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CATTIVE ABITUDINI

Gemini1

IndieBox Music/Venus

 

Tornano le "Cattive Abitudini" dopo due anni di pausa e si ripresentano sul mercato con "Gemini1". Il titolo lascia supporre che ci sarà un seguito, come affermato anche dalla band, ma questo è ancora tutto da scrivere. Il nuovo lavoro ricalca le sonorità tanto care al gruppo; Punk con punte di Hardcore Melodico condite di tanta ironia. Il disco si potrebbe dividere in due parti: la prima votata alla goliardia e a raccontare storie di sbronze, come in "Oktobeer Fest" , amici e casino ( "Backstage" ) ed anche un tributo alla loro terra cantato in dialetto "Mi me sento casa". La seconda più riflessiva e con testi più ragionati su società ed amori. Chi vi scrive preferisce la seconda sia musicalmente che per i concetti espressi con le liriche. Sicuramente il tutto non lascerà delusi i loro numerosi fans che li hanno sempre seguiti fin dalla loro nascita e ancora prima, quando di nome facevano Peter Punk. Gli episodi migliori sono tutti dalla settima traccia in poi da "Stabilità" a "Storie senza età" arrivando alla conclusiva "Verso il mare" che metto sul gradino più alto del podio. In totale tredici tracce che scorrono via veloci senza nulla aggiungere ne togliere alla storia di questi simpatici Trevigiani. Da consigliare sono i loro concerti sicuramente divertenti. Li troverete in tour nel 2011 per promuovere il nuovo CD a partire dal 26 febbraio, troverete tutte le info qui www.myspace.com/cattiveabitudini. Per concludere vi dico di non spegnere il lettore CD dopo la fine dell'ultima canzone perchè, dopo una pausa, comincia la traccia fantasma che.....è tutta da sentire attentamente!!

 

Recensione di Luca Casella

GR3TA

Gr3ta

Bagana Records / Audioglobe

 

Ugly Pop : così viene auto definito il sound di GR3TA, per ampliare il significato del verbo elettronico. In effetti è un pop dal punto di vista dell’ascolto, accessibile a tutti, ed è un ugly dato che non sono assenti le contaminazioni, quindi il termine sta per grezzo, non pulito, rozzo, sporco e chi più ne ha più ne metta. Una cosa su tutte si può dire di questo risultato: che è ottimo. E’ un bel disco, piacevole, interessante, alternativo, anche rock, parecchio gotico, che stimola i sensi e fa venire voglia di muovere il corpo. ANdREA, che si occupa della voce, dei testi, dell’uso di chitarre, di synth, della produzione e del programming è il braccio e la mente, ex Unwelcome ed ex Kessler, insieme a Cristiano (live drums and beat producer), a Daniele (bass and backing vocals) e ad Ago (live guitars), e insieme alle solide esperienze in vari panorami musicali rock e underground, dona spessore a questo lavoro nuovo nuovo, fresco d’uscita, 11 tracce ( o meglio 10 tracks e 14 secondi di chiusura electro wave) spesse e incisive. La prima ci catapulta all’indietro negli anni Ottanta di Robert Miles & Co. e fa riferimento a quella Disco Dance accoppiata a tanta campionatura figlia della nuova tecnologia. C’è da dire che qui l’elettronica la si conosce a menadito, l’inserimento di basso chitarra e batteria live conferiscono un power rock che comunque aleggia e si palesa lungo tutto il progetto. Quindi già con “Glow Special” possiamo capire tanto di GR3TA, e man mano che ascoltiamo fissiamo le nostre percezioni. In “B.T.K”, con intro lento, si avverte l’influenza del mago del genere e maestro Beck, così come in “Chatt3rbox” (dove il divino Beck lo si avverte al 100% senza esitazioni), la voce qui è più soft e morbida rispetto ai due brani precedenti, poi si scivola sul rock dai toni duri, o meglio su un Gothic Rock d’oltreoceano. La bella track “Happy Gr3ta” ci rimanda agli immensi Bauhaus e alla Dark Wave anni ’90, fa seguito “Hot Spot”, con sound Electro Industrial e voce forte e alta molto British. Un Rock pesante con sottofondo Electro Dark prosegue lungo quasi tutta la seconda parte del disco, sempre con basso e chitarra a spezzare l’ elettronica dominante. Che altro dire se non complimenti, questi GR3TA sono proprio Tanta Robba! Link: www.gr3ta.com ; www.twitter.com/gr3tasucks; www.myspace.com/wearegreta

 

Recensione di Margherita Simonetti

GIOVANNI MARTON

Non Sogno l'estate

Discipline / Believe

 

GIOVANNI MARTON, la new wave e i Bluevertigo: un amore nato precocemente, data anche la giovane età dell’artista, un amore che trapela dalle sei canzoni contenute nell’EP “Non sogno l’estate”, uscito alla fine di Gennaio 2011, che vanta collaborazioni illustri con un bel numero di nomi noti nel panorama musicale alternativo italiano, come Marco Berton (produttore e arrangiatore noto sia in patria che oltreoceano), Luca Urbani (Soerba), Pedro Fiamingo (chitarrista di Garbo), Fabio Gatti (batterista nella formazione acustica di Garbo), il produttore Steve Lorenz, l’ingegnere del suono Massimo Faggioni, il cantautore Mauro Di Maggio, il musicista Alberto Styloo e Garbo stesso. Se i Bluevertigo torneranno o no ancora non è dato a sapersi, intanto i giovani cantautori ne portano avanti la tradizione, e il veneto Marton è uno di questi. Analizzando l’EP, subito riconosciamo nella prima title track la forte influenza di Morgan & Co., la devozione qui è veneranda, sia per quanto concerne il sound che i testi, molto anni ’90, con quel non so che di aristocratico chic alla francese, con temi esistenziali, sulla tv spazzatura (“Limiti privati accantonati”)…, non e mai banali. Ne “La malattia” ci si rivolge più al pop che risulta essere superiore al cantato, il quale nell’insieme è bellino, intonato, lineare anche se ancora un po’ acerbo, un vocalizzo fatto di poca originalità. I brani si susseguono uno dopo l’altro, le registrazione e gli arrangiamenti sono perfetti, gli armonici differenziati ricchi di padronanza, il tutto per dare vita a un electro-pop di livello considerevole. La song “Funzioni vitali” è un pop semplice, con intro slow, più adolescenziale che altro, mentre maggiormente elettronica è “Lundì” chiusa da un finale rubato al barocco Canone in re maggiore di Pachelbel, che qui ci sta bene. Chiude la lunga (6 min e 45”) “Lentormento”, con intro di macchina da scrivere e background di pianforte e organo, un dolce lento che termina così come ha aperto, con il rumore dei tasti della Olivetti Lexikon 80, in memoria di epoche che sembrano così lontane…le basi ci sono, anche se Marton non è un esordiente, statene certi, di lui si parlerà, sperando che col tempo ci possa trasmettere anche qualche emozione in più. Line – up: Giovanni Marton_voce, basso, synth, diamonica,pianoforte, chitarra acustica, tamburello, triangolo, shaker, legnetti, clavicembalo, arrangiamento d’archi, organo Hammond, wah wah tube, glockenspiel, tunder tube, flauto, nacchere, sonagli ; Marco Berton_chitarre elettriche, basso, programmazione vocoder, chitarra acustica ; Stefano Anoè_batteria ; Pedro Fiamingo_chitarre elettriche, chitarra acustica, basso ; Fabio Gatti_batteria. Link: www.myspace.com/giovannimarton

 

Recensione di Margherita Simonetti

OLIVER WEERS

Evil's Back

Metal Heaven

 

Secondo lavoro per il german-danish man Oliver Weers, singer dalla voce forte, calda e coinvolgente per un album che si preannuncia vulcanico e passionale, il sequel in note perfetto di "Get Ready" datato 2008 e che non tradisce assolutamente le attese dei fedelissimi rockers legati a band storiche come i Whitesnake, i Dio (dei quali parlerò con grande piacere nella fase conclusiva della review), i Whitesnake e del mito senza età Ozzy Osbourne. Weers non perde un colpo neanche sotto il profilo della line-up ricca e talentuosa composta dal guitar man Laki Ragazas, il non da meno ritmico Anders Bo, il bassista e producer Anders Borre e il drummer Morten Hellborn e che rendono "Evil's Back", in uscita per la Metal Heaven, un'opera di grande spessore già dall'opener e tiltle track (preceduta da un brevissimo intro), rivestita dell'hard rock più classico e accompagnato da un piccolo tocco moderno nel solo per dare alla stessa nuova vitalità, ma senza perdere di vista gli intramontabili anni 80. Niente male la grintosa freschezza di "All My Life" e tanto di cappello per la successiva power ballad "Without You", in perfetto stile Ozzy Osbourne, per i primi segnali di trascinante passione seguìti da un altrettanto coinvolgente e a tinte rockeggianti "Hero", impreziosita dalla female e lead vocals degli Stella Blackrose Rebecca Armstrong. Quando ascolterete l'inizio di "Need It But" vi sembrerà di entrare in orbita AD/DC, piacevolmente impressionante come la track in questione dove Weers da ancora il meglio di se e non da meno il riff delle sei corde di Ragazas. Arriva la prima ballad "Beautiful Rain" dove nel chorus riecheggia ancora il Prince Of Darkness Ozzy per riprendere subito con l'energia esplosiva e salutare di "Much too Much", pura adrenalina di classe e fantasia. Tracce Osbourne continuano a vegliare il geniale Oliver (geniale e fedelissimo nell'omaggiare a più riprese il Padrino dell'heavy metal/rock), in "Fighting The Mountains" tra i migliori brani dell'album soprattutto nell'intensissimo chorus, dove nel fade out un piano da allo stesso un effetto di elegante atmosfera e che fa da sottofondo a dei passi che si allontanano e una porta che si chiude per poi riaprirsi immediatamente a un'altra rocker track, "Devils Chain", un perfetto mix tra chitarre e tastiere e dai cori che ben si intrecciano alla voce dell'ottimo Oliver. Scelta assolutamente azzeccata quella di aggiungere alla tracklist "Demolition Man" (presente in veste bonus per l'edizione giapponese del già citato "Get Ready"), anch'essa di grande impatto class rock mentre il finale presenta un'emozione a senso unico dal titolo "Raimbow Star", piacevolissima bluesy ballad dedicata a una tra le icone più amate e leggendarie dell'heavy, il mai dimenticato Ronnie James Dio e qui mi sento di elogiare il sig. Oliver perché ha saputo dare a "Evil's Back", oltre a un'essenziale impronta originale, anche una forte dose emozionale e in tal proposito trovo doveroso sottolineare un altro bellissimo gesto, quello fatto a Freddy Mercury nel precedente lavoro con la cover "The Show Must Go On", si, Oliver Weers è vero signore e a tutti gli effetti. Consiglio senza ombra di dubbio sia l'album che il sito myspace: www.myspace.com/oliverweersband

 

Recensione di Francesco Cacciatore