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4BACKWOOD

Be Different Or Die

Limited AccessRecords

 

Che bello percorrere in parte la scia musicale dei Nickelback (in attesa del loro nuovo lavoro), attraverso i tedeschi 4Backwoods e che con "Be Different Or Die", uscito per la Limited Access Records e che segue il debut album "The Dream I Live In", presenta un sound che si avvicina ai già citati Nickelback e band come The Offspring, Three Days Grace e Shinedown; generalizzando direi un classic/alternative rock costellato da tracce melodiche per non perdere la buona abitudine di voler trasmettere, in un contesto di pura energia, anche momenti di puro romanticismo. Una curiosità mi ha subito catturato leggendo il nome della band, forse è poco importante ai fini della review, ma vale pur sempre la pena provare a soddisfarla: magari per la line-up composta da un quartetto che vede il lead singer Daniel Wagner, il guitar man Stephan Breidenich, André Kolf nelle vesti di bassista e il drummer Christoph Becker? Magari provvederanno a rispondere loro stessi e la cosa ci farebbe senz'altro piacere, nel frattempo dedichiamoci a "Be Different Or Die" che vede tra le tracce più interessanti la cover dei Cutting Crew "(I Just) Died In Your Arms Tonight" più rock rispetto all'originale, ma senza tradire la grandezza di una delle più belle song degli anni 80, vi consiglio anche di dare un'occhiata al video perché è assolutamente curioso e simpatico. L'opener e title track è un omaggio agli Offspring che si ascoltano in parte anche nella successiva "Bleed Like This" e con un chorus alla Linkin Park davvero azzeccato mentre "I'm Alright" suona i Nickelback, i Padrini del genere a mio giudizio e questo non può che essere un complimento formato gigante per Wagner e compagni."Crawled" ha nel chorus la parte più interessante, orecchiabile e che si lascia ascoltare a più riprese come la ballad "Butterfly", acustica per la prima parte e che si completa per un un finale davvero piacevole. Molto catchy e di geniale semplicità "Stupid Tragedy" e "A Friend Of Mine", quest'ultima rivestita anche di speciale ariosità mentre tornano a veleggiare i Padrini in "My Misery" soprattutto nel refrain e nella parte che lo precede, ringrazio di buon cuore i 4Backwoods per omaggiarli in più occasioni, si, confesso che ho un gran debole per la band canadese di Chad Kroeger. "A Fucked Up For Love" rispecchia il titolo per una track divertente soprattutto nel chorus e credo che arrivati a questo punto posso confermare, senza dubbio alcuno, che il quartetto tedesco ha il punto forte nei ritornelli anche se le strofe non mancano di buona creatività come nella seguente power ballad "Supernova Day", bella anche nei cori e che danno alla stessa un tocco di delicata atmosfera. Torna ad echeggiare il sound dei Linkin Park nell'energica e, in parte, tosta "What If Were Dead" dove i cori continuano a non deludere, quando l'ascolterete tutto vi sarà più chiaro e interessante mentre il cd si avvicina alla conclusione con le due ultime tracks: "Don't You Think So", altro episodio rock alternato a una piccola e gradevole parentesi orientaleggiante nel solo per poi lasciare lo spazio finale alla versione live di "The Dream I Live In" e con la quale i 4Backwoods si congedano per portare il proprio sound in giro per il mondo e in attesa di prepararsi per il terzo album; e per chi non potrà assistere alle loro performances è possibile visitare il sito web: www.4backwoods.com e quello myspace: www.myspace.com/4backwoods, forse non sarà la stessa cosa, ma rimane sempre un modo per poter vivere, se pur virtualmente, la loro musica.

 

Recensione di Francesco Cacciatore

RESURREXTION

Elettro Sud

Relief Records Europe / Audioglobe

 

Il sound di questa band partenopea di cui - mi scuso - non capisco quasi tutti i testi per ovvi motivi (tranne alcune piccole parti in italiano la lingua usata è il dialetto), ma presumo, dato il genere musicale, che siano a sfondo sociale e regionale, e vadano contro questo sistema, contro l’inciviltà e l’abuso di potere imperante, è un Nu Electro Hip Hop, tutto Made in Naples. La RESURREXCTION Crew è attiva sul campo dall’anno 2002, ed è composta dai due Masters of Ceremony , il rapper Gennaro “Jen-One” Evangelista MC e il rapper Mauro “Marsu” D’Arco MC , dal Dj Roberto “DJ Spider” Ciuffolo e dal breakdancer Maurizio “Skizzetto” Ricci. Tante le ore trascorse sui palchi e prestigiosi i premi vinti, tali da renderli una delle realtà di Hip Hop più interessanti del Sud Italia, questo non significa sminuire la loro notorietà, ma come tutti sappiamo, la regione Campania vanta un primato musicale proprio, che si differenzia da quello delle altre regioni del Bel Paese. Detto ciò, con questo nuovo lavoro, ELETTRO SUD, fresco d’uscita datata 17 febbraio 2011, la crew allarga gli orizzonti, anche se il cantato o meglio rappato in idioma napoletano non è certo un biglietto da visita a 360 gradi per l’intero mercato nazionale, sebbene sappiamo che anche le Posse usano il dialetto e una certa fama (in calo) ce l’hanno ovunque. Il disco è stato masterizzato a New York (tranne sette brani registrati al The Cave Studio di Catania), ed è suonato, mixato e riprodotto da DJ Spider, per chi non l’avesse capito, visto che ogni track apre con la pronuncia, come fosse un lancio pubblicitario in discoteca, del suo nome d’arte: Dj Spider…e vai di eco! Quello che si percepisce ad un primo ascolto è un sound elettronico che va giù di synth, campionature, bassi che enfatizzano di brutto…e basta. Le due voci sono buone senza spaccare, e l’insieme generato è un qualcosa di semplice, molto tamarro, super grezzo, a volte sembra persino un Reggaetόn (“Sonano’ e Vasule” e “O Tengo e To Dongo”) buttato fuori da una macchina stracolma di ampli che pompano e con il conducente e il passeggero con gomito fuori dal finestrino, che masticano gomma a bocca aperta e hanno un pacchetto di sigarette avvolto nella manica della maglietta…Un’immagine un po’ datata per un rap poco grintoso, questo è quello che si sente, molto disco anni ’90. Peccato, forse un po’ più di cattiveria e meno sound campionato easy li renderebbe una buona band nel difficile mondo del Rap e dell’Hip Hop, dove gli americani del Bronx sono e rimangono comunque i genii indiscussi, e sgomitare con loro ardua impresa è. Link: www.resurrextioncrew.com ; www.myspace.com/resurrextion

 

Recensione di Margherita Simonetti

SIDEBURN

Jail

Metal Heaven - Frontiers Records

 

I Sideburn nascono dalle ceneri della Heavy Metal band Svizzera Genocide (attivi dal 1986 al 1997). Il Cantante Roland Pierrehumbert e il chitarrista Fred Gudit sono gli unici sopravissuti della precedente formazione. Il duo decise di riconvertire il sound della band passando dal metal alla Judas Priest al rock australiano targato AC/DC. Dal 1997 al 2008 diedero alle stampe vari album tra i quali un greatest hits (Archives 2006) che fruttarono al gruppo una incessante attività live, che li portò ad aprire per nomi del calibro di Kiss, Dio, Motorhead, Def Leppard e Meat Loaf. Superate le difficoltà incontrate attraverso diversi cambi di Line up, i Sideburn trovano il colpaccio riuscendo ad inserire una loro canzone (Six Feet Under da Cherry Red del 2008) nello show “24” presentato da Kiefer Sutherland, che gli frutta un discreto successo. Oggi, anno 2011, irrompono sul mercato con questo Jail. Bisogna dire, innanzitutto, che la produzione e il missaggio sono stati affidati a Beau Hill (che dire? Un nome una garanzia: oltre 50 milioni di dischi venduti con Winger, Ratt, Gary Moore, Twisted Sister). Il disco parte bene con un trittico di canzoni, Live To Rock-Devil And Angel-One Night Stand. Il suono è decisamente ispirato (per non dire clonato) ai fratelli Young, i riff di chitarra sono ruffiani quanto basta e la sezione ritmica svolge egregiamente il proprio compito. La voce di Roland Pierrehumbert è sporca e graffiante, ma meno roca rispetto a quella di Brian Johnson. Sulla stessa linea anche le seguenti Rock’n’Roller e Lazy Daisy che comunque sono gradevoli da ascoltare. La Title Track è la canzone che mi è piaciuta di più. Dotata di ottimo ritmo, fonde molto bene il sound degli AC/DC con quello dei Motorhead, quasi 3 minuti di pura adrenalina. Si rallenta un po’ il ritmo con Chase The Rainbow, che mi ha ricordato a tratti i Johnny Crash. The Red Knight non aggiunge niente a quanto già detto, ma con Long Bear And Boogie si sconfina in territori Hard & Blues. Gli ZZ Top fanno scuola e i Sideburn si dimostrano ottimi allievi, davvero pregevole il lavoro della chitarra solista. Le ultime tre songs sono piacevoli, specialmente Kiss Of Death sembra scritta apposta per essere eseguita dal vivo, dato che possiede un groove trascinante. Il cd si chiude con Creedence Vibe blues, song dall’incedere incalzante dove il suono dell’armonica si armonizza bene con il cantato “malato” del singer. Tutto sommato il cd non è malvagio e si lascia ascoltare senza impegnare particolarmente l’ascoltatore. Se devo dire la mia, la produzione di Beau Hill non ha giovato troppo ai Sideburn. Non fraintendetemi, Jail è prodotto alla perfezione, ma i suoni sono troppo puliti e precisi e perdono la potenza che avrebbe dovuto avere come punto di forza. A mio parere ci sarebbe voluto un suono più sporco e incisivo, un suono tipico da Rock N’ Roll band. Cd dedicato agli amanti delle sonorità Hard And Roll vecchio stampo, ma bisogna tenere ben presente una cosa, questo album ha tutto quello che potete chiedere tranne l’originalità.

 

Recensione di Fabrizio Tasso