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ARMONIGHT

Suffering And Passion

Autoproduzione/Emmeciesse Music Publishing

 

Made In Italy sempre più un auge! Destinazione nella veneta Thiene dove sono nati gli Armonight, un quartetto per metà meschile e per metà femminile e al quale il plauso lo faccio sin dalle prime righe della review perché offrono un sound di ottimo gothic rock in tinta melodica e i connazionali milanesi Lacuna Coil e anche gli olandesi Within Temptation perché no?! Hanno di che gioire per la buona compagnia se pur di solo richiamo, vi sono anche tracce dei Delain (band che adoro), ma con tocchi meno powereggianti e degli Evanescence. La geniale idea di formare gli Armonight è partita dalla chitarrista Lara conquistata da Fjord attraverso la vena compositiva dello stesso, artista completo in quanto è non solo anch'esso chitarrista (e nell'album ben si alterna con Lara), si presta inoltre alle tastiere, alla band si aggiungono il drummer Ricky e Sy dalla squisita e incantevole voce. "Suffering And Passion" ha forse nella breve intro "Revenge" l'ingannevole episodio di un sound pomposo, ma già dall'immediata "Past Shadows" il timbro gothic si fa strada per una track di facile e altrettanto piacevole impatto, ottima la partenza di "Free Spirit" che procede con una strofa davvero elegante per poi lasciare spazio a un chorus che riecheggia proprio gli Evanescence come nella successiva "Emotions" e dove un piano, in veste di tappeto rosso, permette un percorso a tutta dritta e senza ostacoli. Bellissime le tastiere in "Into My Wold" di grande effetto sinfonico e che arricchiscono una track davvero ottima, mentre "What We Here" trasmette momenti più soft che proseguono con "Heaven's Below" e dove all'inizio della stessa la voce di Sy trasmette un brivido profondo dando, in proposito, il suo tocco migliore anche nella prima e atmosferica ballad del cd "Yellow Flowers". Dai nastri di partenza spicca la teatralità di "Crystal Tears" per un accompagnamento bello e corposo a favore di Sy che anche nelle songs più catchy, od eteree come la traccia in questione, sa destreggiarsi con grande disinvoltura nonostante la giovanissima età, si arriva così alla conclusiva e seconda ballad "I Lost My Serenity" di forte e struggente musicalità sottolineata particolarmente dal piano. Buon debutto quello di "Suffering And Passion", un biglietto da visita assolutamente interessante e avvalorato dal fatto che gli Armonight si sono guadagnati un più che meritato viaggio in Galles per ben quattro date di supporto alla rock band locale S.E.X., davvero niente male come il loro myspace: www.myspace.com/armonight, buona visita e lieto ascolto.

 

Recensione di Francesco Cacciatore

SCHEEPERS

Scheepers

Frontiers Records

 

Esordio discografico solista per uno dei singer più rappresentativi dell’heavy metal. La carriera di Ralf Scheepers è nota ai più: esordio che lascia a bocca aperta nel “nuovo” progetto di Kay Hansen il giorno dopo il suo abbandono dalla casa madre Helloween; conferma delle sue capacità negli album successivi dei Gamma Ray fino alla maturazione dell’idea di un progetto tutto suo a nome: Primal Fear, band con all’attivo ben nove album (l’ultimo dei quali un doppio cd dal vivo recensito nelle nostre pagine a suo tempo). Da non dimenticare le “voci di mercato” che lo volevano quale unico possibile sostituto di Rob Halford alla guida dei Judas Priest, cosa che come tutti sappiamo non è poi andata in porto. Una risata malefica ci introduce all'ascolto del platter in questione e non passano neanche dieci secondi che il primo riff ci viene sparato in faccia con la solita potenza. Le prime tracce dell'album avrebbero potuto trovar posto nel prossimo lavoro targato Primal Fear (e non solo quelle!!), complice in primis una voce che ormai è distintiva della band stessa e -come se non bastasse- i partner di questa nuova avventura che altri non sono se non i membri della band madre. Le uniche variazioni sul tema sono rappresentate da “The Fall” un mid-tempo dall'epico intro, le due piacevoli ballad “The Pain Of The Accused” e “Compassion” e la cover (dei Judas Priest... ma che sorpresona!!!) “Before The Dawn” rivisitata in versione acustica in compagnia di Victor Smolski (Rage). Molti gli ospiti presenti, degni di menzione: Metal Mike (Halford) su “Locked In The Dungeon”, Tim “Ripper” Owens (Judas Priest, Iced Earth, Malmsteen) nel duetto “Remission Of Sin” ed infine Kay Hansen (devo scriverlo??) su “The Pain Of The Accused”. Se un membro di una band decide di dare alla luce un lavoro solista, il minimo che ci si possa aspettare è che l'album in questione si distanzi un minimo dalle produzioni della band da cui proviene, anche per giustificarne la pubblicazione. La giustificazione in questo caso non è sufficiente, si prega il signor Ralf Scheepers di tornare accompagnato dai suoi fidi compagni ma non sotto ''mentite spoglie''.

 

Recensione di Andrea Lami

BENEDICTUM

Dominion

Frontiers Records

 

I Benedictum sono sicuramente più famosi per le doti (tutte!!!) della singer Veronica Freeman piuttosto che per la musica che hanno pubblicato. Attivi sin dal 2005, provenienti da San Diego, nascono come tribute band di DIO sotto il moniker “Evilution” per poi trasformarsi nell’attuale formazione dando alle stampe “Uncreation” nel 2006 e “Seasons Of Tragedy” nel 2008, album quest'ultimo che ha permesso loro di partecipare a numerosi festival come il nostro Gods of Metal, il Wacken e di andar in tour con Doro Pesh. Dopo un primo ascolto il giudizio non è totalmente positivo quantomeno per il fatto che il genere proposto non si discosta molto dai precedenti lavori, anzi a dirla tutta sono rimasti ancorati a quelle sonorità tipiche dell'heavy metal. Viene spontaneo fare un discorso un po' critico nei confronti di quelle band che forti della notorietà (non è ancora il caso dei Benedictum, anche se nel nostro settore sono ben conosciuti per essere solo al terzo album!!) non fanno altro che pubblicare un album dopo l'altro praticamente identici. Fate voi i nomi, sono talmente tanti che citarne alcuni vorrebbe dire dimenticarne altri. Quest'ultimo lavoro dei Benedictum si ascolta piacevolmente, ben suonato, ben prodotto (Ryan Greene già all'opera con Megadeth, NOFX ed altri), ben cantato insomma ben fatto, ma arrivati alla fine cosa rimane? Purtroppo ben poco. A poco aiuta l'ospitata di Rudy Sarzo (Quiet Riot, Angel, Ozzy, Whitesnake, Dio) nel brano ''Bang'' ed il fatto che la strumentale ''Beautiful Pain'' e la cover ''Overture/The Temple Of Syrinx (Rush) siano i brani migliori del lotto la dice tutta. Mi (e vi) domando: ''ma se Veronica decidesse di spiegar le ali verso altri lidi, sentiremmo parlar ancora di questa band??”

 

Recensione di Andrea Lami