CONDIVIDI

TOP ALBUM

SEVEN YEAR RIOT

Seven Year Riot

Digital MediaRecords

 

Il sempre più apprezzato alternative/rock, sound che grazie ai canadesi Nickelback in particolare ha conquistato negli anni un numero considerevole di ascoltatori, è figlio del primo lavoro dei connazionali Seven Year Riot (SYR), che hanno alle spalle un EP, datato 2009, e che porta il titolo di "Close Your Eyes" contenente quattro tracce che sono poi state inserite in quello che è appunto l'omonimo album e in uscita per la Digital Media Records; la band è nata sotto un altro nome: Citizen Erazed formatasi nel 2008 e cominciando di li a poco una serie di performances in compagnia di altre ottime band tra le quali Hinder, Default, My Darkest Days, Faber Drive e Hill The Villain e ricevuti consensi ovunque si sono convinti e decisi a voler fare e dare di più. Nome nuovo a parte il quartetto è il medesimo e composto dal lead singer Justin Forsyth, il guitar man Jim O'Neil, il bassista Jarrod Oglan e il drummer Jeff Azar per un percorso "move style" in scia oltre che dei Padrini Nickelback (a titolo personale), anche dei Three Days Grace e Shinedown lungo dieci tracce a cominciare dall'opener "Victims (Aren't We Fall)", che parte con 30 secondi di atmosfera davvero particolare perché sembra che arrivi dallo spazio un'astronave formato cd e all'atterraggio, aprendosi, appare la band su di un palco illuminato da un gioco di luci stellare e pronta a trasmettere pura adrenalina al 100% che prosegue con la bellissima "Stitched And Mended", che ha nel chorus il punto di forza mostrando la buona creatività della band stessa in quanto compositrice di tutti i brani e adesso chiudiamo gli occhi perché arriva la mid-tempo "Autumn Rain", delicata e puntuale come le frecce di San Valentino. Una piccolo tocco telefonico e riparte la grinta dei SYR con l'accattivante "Headcase" resa ancora più tale dalle sei corde di O'Neil e che si presta anche all'intrigante inizio della successiva "Inner Circle", dal refrain ottimamente supportato dai possenti cori e dall riff in stile "Over The Hills And Far Away" per omaggiare una delle icone del panorama musicale: il blues/rocker man Gary Moore, tra i più grandi del genere e purtroppo scomparso recentemente lasciando comunque, grazie alla sua voce calda e corposa e un ricco repertorio, un segno memorabile e piacevolmente indelebile."Close Your Eyes", la tilte track del già citato EP, è divisa in due parti: per una strofa che suona un rock intenso c'è un chorus dalle atmosfere in scia melodica, sembra contraddittorio, ma vi assicuro che il quartetto canadese ha saputo amalgamare assai egregiamente due sound ben distinti tra loro lasciando poi spazio a un altro momento di sola poesia con la cristallina leggerezza di "Hell And Back", impreziosita da un pregevole tappeto di tastiere. Ritorno al sano rock (e ai Padrini!!), con le coinvolgenti sonorità di "Behind The Mask", spettacolare il refrain incoronato dalle ritrovate e ben accette tastiere e dove Forsyth, al termine della seconda parte, sferra un colpo grosso attraverso le sue corde vocali quasi a gridare il valore della track, assolutamente d'accordo come per la seguente "World On Fire" ancora a tutta Nickelback e con un breve, ma altro interessante solo di O'Neil seguìto da una fisarmonica che riporta, per circa 15 secondi, a curiose quanto gradite atmosfere far west per poi tornare subito al presente con la conclusiva "Black Wedding Dress" anch'essa rivestita di un rock deciso e non da meno i cori, che accompagnano il grido del sempre più tuonante front-man a chiudere un debut album di grande spessore per una band che non scherza sia sotto il profilo qualitativo, sia sotto quello compositivo, da tenere in grande considerazione per un futuro dai potenziali mille colori. Link: Facebook - MySpace  - iTunes

 

 

Recensione di Francesco Cacciatore

Pubblicata il 3 Marzo 2011