Della sorpresa di rivedere Courtney Love

  a cura di Marzio Dal Monte

Capita a volte di uscire la sera, andare in un locale e ritrovarsi inaspettatamente al tuo fianco un vecchio amico che da tempo non vedevi. Sulle prime stenti a riconoscerlo, gli anni hanno lasciato il loro segno - e non solo esteticamente- su entrambi. Ma un po' alla volta, il fiume di parole taciute per anni inizia a riempire lo spazio che ti separa da lui, e ti ritrovi proiettato in un tempo che credevi oramai appartenere al passato. Un tempo che, scopri, sembra essere stato sottoposto ad ibernazione criogenica in qualche momento della tua vita, e rianimato per l'inaspettata occasione. In quell'istante, realizzi che i ricordi del passato sono, in realtà, l'effimero modo che ha il nostro cervello di rielaborare gli eventi e reinterpretarli per un suo aggiornato uso e consumo. Di volta in volta cangiante. Tranne.
Tranne la volta che incontri di nuovo una persona che a quel periodo appartiene e da quel periodo proviene, e la cui mente ha a sua volta compiuto lo stesso meccanismo. Ecco, in quel momento forse si alza il sipario ed il passato si mostra in tutta la sua realtà, non più imbellettato di fronzoli luccicanti ma neppure immobile e fermo come abbiamo sempre pensato che fosse.
A volte per avviare questo procedimento mentale è sufficiente ritrovare una persona cui non abbiamo pensato per anni.. Altre, sentire un nome che credevi anch'esso congelato e sospeso in un tempo passato. E realizzare che questo nome non solo non ti ha mai lasciato, ma sta per venirti a trovare per ricominciare il discorso ESATTAMENTE dove l'aveva lasciato.

 

Questa è la mia storia, ed il nome emerso dal mio passato è Courtney Love.

 

Al mio risveglio stamattina stavo come molti cazzeggiando su Facebook, una tremenda abitudine che mi spinge quotidianamente ad avviare il pc e controllare l'umore dei miei contatti e "amici" virtuali ancor prima di aver messo il caffè a bollire. Ma questa mattina in particolare è successo qualcosa. Ragion per cui mi trovo ora qui a scrivere. Tra le decine di inviti ad eventi che mi ritrovo sul profilo ogni mattina, uno ha catturato la mia attenzione. Grinding Halt Concert ti invita a: The Hole Reunion. Live at Magazzini Generali. 19 Febbraio 2010. Il ritorno di Courtney Love".
Con i residui del sonno e la mente ancora intorpidita, ho impiegato un po' a miscelare le varie componenti dell'evento nella mia mente. The Hole. Courtney Love. Reunion. Dicianove Febbraio. 2010. Duemila-e-dieci! Perbacco. Possibile? E' gia arrivato quello che da bambino ricordavo nel titolo del film come l'Anno del Contatto, ovvero nove anni dopo la kubrickyana Odissea nello Spazio?
Così, mentre svanivano i postumi di un sonno agitato, mi sono ritrovato a pensare: l'ultima volta che ho visto un live delle Hole correva l'anno di nostro Signore 1995. Ovvero quindici anni fa.
Quindici anni, e la vita che facevo allora mi è sembrata il sogno di qualcun altro, uno sconosciuto: non la mia. Quindici anni, ed il mondo è cambiato così tanto da far sembrare preistoria la mia vita di allora. Eppure è successo. Vi è stato un 1995. Ed io vi sguazzavo dentro come un porco nel suo porcile.

Avevo 18 anni. Kurt Cobain era morto da poco, e la canna del fucile con cui si era fatto saltare le cervella ancora fumava. Il Grunge dava i suoi ultimi sussulti. C'era stato Vitalogy dei Pearl Jam, qualche ultimo rigurgito di Soundgarden ed Alice in Chains, certo.. ma la svolta, la parabola discendente di quello che era stato un grande movimento generazionale, si poteva annusare: era nell'aria, tutto intorno a te. I jeans strappati, le vecchie camicie di flanella, le Converse puzzolenti e bucate ai piedi appartenevano ormai al passato, rimaste appese al muro di casa Cobain tra polvere da sparo e frammenti di cervella. E con loro, le sbronze a buon mercato con gli amici, il pogo più nichilista mai esistito, l'erba che costava poco e non era tagliata con merda chimica varia, ma sopra tutto.. quel senso di fratellanza generazionale che l'ondata grunge era riuscita così spontaneamente a far emergere e che accomunava un po' tutti: figli di operai e figli di industriali, borghesi e poveracci, capelloni e fighetti, studenti svogliati e primi della classe. Chi lo ha vissuto sino in fondo il grunge, quell'effimero sogno, se ne strafregava di tutti questi maledetti cliché, al diavolo. Una vecchia chitarra ed una birra rubata ad uno dei primi discount, ed ecco cadere ogni tipo di barriera sociale. Il gap c'era, ovvio che si, ma ce ne fregavamo bellamente. Suonavamo tutti. Anche chi non ne era capace. E chi non ne aveva voglia, andava a sentire gli amici farlo. Ed è così, tra un riff scordato, un sorso di birra tiepida ed una sigaretta rollata a mano, che le giornate scheggiavano via, a Seattle come a Milano, a Londra come a Forlimpopoli provincia di Forlì.
E dappertutto, quel bisogno di aggregazione senza secondi fini. Impegno politico, sociale? Bah, eravamo tutti un po' ecologisti, vagamente sinistrorsi, ma più per noia che per convinzione. Con il senno di poi mi piace pensare che quella che può apparire una scappatoia menefreghista o individualista, ovvero il non curarsi troppo di quel che succedeva là, fuori dal nostro fumoso mondo di re-mi-sol e birra da quattro soldi, in realtà ha avuto, in quel preciso contesto, una certa portata rivoluzionaria.

 

A pensarci: un'intera generazione che non si riconosceva in alcuna istituzione, ordine costituito, moralità imposta. Un'intera generazione che se ne fregava delle ritualità sociali e si aggregava spontaneamente, seguiva propri codici e propri valori, non limitandosi a stare insieme, ma stando BENE insieme. Non ha già questo una piccola portata rivoluzionaria? Nessuna barriera sociale, nessuna rigidità morale, nessun preconcetto. Senza la pretesa di cambiare il mondo degli anni sessanta, gli odii politici dei settanta, l'appiattimento degli ottanta. Una chitarra elettrica, un amplificatore, una buona compagnia e via andare. Dove? E chi se ne fregava, l'importante era andare, intanto.
A pensarci. Niente internet. Niente cellulari. Niente PC, XBOX, Play Station. Niente Sky o digitale terrestre o. Solo quella spontanea solidarietà generazionale che teneva sulle spine i genitori e faceva maturare in fretta i figli. Quella spontaneità ed innocenza che faceva sembrar trasgressivo anche consumare la puntina del giradischi su Olympia delle Hole, tutto il giorno, rigorosamente in compagnia. Tempi di relazioni sociali, incontri di individualità, uscite con gli amici, tempi in cui per stare insieme non si doveva ricorrere ad un social network, ma bastava il collante di una canzone urlata da Courtney Love e rigorosamente "played at maximum volume".

 

A pensarci. Al diavolo i giorni d'oggi, mi viene da dire. E ridatemi i miei fumosi, alcoolici, spensierati anni Novanta. Teneteli per voi questi annacquati tempi moderni con i suoi no global griffati Nike, il suo pop corn rock e soprattutto i suoi stramaledetti social network.

Questo pensavo, mentre con il mouse aprivo la pagina del concerto reunion delle Hole (ed io ho SEMPRE odiato, le reunion ...), ho spinto il puntatore su "la tua risposta", ho selezionato "parteciperò", ed ho condiviso l'evento sul mio profilo.
Dopodichè sono andato in bagno. Ho sollevato la tazza del cesso. E mi sono sbarazzato degli anni Novanta.

 

Marzio Dal Monte

Pubblicato: 13 Febbraio 2010

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