Report a cura di Andrea Evolti
Foto a cura di Francesco Prandoni
Serata caldissima ai Magazzini Generali per il ritorno in Italia dei Gamma Ray, durante il tour di supporto al nuovo ‘To The Metal', accompagnati dagli ultra-melodici Freedom Call e dai Secret
Sphere, una delle band italiane del filone prog-power più particolari e valide che il nostro paese possa vantare....ed a fine serata l'intensità di questo vanto sarà ulteriormente
aumentata.
Si parte proprio con il six-piece italiano dei Secret Sphere, dediti ad un power/progressive melodico che nel tempo, cioè dal 1997 data di uscita di Mistress Of The Shadowlight, si è evoluto in
una maniera molto personale, creando risultati di elevata fattura come il recente Sweet Bloody Theory. Alla voce stasera c'è, però, Alessandro Conti dei bravi e divertenti modenesi Trick or
Treat, a sostituire Roberto Messina ammalato. 25 minuti scarsi A disposizione, ma il combo italiano riesce a dare prova di ottima compattezza, intensità emotiva, perizia tecnica e spirito
goliardico: sugli scudi il già citato Alessandro Conti ed il chitarrista solista Aldo Lonobile. Altro ospite speciale in chiusura di concerto, il bassista dei Death SS Freddy Delirio che si
esibisce in una particolare formazione a doppio-bass player con il collega Andrea Buratto. Alla fine i migliori della serata, anche grazie all'affluenza ancora non da carro-bestiame che sarà uno
dei maggiori problemi, specie per i suoni, di tutta la serata. Per quanto riguarda i Secret Sphere, pollice alto: splendida prova!
Sono un gruppo, i Freedom Call, che spesso vengono bistrattati dalla critica (ed anche dal sottoscritto) come happy-metal band per colonne sonore da film d'amore (questa è una personale,
opinabile ed anche un po' malata classificazione del sottoscritto ! N.d.A). Formazione di indubbio valore tecnico ma con un'eccessiva attenzione alla facile melodia a discapito di nerbo musicale
e creatività, i Freedom Call sono riusciti a sorprendere il sottoscritto ed i detrattori, grazie ad un ottimo show, dove ha risaltato splendidamente la voce di Chris Bay ed una coesione da parte
del four-piece tedesco che è riuscito a contrastare i grossi problemi acustici dei Magazzini Generali (locale troppo piccolo per ospitare concerti di questa portata di pubblico), ormai strapieno
ed al limite del malore per qualche spettatore, quando i 4 tedeschi aprono con Thundergod, dal loro ultimo lavoro Legend of the Shadowking. Energia, entusiasmo e voglia di coinvolgere il
pubblico: queste le peculiarità della prova del quartetto teutone che ha incentrato l'ora scarsa (anche qui problemi che hanno ritardato l'inizio del concerto hanno costretto tutte le band a
tagliare qualcosa dal loro set-list) della propria performance sull'ultima release e pescando, poi, da dischi quali Dimensions e Stairway to Fairyland.
La bravura dei singoli musicisti era nota, ma questa sera i Fredom Call, con in testa il loro Singer Bay, hanno mostrato un affiatamento ed un groove che ha fatto ricredere molti sul loro
‘calore', quantomeno in sede live. Bravi a stupirci.
Siamo giunti al main-event e i Magazzini Generali sono stipati come il vano bagagli di un cargo: muoversi è praticamente impossibile, la respirazione di aria fresca diventa difficoltosa e si è
ormai notato che i suoni saranno penalizzati dall'eccesso di ‘materiale assorbente acustico umano'. All'ingresso dei Gamma Ray, l'audience esplode e i 4 tedeschi attaccano con il materiale
dell'ultimo To The Metal, in particolare con brani quali Rise e Deadlands. Impeccabili sull'esecuzione strumentale, sui cori (pregevolissima l'esecuzione di questi, non sempre facili da rendere
in sede live) e con un buon Kay Hansen alla voce, i Gamma Ray appaiono, però, notevolemente appannati e fiacchi dal punto di vista dell'energia espressa e dell'impatto, non riuscendo a dare
enfasi, neppure a brani colossali come Rebellion in Dreamland o Man on a Mission o gli estratti dal bellissimo Majesty o il priestiano No World Order. Solo Dirk Schlächter ed il tellurico
drumming di Dan Zimmermann (pregevole anche il suo solo) sembrano quelli ad avere un po' di energia in più in questa serata leggermente opaca per i 4 di Amburgo. Stanchezza da fine tour?
Demotivazione per i problemi acustici e logistici intercorsi durante la serata (mi ripeto: i Magazzini Generali sono un bel locale, ma troppo piccolo per eventi di questa portata di pubblico)?
Una semplice ‘giornata-no'? Difficile a dirlo e difficile escludere che non si tratti dell'insieme di questi fattori ma, sta di fatto, che anche la cover di I Want Out (anche se la scritta
Hansen, è pur sempre un brano degli Helloween) appare sbiadita e priva di energia, seppur impeccabilmente eseguita. Tirando le somme, un concerto dei gamma Ray deludente sotto il profilo del
coinvolgimento emotivo, seppur con una buona performance tecnica, ma da formazioni del genere non ci si può accontentare solo di questo. Un plauso a Freedom Call per l'entusiasmo e giù il
cappello ai migliori della serata, i Secret Sphere.
Andrea Evolti
Pubblicato il 3 Marzo 2010