompagnato legioni di fans portandoli anche diverse volte dal vivo in Italia, ad esempio sui palchi del Gods of Metal anni fa. Sono poi presenti anche due remixes della canzone “The last sucker” con la mia preferenza che va alla finale “Hardware revampe mix”. Sostanzialmente in poche parole, è un disco che consiglio solo ai fans accaniti della band, mentre consiglio vivamente di recuperarvi “Psalm 69” o “Filth pig” se volete spendere meglio i vostri soldi per Jourgensen e compari.

Review by MauTheRnrPirate

KISS

Sonic Boom

Loud & Proud/Roadrunner Records

 

Sonic Boom è il miglior disco realizzato dai tempi di Destroyer! È l’incontro ideale tra Rock And Roll Over e Love Gun!” (Gene Simmons). Obiettivo centrato in pieno perché ciò che ci ritroviamo ad ascoltare è un cd grandioso; in particolare emerge il suono corposo di tenere sempre viva l'attenzione dell’ascoltatore con un lavoro ritmico poderoso ed inesauribile. "Sonic Boom" è il titolo del ritorno discografico più atteso dei KISS, veterana band di New York City fondata nel dicembre del 1972. Dopo ben 11 anni dal l’ultimo studio album ("Psycho Circus") Gene Simmons«Vampire», Paul Stanley «Superstar», Tommy Thayer «Space» e Eric Singer «Cat» realizzano sicuramente il miglior disco dai tempi di "Destroyer". Il disco è composto da 11 brani che affondano le loro radici nel rock; molte si candidano a diventare delle hit radiofoniche grazie ad alcune atmosfere moderne rivolti anche ad un pubblico più vasto senza mai banalizzare il tutto e rimanendo sempre su alti standard qualitativi; con la musica che scorre su un confine che ha radici ben salde, la cui sintesi affascina e coinvolge. Il disco si apre alla grande con "Modern Day Delilah" cantata da Paul Stanley e subito ci ritroviamo catapultati nel mondo sonoro dei grandiosi KISS. Altra traccia interessante, dove ritroviamo al microfono sempre Paul Stanley è "Never Enough", terzo brano con un ritornello orecchiabile e trascinante. Si passa all’accattivante "Yes I Know (Nobody´s Perfect)" cantata da Gene Simmons che regala quel “fun‘n’groovy” che conquista all’istante. Che dire poi della quinta traccia intitolata "Stand" dove Gene Simmons e Paul Stanley si alternano alla voce e, caratterizzano ancora una volta l'eloquio forbito da Paul Stanley e le doti accattivanti e vocali di Gene Simmons, allineate empaticamente nel congiungere il mood “kissiano” con le rocciose sonorità rock made in USA. E’ davvero difficile scegliere la canzone migliore, ma sicuramente è anche impossibile non citare il mood trasmesso da brani come "Hot And Cold" e "All For Glory" quest’ultima animata dalla voce intensa di Eric Singer che, abbraccia il groove più viscerale del rock. Ottime le dinamiche chitarristiche di "Danger Us" ad opera di Tommy Thayer. C’è da gongolare con "When lightning strikes", decima traccia di questo esplosivo "Sonic Boom" che vede Tommy Thayer al microfono… strepitoso! Tutto l'album trabocca di pulsante passione, di ritmo ed energia; la musica che caratterizza "Sonic Boom" è vitale e frizzante. Un disco davvero bello e prezioso che ci riporta la storia sonora dei grandi e unici KISS. Da avere assolutamente!

 

Review by AngelDevil

 

THE DEVILROCK FOUR

First In Line

Unconform Records

 

 

The Devilrock Four questo il nome della band fondata da tre ragazzi della Tasmania trasferitisi a Melbourne nel 2003. "First In Line" è il titolo dell’album che arriva dopo 2 EP autoprodotti e un contratto con la Unconform Records. La band nel 2007 è stata invitata a suonare al concerto di raccolta fondi per la costruzione di una statua dedicata a Bon Scott (AC/DC) insieme ai leggendari rocker australiani The Angels. L’album in questione è stato registrato da Matt Voigt che anche realizzato il dvd dei KISS con l’orchestra sinfonica di Melbourne. Nei 44 minuti di "First In Line" si respira la forza del rock e l’anima del blues; sonorità che richiamano alla mente band come gli Hellacopters, AC/DC e Black Crowes. Le 11 canzoni che compongono questo lavoro sono dotate di una ritmica positivamente contagiosa e di facile presa, grazie al feeling trascinante di molti episodi giocato sull’alternanza di atmosfere più “tranquille” a momenti più diretti. Le migliori sono Dirty Little Secre", "This Is Forever", "Dancefloor", "No Friend Of Mine" e "Should Have Known". Se vi piacciono le schitarrate taglienti, ruvide che suonano fottutamente rock, i The Devilrock Four fanno al caso vostro. Ascoltatevi qualche brano per farvi un idea nella loro pagina Myspace. www.myspace.com/thedevilrockfour

 

Review by AngelDevil

BONES & COMFORT

In fat we trust

Autoprodotto

 

 

I Bones &Comfort sono una band Milanese nata nel 2006 dall’idea del chitarrista e cantante Mc Coy e che dopo alcuni aggiustamenti nella sua formazione arriva nel Maggio 2009 al rilascio del primo loro EP “In fat we trust”, lavoro autoprodotto molto valido. Ci sono molte bands che mi son venute in mente ascoltando questo disco;posso citare sicuramente i Black Sabbath,i Pride and Glory ,i Living Colour ,i Primus o i Kyuss. Un lavoro molto grintoso che ti fa scuotere la testa e battere il piede dall’inizio alla fine con canzoni che cambiano tempo quali “We choose who will stand” che sembra una lunga sessione ben riuscita in sale prove, convertita in una canzone che travolge con la sua energia l’ascoltatore. La batteria di Cobra è poi perfettamente integrata al basso di “Paranoid”, che ha un suono quasi sporco in talune parti. La terza canzone “Sci-fi girl” la potrei definire come un incontro ben riuscito tra The Answer e Monster Magnet, suoni molto anni Settanta e che è suonata alla perfezione dalla band che sicuramente dal vivo,fa sfracelli! Un pezzo molto rallentato rispetto ai precedenti è “Friday night” che chiude il lavoro e che ti trasporta via con il suo incedere e coi riffs pesantissimi e meccanici di Mc Coy.Una band che ha anche un’intensa attività live e vi consiglio di non perderveli. Contatti: www.bonesofficial.com -  www.myspace.com/bonesofficial


Review by MauRnrPirate

SECOND SIGHT

Back on Earth

Grayhounds Records


I Second Sight sono una band attiva ormai da qualche anno, che ha avuto moltissimi cambi di formazione prima di arrivare alla line up attuale. Ormai della formazione originale fa parte del gruppo soltanto il bassista Gianluca Festinese, persona che crede moltissimo nel suo progetto ricercando man mano i vari componenti dediti alla causa “Second Sight” con molta determinazione e ambizione. Nel disco suonano oltre a Gianluca; sono presenti il batterista Francesco Di Battista, il tastierista Pier Mazzini e il chitarrista ritmico Andrea Maddalone.
Insieme a loro, a completare i vari brani sono presenti ospiti molto importanti del panorama rock italiano tra i quali i cantanti Giacomo Gigantelli,Roberto Tiranti, Marc Farrano e Gabriele Gozzi e un’autentica leggenda dell’AOR italico e non solo quale il funambolico chitarrista Alex De Rosso. I brani sono di indubbio impatto A.O.R. e si ascoltano con molto piacere a partire dall’energica canzone d’apertura “Back in your earth” e son molto adatte anche per un bel viaggio in macchina. La mia canzone preferita è la quarta canzone “Heart of stone” impreziosita dalla splendida voce di tonalità black direi, di Marc Farrano, davvero bella e il lavoro di vari guitar heroes presenti nella canzone che ti scaldano l’anima. Le tastiere suonate da Pier, sono a dir poco perfette in questo brano, davvero un pezzo che mi ha conquistato subito. Chiude questo splendido EP edito da Grayhound Records; “Sign of the times”, anche questo pezzo molto grintoso e radiofonico che sicuramente Jeff Scott Soto o gli House of Lords apprezzerebbero moltissimo. Quando finisce il mini EP, la prima parola che ho detto: “Per favore,ancora! Ma perché è già finito?”
Prossimamente ci sarà ancora un nuovo cd con una formazione ancora rivoluzionata e vari ospiti accanto al nuovo cantante Andrea Ranfagni, che ha lavorato con gli House of Lords, quali Chris Catena, Mark Boals e addirittura un “certo” George Lynch.
Website: www.myspace.com/secondsightproject


Review by MauRnrPirate

PEEP SHOW

Out For Blood

Street Symphonies Records


Quando per la prima volta ho ascoltato il lavoro dei Peep Show, sono rimasto decisamente conquistato dal loro sound decisamente influenzato da sonorità glam e punk. La band arriva da Edinburgo (Scozia), ha un look vincente ed aggressivo,  nelle sonorità ascoltate nelle dieci tracce che compongono il loro debut album “Out for blood”.  “Mettete i Pretty Boy Floyd più perversi in congiunzione con le sonorità che ti lacerano ogni centimetro del tuo corpo dei Murderdolls” e avrete una prima idea del sound della band. I ragazzi sono molto amici dei celebratissimi Crash Diet, tanto che il loro cantante Johnny Gunn registrò un demo con loro e la coppia Peter London e Martin Sweet li hanno aiutati nel mixaggio della title track “Out for blood”. Pezzo che non puoi fare a meno di cantare è la punkeggiante “Teenage night mare”, canzone che paga omaggio moltissimo agli Stooges. Molto perversa e rallentata rispetto agli standard dell’album è anche la canzone che dà il nome al gruppo “Peep Show”; canzone che ha un bell’assolo del loro chitarrista Rusty Gill, chitarrista obiettivamente parecchio valido.
La sezione ritmica basso e batteria formate rispettivamente da Kennii Black e Charlie Deville è decisamente ben affiatata e trovo il modo di suonare di Charlie Deville molto influenzato da gente quale Steven Adler e Steve Riley.Un altro pezzo che segnalo a voi affezionati lettori di RockRebel è la settima canzone “Take the fall”, pezzo che inizia con un coro evocativo per poi diventare sempre più aggressivo nel corso dell’album e suonata al fulmicotone e molto stile W.A.S.P in alcuni punti. L’altro pezzo che segnalo è l’ottavo “I want you” che inizia con un bell’orgasmo campionato di una graziosa fanciulla per poi farti ballare come non mai, questo decisamente molto alla Pretty Boy Floyd. Un cd consigliato a tutti.

Review by MauRnrPirate

THE UNDERS

Whispering Souls

Autoprodotto

 

 

Notevolmente sorpresa da questo CD intitolato "Whispering Souls", che mi ha letteralmente fulminato. Gli autori di questo lavoro sono i milanesi The Unders, band già attiva dal 2001 composta da Davide Papa alla chitarra e voce, Alessandro Papa alla chitarra solista, Gianluca Provenzano al basso, Alessandro Bini alla batteria, Federico Monteleone alla tromba e Luca Antonucci alle tastiere. Per la realizzazione di questo disco la band ha chiamato a sé una buona rappresentanza di ospiti: Olly Riva (The Fire), Alessandro Mansi (The Fire), Fabrizio Pollio (Io?Drama), Marco Coti Zelati (Lacuna Coil) e Icio “Dj Spada”. Con sonorità multiple (heavy metal-rock- elettronica) cercano una sintesi ingegnosa che va ad assestarsi comunque sulla base portante del rock irruente. Il disco composto da 11 brani si infiamma con l’iniziale "Society" dall’impatto elettronico capace di scuotere dal torpore mattutino, per poi intrigare con "Closing End" roba tosta, che si ama o si odia. Con la terza traccia "Carpe Diem" si viaggia alla velocità del rock seventies. Non passano inosservate le belle "Non le Darò" e "Signora" (cantate in italiano) dove per entrambe si sente subito che il vocalist non ha intenzione di far addormentare gli ascoltatori e gli altri membri sono della sua stessa opinione (basta ascoltare la grinta). Eccoci alla settimana traccia che da il titolo all’album "Whispering Souls", sarà il tiro elettro-rock ma la parola chiave è eccitazione, ovvero  impossibile stare fermi all’ascolto. Veloce e schietta arriva un'altra chicca "N.W.O. " da ascoltare e godere nella sua rude completezza. Si arriva così all'ultima traccia, "Speak Mirror" la più lenta per certi aspetti dal cantato potente ma non invadente. Un album dal ritmo incalzante, ben suonato, ben mixato e registrato (pulizia sonora ottima) che evidenzia la passione di questi ragazzi per realizzare questo CD. Complimenti! MySpace: www.myspace.com/theunders

 

Review by AngelDevil

DAUGHTRY

Leave this Town

Sony Music

 

 

"Leave This Town" è un album straordinario: suonato bene, dotato di melodie vincenti e cantato in maniera divina. In tal senso, la differenza la fa Chris Daughtry (il quarto partecipante di American Idol ad avere avuto un notevole successo) capace di passare da tonalità medio-basse ad acuti fantastici. Questo lavoro è il secondo album di Chris Daughtry e della sua band omonima, dopo l'incredibile successo del primo lavoro omonimo "Daughtry" del 2007 che ha venduto più di un milione di copie a 5 settimane dall’uscita sul mercato. A 9 settimane, l'album raggiunse la prima posizione nella classifica Billboard. La formazione di questa interessante band è composto dal già citato Chris Daughtry (voce), Josh Steely (Chitarra), Brian Craddock (Chitarra), Josh Paul (Basso) e Joey Barnes (Batteria). Ogni canzone ( ben 12) contenute in questo CD, solido e corposo, si presentano senza punti deboli. Con sonorità rock, per intenderci quasi stile Nickelback ma con la loro giusta “traettoria” sonora da renderli differenti e non cloni, ma autori di impennate di notevole intensità che, causano la dipendenza del ripetuto ascolto. Le super hit sono sicuramente "No Surprise" che è il singolo che ha anticipato l'uscita dell'album, le ballad in perfetto stile Daughtry "Life After You", "Open Up Your Eyes" e "September", ma credetemi, anche le altre canzoni meritano tutta l’attenzione perchè "You Don’t Belong", "Every Time You Turn Around", "What I Meant To Say", "Ghost Of Me", "Learn My Lesson", "Supernatural", "Tennessee Line" e "Call Your Name" sono incredibilmente belle!! Disco fenomenale e di qualità. Compratelo subito! Link: www.myspace.com/daughtry www.daughtryofficial.com/

 

Review by AngelDevil

 

SKILLET

Awake

Atlantic Records

 

 

Torna il sound hard rock/ Christian rock con influenze elettro- numetal degli Skillet. La band di Memphis (Tennessee) formatosi nel 1996 ha ricevuto le nomination ai Grammy per due album "Collide" datato 2003 e "Comatose" del 2006, il settimo della discografia che ha segnato positivamente la carriera del gruppo, ora composto da: John Cooper (vocalist principale e bassista), Korey Cooper (chitarra, tastiera e vocalista di fondo), Ben Kasica (chitarra), e Jen Ledger (batteria). "Awake" è il nuovo album che nella Billboard 200 lo troviamo già al secondo posto. Anticipato con la corposa song "Hero", primo singolo estratto, dal sound aggressivo in cui l'influenza del numetal è molto forte, ma gli Skillet sono bravi e ci mettono le loro sfumature sonore che ne fanno il loro “marchio”. Il passo successivo è affidato a "Monster", veloce, potente, molto elettro metal e melodica allo stesso tempo. Da queste prime canzoni si avverte subito l’enorme potenzialità del nuovo lavoro e il passo avanti dal punto di vista tecnico. Le canzoni non sono strutturate in maniera semplice, ma sono imprevedibili, così come la voce di John Cooper che passa con molta facilità da un cantato melodico a pezzi urlati; si fa carico di una performance esaltante e piena di passione. Con "Awake and Alive" riescono ad esprimere la loro idea di musica al meglio: un hard-rock irrobustito da innesti metal nel quale gli stilemi della tradizione si vanno ad intrecciare con sfumature più moderne. Tutto riesce a risultare facilmente accessibile sin dal primo ascolto. Entusiasmante la fusione delle due voci nella semi-ballad "One Day Too Late" ad opera di Korey Cooper, la backing vocals, che accompagna il marito, John Cooper nei ritornelli e negli assoli strumentali. Altra canzone interessante tra le 12 è sicuramente "Believe" molto trascinante, è uno dei pezzi magici per quanto riguarda la bellezza delle parole e la melodia. "Forgiven", altro pezzo molto bello che non lascia un attimo con l'amaro in bocca per la sua dolcezza fino a che non irrompe nella potenza della distorsione, che continua il pezzo in modo superlativo. Altre canzoni che meritano sono "Should've When You Could've" e "Never Surrender", entrambe viaggiano su sonorità hard rock/Christian rock. Chiude l’album "Lucy" una ballata molto dolce, priva di distorsione, in cui la voce la fa da padrona. John interpreta in modo caldo ed esemplare e, raggiunge sempre l’obiettivo primario: dare un significato concreto ai brani. L'album è davvero bello e godibile. Link: www.myspace.com/skilletmusic -  www.skillet.com

 

Review by AngelDevil

JET

Shaka Rock

EMI/ Five Seven Music

 

Tornano gli australiani Jet, band della periferia di Melbourne nata dalla passione per i Beatles, Rolling Stones e Who, dai fratelli Nic e Chris Cester, che fondano la band insieme a Cameron Muncey e Mark Wilson. Arrivati al successo sei anni fa col debutto "Get Born" del 2003 e grazie al singolo "You Gonna Be My Girl?". A tre anni dal secondo lavoro intitolato "Shine On" arriva "Shaka Rock". Questo nuovo lavoro, riporta la band al podio per la qualità, la melodia e la carica sprigionata dalle 12 tracce che compongono il disco. E’ energia pura per l’iniziale "K.I.A." (Killer in Action), un brano estremamente efficace e ben strutturato che ci fa ben capire che si sono davvero impegnati per realizzare questo nuovo lavoro. Si passa alla terza traccia "She’s a Genius", primo singolo estratto con la sua melodia orecchiabile e il riff estremamente secco e diretto che ti entra subito in testa, resta uno dei migliori episodi del disco. Con "Black Hearts (On Fire)" prima essenziale poi grandiosa, combina i maggiori riff dal loro stile inconfondibile. Si passa cosi al sound trionfale di "La Di Da" a sostegno di momenti adrenalinici e a raffinati tocchi di pianoforte molto seventies che fanno da cornice ad un grintoso spettacolo danzereccio. Trovano spazio anche pezzi estremamente evocativi, quasi malinconici come "She Holds A Grudge" che chiude l’album con un finale in “sospeso” di perlata suggestione. Direi che questo "Shaka Rock" merita davvero l’acquisto. Ottimo lavoro!

 

Review by AngelDevil