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O.S.I.

Blood

Inside Out/Audioglobe

 

O.S.I. (Office of Strategic Influence), alla terza uscita a tre anni di distanza da "Free", è il progetto nato dall'unione artistica del duo composto da Kevin Moore (tastierista dei CHROMA KEY ed ex-membro dei DREAM THEATER) e Jim Matheos (chitarrista dei FATES WARNING). Accanto al duo troviamo il batterista Gavin Harrison (PORCUPINE TREE) e il cantante degli OPETH Mikael Åkerfeldt (che merita un applauso) nel brano"Stockholm". "Blood" è l'album che, ancor meglio dei precedenti, riesce a plasmarne i connotati per ricondurli alla forma sonora dell’electro prog. Questo nuovo lavoro è qualcosa di estasiante, capace di essere apprezzato anche da chi normalmente non ascolta certe sonorità. E’ l'esempio di un processo creativo che assume i contorni dell'opera finita grazie a una minuziosa selezione di suoni, a una sezione ritmica dalle dinamiche elevate, alla cura maniacale del dettaglio, e a un set di composizioni che, anche quando prendono pieghe strumentali, non sono mai esercizi di stile fine a se stessi. La partenza è fulminante con "The Escape Artist ", è un viaggio fatto di tastiere ipnotiche ed effetti elettronici, irresistibile. La velocità scende con la successiva "Terminal", brano che si trascina liquida e ipnotica da suoni sintetici, e con la forza di distorsioni di "False Start", che infiammano si è già presi nel vortice. Appare evidente che le frequentazioni musicali di Kevin Moore e Jim Matheos sono vaste e spaziano in direzioni che vanno dal prog, al metal, all’elettronica alla psichedelica noise. "Blood" è come un’ipnosi deviata, che incontra la sua perfetta evoluzione di suoni suggestivi e innovativi. Un album davvero interessante.

 

Review by AngelDevil

SAGA

The Human Condition

Inside out/Audioglobe

 

"The Human Condition" è il nuovo album in studio dei canadesi Saga, il ventesimo e il primo senza lo storico cantante Michael Sadler, ora sostituito da Rob Moratti (Final Frontier). Il disco, scorre benissimo, tantissime atmosfere progressive e melodic rock diverse dai precedenti lavori e una grande prova da parte di tutti i musicisti coinvolti. All’interno troviamo spunti originali che abbracciano svariati mood sonori: fanno capolino tra le tracce del disco l’energia frizzante di "Avalon" e "A Number And A Name", la dolcezza della ballata "Hands Of Time" e l’atmosferiche e trascinanti "Now Is Now", "Let It Go" e "Crown Of Thorns". Il pregio maggiore di questo lavoro, innanzi tutto, è quello di estrapolare in maniera naturale quanto di buono fatto in passato andando avanti con un nuovo e ottimo cantante, del materiale sonoro molto raffinato e melodico con arrangiamenti ricercati. Ogni singolo tassello dona a questo "The Human Condition" una sfaccettatura tutta nuova. Non si può rimanere indifferenti dinanzi ad un lavoro così sinuoso ed energicamente avvolgente. Un disco da consumare con calma, del quale difficilmente ci si stanca e del quale è sicuramente un piacere elencare i molti pregi e i pochissimi difetti.

 

Review by AngelDevil

CLAIRVOYANTS

Word to the Wise

Valery Records

 

Debut album per i Clairvoyants, band attiva da anni conosciuta come tributo agli Iron Maiden. La band formata da Gabriele Bernasconi (Vocals), Luca Princiotta (Guitar), Marco Demartini (Guitar), Paolo Turcatti (Bass) e Manuel Pisano (Drums), è riuscita a conquistarsi una bella fetta di popolarità meritata, grazie alla sapiente bravura e professionalità che negli anni li ha visti protagonisti di performance live e collaborazioni di alto livello. L’album in questione composto da dieci brani, conta la partecipazioni di grandi ospiti internazionali come Oliver Palotai dei Kamelot e Andre Matos degli Angra e Shaaman. Questo lavoro suona come un nuovo inizio che nasce unendo passato, presente e futuro. Le sonorità di "Word to the Wise" si fondono con la forte impronta settantiana del British Heavy Metal al Power Metal più moderno. C'è una produzione davvero buona che risalta maggiormente la sessione ritmica; i riffs di Luca Princiotta (former guitarist di Doro e Blaze) mettono in evidenza il trademark della band, guidata dall'ottima prova di Gabriele, anche in questa occasione perfetto interprete. Tra gli ottimi brani, vorrei segnalare in particolare "Journey Through The Stars", "Back to my Dreams", la ballad "Closure" composta da Oliver Palotai con il duo Bernasconi/Princiotta, "Word To The Wise" e "Hallowed be thy Name" (Iron Maiden Cover) cantata dal grande Andre Matos. Un album senza effettivi punti deboli, un prodotto quindi valido che consacra, a titolo definitivo questa interessante realtà italiana. Ora non ci resta che attendere le mosse successive della band. www.clairvoyants.it -www.myspace.com/clairvoyants 

 

Review by AngelDevil

MANDO DIAO

Give me fire!

Universal

 

 

E' uscito da poco il nuovo album dei Mando Diao, il quinto della band svedese dopo, nell'ordine, Bring ‘em in, Hurricane bar, Ode to Ochrasy e Never seen the light of day. Il gruppo, nato nella contea svedese di Dalarna nel 1995, è composto dal batterista Samuel Giers, dall’organista Mats Bjorke, dal bassista Carl Johan Fogelklou e dalle due voci Bjorn Dixgard e Gustaf Nòren, entrambi chitarristi. L'album pubblicato da poco in tutto il mondo si intitola Give me fire! e si mantiene ad un buon livello qualitativo, come nella miglior tradizione della band. L'album si compone di tredici pezzi che si mantengono su un orientamentoindie/garage rock che i Mando Diao hanno fatto loro fin dal primo album; sonorità che richiamano il passato, soprattutto gli swinging sixties come la meravigliosa Gloria, secondo singolo estratto dall'album. Le influenze della band svedese sono comunque molto vaste, la loro musica arriva perfino a rievocare qualche eco del jazz un pò old hollywood nella particolare High hills. Ma la band si fa riconoscere per le sue potenzialità soprattutto nel primo singolo estratto da Give me fire!: Dance with somebody, pezzo rock davvero orecchiabile dove la voce intrigante di Bjorn ci trascina in un ritornello che si ficca in testa fin dal primo ascolto. Benché le voci di Bjorn e Gustaf si alternino in continuazione, i Mando Diao riescono a trovare una sonorità distintiva inimitabile che li ha contraddistinti fin dal primo singolo, Mr.Moon (2002). L'album è davvero di buona qualità e le diverse atmosfere ricreate nelle singole canzoni ben si amalgamano assieme creando un sound intrigante dove la melodia e la voce la fanno da padrone.Give me fire! è un album da ascoltare appieno, lasciandosi invadere dal sound nordico della band, che trasuda dai testi e dalle melodie, e abbandonandosi alle diverse sensazioni che le canzoni fanno provare. Se volete un assaggio del talento del gruppo svedese, visitate il loro sito e il profilo su Myspace dove potrete ascoltare alcuni pezzi del nuovo album e di quelli precedenti e se i Mando Diao vi convincono, vi anticipo che quest'estate torneranno in Italia, a Bolzano, per uno dei loro energetici live. www.mandodiao.com www.myspace.com/mandodiao

 

 

Review by Chiara

 

PAPERBACK FREUD

All in a day’s Work

Longfellow Deeds Records

 

 

Dopo l’ottimo esordio con l’album "Roller" del 2006 tornano gli svedesi Paperback Freud con "All in a day’s Work", per la francese Longfellow Deeds Records. L’apertura è da incorniciare, le prime tre tracce trasudano la sincera passione per il rock. Si parte alla stragrande con "Boogie up" pezzo trascinante dal refrain irresistibile e dal riff accattivante che incolla le orecchie allo stereo. Nemmeno il tempo di rifiatare ed ecco giungere "Hound dog" una rockatissima song dal groove trascinante seguita da un'altra killer - rock song "High speed Rock' n'Roll" carica di puro rock grintoso, calamitato dall’attrazione pronta ad impennarsi sulle accelerazioni. Le nove canzoni presenti in questo esplosivo CD scaldano sin dai primi ascolti, grazie alla versatilità radiofonica assolutamente percepibile. Nota di merito per l’intrigante, densa e trascinante "Anthem", con cavalcate di buona intensità strumentale e vocale. A conquistare è anche la voce di Jake the Snake che, si impegna cantando sempre al meglio, cercando di interpretare al massimo le atmosfere tessute dalla musica (voce graffiante nel rock tirato, voce più malinconica nelle ballate). Le tracce scorrono veloci, fluiscono senza accorgersene e si arriva così al rock blues sanguigno della conclusiva "Killers"; un’evocativa ballata che evidenzia nei suoi dieci minuti la concezione più genuina della musica. Un disco furioso e dannatamente rock. Vi assicuro che il tasto play del vostro stereo sarà pigiato più volte, perché queste canzoni si lasciano amare da subito. Disco consigliato! www.myspace.com/paperbackfreud

 

Review by AngelDevil

PAPA ROACH

Metamorphosis

Doc Records

 

"Metamorphosis" è il quinto album in studio degli americani Papa Roach che ritornano finalmente sul mercato con un cd nuovo di zecca dopo tre anni da "The Paramour Sessions". La band formatosi nel 1993 a Vacaville (California) si affida ancora una volta al produttore Jay Baumgardner, già noto per aver lavorato con la band ai tempi di "Infest". Per fare un album che si possa definire riuscito non serve cercare di sperimentare chissà quale formula sonora innovativa, ma è sufficiente proporre una musica che sia capace di sprigionare forza ed energia a chi la ascolti. E’ questo il caso di "Metamorphosis" con dodici canzoni di notevole impatto, che sono orientate verso un hard rock-metal dalle tinte moderne. La forza del rock prende il sopravvento a più riprese con una ritmica carica che pulsa sotto ogni singola canzone. Lasciatevi travolgere dalle melodie ariose e sfavillanti di "Days of War", "Change or Die", "Hollywood Whore" e dall’esplosiva "Lifeline", primo singolo estratto dal ritornello immediato e di grande impatto. Impossibile non farsi un’opinione positiva dei numerosi brani hit di buona fattura presenti in questo nuovo lavoro. Le parti di chitarra sono energiche, la batteria è suonata con giusta potenza e si ammorbidisce nelle semi-ballate "Had Enough", "March Out of the Darkness" e "Carry Me". In generale, la verve compositiva, l’energia, il gusto melodico insieme all’inconfondibile e graffiante voce del carismatico frontman Jacoby Shaddix evidenziano la maturità dei Papa Roach . Fidatevi, grazie al binomio melodia e potenza arriverete alla fine pronti a far ripartire il CD ancora una volta. Acquisto consigliato!

 

Review by AngelDevil

QUEENSRYCHE

American Soldier

Rhino Records

 

I Queensryche non devono dimostrare più niente a nessuno, bastano gli album realizzati dal 1984 a parlare, eppure, con il nuovo album è sottolineata una spinta evolutiva incredibile. "American Soldier", è un concept ispirato dalle storie dei veterani ed esamina le conseguenze della guerra raccontate dai soldati, ponendo e sottolineando il ricordo indelebile pervaso dal dolore. Il cantante ha tenuto personalmente le interviste con i reduci di guerra, ascoltando le loro storie struggenti, delicate ed emozionalmente dirompenti. Un album assolutamente di riguardo che parla quindi di dolore, orrore e paura; maschere che cadono e lasciano intravedere i segni indelebili dei ricordi di chi la guerra l’ha vissuta in prima persona. Composto da dodici canzoni che sfuggono ad ogni classificazione, con soluzioni e accostamenti che non t'aspetti, per la classe, per il gusto dei dettagli (dei "rumori", voci e degli "spazi") dalla struttura comunque complessa, sotto tutti i punti di vista, sia per qualità che per intensità che toccano l'anima. Su una base metal, a volte cupa troviamo un eclettismo molto ben amalgamato ed eccezionalmente arrangiato da una band completa. La voce di Geoff Tate non si discute, ed e’ interessante il suo prestarsi a servizio di melodie più aperte e variegate. Solo dopo essere andati a fondo dei brani che confezionano questo disco, si può capire che ognuno, e’ una vera perla discografica. I suoni sono meno tirati in alcuni casi, ma più elaborati e pieni di strumentazioni prima poco usate. "If I Were King" il primo singolo estratto da questa opera primeggia già in alcune radio, che ne alzano il livello stesso sottolineando lo spessore musicale indiscutibile. Notevoli i riff di chitarra prodotte da Michael Wilton, che, con il suo incidere evidenzia l’opener "Silver", "Man Down" e "Remeber Me". Le vette emozionali uniche e quasi irripetibili si riescono a toccare in "Home Again" e "The Voice". Di questi tempi è raro trovare opere così intense e dirompenti. Un acquisto obbligato per tutti.

 

Review by AngelDevil