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Carnèigra

Fumatori Della Sera

Autoproduzione/Wondermark

 

Usce il 29 Gennaio il nuovissimo lavoro dei cantautori Carnèigra, dal titolo FUMATORI DELLA SERA e la formazione presenziante è la seguente: Antonio Ghezzani (chitarra classica, mandolino, mandola, ukulele); Matteo Pastorelli (chitarra acustica, mandola); Emiliano Nigi (clavinet, voce). Il gruppo Carnèigra esiste dall’anno 2000, con line-up differente ma con peculiarità cantautorale che è rimasta la stessa nel tempo. Si sa che questo è un genere difficile e di ostica presa su larga scala, ma la professionalità e bravura indiscussa fanno sì che sia un disco di piacevole ascolto e denso di lodevoli finezze stilistiche, dove nulla è lasciato al caso ma è professionalmente curato. Già dalla scelta strumentale si può percepire come la mediterraneità italiana venga esaltata e la mandola e il mandolino giungono a sposarsi perfettamente con voce, testi (importanti, imponenti e interessantissimi) nonché col resto dell’armonico, creando a volte un sound reggae/pop a volte rock con influenze seventy pregne di tradizione, la nostra appunto. Un po’ di influsso Caposseliano insieme a musica da film d’essai e allo spirito del poeta De Andrè, con tanto di sua benedizione, palpabile in “Grigio Asfalto”, in “Irene” , in “Batticuore” per esempio, con chitarra pizzicata, rendono il tutto perfettamente gradevole e apprezzabile. E non dimentichiamo il molto Samuele Bersani style, come nella bella “Vattene”, sicuramente colui a cui la band si è ispirata maggiormente, a rendere questo armonico adattabile ad essere suonato in qualsiasi club o perché no in qualsiasi teatro della penisola, e anche la bellissima “Fumatori della Sera”, dove il tono circense alla Capossela si percepisce di più, mixato a sonorità gitane e tzigane come il maestro comanda, ci riconduce a un mondo paesano bucolico lontano. Oppure un cambio di tono più greve in “L’Acrobata”, con intro di piano che qui ci porta invece in un luogo più greve e poetico allo stesso tempo. Influenze a parte, il disco emana anche una forte personalità, che è quella che garantirà alla band un futuro roseo, ne siamo certi, in questo che è un pazzo mondo alla fine. Ascoltandolo non possiamo non sentire sulla nostra pelle la morbidezza di ogni brano, che si adatta a qualsiasi personalità. Le storie narrate sono le nostre storie, le storie della nostra vita, semplice e complicata, ma affascinante sempre. Bravi. Link: www.carneigra.it ; www.myspace.com/carneigra

 

Recensione di Margherita Simonetti

BELPHEGOR

Blood Magick Necromance

Nuclear Blast

 

Sono le note possenti, imperiose ed epiche di In Blood Devour This Sanctity che danno inizio a questo granitico ed affascinante lavoro della black-metal-cult band austriaca Belphegor, il three-piece alpino che si sta dimostrando, a differenza di quanto possano pensare estremi conservatori ed innovatori a tutti i costi, che si può evolvere anche il più tradizionale true unholy black, senza perdere le proprie radici. Lo dimostrano, soprattutto, i brani iniziali di questo Blood Magick Necromance, vale a dire Riso to Fall, Fall to Rise, la title-track e Discipline Through Punishment, dove tendono a prevalere, come nelle ultime produzioni, tempi medi ma sostenuti, un incedere epico che oscilla tra il doom del periodo Blood On Ice dei Bathory e qualche accenno alla magniloquenza della disperazione di certe funeral black band, senza però, rallentare eccessivamente i ritmi. A curarsi di non scendere sotto un certo limite di velocità ci pensa la bella prova del drummer Martin "Marthyn" Jovanović, impeccabile nel tenere alta la tensione con i tempi medi e marziali quanto fantasioso nell'inserire preziosismi di doppia cassa e giochi sui ride, spunti che gli permettono di lanciarsi in accelerazioni dei primordi come in Angeli Mortis De Profundis, il brano più veloce e brutale della release, che spicca anche per varietà e dinamismo. Questo è, soprattutto, merito compositivo delle due menti dei Belphegor, Serpenth al basso e cori e Hel "Helmuth" Lennart, voce e chitarra, che sfoderano non solo una pregevolissima prova strumentale (non male gli assoli di Lennart) ma anche una performance compositiva fantasiosa, variegata e ricca di atmosfera ferale e lugubre come se ne trovano sempre più raramente nel black più oltranzista. Notevolissima anche la produzione che, invece di far perdere l'atmosfera gelida ed occulta (come sostengono molto die-hard fan di questa branca del black), ne migliora l'impatto e l'incisività, vista anche l'evoluzione verso il death/black che la formazione austriaca ha imboccato, ispirandosi, probabilmente, a Behemoth ed agli Emperor di Into The Nightside Eclipse.

Ammetto di non essere mai stato un fan né dei Belphegor né dei sottogeneri più oltranzisti e settari del black (funeral, true unholy etc.), ma questo Blood Magick Necromance è veramente un album che colpisce nel segno per pathos, dinamica strumentale e fantasia, tre aggettivi che, lo ammetto, raramente mi sarei immaginato di impiegare per recensire un lavoro di questa natura. A concludere il tutto un inedito del 1997 Possessed Burning Eyes forse una out-track dal lavoro Blutsabbath (ovviamente anche per questo nuovo lavoro molte track sono cantate in tedesco pur avendo un titolo in inglese, cosa che ne aumenta l'aggressività) e Sado Messiah, un nome, una garanzia tematica ma, soprattutto, un altro grandissimo pezzo. Imperioso come un film di Leni Riefenstahl ed agghiacciante come l'ululato del blizzard.

 

Recensione di Andrea Evolti