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SANGE MAIN MACHINE

Ready For The Show

StreetSymphonies Records

 

Sono passati solo alcuni mesi da quando Luigi "Sange" Sangermano ha lasciato i

Tarchon Fist e del quale è stato il lead singer per cinque anni, col risultato di due album e un DVD, per tuffarsi anima e cuore in un progetto che sembra aver tenuto dentro un cassetto per molti anni in quanto le 12 tracce (11 più una breve intro), che compongono "Ready For The Show" e in uscita per la Street Symphonies Records, sono state scritte dallo stesso Sange nel biennio 2001/2002 e ben conservate per un album che presenta un ottimo class rock dai piccoli tocchi melodici e con particolari riferimenti ai Deep Purple e i Thin Lizzy. La band è stata battezzata col nome Sange Main Machine e prende vita in musica grazie al già citato frontman e fondatore Luigi Sangermano, i chitarristi Lucio Martelli (anch'esso ex Tarchon Fist), e Fabrizio "PinkMariachi" Gangemi (ex Discordia), il bassista Tiziano De Siati (Muppet Suicide, Black Madonna), e il drummer Beppe Montuori (ex Black Dogs), per un quintetto Made In Italy di grande esperienza e pronto a omaggiarci di uno show in grande stile, quello di un debut album nel quale i brani sono legati tra loro raccontando un viaggio verso un mondo parallelo e dove, chi vi abita, sembra studiare l'essere umano nelle proprie abitudini ed azioni sia nel bene che nel male; un percorso che comincia con l'intro "Let The Show Begin" per lasciare spazio, dopo appena 42 secondi, all'interessante e pure rocker "Hate Sower" dotata di un chorus assai trascinante e un basso assolutamente in prima linea. Si prosegue con la Purple Rain style "The Demon Inside" dalle speciali sonorità retrò e dal chorus che apre le porte a una piacevole melodia e un solo altrettanto gradevole, mentre la successiva "Master Of The Grief" riecheggia il sound dei Thin Lizzy con un breve intermezzo soft quanto mai indovinato, atmosfera che si ripete per intero nella ballad "Goodbye" col picco massimo nel solo. Si torna al sound rock con "Wake Up Call" e dove Sange tira fuori la grinta a 360 gradi già dai primi secondi e non da meno nella successiva "Too Late For The Show" per un sound sempre più affascinante e che sfocia nel catchy refrain di "Shock Down The System" per una linea a sei, anzi, a dodici corde che accarezza da vicino gli Scorpions fine anni 70, primissimi 80 mentre spensierata e divertente suona "Photograph" per dare al cd anche un piccolo e apprezzato tocco solare. Ancora segnali Deep Purple in "Overtude By Nature", sicuramente tra i brani più interessanti in tutti i suoi 5 minuti e poco più, riesco a immaginarla durante una performance live pronta a catturare senza un attimo di sosta i fans già in delirio sin dalle 9 tracks precedenti, move style che prosegue con l'interessante "Thank You" (nemmeno a farlo apposta), soprattutto nella parte che precede il chorus e un finale assolutamente coinvolgente, ascoltare per credere. Si conclude il viaggio rock dei Sange Main Machine con l'acustica "Another Day" per una geniale complicità di chitarre tra Martelli e Gangemi, davvero niente male come l'intero "Ready For The Show" e che, a dispetto della datata tracklist, riesce a dare una tinta sempre verde a un sound omaggiato pregevolmente da Sangermano e compagni presentando oltre al cd anche due siti, il web: www.sange.it e quello myspace: www.myspace.com/sangemainmachine

 

Recensione di Francesco Cacciatore

THE SOVRAN

No Song For A Non Generation

Logic(il)logic Records

 

Primo lavoro per i The Sovran, band con biglietto speciale andata e ritorno per un viaggio meglio dettagliato così: nata nel 1997 sotto un heavy metal style con influenze Venom e Motorhead, tratteggiato da linee punk ben amalgamate, ha pubblicato un promo intitolato "Black Rock" e dopo il quale i quattro musicisti Captain T (lead singer), Uncle Frank (guitar man), Simon (bass guitar), e Sgt. Lsd (drums), hanno deciso di fermarsi; il ritorno è datato 2003 portando il quartetto molto più avanti con altri 3 promo Cds: "Hooligans" pubblicato nello stesso anno (e durante il quale ha anche fatto da supporto ad alcune band underground e ad artisti di fama internazionale come Paul Di'Anno), "Cobra" (2004), e "Secret Agent" (2005), realizzando anche un 9 track promo, nel corso dell'estate 2006, e che porta il titolo di "City Kills". Il ritorno dei The Sovran è suggellato dal debut album "No Song For A Non Generation", in uscita per la Logic(il)logic, e che vive di sonorità rinnovate tra rock'n roll/punk e new wave forse per imprimere maggior significato alla voglia di dare un taglio al passato o semplicemente per omaggiarci di un'adrenalina più modern style rivestita di 11 tracce, qualcuna breve e qualcuna della durata più tradizionale, e che trasmettono energia semplice, diretta e coerente a partire dall'opener "Revolution # 10 e non da meno la successiva "Under The Flash". Si prosegue con "Detonation" dove la viva voce di Captain T si lascia traportare dalle sei corde di un Uncle Frank in veste di fiume in piena e che il front-man gradisce, idem per l'allegra "Machine" che ci accompagna alla seguente "Looking For" dall'andamento più mid-tempo e che (almeno a titolo personale), trasmette un'atmosfera garage del tipo compagnia dei fedelissimi, birra e tanta energia musicale, tale sensazione la si vive in ogni traccia e sinceramente non mi dispiace affatto. Proseguendo si arriva alle movenze di "Hell Yeah" dove Captain T si fa più leggero nelle strofe e ben supportato dal basso di Simon per poi riproporsi vivace nei chorus, non male l'arpeggio elettrico nel finale e per i più affezionati dei Cure ecco "One Million Horses", track che ricorda molto da vicino la band inglese di Robert Smith. A tutta velocità con l'energia a go go di "Rock'n'Roll Robber" per soli 2 minuti e 32 secondi, ma tanto basta per arrivare al termine della traccia a perdifiato e riprenderlo, poco a poco, nella successiva e seconda mid-tempo del cd "Generation" sempre in stile The Sovran naturalmente! Ci avviciniamo al capolinea con un'altra speed track e che porta il titolo di "The Sovran Is Dead" premettendo che non vi è alcun riferimento alla band, trattasi bensì della song numero 10 e ciò vuol dire che "Europa" è quella conclusiva per un saluto molto tranquillo, ma questa volta è solo un arrivederci perché non vi è dubbio alcuno che "No Song For A Non Generation", che da Aprile vivrà un tour a partire dalla Francia, avrà il proprio sequel musicale e nell'attesa non resta che visitare il loro sito myspace, per un'avventura di assoluta simpatia e che il quartetto Made In Italy di Captain T sarà lieto di ospitare: www.myspace.com/thesovran

 

Recensione di Francesco Cacciatore

ATHEIST

Jupiter

Season of Mist

 

Ci sono band il cui ritorno fa piacere, altre il cui come-back ti fa pensare che il passato, purtroppo, non muore mai. Ci sono, poi, band che quando riappaiono ti mettono paura, perchè temi nell'operazione 'Rotonda sul Mare – Quanto è bella la nostalgia'. Gli Atheist, invece, fanno parte di una categoria tutta loro: il risveglio delle divinità! Dopo anni passati a godere in estasi mistiche sui tre geniali album del combo della Florida (la Homeland per eccellenza del death metal!), averli visti all'Evolution del 2007 con Tony Choy che si infortunò sparendo nel palco per un asse difettoso, la pubblicazione di questo Jupiter mi esaltava..e mi atterriva. Operazione nostalgia? Un risultato che, per quanto molto buono, non mi avrebbe soddisfatto, a meno che non fosse stato straordinario? Per fortuna il Divino, quando conta, sa sempre stupire. La nuova creatura di Kelly Shaefer e soci è un perfetto esempio di evoluzione, ma non di stravolgimento. Il four-piece di Sarasota, pur mantenendo le sue caratteristiche uniche, allora come adesso, di band death metal tecnica con influenze jazz-fusion, mostrando, però, ancor più ‘muscoli’ musicali, soprattutto nelle parti ritmiche aggressive, sin da Seoncd Sun, l’opener del disco, che ci offre uno splendido assalto sonoro, un meraviglioso cataclisma ricco di grazia, dove la bellissima prova ritmica di Steve Flynn alla batteria si fonde con le chitarre possenti, ma meravigliosamente fluide, mutanti, polimorfiche, vera e propria lava creativa, pronta per essere plasmata dalla voce di Shaefer, tagliente ed incisiva, uno scalpello che incide poesie mistiche e visionarie sulle tavole di Fraudolent Cloth, oppure Faux King Christ. Altro punto vincente di questa release che si slancia verso il futuro, ma mantiene un piede nella terra che la generata, sono gli assoli della coppia Chris Baker e Kelly Shaefer (il secondo solo su disco nel doppio ruolo di cantante chitarrista; dal vivo abbiamo il bassista da studio Thompson..una band in costante mutazione!), ancor più vari e ricchi di quelli già funambolici presenti nei primi tre dischi del four-piece della Florida, aiutati anche da una produzione che da più peso alle note stesse. Non renderemmo giustizia a questo splendido ritorno sulle scene degli Atheist se non menzionassimo, però, anche l’operato di Thompson al basso (dal vivo il suo posto è preso da Travis Morgan): caldo, pulsante, vivo, una materia vivente, un tessuto connettivo che fonde le varie parti di brani come When The Beast, Live and Live Again e Third Person, rendendole organismi vivi e pulsanti, capaci di adattarsi ed adattare l’ambiente che le circonda, senza perdere la loro identità. Gran rientro, dove l’energia e la rabbia appaiono tutt’altro che mitigate dal passare del tempo, ma, di certo, evolutesi nella loro capacità di colpire nel segno e creare. Una versione darwiniana di splendido misticismo metal.

 

Recensione di Andrea Evolti